Libri

Terre selvagge o giungla urbana?

L'altro giorno vi ho detto una bugia. 

In realtà ho aperto un blog nel 2007. Il che fa un totale di 11 anni. I due anni mancanti sono tutti archiviati qui

Ci sono ritornato questa notte, dopo aver terminato di leggere Ritorno alle terre selvagge.

Perché? 

Il libro è scritto da Frank, Francesco Lotta. Sì, proprio lui il DJ di Radio Deejay.  Frank l'ho conosciuto su FriendFeed nel 2009. Ai tempi realizzava un VideoBlog molto all'avanguardia per i tempi, EGO, a me piaceva molto e oggi archiviato sui siti di FOX.

Ci siamo spesso scambiati opinioni a quei tempi, nel 2010 l'ho persino intervistato qui. E ho seguito la sua ascesa nella realizzazione del suo sogno, o almeno uno dei tanti. Essere uno speaker radiofonico.

Abbiamo scambiato poche parole negli ultimi anni, ci siamo sentiti in radio l'anno scorso quando mi chiamò in una notte d'estate in Sardegna, mentre con la mia ragazza percorrevamo le strade della Gallura. 

Della sua storia apprezzo la tenacia e la forza di volontà, dimostrazione che il successo arriva se ci si crede davvero, anche dopo tante porte in faccia. Ed è quello che traspare vividamente dalla sua avventura, ripercorrendo le tracce di Into the Wild scritte nel libro. 

Più del viaggio in sé, ho apprezzato le sue profonde riflessioni. Su se stesso, sulla società moderna, sulla sua voglia (spesso coincidente con la mia) di rifuggire da certi schemi e cliché che ci vengono imposti e dentro i quali talvolta fatichiamo a calarci. Un vestito troppo stretto che abbiamo bisogno di togliere in fretta per respirare a pieni polmoni la vita.

Spero Frank trovi le risposte di cui è a caccia da tempo, confido nella sua capacità di ritrovarsi e rinnovarsi ad ogni viaggio. È la sua benzina e penso, infine, sia principalmente quello il suo sacro Graal.

Da leggere! 
★★★☆

Kindle Oasis (2017) 9a generazione

Lo scorso autunno ho acquistato il nuovo Kindle Oasis da 8GB. La seconda versione del top di gamma della famiglia eReader di Amazon.

Ho deciso di puntarci per due motivi. Il primo, il mio vecchio Kindle (di ormai almeno 8 anni fa) stava tirando le cuoia e l'assenza di retroilluminazione mi stava infastidendo non poco, soprattutto nelle mie letture notturne.

Tuttavia, solo la scorsa settimana sono riuscito a utilizzarlo intensivamente. 

L'Oasis ha un'ergonomia abbastanza interessante, ha una parte convessa sul retro che permette la presa con una mano sola e due tasti fisici di supporto, oltre allo schermo touch, per avanzare o retrocedere nelle pagine. 

Non importa quale sia la vostra mano dominante, lo schermo è in grado di ruotare di 360° in modo da permettere di utilizzarlo indistintamente con la destra o con la sinistra. 

La batteria

Mantenendo la luminosità automatica e la modalità aereo attiva e con qualche sync realizzato in Wi-Fi, la batteria del Kindle Oasis è durata 3 settimane senza la necessità di essere ricaricato. Con sessioni di lettura di intorno 1 ora e 30 min abbondante al giorno. 

Sono abbastanza soddisfatto del risultato, permettendomi di partire senza cavi e senza l'apprensione che si sarebbe scaricato. Mi sarei aspettato di più, ma leggendo un po' online si può prolungare la durata della stessa di un paio di settimane in più se si controlla il livello di luminosità manualmente e la si mantiene costantemente tra il 9 e il 10.

Impostazioni e aggiornamento pagina

Le impostazioni dell'Oasis consentono di fare moltissime cose, talune ereditate dai precedenti modelli di Kindle: condivisione sui social, sottolineare e prendere note, apprendimento di nuove lingue, un browser sperimentale, acquistare nuovi eBook etc.

