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Terminate le ferie si fa shopping online: ecco i trend di eBay #RicomicioDaQui #ad

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L’estate sembra non finire mai con questo caldo milanese ancora pressante. Ma siamo già al 12 settembre e tra una manciata di giorni sarà tutto finito. Golfino, giacca e ombrello a portata di mano.

Ma settembre oltre ad essere il mese che conclude il periodo di ferie, è un po’ lo sparti acque che segna la nuova stagione in arrivo. Riprendono le scuole, riprende il campionato di calcio, riprendono le serie TV ed escono un sacco di videogiochi stupendi.

Insomma, una vera e propria rinascita autunnale che ogni anno, almeno per me, cadenza un nuovo inizio. E così come trapela dalla ricerca condotta da eBay: tra gli obiettivi principali dopo il rientro dalle ferie, il recupero della forma fisica è indicata dal 35% come una delle intenzioni primarie. Segue la voglia di fare shopping (34%), con attenzione particolare ai prodotti tecnologici. 

E quindi, in perfetta sintonia con i soggetti che hanno risposto, vi consiglio qualche prodotto che ho acquistato o che ho intenzione di acquistare da qui a qualche giorno:

  • Il primo articolo acquistato su eBay subito dopo il rientro dalle ferie è stata questa custodia per il Kindle Oasis (di cui vi ho parlato tempo fa). La custodia è introvabile altrove e solo su eBay è disponibile nuova e originale ad un prezzo decente. Così ne ho una per il mare da buttare in uno zaino qualsiasi e una salvaguardata per quando quella che ho si distruggerà

  • Il secondo è il gioco di Ken Il Guerriero. Un’esclusiva Ps4 che sto aspettando da tanto. Per i nostalgici di fine anni ‘80.

  • Il terzo è una una nota dolente. Durante le ferie ci si rilassa e si prende facilmente peso. Avevo in programma di rimettermi subito in forma appena tornato alla normalità, ma un problema al ginocchio mi sta tenendo fermo da qualsiasi attività. E allora visto che con le gambe non si può far nulla, andiamo di pesi.

Per tutti questi acquisti ho utilizzato la promo eBay che dura fino al 16 settembre. Il marketplace presenta un buono sconto del 10% su tutto il sito: con una spesa minima di €20, utilizzando il codice PROMOSET18, sarà possibile raggiungere fino ad uno sconto massimo di €100.

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#IlMioTechVale

Ah. Stavo dimenticando una cosa importante! Oggi verranno presentati i nuovi iPhone e immagino tanti di voi, ingolositi dalla novità, cercheranno il modo più conveniente per vendere il proprio smartphone prima di acquistare quello nuovo.

Fra gli oggetti più desiderati al rientro dall’estate, nel comparto hi-tech, spiccano ovviamente gli smartphone come top seller di categoria per lo meno nelle intenzioni d'acquisto degli italiani. Se il 21% delle persone coinvolte si dichiara sicuro di acquistarne uno dopo le ferie, circa un terzo degli intervistativaluta di cambiare il proprio con la massima priorità a settembre e i dati di vendita eBay confermano questo dato: negli ultimi 10 giorni, sul marketplace è stato venduto solo in Italia uno Smartphone ogni 56 secondi!

eBay ha rilasciato una soluzione davvero molto interessante: #IlMioTechVale

Si tratta di nuovo tool che permette agli utenti di capire il valore medio del vecchio modello di smartphone prima di metterlo in vendita. E poi, già che ci sei, puoi pubblicare fino a 100 inserzioni sul tech a zero tariffa iniziale con un massimo di 1 euro di commissione finale.

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Insomma. Già è difficile tornare alla normalità, meglio farlo con un minimo di empatia e consolazione. Tra i tanti modi lo shopping allevia sicuramente il trauma post vacanziero, se poi lo si riesce a fare con sconti e guadagnandoci qualcosina…

Perché no? 🛍

Nota: ho scritto questo articolo in collaborazione con eBay per la creazione di contenuti per il back to work dopo le vacanze estive

O guidi o scrivi

Da Il Giornale apprendo la volontà di inasprire le pene per chi viene beccato a mandare messaggi mentre è al volante.

La soluzione al problema, a mio avviso, non risiede soltanto nel ritirare la patente a chi viene fermato (pena giustissima!), ma riuscire a trovare un modo per garantire prove schiaccianti alle forze dell’ordine. Altrimenti nella giungla giudiziaria sarà sempre una parola contro l’altra. E i dati qui sotto delle pene annullate fanno parecchio riflettere.

