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Weezer: NPR Music Tiny Desk Concert

Premessa. Adoro i Weezer.

Seconda premessa. La bravura di una band è direttamente proporzionale a quanto è tecnicamente capace di esibirsi live. Il coefficiente aumenta nel momento in cui è in grado di esibirsi in acustica.

NPR, organizzazione indipendente no-profit comprendente oltre 900 stazioni radio statunitensi, ha creato questo format molto carino dove alcuni artisti si esibiscono in uno spazio minuscolo e sprizzano figaggine da tutti i pori.

Che bello vedere i Weezer prendervi parte.

Buon giovedì!

This is probably the loosest you'll ever see Weezer. Known for meticulously produced — and electric — live shows, frontman Rivers Cuomo and the rest of the band settled in behind the Tiny Desk for an entirely acoustic set without the in-ear monitors, click track or vocal separation they usually employ to stay locked-in and tight for bigger performances.

The result is surprisingly intimate, with songs that feel lived-in and rumpled, like an old flannel shirt from the '90s.

Weezer opened with one of the band's rarer songs: "Longtime Sunshine," a 1994 track that's only appeared as a Rivers Cuomo home recording on bootlegs and compilations, and on the deluxe edition of Pinkerton.

Then the band performed a stripped-down version of its electro-pop song "Living in L.A.," from Weezer's new self-titled "Black Album," followed by another deep cut, "Across the Sea." It's a song Cuomo originally wrote in his early 20s, inspired by a fan letter he'd received from a young woman in Japan.

While beloved by many Gen-Xers who'd first heard it on 1996's Pinkerton, the song's lyrics haven't aged terribly well.

Weezer returned to its newest material to close the set with "High as a Kite," from the new album. A song of innocence and escapism, Cuomo sings about daydreaming and how he wants to disappear — which is exactly what the band did once the song was over, but not before Cuomo told the crowd, "We are Weezer, from the planet Earth. Have a nice life!"

MusicAndrea Contino
Contenuto esplicito

Come la morale e i bacchettoni abbiano avuto la meglio sull’industria musicale. La nascita dell’etichetta Parental Advisory, diventata poi un’icona di moda in alcuni casi, e sfruttata per andare contro a tutto ciò rappresenta in altri.

The explicit lyrics sticker is one of the most recognizable images in American music. Its placement on an album cover signifies you’re going to hear something for adult ears only, and it’s an image we often take for granted. The story behind how we got that sticker is bonkers, to say the least.

The very public discussion around the advisory label involved the Parents Music Resource Center (PMRC), a group led by the wives of Washington politicians and a few musicians including Frank Zappa, Dee Snider, and John Denver.

While the PMRC’s involvement was allegedly sparked by some raunchy lyrics from Prince’s 1984 album Purple Rain, the debate over rock lyrics had been infiltrating American culture and politics for a decade.

The driving force behind that debate was the rise of heavy metal, a genre that saw explosive popularity with the launch of MTV in 1981, and the growing influence of the religious right, who saw rock music as a powerful threat to Christianity.

The Dirt - Il film sui Mötley Crüe

Dicono il 2019 sarà l’anno del rock a dispetto dell’hip-hop.

Bohemian Rhapsody prima, ora il film sui Mötley Crüe.

The Dirt è uscito venerdì su Netflix in tutto il mondo e a me è piaciuto davvero tanto. Forse il più famoso critico musicale si esprime così:

Which is why the younger generation is going to be intrigued by this flick, they not only want to know how it was, they envy it and want to re-enact it.

That’s right “The Dirt” will be influential. Never underestimate the power of rock.

Rock on.

Echi dal passato

L’altro ieri sono successe due cose incredibili.

I Limp Bizkit si sono esibiti in un concerto karaoke al Troubadour con la formazione originale. Non suonavano insieme dal 2012. Il costo del biglietto era di 3 dollari, come il nome del loro primo LP.

A presenziare vari VIP, tra cui Marilyn Manson e Billy Corgan.

Speriamo sia il preludio al lancio di un nuovo album, atteso dal 2013.

Arriviamo però alla vera notizia.

FriendFeed, il miglior social network di sempre, sembra essere risorto come un’araba fenice. Il vecchio zoccolo duro di utenti italiani si è iscritto in massa a: FreeFeed.

Già il nome richiama il defunto, ma non solo, sembra avere la stragrande maggioranza delle funzionalità con un lookalike impressionante.