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Ma c'è una funzionalità sulla quale mi sono soffermato e non ne comprendevo l'utilità: Aggiorna pagina

Spulciando online ho dato conferma a quanto supposto. La funzionalità permette di attivare o disattivare il "refresh" dello schermo una volta che si cambia pagina. Cosa significa?

Se si guarda attentamente lo schermo dopo che si è girata pagina si può notare un effetto chiamato "ghosting", alcune tracce dei caratteri della pagina precedente rimangono sullo sfondo. È un effetto molto difficile da notare, lo si inizia a percepire se si è una sessione di lettura continuativa di 100+ pagine senza aver spento o messo in pausa il Kindle. La convenienza di avere questa funzionalità settata su Spento è quella di avere una scorrevolezza più morbida tra una pagina e l'altra e un consumo minore della batteria.

Io l'ho lasciata sempre su Spento e non ho notato nessun effetto ghosting particolarmente accentuato. Scomparso subito dopo lo stand-by e la riaccensione successiva.

Mentre lasciarla su Acceso eviterà sì la comparsa dell'effetto ghosting in toto, ma si avrà un sobbalzo di una frazione di secondo tra le due pagine. C'è da specificare che di tanto in tanto il Kindle procede in automatico a fare un refresh dello schermo anche se la funzionalità è settata su Spento, idem avviene nel momento in cui il Kindle va in stand-by e poi viene riacceso. 

La cover

Ho acquistato la cover in tessuto originale Amazon. Stranamente da quando ho ordinato l'eReader la custodia non è mai stata disponibile (ma ne trovate su ebay ancora intonse a prezzi decenti), né nella versione tessuto né in quella in pelle, con Amazon che suggerisce gli acquisti di accessori di terze parti. L'ho pertanto dovuta acquistare usata, ma in condizioni fortunatamente eccellenti.

Anche per gli altri miei accessori elettronici prediligo l'acquisto di accessori originali, mi è sempre sembrato che l'attenzione e la cura per i dettagli non è minimamente comparabile ai prodotti "non originali".

Nonostante la custodia abbia recensioni mediamente negative, fa comunque il suo dovere, protegge bene la parte più importante e fragile, lo schermo, incastrandosi perfettamente con la parte concava dell'Oasis.  

Standing cover Kindle Oasis

Usabilità 

In generale il passaggio da uno schermo verticale a uno sostanzialmente quadrato non mi ha destabilizzato più di tanto, anzi, mi ci sono abituato praticamente subito. La leggerezza e l'impugnatura ergonomica consentono dopo poco di dimenticare il supporto fisico che si sta "reggendo", consentendo di immergersi soltanto nella lettura. 

La cover scelta, così come le tante altre proposte su Amazon, ha la possibilità di piegarsi su se stessa consentendo di fungere da piedistallo e utilizzare il Kindle appoggiato su una qualsiasi superficie, così come ho fatto durante il mio viaggio in aereo, lasciando l'eReader sul tavolino.

Conclusioni

Esteticamente rimane piuttosto anonimo, cercando però di distaccarsi un po' dalla concorrenza, cambiando dopo tanti anni la classica forma a libro e abbracciando maggiormente l'ergonomia e la facilità con cui si deve reggere in mano. Riuscendoci pienamente a mio avviso. 

Il materiale utilizzato per rivestire la parte posteriore è un alluminio molto resistente che non teme né acqua né sabbia. Non so dirvi la tenuta dello schermo, in quanto ho deciso di proteggerlo con una pellicola trasparente

Tra i tanti "aggeggi" elettronici in mio possesso, il Kindle Oasis è sicuramente tra gli acquisti più azzeccati. Fa ciò che deve, lo fa meglio di qualsiasi altro (ho provato per qualche settimana un Kobo Aura HD, ma 👎🏻) e il prezzo, dopo un utilizzo intensivo, diventa più che giustificato. 

★★★★

Bassa risoluzione

Essendo appassionato di storia dei media e di sociologia della comunicazione, così come ho fatto con il primo, non potevo non leggere il secondo libro di Massimo Mantellini: Bassa risoluzione.