Quello dell'uso degli smartphone mentre si guida è un fenomeno grave, soprattutto perché"ha a che fare con le nostre abitudini più radicate e con l'idea, errata, che in fondo certe cose possano accadere solo agli altri". Secondo i dati del Consiglio di Sicurezza Nazionale,ripresi dal Corriere della Sera, il 27 per cento degliincidenti automobilisticidello scorso anno sono stati causati dall'uso del cellulare alla guida. Secondo l'Aci, in Italia, 3 incidenti su 4 sono dovuti alla distrazione, spesso conseguenza proprio dell'uso dello smartphone. Infatti, circa il 20 per cento degli automobilisti è solito effettuare chiamate o mandare messaggi anche al volante.
Oggi, per la guida col cellulare è prevista una sanzione che va da 161 a 646 euro, con la perdita di 5 punti dalla patente. Se si ripete la stessa infrazione entro due anni, scatta la sospensione della patente da uno a tre mesi. Spesso però le sanzioni vengono ridotte o annullate in tribunale, quando i giudici richiedono prove schiaccianti per collegare l'incidente all'uso del cellulare.

La Sindrome della Pasta al Pomodoro

Scenario 1

Sei giovane, vai alle scuole medie o al primo anno delle superiori. La sola cosa di cui ti importa a quell’età, oltre a un milione di altre cose che occupano lo stesso grado di importanza del sopravvivere, è mangiare.

Hai fame. Tanta. Spesso e a qualsiasi ora del giorno. Specie quando la campanella suona alle 13.45 e a posto dello stomaco hai il buco nero della Fossa delle Marianne. Ma tua madre prima di uscire di casa al mattino intorno alle 7.45, che per te sembrano ancora le 3.45 di notte e quindi la sola cosa funzionante sono le orecchie, ti ha detto: a pranzo spaghetti al pomodoro.

Quella mattina avresti potuto affrontare interrogazioni a sorpresa, 4 in pagella, il test di cooper e i mille racconti dei fidanzamenti della durata di 14h delle tue compagne di classe (a fare il liceo linguistico si imparano un sacco di cose in una classe di 17 ragazze). Nulla ti avrebbe fermato. Tu sapevi che avresti affogato tutto in una forchettata fumante di spaghetti sugosi ricoperti di gran mix Ferrari reggiano-pecorino è una colata d’olio a 451 gradi fahrenheit.

Un chiodo fisso, il tuo piatto preferito. Una certezza più indiscutibile degli endecasillabi della Divina Commedia.

Drrrin, corri su per le scale, apri la porta, lo zaino vola in una zona qualsiasi del salotto. Cucina, Italia 1, Dragon Ball e un distrattissimo “Ciao Mà”. Ti siedi a tavola e...

Al posto del piatto fondo ce n’è uno piano. Ti stranisci, pensi sia per un veloce antipasto o uno sbaglio. Ma in cuor tuo sai che il sogno è già in frantumi come lo schermo di un iPhone appena comprato e caduto dopo averlo tirato fuori dalla confezione.

"Questa mattina ho avuto da fare, mi spiace, siamo appena tornati a casa..." E la tua faccia diventa così nel frattempo 😐 "...c'è del prosciutto se vuoi".

L'aspettativa disattesa. L'illusione in frantumi. 

Scenario 2

Negli ultimi 10 anni ho mantenuto una buona media di uno/due viaggi negli Stati Uniti l'anno. Sia per diletto che per lavoro.

Adoro gli Stati Uniti. Ho pensato più volte di trasferirmici. Fatta questa doverosa premessa, è necessario farne una seconda. Sono un estremista sostenitore del cibo italiano. Non perché non mi apra ad altre cucine, o non le assaggi. Anzi. Lo faccio proprio per tornare ad apprezzare ancora di più ciò che siamo in grado di creare. 

Dopo 2 settimane di fila dove non hai la possibilità di cucinare un piatto di pasta e non ti azzardi ad entrare in un VERO ristorante italiano all'estero a meno di vendere un rene, non vedi l'ora di tornare a casa e riappropriarti di quegli ipnotici giri concentrici che solo una forchetta mentre abbraccia degli spaghetti è in grado di produrre

Immaginatevi di tornare in casa anche oltre 12 ore di viaggio, senza aver debitamente toccato nemmeno la stagnola del cibo propinato in aereo, aprire la dispensa e scoprire di non avere più pasta o pomodori per fare il sugo o anche più semplicemente il barattolo della passata.

Tragedia greca che nemmeno ad Atene nel 400 a.c.

La Sindrome della Pasta al Pomodoro

I due scenari sopra sono ovviamente delle metafore. Fatti realmente accaduti sulla mia pelle, ma delle metafore.

