Ventiquattordici

Proprio come l'anno passato, anche quest'anno ho chiuso il mese riportando alla ribalta il tema dei blog e della loro, apparente, prematura scomparsa secondo l'opinione di qualche socalled guru del Web.

Ieri si aggiunge Dave Winer, uno che di blog se ne intende:

It's important to feel free to tell your story even if it cues up other people's permission to be jerks. Oh this person is showing vulnerability. Let's make her pay! I get it all the time. I've been getting it since I started blogging in 1994. I still do it, because it's what I do. I couldn't stop, even though I've tried, any more than I could stop breathing.

E come l'anno scorso raccolgo qui i post che hanno meglio interpretato i cambiamenti e le trasformazioni attraverso le quali sono passato. Personali, professionali e cognitivi:

Immancabile, inoltre, il suggerimento musicale di questi 365 giorni lasciati alle spalle e gli album meritevoli di ascolto. I primi due, visti anche in concerto.

Il primo è senz'altro AM degli Arctic Monkeys. Sicuramente dal mio punto di vista il loro miglior lavoro, maturità raggiunta, alternative rock quasi del tutto abbandonato per sonorità meno veloci, prediligendo una chitarra dolce e allo stesso tempo potente. Forte l'influenza di Josh Homme dei Queens of The Stone Age. Miglior album rock dell'anno. Da avere!

Il secondo è in realtà un album del 2012, scoperto tuttavia nel 2013 inoltrato. Si tratta del primo, ed omonimo album, di Jake Bugg. Giovane artista inglese con sonorità in grado di mixare il folk con il rock. Uno stile diverso da Langhorne Slim, ma che tanto mi riconduce a quella band. Profondo e sincero, un bravo autore molto tecnico. Trovate ora anche il secondo disco uscito da poco Shangri La prodotto nientemeno che da Rick Rubin.

Il terzo ed ultimo, non in ordine di importanza è l'ultima fatica di Paul McCartney, New. Dopo i Beatles non ho mai ascoltato nessun altro lavoro del Sir, ma Spotify me l'ha suggerito come affine ai miei gusti. Devo ammettere, seppur vicino alle sonorità che lo hanno reso famoso, Paul aggiunge un pizzico della migliore verve rock indie. Innovatore, senza perdere se stesso. Merita un ascolto.

Infine, vi lascio con le tre canzoni che mi hanno accompagnato durante momenti tristi, frenetici e felici.

Gli auguri, come sapete, per me portano male, perciò non smettete di sognare in questo ventiquattordici.

John Fogerty and Foo Fighters - Fortunate Son

Beady Eye - Start Anew

Babyshambles - Penguins

Life, Music, BlogosphereAndrea Contino
I più contagiosi trend del 2013

Contagious rilascia il Most Contagious 2013 report:

...Report on the most innovative trends and exercises in branding and technology that have influenced brands and shaped the marketing industry over the past 12 months and will continue to evolve in 2014.

Il più interessante per me ovviamente quello sullo storytelling. Senza tralasciare quello sulle connected experiences.

Selfie e Harry Osborn
Selfie

L'attore James Franco scrive in difesa dei Selfie su NY Times. Spiegando le differenze tra celebrità e non:

I’ve found that Instagram works much like the movie business: You’re safe if you trade “one for them” with “one for yourself,” meaning for every photo of a book, painting or poem, I try to post a selfie with a puppy, a topless selfie or a selfie with Seth Rogen, because these are all things that are generally liked.

Now, while the celebrity selfie is most powerful as a pseudo-personal moment, the noncelebrity selfie is a chance for subjects to glam it up, to show off a special side of themselves — dressing up for a special occasion, or not dressing, which is a kind of preening that says, “There is something important about me that clothes hide, and I don’t want to hide.”

Personalmente odio essere fotografato, quindi una moda in meno da seguire.

Social MediaAndrea Contino
Rinnovo patente. Ma dove vogliamo andare?

Questa sera di rientro da qualche giorno fuori porta ascolto distrattamente il TG5 e viene riproposto questo servizio di inizio dicembre in cui si danno indicazioni sulle nuove modalità per rinnovare la patente di guida.