Il libro descrive piuttosto bene, sfruttando le grandi tematiche sociali come sfondo al racconto, come la pervasività della tecnologia nelle nostre vite abbia fatto si che tutto scivolasse verso il basso. Un decadimento o una sintesi, se preferite, verso l'analitico e il sintetico. Una perdita di qualità dettata dalla superficialità di fruizione dei contenuti, dettata più dall'apparire che dal'essere.

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Massimo nel libro racconta piuttosto bene alcuni episodi sotto gli occhi di tutti, musica ascoltata con impianti da qualche spicciolo, fotografie scattate più con gli smartphone che con reflex professionali, la costante ricerca di lasciare o scovare una traccia si è imposta sulla profondità e la qualita.

Ciò non è necessariamente un male, anzi, ha permesso al progresso tecnologico di attecchire e di rispondere ad esigenze di cui non sapevamo nemmeno l'esistenza.

C'è stato un solo passaggio dove non mi sono trovato particolarmente d'accordo. Quando nei primi capitoli si parla di Internet come il non-luogo e dei tempi dell'iperbiografismo. Ovvero, lasciamo così tante tracce in rete di noi stessi che possono funzionare da biografia-testamento personale.
Tuttavia credo che sì, Internet ci dà la possibilità di raccontarci con immagini e testo, ma lo spettatore non saprà mai fino in fondo ciò che sta dietro quella cortina digitale. Le emozioni risiedono dietro una fitta rete di interpretazioni che solo per sbaglio potranno coincidere con ciò che abbiamo realmente provato nel momento in cui abbiamo deciso di scattare una foto, produrre un testo o registrare un video e condividerlo online.

Concordo invece con la sua disanima sull'altrove. Fatichiamo ancora a percepire Internet come qualcosa di reale, perché intangibile. Qualcosa che vediamo con gli occhi ma che cessa di esistere nel momento in cui ci allontaniamo da un dispositivo collegato ad esso.

Ciò che mi porto a casa è sicuramente la consapevolezza di come la tecnologia a nostra disposizione negli ultimi 30 anni abbia frammentato qualsiasi paradigma sulla quale si sia imposta, disgregando il pre-esistente e generando nuove piccole-grandi realtà inesistenti fino a quel momento: streaming di musica, netflix, eBook e la lista potrebbe andare avanti ancora per molto.

Nel leggere il libro ho sempre avuto davanti fissa l'immagine di un imbuto al contrario, con la parte più stretta rivolta verso di noi, fruitori estemporanei ed effimeri, costretti a fare una scelta costante su cosa prediligere in una miriade di infinite scelte e possibilità di interazione culturale.

Il senso della "bassa risoluzione" sta probabilmente nel scegliere nel modo giusto cosa poi prendere a piene mani e approfondire perché più affine al nostro essere. L'interazione con i mezzi tecnologici e il modo in cui decidiamo di utilizzarli, beh quello è un altro paio di maniche.

Ancora sul leggere

Dopo questo post su Internazionale condiviso un po' di tempo fa, anche Galatea ci mette del suo:

È quella vertigine che ti prende quando precipiti in un libro, che è la cosa più simile ad uno Stargate. L’oggetto più fantascientifico e multimediale che esista, perché tu sei lì, nella tua stanza, e un momento dopo sei altrove, e non sei nemmeno più tu.
La lettura è quell’incantesimo che amplia e dilata i confini del reale. Leggere è come avere i superpoteri. Sei portata in altri mondi, in altre epoche, e ci sei dentro, spettatrice ma anche protagonista.
A me dispiace sinceramente per quelli che non leggono. Ma mica per quelle bubbole della cultura, o sul diventare migliori, eh. È che non sanno cosa si perdono. Infinite avventure, emozioni che esplodono dentro come supernove, viaggi nel tempo e nello spazio. Non è guardare qualcosa come spettatore, è vivere vite non tue, che però diventano tali. Uno stordimento, un senso di perdita e di acquisto assieme, come se d’improvviso avessi la facoltà di annullarti e di ricomporti.
Chi non legge pensa che la lettura sia tempo sottratto alla vita vera. Come se fosse una dimensione che non ha nulla a che fare con il reale, un rifugio per mammolette. Leggere invece è un distillato di vita, una sorta di amplificatore dei sensi e delle emozioni. È come un buon cibo, che ti risveglia dentro ricordi che non sapevi di avere, e ti smuove tutto.