Per dire cosa?

A una grande aspettativa corrisponde sempre un proporzionale grado di delusione nel momento in cui la prima non viene soddisfatta.

Desideri così tanto qualcosa che sai essere alla portata, raggiungibile, non un sogno, ma una solida realtà come direbbe qualcuno. Eppure il fato beffardo è sempre pronto a darti un colpo di mano sul coppino. 

Tipo ieri sera, dove dopo 4 mesi di attesa finalmente mi accingevo a vedere "La Forma Dell'Acqua" di Del Toro in, forse, un'ultima proiezione cinematografica legata ad un cineforum e tutto è precipitato nello scoprire alla biglietteria che il film era già iniziato da 30 minuti e che sia io che la mia fidanzata abbiamo una memoria da pesce rosso, dimenticandoci completamente dell'orario posto sul volantino.

La pasta al pomodoro è stata la prima cosa a cui ho pensato nel momento in cui ho messo piede fuori dal cinema di periferia. 

Volare

Davanti al parcheggio c’era una hostess aeroportuale che ha accolto i passeggeri che scendevano scusandosi per l’impiccio e annunciando rapide informazioni, ma è stata travolta da una nuova serie di proteste e aggressioni da parte di alcuni passeggeri che l’hanno messa a tacere, inerme.
Siamo rientrati, ma nel giro di un solo minuto una giovane hostess della compagnia che era all’interno ha ricevuto una chiamata e annunciato che era tutto sistemato e che potevamo quindi tornare sull’autobus e imbarcarci. Mentre ci muovevamo, un passeggero l’ha avvicinata urlando “lei mi deve spiegare perché si è permessa di chiedermi i documenti!” e se n’è andato borbottando qualcosa sulla incompetenza e inesperienza della hostess stessa (c’erano stati dei controlli in più dopo che un passaporto era risultato dubbio). La hostess stavolta ha perso la pazienza e gli ha risposto che il controllo era del tutto normale e che lei faceva quel lavoro da nove anni. Lui ha continuato a ribattere risentito e finalmente siamo saliti tutti sull’autobus e poi sull’aereo.
L’aereo è decollato con venti minuti di ritardo e atterrato con dieci minuti di ritardo.

Luca Sofri racconta delle lamentele meneghine all'aeroporto di Linate. Il fatto non è isolato e sicuramente non circoscritto agli ultimi tempi.

Per lavoro o per diletto prendo aerei da Linate da oltre 15 anni di seguito. Per ogni destinazione e per ogni dove. La lamentela arriva spesso e volentieri nelle tratte nazionali e nei periodi di vacanza, incluse le brevi tratte del weekend. Conosco bene e l'ho vissuto più volte sulla mia pelle la sensazione di amarezza e impotenza di fronte a sistemi vetusti, folli e spesso inspiegabili degli aeroporti. Ma bisogna accettarli, sono quelle "cause di forza maggiore" verso le quali non abbiamo, come singoli cittadini, nessun potere nel momento in cui varchiamo la soglia di un scalo aeroportuale.

Non è una rabbia circostanziata alle condizioni attuali del nostro Paese. Tutt'altro. La rabbia è endemica e insita in tantissime persone stressate. È la stessa cieca ferocia che spesso si assiste a l volante dell'auto. Vi è mai capitato?

Situazioni del genere ne ho viste tantissime, a volte anche io a ragion veduta ho alzato la voce. Ma il più delle volte la frustrazione arriva da una pessima esperienza figlia di ripetuti viaggi con la medesima compagnia aerea. 

La scelta sbagliata è quella di comunicare il proprio sfogo a personale che nella migliore delle ipotesi non lavora nemmeno per quella società, ma per lo scalo aeroportuale, senza contare il fatto che anche se lavorasse per una di esse non è sua responsabilità riferire lamentele legate ai ritardi o aggiustarle con una fantasiosa bacchetta magica. 

La frenesia costante che accompagna le vite di molti sta assumendo sempre di più la connotazione drammatica di costante fissa che non riesce ad abbandonarci nemmeno durante una situazione di tranquillità, nemmeno troppo apparente. 

Il mio personalissimo consiglio è quello di fare più sport, fare volontariato, prendersi cura di un animale, guardare quelle 10 volte in meno il cellulare e sicuramente di fare di più all'amore. Magicamente 10 minuti di ritardo vi sembreranno di un'importanza stucchevolmente insignificante rispetto a tutto il resto.

Buon volo. 

