Ventisedici

Ci risiamo. Era ieri che dicevamo è ferragosto, oggi è già finito il 2015. Come da tradizione il riassuntone di fine anno non poteva mancare! (Qui 2014, 2013, 2012).

Come già detto un paio di settimane fa non è stato un anno da fuochi d'artificio, ma come Pozzetto ne il ragazzo di campagnaHo interessanti prospettive per il futuro!

Torniamo ai post più importanti dell'anno:

Immancabile la top 3 degli album dell'anno: 

Al primo posto, senza ombra di dubbio Blossom di Frank Carter & The Rattlesnakes. È il primo album di Frank Carter dopo aver lasciato i Gallows.
È una carica di perfezione, rabbia, potenza e carica. Da anni non riascoltavo così tante volte per intero uno stesso album, senza dubbio colonna sonora 2015.

In seconda posizione un altro debutto nel mondo Indie/Alt Rock. Gli Slaves con Are You Satisfied? è un'altra gemma del genere. Da avere e riascoltare più volte.

Skulls, Skulls, Skulls, Show Me The Glory dei Baby Chaos al terzo posto. Hard Rock classico, ritorno dopo 20 anni sulle scene. Molto tecnico e assolutamente non banale. Purtroppo i servizi di streaming non hanno la licenza per l'Italia, quindi potete fare una preview su Amazon.it e se vi piace ordinarlo (STRA consigliato!). Intanto qui sotto un paio di tracce da YouTube:

Subito sotto non posso non menzionare un ennesimo debutto Mister Asylum degli Highly Suspect

Menzioni particolari per le categorie rapcore e hip-hop:

Ad ogni modo è stato un'anno bello ricco in fatto di musica, impossibile da riassumere in poche righe. Last.fm continua a fare il suo dovere da 10 anni, quindi se volete spulciare la mia storia musicale di quest'anno ecco il link qui.

Mi piace chiudere l'anno e muovere i primi passi verso il nuovo con questo paragrafo dal blog di Bob Lefsetz. The Lefsetz Letter è uno dei nuovi blog scoperti quest'anno, parla di musica, è molto attento ai nuovi trend soprattutto quello streaming che mi sta tanto a cuore. Questo sarebbe un post dedicato interamente agli artisti desiderosi di lasciare il segno, ma ne prendo comunque in prestito l'incipit e cerco di farlo mio:

Try to be great. In a world of overwhelming incompetence, where everybody’s vying for attention, we seek and glom on to great, and tell everybody we know about it. Unfortunately, because of the plethora of information great does not ascend to the top of the totem pole instantly anymore, but it’s the first step in the ladder to success. Forget the penumbra, the social media, the marketing, they’re subservient to the underlying product/endeavor. Everything great sells itself. Sure, ultimately a push helps. But it’s amazing how you can gain traction with great and great only. Great is hard to achieve. You know it when you get there. Your whole body tingles, you smile, you’re self-satisfied, you don’t even care if anybody else sees/hears what you’ve created, but you know when they do they’re going to have a reaction. Don’t play it safe, play for a reaction.

Siate grandi. Buon inizio!

LifeAndrea Contino
Il web da salvare

In questi due articoli, uno su Medium (postato a luglio) e l'altro su The Guardian (riproposto ieri), il blogger iraniano Hossein Derakhshan porta alla luce ricordi del web di una decina di anni fa. 

Un racconto nostalgico ricco del vissuto di un blackout di 6 anni causato dalla prigionia, ere geologiche se si pensa agli sviluppi tecnologici tra il 2008 e il 2014.

Con parole sue:

Blogs were gold and bloggers were rock stars back in 2008 when I was arrested. At that point, and despite the fact the state was blocking access to my blog from inside Iran, I had an audience of around 20,000 people every day. Everybody I linked to would face a sudden and serious jump in traffic: I could empower or embarrass anyone I wanted.

E ancora:

There were no real apps, certainly not how we think of them today. There was no Instagram, no SnapChat, no Viber, no WhatsApp.
Instead, there was the web, and on the web, there were blogs: the best place to find alternative thoughts, news and analysis. They were my life.
Blogs gave form to that spirit of decentralization: They were windows into lives you’d rarely know much about; bridges that connected different lives to each other and thereby changed them. Blogs were cafes where people exchanged diverse ideas on any and every topic you could possibly be interested in. They were Tehran’s taxicabs writ large.

