Tecnologia

Homescreen 2018

Home screen iPhone XS 2018

Rispetto allo scorso anno ci sono un po’ novità.

Una su tutte Bear dalla quale creo e gestisco ora tutti i post del blog.

Dark Sky, benché a pagamento, è la più affidabile e attendibile per quanto riguarda le previsioni meteo. E gestendo molti eventi all’aperto è più che mai essenziale.

Inbox di Gmail è ormai ufficialmente defunta. Ho quindi sostituito come app di default per la mia posta personale con Edison. Minimale ed efficiente, come piace a me.

Sparito Spotify, ho sostituito lo spazio vuoto con Halide. Un’app di fotografia molto potente che, grazie e soprattutto alla fotocamera di iPhone XS, riesce a realizzare degli scatti magnifici in formato RAW in modo da permettervi di editarli come meglio vi aggrada.

E voi che cambi avete operato? Qualche nuova app da consigliare?

Installare Nest

Installare un termostato Nest non è semplice come vi dicono. A me no che abbiate riscaldamento termo autonomo, abbastanza agio per accedere alla caldaia e un minimo voglia di seguire un tutorial online.

Se invece abitate come me in un condominio con il riscaldamento centralizzato, anche di ultima generazione (ecco, sì, forse non ultimissima, è del 2010), a pannelli solari, l’installazione non è poi così semplice.

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Ma partiamo dal principio. Il mio impianto ad ogni riaccensione invernale fa i capricci. Ho una casa su due piani e quello di sopra fatica a riscaldarsi a dovere con qualche calorifero che sembra addormentarsi senza riaccendersi a dovere finché a) non si sfiata l’aria residua di un anno intero di interruzione al funzionamento b) non si trova qualche altro tipo di problema.

Quest’anno è toccato al secondo tipo di problema. Classico giro di idraulico e risolto con un’uscita, quest’ultimo mi ha fatto notare la vecchiaia dei miei termostati, difficili da impostare quanto Java senza aver mai visto un linguaggio di programmazione.

Già da un po’ avevo adocchiato l’arrivo in Italia di Nest. Convinto della complessità del mio impianto, mai li avevo presi in considerazione per sostituire i vecchi termostati di oltre 8 anni. Questa volta, deciso a dare una svolta alla domotica di casa ho voluto approfondire sul sito di Nest.

Un sito dove si dice tutto e il contrario di tutto, dove si cerca più di non far capire nulla a un semplicissimo acquirente, piuttosto che aiutarlo e guidarlo nella scelta tra i due modelli proposti (Nest Learning Thermostat e Nest Thermostat E).

Poi, la luce.

Un form da compilare. Lascio email e numero di telefono. Saranno passati 10 minuti e squilla il cellulare con un numero con prefisso Stati Uniti. Un operatore Nest, in perfetto italiano, mi fa qualche domanda sul mio attuale impianto. Chiedo se il Nest può essere installato a casa mia, dove ho due termostati, uno per piano, e nessun controllo sulla caldaia.

Sì. È fattibile. È anche il 23 Novembre. Black Friday, 50€ di sconto per ogni modello. Acquisto e mi addormento sognando già una facile installazione in pochi minuti, risparmio e meno inquinamento.

Il mattino dopo ricevo un’email con link alla mappa degli installatori più vicini a me. Decido che meglio non metter mano dove non ho competenze. Pertanto ne contatto tre, nessuno sa darmi data per un appuntamento. Scrivo tre email, ma in tre giorni nessuna risposta.

Ne contatto un quarto, molto gentile. Un paio di giorni ed è a casa mia. Mi dice subito che gli altri colleghi non rispondono in quanto installare Nest non è quel che sembra. L’installazione si rivelata infatti il classico assioma: quello che ti dice un commerciale solitamente non corrisponde alla realtà delle cose.

Nest Learning Thermostat

Installare Nest sul mio impianto non è stato un gioco da ragazzi come i video ufficiali ti vogliono far credere, nemmeno come l’operatore al telefono ha cercato di vendermi. I due termostati Nest devono controllare tre elettro valvole che adesso funzionano alla perfezione dopo mezza giornata di lavoro. Se non ne sai di elettricità, se non sai soprattutto come è fatto il tuo impianto è sempre meglio rivolgersi ad un installatore che conosce Nest e come installarlo.

Sì perché il termostato ha una componente che si chiama HeatLink che sulla scheda prodotto evitano di raccontarti nel dettaglio, ma che in realtà è il cuore del termostato e senza di quello non funzionerebbe. È una scatoletta che si collega all’impianto e permette la gestione della caldaia o, come nel mio caso, delle elettro valvole.