Il Cimitero delle Bici

Ne parlavo giusto ieri a pranzo con un collega. Qui a Milano, ma come credo anche nel resto d'Italia e d'Europa, l'arrivo dei servizi di bike sharing, come Ofo o Mobike, in mano sostanzialmente a soli brand cinesi ha avuto soprattutto un impatto positivo e non ha deturpato più di tanto il decoro urbano o l'impatto estetico delle nostre città (tranne alcune eccezioni). 

In Cina la situazione è parecchio diversa.

L'anno scorso, il bike sharing è decollato in Cina, con decine di aziende di bike-sharing che hanno rapidamente intasato le strade delle città con milioni di biciclette a noleggio dai colori vivaci. Tuttavia, la rapida crescita ha superato di gran lunga la domanda immediata e ha travolto le città cinesi, dove infrastrutture e regolamenti non erano preparati a gestire un'improvvisa inondazione di milioni di biciclette.

Quando le città hanno sequestrato le biciclette abbandonate a migliaia, si sono spostate rapidamente per aumentare la crescita e regolamentare l'industria. Vaste pile di biciclette sequestrate, abbandonate e rotte sono diventate una vista familiare in molte grandi città.

The Atlantic ci ha fatto un servizio fotografico spettacolare. Sembrano tulipani, ma non lo sono...

 Shanghai. (Yibo Wang / Shutterstock)

Ofo

Come speravo, dopo la prova fatta con Mobike, ieri sono riuscito a trovare una bici ofo nei paraggi dell’ufficio.

Ofo è un servizio, anch'esso cinese, totalmente similare a Mobike di bike sharing in free floating. Le biciclette sono facilmente riconoscibili dal loro spiccato giallo canarino. Il funzionamento è pressoché identico al diretto competitor. 

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Si scarica l'app per Android o iOS, ci si registra, si ricarica il proprio portafoglio e si è pronti a pedalare dopo aver classicamente scansionato il QR Code e sbloccato la bici. 

La bici

Come dicevo non sono molte le differenze. Personalmente ho trovato il mezzo di ofo dotata di un manubrio più alto in modo da consentire una postura maggiormente perpendicolare al terreno, mentre su Mobile si è leggermente piegati in avanti. 

Come per Mobike, anche ofo non consente di alzare il sellino più di tanto, sfavorendo così non solo una seduta scorretta, ma anche una pedalata meno fluida. Tuttavia la sella è meglio ammortizzata e le ruote decisamente meno rigide

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La sostanziale differenza con il precedente servizio, e che forse potrebbe premiarlo alla lunga è la dotazione di un cambio Shimano a tre rapporti, oramai spesso presente in tante bici da città, che consente di ovviare a quanto dicevo per Mobike Ovvero passare agevolmente da una pedalata più morbida ad una più dura e sostanziosa per quando il fondo stradale lo consente. 

Le maglie del cestino risultano essere leggermente più strette, in modo da consentire un trasporto già più agevole di beni poco stabili. 

Punto a sfavore forse la capillarità. "Solo" 4.000 in tutta Milano. Nonostante sia stato piuttosto fortunato a trovarne una disponibile appena uscito dall'ufficio, all'uscita dall’ambulatorio non lo sono stato altrettanto. Da corso Buenos Aires avrei dovuto camminare qualche centinaio di metro per trovarne un'altra, mentre Mobike mi offriva un paio di mezzi a pochi passi. 

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Al momento di rilasciare la bici ho notato che non è avvenuta alcuna transazione, ho poi scoperto che ofo dovrebbe rimanere gratuito fino alla fine di ottobre. A differenza di Mobike che ha svelato il suo listino prezzi, 30 centesimi ogni mezz'ora per poi salire a 50, ofo ancora non ha dichiarato quanto costerà il servizio

A livello di design e maneggevolezza a me ha impressionato molto Mobike, sembra più pratica da affrontare. Tuttavia ofo vince sicuramente la battaglia del comfort tra le due. 

Quale delle due vi sta piacendo di più?

P.S. Se volete un codice per iscrivervi usate: Y01HDI

Mobike

Finalmente ho provato Mobike. Io ragazzo di campagna abituato alla bici in spazi aperti e tranquilli, che viene in città solo per esigenze lavorative.

Per necessità di salute per alcuni giorni dovrò percorrere alcune volte il tratto tra Viale Pasubio e Corso Buenos Aires, un tratto di un paio di km nel cuore di Milano.

Le opzioni disponibili per percorrere questo tratto di strada sarebbero disparate: metro, tram, bus, BikeMI, Mobike, ofo, taxi, car sharing di varia natura. Ma incuriosito dalla novità ho deciso di scaricare l'app Mobike e provare a fare questo tragitto in bici.