Insomma, pronti a perdere altre decine di ore a raccontarci cazzate e recuperare vecchie/nuove amicizie.

Noisli

Lorenzo segnala questo divertente servizio web based per aiutare a concentrarsi sparandosi nelle orecchie rumori rilassanti.

Si chiama Noisli e può dare una grande mano, soprattutto in open-space.

Noisli
MusicAndrea Contino
Dio salvi la musica in streaming

Qualcuno anni fa tirò fuori questo concetto della coda lunga.

Internet ha ampliato le limitate prospettive grazie a un coefficiente tendente all’infinito: la scelta.

Questa cosa l’ho riscontrata soprattutto nei servizi di musica in streaming. Credo di aver scoperto e ascoltato più musica negli ultimi 6 anni che in tutta la mia vita.

50 milioni di brani sono davvero un’infinità. Nella mia collezione personale al momento ne ho 36.000 circa, il counter mi dice che impiegherei 100 giorni ininterrotti per ascoltare tutte le canzoni salvate. Figuriamoci tutto il repertorio a cui si ha accesso a 9.99€ al mese.

Al di là dei puristi, del salviamo il vinile, i cd e le musicassette, la verità è che mai come ora possiamo estendere i nostri orizzonti musicali. E non perché un bot ci ha suggerito la prossima playlist di tendenza, ma perché in base ai nostri gusti musicali ci fa scoprire praticamente ogni giorno una nuova proposta.

Prima di questa rivoluzione quando? Nei forum? Nei negozi di musica? Passaparola?

C’è chi dice che la sovrabbondanza faccia male al mercato, non generi abbastanza revenue agli artisti, e canzoni capolavoro magari non verranno mai ascoltate.

Io penso proprio l’opposto e il modo in cui le canzoni scalano le classifiche oggi ne è la dimostrazione. Ormai gli artisti sopravvivono con i singoli e non con gli album, gente sconosciuta raggiunge le vette per poi sparire di nuovo nel nulla.

Viva Iddio per questo nuovo modo di ascoltare musica. Per chi la ama è davvero una manna.

MusicAndrea Contino
Inavvicinabile

Come la voce di Freddy Mercury. Tuttavia per alcuni passaggi di Bohemian Rhapsody si è reso necessario registrare alcune parti vocali.

Marc Martel ne ha cantate alcune parti, si avvicina molto a Freddy. Per niente male devo dire.

MusicAndrea Contino
Il rock non muore mai. Feral Roots

I Rival Sons sono tornati venerdì scorso con un album bello bello. Appena in tempo per essere recensiti da quelli di Come Un Killer Sotto Il Sole.

Godetevelo in santa pace. 🤘🏻

Se Feral Roots fosse, infatti, un bollettino medico o l’esito del check up di un moribondo dato per spacciato, molti si sorprenderebbero a scoprire che il rock gode, non di buona, ma di ottima salute. Basta mettere sul piatto il disco e farsi asfaltare dalla sequenza dei primi tre brani: la ferocia anthemica di Do Your Worst, il tambureggiare spasmodico di Sugar On The Bone e lo schianto metallico di Back In The Woods, selvaggia e arrembante come una carica di cavalleria, sono i classici tre indizi che forniscono una prova grossa come una casa.

Un inizio potente, rumoroso, martellante, roba che se non si sta attenti al volume delle casse si rischiano denunce penali dai vicini di casa. Il rock sta benissimo, allora, e proprio grazie a band come i Rival Sons, che continuano a fare del loro meglio affinché il sacro fuoco non si spenga mai. Giunti al sesto album in studio, dopo oltre dieci anni di attività, la band di Long Beach è ormai una macchina da guerra collaudatissima, con un proprio suono e una propria identità, tanto che pigri paragoni con grandi band del passato, Led Zeppelin su tutte, sono ormai solo meri esercizi di stile giornalistico che non hanno (quasi) più ragione d’essere.

In cabina di regia torna nuovamente Dave “Re Mida” Cobb, che anche fuori dagli steccati dell’americana, si trova meravigliosamente a suo agio. Nello specifico, mette lo zampino anche in alcune delle composizioni, e soprattutto, forgia un suono dal tiro pazzesco, secco, pulito e letale come un colpo di mazza ferrata sullo zigomo. Il resto ce lo mettono questi quattro ragazzi, che non solo non hanno perso un briciolo dell’entusiasmo degli esordi, ma sono anche cresciuti notevolmente a livello di songwriting.

MusicAndrea Contino