Nest App

Una volta installati i termostati fanno il loro dovere, hanno un’opzione che recepisce la presenza o assenza di persone dentro casa, in modo da regolarsi automaticamente dopo tot di giorni e cercare di iniziare a risparmiare sul riscaldamento. Sono curioso di approfondire la curva di apprendimento e verificare se effettivamente si possa adattare alle mie esigenze. Nel frattempo ho attivato la programmazione settimanale.

L’app per smartphone per il controllo remoto è molto basica, ma con il termostato connesso ad internet si può controllare la temperatura da ovunque. Per verificare un effettivo miglioramento nei consumi ho bisogno però di attendere un anno nel mio caso, perché il riscaldamento, essendo condominiale, fa parte delle spese contestuali.

Per concludere, benché sul sito sembra tutto facile e veloce come l’installazione di un modem o una classa Bluetooth qualsiasi, il Nest sia che esso sia il Learning Thermostat o il Thermostat E, ha bisogno di esperienza e conoscenza da chi lo installerà altrimenti si rischia di far danni o peggio restare al freddo per molto a lungo.

Wi-Fi non ti mollo mai.

L’arrivo delle Shortcuts su iOS ha sicuramente fatto fare un passettino avanti ad iPhone e all’automazione di compiti o attività ripetitive, schematiche e proprio perché sono “sempre le stesse” non meritano troppi sforzi da parte nostra.

Se ne trovano tante online, alcune molto carine. Io ne ho un paio per avvisare quando sto uscendo dall’ufficio oppure per disattivare velocemente il bluetooth e il wi-fi e salvare un po’ di batteria.

C’è questa specie di fastidiosissimo bug che tiene ancorato il nostro telefono al segnale Wi-Fi per molto tempo, e bisogna allontanarsi dall’edificio per diversi metri prima di sganciarsi completamente dal segnale. Questo succede da quando c’è iOS ed è una vera rottura di scatole.

Soprattutto ora con l’arrivo di questi utilissimi Comandi, mi capita spesso che mentre sono ancora sul portone per lasciare l’ufficio Siri non risponda ai comandi perché proprio in quel limbo tra 4G e mezza tacca di segnale Wi-Fi.

Assistenza Wi-Fi

Nonostante questa funzionalità (scommetto non ne sapevate l’esistenza, si trova sotto “Cellulare”) sia attiva.

C’è questa shortcut che ho creato che spegne il Wi-Fi per 40 secondi, un tempo accettabile per permettervi di mandare un messaggio o di pigiarne un altro per attivare un altra shortcut e il Wi-Fi ritorna ad accendersi.

Spero Apple possa migliorare questo aspetto oppure semplicemente rilasciare delle shortcut ufficiali per ovviare al problema.

Cattura il momento

FASHION-PARIS/LOREAL

Dopo una settimana intera a cercare di decidere se cambiare definitivamente il mio iPhone XS per passare al modello “inferiore” iPhone XR e rimasto poi con la scelta iniziale, oggi ho recuperato un po’ di post non letti complice una trasferta.

Tra tanta fuffa uno interessante di The Atlantic. Un esercizio di stile di alcuni fotografi con degli scatti sull’ubiquità dello smartphone in qualsiasi momento della nostra giornata.

According to reports issued by several market-research firms, including Forrester Research, the total number of smartphone users worldwide will reach 3 billion this year—40 percent of the human population. For many, these versatile handheld devices have become indispensable tools, providing connections to loved ones, entertainment, business applications, shopping opportunities, windows into the greater world of social media, news, history, education, and more. And of course, they can always be put to use for a quick selfie. With so many devices in so many hands now, the visual landscape has changed greatly, making it a rare event to find oneself in a group of people anywhere in the world and not see at least one of them using a phone. Collected here: a look at that smartphone landscape, and some of the stories of the phones’ owners.

Odissea iPhone XS

Nonostante fossi dotato di un iPhone 8 aziendale, ho voluto cedere alla mia passione per la tecnologia e testare tutte le migliorie e i cambiamenti del nuovo iPhone XS. Interesse accentuato dalle nuove camere posteriori, di eccellente qualità e nonostante non sia un fotografo professionista, mi hanno già permesso di portarmi a casa qualche scatto decente.

Tuttavia sin dal primo giorno in cui ho ritirato il telefono ho riscontrato in fase di telefonata delle vibrazioni costanti alla cassa frontale, quella dove si poggia l’orecchio per capirci. Vibrazioni fisiche, sembrava che il vetro sotto il mio orecchio vibrasse ad ogni parola pronunciata dal mio interlocutore.