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Praticità

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Tra tutti i servizi elencati prima mobike risulta essere sicuramente quello più economico e più facilmente accessibile. Ho pagato 0.20 centesimi nel tragitto di andata per 2.2 km, mentre ne ho pagati 0.15 prendendo qualche scorciatoia al ritorno.
Più facilmente accessibile in quanto ho trovato una bici immediatamente sotto l'ufficio e tra l'individuarla e salire in sella saranno passati poco meno di 4 minuti. In totale 17 min.
Calcolando lo stesso tragitto con altri mezzi di trasporto, inclusi gli spostamenti per raggiungerli, avrei impiegato molto, molto più tempo.

La bici

Al di là del funzionamento, come viene spiegato nel video, all'atto pratico sbloccarla è davvero semplicissimo. Si scansiona il QR code tramite l'app, il lucchetto emette un breve suono e la bici si sblocca.

A differenza di quelle del video, come nella mia foto ad inizio post, le Mobike di Milano sono provviste di cestino anteriore. Comodo sì, ma dalle maglie decisamente troppo grandi, quindi il rischio che vi cada qualcosa è davvero molto elevato.

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A differenza di ofo, servizio alternativo appena arrivato a Milano, Mobike non ha possibilità di cambiare marcia durante l'andatura, quindi se c'è un tratto in salita, anche leggero,  la fatica si farà sentire.
La pedalata sull'asfalto è molto leggera e molle. Servirebbe, personalmente per il mio tipo di pedalata, un rapporto più duro perché spesso sembra di pedalare a vuoto. La bici è ben ammortizzata solo nel sellino, ne sono invece sprovviste le forcelle. Inoltre, a rendere l'approccio un po' ruvido e legnoso con l'asfalto ci pensano le ruote tubeless, che immagino siano state scelte per un discorso di praticità, ma che mal si adattano a quei fondi piuttosto duri come un pavé milanese.

Altro punto sfavorevole l'altezza sella. Sono alto 1.78 e pur raggiungendo il limite massimo in altezza, mi sembrava di essere molto in basso e di avere una pedalata leggermente soffocata.

Conclusioni

Personalmente trovo l'arrivo dei servizi di bike sharing liberi, e che quindi non necessitano di un punto di raccolta ben definito, una specie di rivelazione. Un'idea talmente semplice, ma allo stesso tempo concettualmente rivoluzionaria rispetto a BikeMI di ATM, da cambiare totalmente l'approccio al vivere la città e su come muoversi all'interno di essa.

Si risparmiano soldi, tempo e si sta in salute.

Lodevole il fatto che il Comune abbia predisposto così tanti mezzi nei lotti messi a disposizione durante la fase di bando, a Milano infatti circolano già 8.000 Mobike, tuttavia mi auguro vivamente che si possa far tesoro della passione per il servizio da parte dei cittadini (ci sono già oltre 35.000 iscritti) e si potenzino le piste ciclabili una volta per tutte.

Errare in Sardegna

Seduto in casa mia mentre Spotify vola con la mia connessione Vodafone 30€ al mese, perché qui, nel nord della Sardegna, non si può avere una connessione internet a tempo, rifletto sullo scopo ultimo dei blog. 

La verità è che forse uno scopo intrinseco non ce l'hanno, diventano ciò che l'autore del post ha deciso di far diventare il suo piccolo spazio vitale. E se c'è una cosa che ho imparato in questi 10 anni, in cui ho deciso di cimentarmi nello scrivere a frequenza alternata su questi lidi, è il mio personalissimo scopo: tener traccia di come percepisco il mondo. 

Proprio come quell'astronauta che sta qui a sinistra. Osservare la realtà e raccontare come contamina la mia esistenza e viceversa. Non so bene se ci sono mai riuscito per davvero. Ciò che so per certo è che molti post hanno fatto incazzare gente, altri fatta sorridere e divertire. 

Ciò che sto per scrivere penso rientrerà nella prima categoria. Ma debbo precisare che tutto quello che segue mi provoca un dolore enorme. Perché amo l'Italia. Amo i suoi valori e ciò che ci rende riconoscibili nel mondo. Ma solo due o tre, perché nel mondo siamo riconosciuti troppe volte per cose negative, cose che purtroppo riscontro quotidianamente è che in più di un'occasione mi hanno fatto, e spesso ancora, mi fanno pensare di emigrare altrove. 

Ma finché le opportunità lavorative non si presenteranno in modo concreto, sarò della schiera di quelli stoici che restano qui, che cercano anche rischiando botte o la furia di qualche psicolabile lo scontro feroce con i maleducati, i menefreghisti e tutto quel genere di persone che contribuisce ad arricchire il significato negativo di quella lista di valori. Perché? Perché in troppo pochi hanno voglia di cambiare le cose, raccontare ciò che non va, per provare a cambiare.