Per chiudere:

Sometimes I think maybe I’m becoming too strict as I age. Maybe this is all a natural evolution of a technology. But I can’t close my eyes to what’s happening: a loss of intellectual power and diversity. In the past, the web was powerful and serious enough to land me in jail. Today it feels like little more than entertainment. So much that even Iran doesn’t take some – Instagram, for instance – serious enough to block.
I miss when people took time to be exposed to opinions other than their own, and bothered to read more than a paragraph or 140 characters. I miss the days when I could write something on my own blog, publish on my own domain, without taking an equal time to promote it on numerous social networks; when nobody cared about likes and reshares, and best time to post.
That’s the web I remember before jail. That’s the web we have to save.

In mezzo a questi paragrafi da me estratti, e vi prego di leggere entrambi gli articoli se un minimo vi interessa l'argomento, c'è una semplice ma importante riflessione sulla centralizzazione dell'attenzione verso i Social Network, dove sempre più contenuti poveri intellettualmente hanno la meglio su chi vuole condividere del significato alto o vuol fare sentire la propria opinione.

Una riflessione fatta da tanti, o meglio da quei pochi che già nel 2008 con viscerale passione iniziavano a riempire di miliardi di byte il web attraverso parole, immagini e video, e hanno assistito al lento progressivo disfacimento del carrozzone dei backlink tra blogger e la fine di una piccola cerchia elitaria alla quale prender parte agilmente se solo si aveva qualcosa di interessante o di diverso da dire. 

Niente di nuovo sotto il sole. Fa riflettere tuttavia il concetto di stream infinito al quale queste nuove piattaforme ci hanno abituato e dalle quali con fatica riusciamo a disintossicarci, ai quali ricorriamo per sperare di venire ascoltati, ma dove il più delle volte la nostra voce si diluisce in un mare di puttanate

Sono contento però che chi ha ancora qualcosa da dire sia in grado di farlo fuori da quei luoghi, benché ormai debba sottostare alla logica di sfruttarli, tuttavia, come volano.

BlogosphereAndrea Contino
Medium o non Medium?

Non spetta a me dirlo o consigliarvi in una direzione rispetto ad un'altra. È innegabile però, quest'anno tra le mie maggiori fonti di condivisione su Twitter c'è stato Medium. Ne ho già parlato spesso, ma ho qualche nuova riflessione in merito.

Medium.com è stata la novità del 2015 per chi come me è appassionato di media digitali e osserva il fenomeno del blogging o della scrittura su web se preferite chiamarla così. 
Lo strumento esiste già dal 2014, ma solo da qualche mese si può dire essere esploso per davvero con qualche ripercussione anche in Italia.

Ce ne sono per così di storie che possono aiutarvi a capire perché sia utile o meno utilizzarlo, se sia meglio questo strumento piuttosto che un luogo di vostra proprietà, qui c'è un buon punto d'inizio.

Non mi interessa convincere nessuno a scappare da li, né tanto meno a rimanerci. Rifletto sul fenomeno per vedere il suo sviluppo, crescita o declino da qui ai prossimi due anni. 

Ev Williams, CEO di Medium, tra i fondatori della piattaforma Blogger e Twitter ritiene i blog, per come li conosciamo oggi, delle isole, mentre Medium come una grande piazza del mercato dove è molto facile condividere le proprie idee ma meno districarsi tra quelle altrui.

Ha sicuramente un innegabile talento nell'ideare software in grado di facilitare questo scambio, ma come ogni società della Silicon Valley che si rispetti il fine ultimo è il profitto, così come scrive uno sviluppatore che da poco ha lasciato la società: 

Why I'm leaving Medium

The idea that Medium will become a sort of social democracy where the free exchange of ideas could take place regardless of personal clout, is a dream that never came to fruition. The sad truth, is that Medium is just another San Francisco tech darling that’s taken millions of dollars in funding and is now accountable to their shareholders rather than its community and what do shareholders want? Growth. And growth is a tricky thing to manage. This fact is further compounded because growth itself and building community are often at odds with each other, sometimes even incompatible. In other words, Medium is growing so much that it’s starting to eat its own tail.

Altri segnali in tal senso arrivano proprio dal caro e vecchio Ev, in un podcast pubblicato da Re-Code dichiara sostanzialmente di avere poco senso pubblicare sul Web e a tendere lo si dovrà fare soltanto su Facebook e su Medium per sperare di avere una certa visibilità.

Ed è cosi mi aspetterei che sia. Se si entra per la prima volta su Medium ci viene chiesto di scegliere quali argomenti voler seguire per iniziare a popolare la propria home page personalizzata, mano mano che si premerà il bottone "Follow" per seguire argomenti o persone, quest'ultima si modificherà ad ogni nuovo accesso dando visibilità a solo una piccola parte di tutto quello che viene pubblicato sul sito. 
Un problema vecchio quanto l'Internet. Tanto contenuto, poche possibilità di emergere, selezione necessaria per poter sopravvivere sia da lettore, sia da produttore di contenuti.