Dal 9 gennaio non sarà più sufficiente applicare un bollino alla propria patente (procedura già preistorica), ma sarà necessaria l'emissione di una nuova patente da ricevere a casa tramite un processo ricco di intoppi preannunciati.

Una procedura da burocrati della prima Repubblica. Quanto sarebbe stato complicato dotare ogni patente di un chip in modo da farla valere una tantum con un rinnovo digitale controllabile attraverso lo stesso?

E noi dovremmo essere il Paese ospitante dell'EXPO nel 2015?

LifeAndrea Contino
Siamo tutti Walter Mitty
Walter Mitty

Era da un po' che la notte di Natale non andavo al cinema. Saltati a piè pari i cinepanettoni, mi sono dato alla visione de "I sogni segreti di Walter Mitty". Remake di un film del 1947, diretto e interpretato in questa nuova edizione da Ben Stiller. 

Ricordo nel trailer di lancio passato oltre un mese fa in televisione lo slogan: Il nuovo Forrest Gump.

Già allora avrei dovuto comprendere quanto un spot televisivo avesse venduto fumo negli occhi. 

Il film si è dimostrato un colabrodo sia sotto il punto di vista della trama, sia nel climax di avvenimenti per condurre il personaggio principale alla risoluzione dell'enigma. 

Se all'inizio il dualismo sogno e realtà viene alternato dal tocco tragicomico demenziale di Ben Stiller, quest'ultimo viene meno nel progredire del film, lasciando un senso di incomprensione su come il protagonista stia crescendo interiormente. Se l'intento, come credo, è stato quello di trasmettere il messaggio "non smettere mai di sognare, Mitty potresti essere tu", è passato in maniera molto flebile.

Vuoto è l'aggettivo che lo definisce meglio. Vuote le aspettative di interpretazione, vuoto Ben Stiller come regista se non per i paesaggi scelti, vuota la sceneggiatura, vuoto il cameo di Sean Penn.

Salvo solo Ben Stiller attore, svecchiatosi dall'icona demenziale a tutti i costi, così come la colonna sonora riproposta qui sotto.

Diciamo che per eguagliare Forrest Gump di pasta se ne deve mangiare ancora tanta il caro Ben. Ripiegherò sul breve romanzo da cui è stato tratto il film per vedere se si riesce a salvare qualcosa da questa storia di un sognatore urbano. 

TV e CinemaAndrea Contino
Si fa presto a dire blog

La fine dell'anno sembra portare il web a riflettere sempre sull'argomento blog. Due anni fa ne si parlava da queste parti

Non più tardi di 2 giorni fa uno dei blogger più attivi, kottke.org, ha scritto della morte dei blog sul Nieman Journalism Lab. Mitch Joel segue a ruota.

Io credo che come accade per molti mezzi della storia dei media, i blog stiano sopravvivendo alle tante verticalità della Rete:

Instead of blogging, people are posting to Tumblr, tweeting, pinning things to their board, posting to Reddit, Snapchatting, updating Facebookstatuses, Instagramming, and publishing on Medium. In 1997, wired teens created online diaries, and in 2004 the blog was king. Today, teens are about as likely to start a blog (over Instagramming or Snapchatting) as they are to buy a music CD. Blogs are for 40-somethings with kids. Instead of launching blogs, companies are building mobile apps, Newsstand magazines on iOS, and things like The Verge. The Verge or Gawker or Talking Points Memo or BuzzFeed or The Huffington Post are no more blogs than The New York Times or Fox News, and they are increasingly not referring to themselves as such.

La bellezza di avere un luogo come questo è l'espressione di non volersi uniformare ad un luogo "altro" dove vigono regole decise a priori da altri e la moneta di scambio è solo la visibilità. Qui dentro, e parlo di chi ha deciso di curare un proprio blog, senza sentire il bisogno di delineare degli spazi siamo quello che realmente vogliamo dire di noi, non quella "mediazione necessaria" dovuta alla voglia di aderire nel vano tentativo di spiccare dalla massa.