Storie di NY 🗽

Tra i giocattoli che puoi trovare da F.A.O. Schwarz a New York c'è una serie Lego dedicata ai grandi monumenti o palazzi iconici. Facili da costruire sono formati da blocchi più grandi rispetto al solito.

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Lascia questa sensazione New York Stories, un puzzle di racconti in grado di attraversare oltre un secolo di vissuto della grande mela. Ogni tassello è fondamentale per comprendere, attraverso gli occhi e la penna degli scrittori, un'eredità talvolta scarica di passato altre volte con radici profonde.

Ho vissuto poco NY, l'ho riscoperta grazie a questo libro e le sue grandi firme. Una cosa è certa, è una delle poche città ad essere indifferente, ma per certo non può essere ignorata.

Come nel passaggio del racconto di Truman Capote a metà libro:

Tuttavia, se non si è innamorati, o soddisfatti, o spinti dall'ambizione, o senza curiosità, i riconciliati con se stessi, la città è come una macchina gigantesca inventata per consumare il tempo, divorare le illusioni...Dov'è quello che stai cercando? E poi, che cosa stai cercando?

Una sensazione familiare, non troppo distante da quanto si può provare dopotutto anche a Milano.

Da leggere se volete vivere NY.

📖 Un libro sotto l'albero 🎄

L’altra sera discutevo con il team di Fuorigio.co sull'imminente arrivo del Natale e quale scelta intelligente attuare nell'acquisto dei regali. 
La wishlist di Amazon ci è sembrata un buon compromesso per spendere con consapevole soddisfazione. 

Un ottimo modo per spendere consapevolmente bene, con ampi benefici sia per il mittente che il ricevente.
Perciò per il secondo anno consecutivo ho deciso di abbandonare ogni apparente accenno di agorafobia da centro commerciale per dedicare qualche ora di qualità per i miei cari alla ricerca del regalo giusto, recapitato direttamente in ufficio, aggiungendo però nell’equazione la variabile dei *regali suggeriti*.

Nel caso in cui, e parlo della stragrande maggioranza dei casi, non dovessi trovare la corrispondente whishlist a singolo amico o parente, ho deciso di regalare a tutti la stessa cosa, solo differente nell’essenza.

Forse il solo vantaggio del mio quotidiano viaggio in metropolitana è l’aver riscoperto la lettura. Avida, feroce, tanto da farmi cercare immediatamente posto nel viaggio di ritorno solo per estrarre il libro nascosto nel fondo del mio zaino.

E mentre lascio rilassare la mia mente, dimenticando di trovarmi in quello spazio angusto e lercio del vagone della linea 2, so che quando chiuderò la quarta di copertina a termine dell’ennesimo libro mi darò dello stupido.

Per non aver dedicato abbastanza tempo a questa passione, ma rincuorandomi del fatto che come dice Stephen King in “On Writing” ogni momento è buono per aprire un libro, in coda alle poste e mentre si fa la spesa, in sala d’attesa dal medico o dal barbiere e d’ora in avanti cercherò sempre di portare con me un libro ovunque andrò, mettendo così finalmente paura alla pila dei NON LETTI della mia libreria.

Si, dopo qualche anno il Kindle non ha avuto il grip che mi aspettavo. Ho riscoperto la pace di aprire, annusare e sfogliare le pagine. Scegliere a caso libri solo per la loro copertina, sfoggiandoli in pubblico proprio per quel motivo.

Mi piacerebbe trasmettere questa sensazione.
A leggere ho imparato a scrivere meglio, a capire molto me stesso riconoscendo emozioni ed esperienze difficilmente rappresentabili in qualsiasi altro medium.
Ho deciso perciò di stilare una lista, spremendo la mia memoria, scegliendo i libri che più mi hanno lasciato qualcosa e associarli con cura ad ogni persona e alla sua personalità e regalarglielo sperando capisca il perché di quella scelta.