Proprio ieri su Facebook mi sono imbattuto nella condivisione di un post interessante, quello di exedre che ha provato a tener traccia delle sorgenti di traffico delle proprie storie pubblicate su Medium. 
Così, di primo acchito ci potrebbe aspettare, viste le premesse sulle quali si basa la piattaforma (ovvero dare voce e la massima visibilità a chi ci scrive sopra), una grande maggioranza di traffico proveniente dalla stessa. Del resto perché altrimenti pubblicare all'interno di un luogo del genere se non per trarre il massimo beneficio dalla presenza di un ampia community interessata e ingaggiata già presente lì per i nostri stessi motivi?

E invece si nota come per tanti le principali fonti di traffico siano i social network invece di Medium stesso. E quindi? A cosa serve pubblicare su Medium se poi la gente ci legge da altrove?
Ora, mi mancano una base di dati solida per poter affermare con certezza che per ogni post accada la stessa cosa, ma in prima battuta si può dire che senza il circolo vizioso di un luogo dove trovare idee e spunti non ci sarebbe condivisione all'esterno d'esso e così in loop.

Ma dopo tutto, questa cosa non la facevano e fanno già i blog/siti pur essendo frastagliati e sparsi in milioni di URL differenti?

Come detto all'inizio, non spetta a me consigliarvi dove pubblicare le vostre idee, resto però convinto di quanto ho scritto a marzo anche alla luce di quanto letto ieri. Medium è sicuramente un ottimo luogo dove trovare spunti, riflessioni e materiale di discussione, ma potrebbe non essere quello adatto dove avere la meritata e ricercata visibilità.

Soprattutto, per come il suo fondatore lo sta posizionando, nella sua filosofia latente sembrerebbe andare contro tutto quello a cui abbiamo assistito nel web negli ultimi due decenni. Ovvero la proliferazione di alternative, l'evitare la stagnazione verso un unico luogo, l'ampiezza di scelta e la moltitudine di opzioni. 

Per il momento io non mi muovo di qui.

BlogosphereAndrea Contino
Inquinamento, le Poste e il vecchiume di questo Paese

Sono molto curioso di alzarmi il 31 dicembre e leggere da qualche parte di quanto sono diminuiti i tassi di PM10 a Milano (ma anche Roma), se questo blocco forzato sia servito realmente a qualcosa o meno.
Voglio dire, dopo tutto siamo durante le ferie natalizie, chi deve andare in ufficio ci arriva lo stesso prima delle 10.00 e ne esce sicuramente dopo le 16.00, chi è turnista probabilmente avrà maggiori difficoltà, ma con i mezzi ci si dovrebbe arrangiare.

Già, i mezzi.

3.40 € a tratta per arrivare in centro dalla periferia con la metropolitana. 6.80€ in tutto. 
Un piccolo furto bello e buono in aumento ogni anno.
Lo posso anche giustificare, ci sono nuove metropolitane da costruire, incapaci però di gestire 80.000 persone di ritorno da una partita di cartello a San Siro, tanto per dirne una.

I car sharing, come dicevo qualche anno fa, non hanno cambiato di una virgola la presenza macchine, l’area C può aver disincentivato, ma il tasso inquinante di questo mese parla da solo.
Le azioni che il Comune avrebbe potuto fare sarebbero state tante, come ad esempio investire massicciamente su piste ciclabili, eliminare tutti i servizi di car sharing non elettrici, abbassare ai prezzi di 10/15 anni fai i biglietti dei trasporti (e non farlo per 10 giorni), premiare chi avesse deciso di prendere la bicicletta fornendo un incentivo monetario proveniente dai proventi dell’area C etc. etc.

Tant’è ricorriamo ad uno stop sensazionalistico più che funzionale a rispondere alla questione inquinamento. 
Un approccio vecchio, antico, non di questo secolo. Non più.

Un collegamento che mi è venuto guardando lo spot di Poste Italiane in TV in questi giorni.

“Il cambiamento siamo noi”

Un po’ ho rabbrividito.

Poste sarà anche stata brava a reinventarsi con il business bancario, perché io associo il loro brand solo a bollette e multe da pagare, a code infinite e basta.
Ora, sono certo che in qualche paesino sperduto d’Italia e in quelli turistici le cartoline ancora si spediscano, ma se questo Paese vuol darsi una mossa c’è da “presentare” alla massa tutt’altro tipologia di messaggi.