Ma se c'è, possibilmente, un'altra lezione che ho imparato nello scrivere qui, è che lamentarsi soltanto non gratifica se non il proprio ego, perché lascia le cose come sono, o al massimo risolvono situazioni singolari in modo molto egoisitico.

L'Italia dovrebbe essere un Paese in grado di autosostentarsi e vivere di rendita soltanto grazie al turismo. Dovrebbe essere sempre e costantemente primatista in tutte le classifiche dei luoghi più gettonati, perché abbiamo tutto ciò che una persona in cerca di relax, cultura e divertimento possa aspettarsi da una vacanza.

Eppure. Eppure è un problema vecchio quanto l'Italia stessa. Ci sono casi virtuosi, come la citatissima Emilia-Romagna, e casi meno, dove i servizi e la cortesia sono lontani da qualsiasi standard che un'educazione sana dovrebbe imporre.

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Ho deciso di non trascorrere le mie 3 settimane estive solo e solamente nel nord della Sardegna dopo 15 anni, ma ho speso 10 giorni nella zona di Oristano.
Premessa. Per me la Sardegna è tra i luoghi che preferisco di più nel globo terracqueo. Il clima, il mare e il cibo sono entrati nelle mie vene e non credo se ne andranno mai, è uno di quei posti magici perché solo qui riesco a rilassarmi e ricaricare le batterie prima di riaffrontare le follie della città.

Qui abbiamo dimora, qui i miei genitori vivono almeno 5 mesi l'anno. Una seconda casa, se così posso permettermi di dire.
Ma scontrarsi con la mentalità di qui è complicato. I sardi sono un popolo meraviglioso e delizioso, ma chiuso e testardo che se sai come fare ti aprono il cuore, se no diffidano un po' dallo straniero. Quindi non farò un discorso di campanilismo, perché immagino che come qui anche altrove esistano persone maleducate, svogliate e con l'idea di respingere il turista con disprezzo.

In queste due settimane però ho constato come essere turista ed essere identificato come tale, ha degli svantaggi enormi:

  • Strane pratiche in alcuni supermercati, ovviamente non tutti, dove i prezzi della frutta/verdura vengono alzati deliberatamente perché il tuo accento non è quello giusto
  • Pagare quasi 2.000 € a testa per una struttura a 5 stelle sulla carta, quando una volta lì dargliene 4 era forse esagerato
  • Diventare invisibili per oltre 1 ora ai camerieri di un ristorante perché soltanto con l'intervento di una persona autoctona seduta al nostro fianco, e amica di un cameriere, ci ha permesso di ordinare
  • Ristoranti, tanti, che non rispondono mai al telefono -Perché non ho tempo di rispondere in questo periodo- e quando lo fanno dicono di essere sempre pieni
  • Attendere oltre 20 minuti al benzinaio perché la mia targa non è con la provincia giusta e quindi si continua a chiacchierare in dialetto con i camionisti
  • Respinti in una pizzeria di un villaggio marittimo minuscolo, con tanti posti a sedere in tavolate grandi intorno alle 14.00, "perché non c'è un tavolo per 2"

Siamo stati ben accolti soltanto negli agriturismi, probabilmente per l'ambiente familiare e l'unico posto dove siamo serviti in tempi decenti e trattati con educazione abbiamo pagato 50 euro a testa. Il che è tutto dire.

Il massimo è stato fotografare cartelli come quello di seguito. Fanno sorridere, ma in realtà sono lo specchio di una situazione reale. Lontana dal turista, incurante delle sue esigenze, dove respingerlo è quasi un dovere perché disturba, sporca o inquina.
Quando in realtà il turista probabilmente è solo lì per lasciare, e ben volentieri, il suo stipendio, comportarsi in modo educato e ricevere il minimo sindacabile di accoglienza. (E si, sono conscio dell'esistenza di turisti maleducati, sporchi, distruttori e ladri di sabbia).

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Non so se è un quadretto a voi famigliare, riscontrato anche in altre regioni, o in altre parti della Sardegna. Ed è ovvio che non tutta la Sardegna è così, anzi. I casi virtuosi sono ovunque.

Una cosa è certa, panorami come quelli qui sotto ti mettono in pace con il mondo e ti fanno dimenticare tutto quanto in pochi secondi, la gente continuerà lo stesso a frequentare questi lidi perché si sta divinamente, ma la mia paura più grande è che le cose non cambieranno mai perché tanto vai via tu - arriva qualcun'altro e la ruota riparte.