Forte della mia garanzia e dell’impareggiabile esperienza degli store Apple decido di prenotare un appuntamento al Genius Bar (trovare un posto libero nell’immediato è complicatissimo, assomiglia al sistema sanitario italiano).

Test hardware fallito. Le casse segnano rosso sull’iPad del commesso. Primo telefono sostituito. Prima di uscire mi dice:

Non preoccuparti, può capitare che un lotto sia fallato, succede anche a quelli che ci danno per fare le sostituzioni.

Al che penso: perfetto. Vedrai che anche questo avrà problemi. Ma felice del cambio inizio ad utilizzare il telefono come nulla fosse. Passano un paio di giorni e di nuovo iniziano i problemi.

Prenoto un nuovo appuntamento. Questa volta il test hardware dà risultati negativi. L’iPhone non ha nulla sembrerebbe, ma chiedo gentilmente di far una telefonata di prova. Anche la commessa si accorge del problema, mi dà ragione e mi sostituisce il telefono. E due.

Il terzo iPhone XS sembra integro, le chiamate sono perfette e non presenta problemi. Dopo circa due settimane però, sempre l’autoparlante frontale smette di funzionare mentre riproduco musica, guardo un video o ascolto un podcast. Funziona quella in basso, ma in alto niente da fare, perdendo così l’effetto stereo. Mi reco di nuovo al Genius Bar. Il telefono passa tranquillamente il test hardware, mi dicono che potrebbe essere un problema del mio backup, di ripristinare il telefono e trattarlo come se fosse nuovo. Riscaricando così da capo tutte le app e risincronizzando tutti gli account. Poco male. La cassa sembra effettivamente ritornare in vita. Ma solo per un paio di giorni.

Frustrato prenoto una nuova “visita”. E proprio ieri mi sostituiscono nuovamente il telefono. E tre. Questa volta però l’appuntamento si è protratto per oltre un’ora. La gentile commessa è sparita sul retro per oltre 15 minuti per confrontarsi con gli sviluppatori Apple e capire se fosse un problema software o meno. Non lo è. Pertanto è stata autorizzata a cambiarmelo nuovamente.

Ora, è indubbio che io sia stato particolarmente sfortunato con una partita difettosa e irritato perché Apple abbia messo in commercio un telefono così delicato. Tuttavia l’esperienza utente e consumatore è stata impeccabile. Telefoni sostituiti immediatamente e con tutte le scuse e le cure del caso. Ripristino del contenuto dei telefoni in maniera agevole e senza mai intoppi.

Dopo queste settimane travagliate ho voluto approfondire un po’ le cose. Capire se fossi stato l’unico ad avere problemi di questo tipo. Dopo una ricerca senza risultati in Italia, ho trovato più di una casistica su Reddit e anche su siti specializzati.

Insomma. Sembra esserci un problema che Apple non ha ancora ufficialmente riconosciuto, ma mi auguro che se le casistiche dovessero aumentare provvedano in qualche modo invece di continuare a sostituire device.

Bear app

Ho voluto testare Bear come principale editor per i post del mio blog. Non tanto perché non mi fidassi troppo della struttura online di Squarespace, ma per evitare (e qualche volta mi è capitato) di perdere quanto lavorato in fase di scrittura, per colpa di down della rete o problemi relativi al caricamento del browser.

Per prima cosa ho studiato brevemente la sintassi del markdown, inventata da John Gruber di Daring Fireball. Molto utile in quanto cerca di permettere a chi scrive di focalizzarsi solamente sul testo e poco sulle amenità grafiche e di stile.

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Siccome Squarespace integra il Markdown, è sufficiente scrivere tranquillamente il post su Bear, utilizzare il menu apposito che replica le funzionalità di un qualsiasi editor e poi cliccare su esporta in Markdown per poi incollare sul sito e avere già tutto formattato nel modo corretto. Non rimane che inserire eventuali video o foto direttamente sull’editor di Squarespace.

Forse un po’ macchinoso, ma del resto di applicazioni desktop che facciano da publisher per Squarespace non ne esistono più e reputo questo passaggio il più efficace sia per salvare offline il testo dei propri post, sia per pubblicare anche da mobile con un editor più potente.

Bear è gratuito sia su desktop che su mobile, esiste anche la versione Pro. Con una manciata di euro al mese si ha accesso al sync su iCloud, dei temi graficamente più carini e un set di formati aggiuntivi con cui eseguire l’export di ciò che si sta scrivendo.

iPhone e il tempo di utilizzo

Con l’aggiornamento a iOS 12 Apple ha rilasciato una nuova funzionalità chiamata Tempo di Utilizzo. Sostanzialmente l’iPhone tiene traccia di ogni cosa voi facciate o riceviate, utilizzo di app, notifiche, etc.