Ahimè, mi rendo conto sia piuttosto difficile quando vi è poca, anzi, pochissima sostanza di cui parlare.

Andrea Contino
Logo, logo, logo

A disegnare sono una capra, da sempre. Figuriamoci nel design su web. Tuttavia è una cosa che mi affascina, mi appassiona e quando si tratta dei miei siti è capace di mandarmi ai pazzi talvolta.

Come è stato per il logo del blog o per la scelta di un nome azzeccato per altri progetti. Vox racchiude in pochi secondi di intervista l'essenza di un logo e quali tipologie esistono.

A sapere che il logo Nike fu pagato 13 dollari non ci si crede. Un blog da consigliare a proposito è Brand New. Analizza ogni giorno la corporate e la brand idendity di tante aziende attraverso lo studio dei loro loghi.

InternetAndrea Contino
L'inevitabilità dello streaming

Con oggi cade uno degli ultimi baluardi e tabù della musica streaming. Dopo i Black Keys, i Metallica, i Led Zeppelin e gli AC/DC da questa notte a mezzanotte i Beatles e i loro album si possono ascoltare sui 9 principali servizi streaming musicali (Apple Music, Spotify, Deezer, Google Play etc.).

The Beatles

Sebbene non siano nella maggior parte dei casi le registrazioni originali, ma i remix più recenti, con buona pace dei puristi dei Beatles su vinile, credo sia un momento simbolico per questa industria, la sua rapidità di trasformazione e come del resto come lo streaming sia diventato inevitabile.

Non perché i Beatles, o meglio ciò che ne rimane di loro, ne avessero bisogno dato il loro planetario è immutato successo nel corso dei decenni, piuttosto perché è qui che si ascolta la musica oggi. Queste piattaforme definiscono i gusti attuali e futuri, dettano i trend musicali nonostante tutto e credo che una gran moltitudine di utenti di Spotify, Apple Music e così via non abbia mai ascoltato un loro album per intero.

Un buon momento per farlo. I vari servizi si danno battaglia a suon di esclusive, ma quasi tutte si attestano nell'area pop o hip-hop, i due generi che dominano le classifiche oggi. Il rock, come facile pensare dall'elenco iniziale, soffre un po' di un calo creativo negli ultimi tempi. Bene esserci ovunque.

Sono in tanti a storcere il naso allo streaming, basta farsi un giro oggi sulla pagina della band. Ci sarà anche tanto da perdere in termini di qualità, ma tanto da guadagnare come bagaglio culturale. C'è poi chi si diverte a fare il paragone con Adele, record di vendita del suo ultimo album e nemmeno un secondo di streaming. Ma Adele è stata brava a sfruttare il suo importante talento, capace di affondare a piene mani nei gusti musicali pop di questi anni rappresentandoli attraverso canzoni dalla grande rappresentatività.

I Beatles non hanno più il grip che avevano su una certa fascia d'età, immagino molti non sappiano nemmeno chi siano. 

La scelta calpesta un po' gli amanti dell'experience, ma spande il fluido delle origini del rock alle masse di oggi e ai fruitori musicali dell'ultima ora.

Get back to where you once belonged
MusicAndrea Contino
La matematica dietro le cose

Mi ha sempre lasciato stordito il fatto che si possa descrivere praticamente qualsiasi fenomeno, dalla musica ad una nevicata, attraverso delle formule matematiche. Non solo, si riesce a comprenderli anche meglio.

Forse la bellezza dei numeri sta proprio lì.

LifeAndrea Contino
Felicità e blog. Riflessioni sospese.

C'è che un altro anno sta finendo e si accende di piccole speranze inattese per situazioni a lungo cercate senza bene sapere se fossero quelle che realmente volessi.

Nonostante ciò, accadono continuano ad accadere e sempre accadranno. È passato in sordina quieto e veloce con rari picchi di pura gioia o di giornate da registrare nell'album dei ricordi.
Anzi, sono state più le piccole sconfitte personali. Niente di serio, ovviamente, se paragonate ai reali problemi di questo pianeta (riconducibili in ampia misura all'essere umano), ma è inevitabile notare come ci troviamo a misurare - o perlomeno è così che funziona per me e credo per tanti altri - il nostro grado di soddisfazione personale in base al conseguimento o meno di determinate aspettative od obiettivi che il più delle volte sfuggono al nostro controllo.