Basterebbe davvero poco per migliorare l'accoglienza, far diventare questi luoghi posti dove trasformare le esperienze in ricordi. Ma talvolta nemmeno il poco lo si ha voglia di fare.

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Al di là dell'Atlantico

 🏖💸

Capisco facilmente di come negli anni '20 girassero un sacco di soldi a Miami, fino ad attirare Al Capone per comprare un villino da due soldi su Palm Beach. Endless summer come la chiamano qui.

  Case e strade addobbate a Key West

Case e strade addobbate a Key West

 🎄🌴🤔

28 gradi al primo giorno dell'anno fanno sembrare le decorazioni natalizie dannatamente fuori luogo. Come se a ferragosto ti mettessi a fare il presepe. Il tuo corpo, i tuoi occhi lo rifiutano. 

Una goduria però sapere che qui non arriva mai il freddo, quello umido della Pianura Padana che ti entra nelle ossa. Tra le destinazioni raggiungibili più rapidamente in aereo, per trovare un po' d'estate anche d'inverno.

  Adv gigante in mezzo all'autostrada

Adv gigante in mezzo all'autostrada

🚗📱

In poco più di un anno questa è la terza volta che passo per il sud della Florida, ma mai come questa volta ho assistito all'esplosione di Uber.

Prezzi popolari, precisione, autisti simpatici quasi tutti del Sud America, conviene quasi non prendere alcuna macchina a noleggio e spostarsi solo così.

Il turismo che incontra la tecnologia e il bisogno delle persone. Fa quello che mi aspetto per soddisfare appieno un bisogno, mantiene le promesse dell'offerta che propone. Tante società anche più affermate dovrebbero prendere esempio: la semplicità paga sempre. Tanto più con la tecnologia ad oggi disponibile.

  La nuova frontiera dell'advertising

La nuova frontiera dell'advertising

 ⛴

Il Marketing da strada è di casa qui. Se potessero riuscirebbero a venderti qualche parente. Quest'anno oltre ai vari aerei bimotore che infestavano i cieli della spiaggia di South Beach per richiamare l'attenzione su questo o quel party di fine anno, è apparso ad un certo punto questo mastodonte in mezzo all'acqua. Uno schermo galleggiante per delle praticissime pubblicità display.

 🐌👶

Tra le varie follie di questo Paese ce n'è stata una per la quale ancora a distanza di giorni non riusciamo a capacitarci della sua organizzazione, né tantomeno dell'ampio successo partecipativo.  

È la Baby Race. Una corsa di neonati gattonatori, i quali come delle lumache da competizione devono raggiungere il traguardo. Dove? Nel palazzetto dello sport della squadra NBA di casa, i Miami Heat. Ma solo io lo trovo folle?

🍝🇮🇹

  Foto da Tiramesu.com

Foto da Tiramesu.com

E arriviamo al capitolo cibo. Qui si mangia sempre, a qualsiasi ora del giorno e della notte i ristoranti sono traboccanti di persone che ingurgitano senza sosta. E il più delle volte ti tocca far la fila, quindi altamente raccomandabile prenotare prima.

Di norma Tripadvisor è un fido alleato, fondamentale però non fermarsi solo ai commenti e alle recensioni degli utenti, ma andare a dare un'occhiata ai prezzi del menu sul sito del ristorante è un ottimo modo per farsi un'idea.  Guardando quelli e aggiungendo un 15% di media di mancia avrete presto fatti i conti in tasca. 

Siamo italiani e dopo due settimane la voglia di casa si fa sentire dopo che hai provato cucine da tutto il pianeta. La regola per la quale non si dovrebbe mai mangiare italiano in un Paese straniero dovrebbe valere anche qui. 

Dico dovrebbe perché i ristoranti italiani erano sempre stra pieni di...italiani ovviamente 🙄. Ma c'è un'importante distinzione da fare. Se davvero volete riconoscere un vero ristorante italiano da uno che ha aperto qui solo per far soldi, ci sono due cose da verificare:

  1. Nel menu non deve esserci nessuna menzione a chicchessia Alfredo. Alfredo non esiste. Punto. Esisteva nel Lazio nel 1908 e la ricetta che trovate qui è lontana eoni.
  2. Se avete modo di passare dentro il ristorante prima di mangiarci, verificate che, oltre al proprietario, chi cucina sia veramente italiano e sappia ciò che sta facendo.