Al di là di impressionarvi di quanto stiate attaccati o meno al vostro smartphone e lo spirito sicuramente (😏) buonista di Apple nell’aiutarvi a limitarne l’utilizzo, personalmente la funzionalità non ha cambiato in nessun modo il mio comportamento.

Dall’inizio di quest’anno ho deciso di abbandonare la distinzione tra telefono aziendale e personale. Un solo telefono, un solo numero, maggiore comodità. Ebbene, se devo lavorare l’utilizzo di certo non posso limitarlo e nel mio tempo libero faccio un po’ quello che mi pare per dilettarmi con le funzionalità del mio smartphone, sicuramente evitando di perdere tempo inutile sui social.

Mi trovo particolarmente d’accordo con questo post di Medium. Il mio comportamento non si è mosso di una virgola. So di non essere dipendente dal mio telefono nella stessa misura in cui so di non esserne indipendente. Ma so trovare il mio equilibrio.

È un po’ come quando si parla ad un fumatore e ti dice che non riesce a smettere. Sono io a mantenere il controllo, non il fumo. Idem per il mio cellulare.

Squarespace + Unsplash

Finalmente su Squarespace è arrivata l’integrazione totale con Unsplash.

Unsplash è il più grande database di immagini prive di copyright e utilizzabili sotto creative commons.

Da oggi se si cerca un’immagine nell’imagine block appare questa schermata.

Ottima integrazione. Ci voleva.

Unsplash

iPhone XS

Sto testando da qualche giorno il nuovo iPhone XS. Al di là della qualità dello schermo e delle foto eccezionali, devo ancora abituarmi all’assenza del bottone fisico e al continuo sbloccarsi del telefono con uno sguardo solo.

Volevo saperne di più e Apple ha fatto questo video molto pratico. Ancora non sono riuscito a capire come salvare il proprio MeMoji come foto, ma confido di arrivarci a breve.

P.s.: Un primo paragone di scatti tra X e XS. 

Piacere, sono io. Fenomenologia del biglietto da visita.

Coincidenze.

Al lavoro ci stiamo preparando per un’inaugurazione importante. C’è da creare una mailing list di contatti accumulati in qualche mese, prettamente new business, quindi non provenienti da un database, la totalità hanno come origine un biglietto da visita.

Riflettevo su come ancora il processo legato ai biglietti da visita sia macchinoso, poco avvezzo ad abbracciare la tecnologia, ma pur sempre molto efficace. Un pezzo di carta che dice chi sono e da dove vengo, il più delle volte con un titolo fantasioso su quello che faccio.

Proprio ieri è uscito questo articolo su Engage sul tema:

È il 1700 quando cominciano a diffondersi i primi biglietti da visita. Accade in Francia, per soddisfare la necessità di avvertire coloro da cui si va ospiti del proprio imminente arrivo. Solo alla fine del secolo l’utilizzo di tali oggetti prende una piega “commerciale”: se li scambiano i mercanti, apponendovi a volte sopra una firma che può valere come un vero e proprio contratto.

Da allora sono passati trecento anni, ed il biglietto da visita rimane, nonostante l’avvento dei social, il re incontrastato dell’engagement.

Consegnare questo potentissimo pezzo di carta nelle mani di qualcuno, è ancora un gesto che riveste un’importanza fondamentale: nel momento stesso in cui la persona che ci troviamo di fronte riceve il nostro biglietto da visita, stabilisce con noi o col nostro marchio un legame; quanto questo sarà solido e duraturo sta a noi stabilirlo.

Negli anni ho assistito a tentativi più meno efficaci e più o meno riusciti riguardo ad una possibile evoluzione. Cambiandone il formato, provando a farlo diventare una sorta di attività di gamification, oppure semplicemente sfruttando la fotocamera del proprio smartphone.

Tuttavia quel rettangolo di carta, dai formati più disparati, costantemente riafferma la sua natura di veicolo di informazioni. Probabilmente qualcosa di fisico e tangibile, immediatamente fruibile dal nostro sguardo, è in grado di trasmettere in pochi secondi il minimo indispensabile per comprendere se il nostro interlocutore può fare al caso nostro, diventare un contatto prezioso oppure da cestinare una volta tornati a casa.

Per questo ha così successo. Permette a chi lo riceve di lasciare un’estensione di noi, una rappresentazione visiva di ciò che siamo stati in grado di trasmettere durante quel primo incontro.

Non so se si troverà un’altra pratica altrettanto efficace e così diffusamente condivisa. Sta di fatto che le innovazioni fino ad oggi proposte non sono riuscite a soppiantare questa abitudine ormai vecchia di oltre 300 anni.

Buono scambio.

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