Indi per cui immagino che la ricerca del benessere, inteso come il sentirsi in pace con se stessi e il mondo, implichi orchestrare la nostra vita (se siete programmatori) o giornata (se siete fatalisti come il sottoscritto) per disporre ciò che possiamo influenzare a "guardare" positivamente verso la nostra parte.
Di conseguenza, imparare ad accettare quelle piccole sconfitte personali sopra citate come una serie di accadimenti, avvenuti per qualsivoglia ragione, come qualcosa di cui non abbiamo colpa è stata la ricetta migliore per affrontare questi 365 giorni che si stanno per chiudere.

Nessuno sa dire come essere felici, lo sapete solo voi ed è in generale una cosa troppo soggettiva per meritare una definizione universale, non c'è qualcosa che vada meglio di un'alta. Dal canto mio ho imparato ad organizzare il mio tempo, talvolta in modo anche egoistico, per fare dare e ricevere per poter provare ad avvicinarmi quanto più possibile ad essa.

Benché non sia tra le mie più stimate professionalmente, il post di un'attrice mi è passato davanti nelle settimane passate ed è stato condiviso da una moltitudine di persone più probabilmente perché faceva figo scimmiottare concetti tanto speciali così come si fa ogni giorno con tantissimo contenuto spazzatura. Per poi scoprire non essere suo, ma ad ogni modo sono le parole in esso contenute ad essere importanti:

 "I no longer have patience for certain things, not because I’ve become arrogant, but simply because I reached a point in my life where I do not want to waste more time with what displeases me or hurts me. I have no patience for cynicism, excessive criticism and demands of any nature. I lost the will to please those who do not like me, to love those who do not love me and to smile at those who do not want to smile at me. I no longer spend a single minute on those who lie or want to manipulate. I decided not to coexist anymore with pretense, hypocrisy, dishonesty and cheap praise. I do not tolerate selective erudition nor academic arrogance. I do not adjust either to popular gossiping. I hate conflict and comparisons. I believe in a world of opposites and that’s why I avoid people with rigid and inflexible personalities. In friendship I dislike the lack of loyalty and betrayal. I do not get along with those who do not know how to give a compliment or a word of encouragement. Exaggerations bore me and I have difficulty accepting those who do not like animals. And on top of everything I have no patience for anyone who does not deserve my patience.” _ Meryl Streep quoted it as words she lives by!"

Tuttavia mi ha aperto profondamente gli occhi, come diceva Gandalf nel film de Il Signore degli Anelli spetta noi decidere cosa fare del tempo che ci viene concesso e siccome la media delle persone si accorge di quanto passi velocemente troppo tardi, lo reputo sempre attuale per poter provare ad influire ancora maggiormente su quanto è in nostro controllo.

Da qui gli spunti per cambiare un comportamento o creare una nuova routine come dice Marco Montemagno in questo suo video, oppure, cosa che ha funzionato con me, provare ad aprirsi a nuovi punti di vista, nuovi cibi, nuovi generi musicali, nuove attività sociali e sportive etc. Con questi presupposti credo si possa comprendere più a fondo il significato delle parole di Maryl Streep.

Ora, ai più questi paragrafi appariranno una marea di vaccate scritte in preda al delirio da mancanza d'ossigeno dovuta alla pressurizzazione di questo aereo (Sono per la prima volta su un volo transoceanico AirFrance, scelta ottima. Evitate Delta e American Airlines come la peste) che mi sta portando a Los Angeles per lavoro, sprovvisto di connessione Internet, ma dopotutto un blog (nella sua primigenea concezione) è la miglior palestra per riflettere su certi aspetti dell'esistenza senza essere necessariamente dei filosofi, provando a stilare un piano per essere delle persone migliori o peggiori a seconda di cosa vogliate per davvero per voi stessi.

E sfido chi dice che non è più necessario chiamarli tali perché ormai sono troppo oscurati dall'ombra dei Social Network, come nel recente post di 6pixel.... Provate a raccontare voi stessi con la stessa riflessione su altri luoghi e poi ne riparliamo.

Ci avete mai provato? Potrebbe funzionare anche con voi. È una piccola cosa, ma mi è sempre stata utile in questi ultimi 8 anni in cui ho iniziato a scrivere sul serio, ma soprattutto a condividere. Sotto ogni punto di vista, lavorativo, sociale e da cui sono anche nate qualche piccole soddisfazioni.
Medium, Tumblr, Wordpress.com sono tutti dei buoni punti di partenza gratuiti. Oppure Squarespace (che poi è la piattaforma che uso) se si vuole un po' più di facilità creativa, ma con un mantenimento sul lungo senza troppi grattacapi.

Un bacio da Santa Monica e buona vita.

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Life, BlogosphereAndrea Contino