Se questo due condizioni vengono rispettate, dovreste mediamente mangiare un buon pasto, per il quale dovreste scordarvi qualsiasi conto economico. Si paga per la qualità italiana all'estero. E poi avete voluto mangiare italiano? 😁

Vi posso suggerire Tiramesu alla fine di Washington Ave. dove credo di aver mangiato meglio di tanti altri posti in Italia. Non di lusso, ma di classe, servizio ed educazione impeccabile, abbiamo consumato uno dei migliori cenoni di capodanno degli ultimi anni. 

Ah si, se non fosse abbastanza chiaro, agevoliamo una diapositiva... 

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🔊📯 

Come raccontavo due anni fa , a Miami guidano tutti pianissimo ovunque. In città S i fermano impròvvissamente nei punti più assurdi della carreggiata e nessuno fa una piega. Ma sembrano tutti soffrire di una strana bipolarità compulsiva.

Il clacson è seriamente abusato. Un decimo di secondo dopo che il verde è scattato, parte il concerto di strombazzate. Roba da fare un baffo al milanese imbruttito. 

🦅🇺🇸💇🏼‍♂️ 

Qui la Trumpmania ha raggiunto livelli imbarazzanti. Pensate ad un gadget qualsiasi, lo troverete con la sua faccia stampata sopra. 

  Il Presidente eletto  

Il Presidente eletto 

P.s.: Senza che nessuno se ne abbia a male, ho forse capito perché tanti americani hanno problemi di sovrappeso. È lo strato di grasso necessario per affrontare senza conseguenze le onde di aria condizionata sparata a -10*. 

Ford Mustang 2.3 Ecoboost #FordDesign

Non posso nemmeno dire finalmente l'ho guidata, perché nella mia vacanza a Miami dell'anno scorso ne ho guidata una molto simile. 

Però non appena Silvio mi ha chiesto di provare la nuova bellezza Ford Mustang 2.3 Ecoboost non ho potuto dire di no. Io avevo provato la V8 5.0 e da poco passavano i primi spot dell'imminente arrivo in italia di questa stupenda muscle car americana. Ma ero comunque curioso di vedere le eventuali differenze con la versione Europea. 

Io di solito non apprezzo il design di questa tipologia di super car, preferisco sempre e di gran lunga le italiane, ma ho un debole inattaccabile per la Mustang, la sua leggendaria storia e forse ancora di più per quella hard top rispetto alla convertible. 

Bene. Qualche impressione. Il motore è reattivo, incolla al sedile proprio come il suo gemello più grande, ma lo fa con più delicatezza anche con la marcia S inserita. Non si ha quella sensazione di decollo che avevo provato sulle highway americane, ma un paio di partenze brucianti in quel di San Felice mi hanno dato altrettanta soddisfazione e la giusta scarica di adrenalina. 

Il listino che varia dai 38.000 ai 49.000 chiavi in mano, dipende ovviamente da quale versione decidete di acquistare e quali accessori inserire, non è altissimo se consideriamo la tipologia di macchina e le prestazioni date chiavi in mano. 317 cavalli. A parità di equini e con una linea decisamente più teutonica dovreste aggiungere un 10k in più in una versione hard top.

L'esperienza di guida di un'auto come questa si traduce con una sola parola: piacere. Nonostante i limiti di velocità e nonostante la costante attenzione da avere in strada, si guida con molto piacere in condizioni normali. E nonostante pensassi fosse davvero troppo larga per le nostre strade mi sono dovuto ricredere, non è del resto molto di più di un SUV di grande taglia, probabilmente l'effetto ingigantito è dovuto dall'infinito cofano che sembra mettere tra noi e l'asfalto un tavolo da ping pong.

Chissà se Ford in futuro si applicherà per dotare la Mustang di guida completamente autonoma.Si perché non solo Tesla e Mercedes stanno innovando nel settore. Ford sta sperimentando soprattutto nei veicoli con guida completamente autonoma in condizioni invernali e diciamo che per chi vive in America non è una cosa così banale. 

I prototipi Ford a guida completamente autonoma si avvalgono della mappatura 3D ad alta risoluzione generata in precedenza e utilizza dei punti di riferimento, riconosciuti tramite i sensori LiDAR, per sovrapporla a quella generata in tempo reale e procedere nella traiettoria più corretta. A differenza delle tecnologie GPS, inutilizzabili perché non sufficientemente precise perché basate su un’approssimazione di vari centimetri, la mappatura tramite LiDAR è in grado di indicare ai sistemi di bordo la posizione millimetrica dell’auto rispetto alla corsia di marcia.

A vederlo sembra molto molto interessante. Resta da capire come e quando verrà implementato su tutta la gamma, ma sono certo non elimineranno del tutto la possibilità di intervenire manualmente e lasciarci il piacere di guidare una bestiola come questa.

Qui la gallery con un po' di foto scattate ieri!

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