Certo, quei luoghi "altri" sono lo stagno dove gettare l'amo e far capire che da questa parte c'è la profondità. E allo stesso modo sono la bacheca di contenuti in grado di trasformarsi nella finestra di me stesso.

Insomma, i social network muoiono, i quotidiani chiudono, i blog sono come la Radio. In costante cambiamento ed evoluzione, ma non si potrà mai oscurare la voglia di condividere un'idea, una riflessione, il nostro oblò sul mondo.

BlogosphereAndrea Contino
Enjoy, Car2Go e il traffico di Milano

Come scritto nel profilo di questo blog abito in provincia e percorro le strade di Milano con l'auto quasi esclusivamente per necessità lavorative. Impossibile non aver notato da qualche mese a questa parte le simpatiche Smart bianche di Car2Go, servizio di car sharing offerto da Daimler in collaborazione con Europcar e che permettere di accedere ad Area C e parcheggiare ovunque senza sovrapprezzo. 

Già. Impossibile. 

Oggi poi, leggendo un post su Facebook di Simone, scopro che anche il colosso Eni si è mosso in tale direzione. Inserendo nel flusso di traffico milanese oltre seicento Fiat 500 con il servizio Enjoy

Da non milanese provo a riflettere su qualche aspetto. Su un'Area C nata sulle ceneri dell'Ecopass con la nuova amministrazione per eliminare il traffico da Milano e che lascia entrare liberamente un potenziale di 1.000 city car (considerando i due servizi), così come gli irrisolti problemi di traffico e parcheggi. E in particolare:

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  • A chi sono destinati questi servizi di car sharing? 
  • Solo a persone che vivono a Milano perché provenienti da altre città e sprovviste di macchina?
  • Dovrebbero essere destinate anche a coloro i quali hanno già una macchina e dovrebbero venderla per utilizzare queste?
  • Dovrebbero fare concorrenza a un disastroso servizio di viabilità pubblica?

Pur parlando da automobilista ciò che vedo è una promessa disattesa verso i cittadini milanesi, perché, seppur un disincentivo, l'Area C resta una barriera facilissima da superare. Mentre quotidianamente chi ha veramente deciso di fare qualcosa per la città in cui vive, vede messa a repentaglio la propria vita e non posso far altro che quotare:

Ci contestano di sentirci migliori perché andiamo in bici, ci chiamano sciure radical chic del centro o fighetti hipster a seconda delle circostanze.
Il tutto mentre Milano è assediata dalle automobili, che sono parcheggiate ovunque, che invadono gli scivoli per le carrozzelle e le strisce pedonali. Il tutto mentre migliaia di persone guidano aggiornando gli status su Facebook (andando in bicicletta ci si fa un’idea molto precisa di quel che succede negli abitacoli), superano qualsiasi limite logico di velocità, non si fermano mai mai mai per far passare i pedoni.

Forse è normale così: siamo cresciuti pensando che la strada sia il territorio delle automobili e quindi ci adeguiamo, subiamo. Oppure pensiamo che se gli automobilisti non fossero così liberi di fare quello che vogliono la città si fermerebbe, l’economia crollerebbe, tutto il sistema commerciale andrebbe in tilt.

Mi capita di pensare che sarebbe giusto anche raccogliere la sfida di alcune critiche e cercare una nuova alleanza per la città, lavorare per non essere percepiti come antagonisti delle automobili, ma solo dei comportamenti criminali in automobile.

Forse aveva ragione Massimo nel suo post. Chi governa Milano non sa davvero cosa sta facendo, o non sa davvero cosa fare. Del resto basterebbe svecchiare i trasporti pubblici e creare nuove tratte in grado di soddisfare i bisogno di tutti. Tuttavia siamo nel Paese dei poteri forti e degli scontri politici. La modernità non è altro che un miraggio da queste parti.

LifeAndrea Contino
Sei cliente Windows Phone? 20 GB in omaggio

Bella sorpresa questa mattina in email:

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Durata un anno, niente male ;)

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TecnologiaAndrea Contino