Agevolo il compito. Sto stilando, intanto, anche la mia personalissima wishlist sostanzialmente composta da soli libri. 
Perché di *storie* non ne possiamo fare a meno.

Leggere è una terapia

Leggere sembra una perdita di tempo, ma in realtà è un enorme risparmio, perché ti presenta un ventaglio di fatti ed emozioni che impiegheresti anni o secoli a vivere. 
Leggere è come entrare in un simulatore di vita che ti porta a testare senza correre rischi ogni tipo di situazione, per poi decidere cosa ti conviene di più. 
Leggere ti fa capire magicamente come vedono le cose gli altri e ti mostra le conseguenze delle tue azioni, rendendoti, dicono loro, una persona migliore. 
Leggere ti fa sentire meno solo, perché ti fa capire che quei tuoi strani pensieri li hanno avuti anche altri, che hanno saputo metterli per iscritto con parole che ti descrivono ancora meglio di quanto tu riusciresti a fare. 
Leggere ti prepara a ciò che la crudeltà del mondo moderno definisce “fallimento”, mostrandoti la falsità e la banalità di ciò che questo mondo chiama “successo”. 
Perciò, dicono, non bisogna trattare la lettura come un intrattenimento, un passatempo da spiaggia, ma come uno strumento per vivere e morire con più senso e più saggezza. Insomma: una terapia.

Via

La vista di Massimo da lì

Complice un relativo lungo viaggio fatto sabato mattina, sono riuscito a leggere tutto d'un fiato "La vista da qui", il libro di Massimo Mantellini uscito il 30 agosto scorso.

Quando ho chiuso la copertina, dopo aver letto l'ultima pagina, mi sono appuntato molte domande. Tanti chissà... La prima, la più immediata, è se gli fosse servito questo periodo di soggiorno a Londra per riflettere con maggior intensità su quanto avviene in Italia, e così poterne scrivere un libro. Poi mi sono risposto da me, sul suo blog ne scrive praticamente ogni giorno, il motivo è stato forse per raggiungere quella metà di italiani che, come scritto nel libro, di stare sulla Rete proprio non gli passa dall'anticamera del cervello. 

Le domande, come dicevo, non sono terminate.

La vista da qui

Mi sono subito immedesimato nel "mediatore sentimentale" in apertura del capitolo dedicato al copyright. Così come interpretiamo oggi il diritto d'autore quaggiù, ma allo stesso modo negli Stati Uniti, è qualcosa che necessita di una revisione sensata realizzata, soprattutto, da persone in grado di discernere l'ampliamento della conoscenza, dall'atto di pirateria a scopo di lucro. Massimo va al nocciolo della questione. Chi fa le leggi spesso non sa nemmeno di cosa sta parlando e ragiona con schemi non applicabili da media a media.

Internet in tutte le sue forme si è da sempre contraddistinto per replicare un modello già esistente nella creazione di cultura da parte dell'essere umano. Trasformare in qualcosa di diverso, migliore o peggiore è a descrizione del singolo, ciò di quanto già esistente. Combinare e fondere esperienze pregresse per ampliare gli orizzonti cognitivi. 

Chissà cosa ne penserà ora Massimo, dopo aver scritto e pubblicato un libro e annoverandosi di diritto tra quella schiera di persone protette da copyright, se il suo libro dovesse essere copiato o fatto a "pezzi" e ricomposto per diventare "altro" in maniera del tutto free. Conoscendolo un pochino, credo di sapere già la risposta. 

Tutto il testo, a mio modo di vedere, ruota attorno ad un concetto fondamentale seppur banalissimo, ma di cui una bassa percentuale di persone tiene purtroppo conto. Internet non è un mondo extra-terrestre, non è popolato da un Avatar nella concezione cinematografica del termine. Ci sono persone, ci siamo noi, e ci sono gli stessi medesimi comportamenti vigenti tra umani in carne ed ossa. Esiste solo un'intermediazione in cui non è prevista la presenza tattile. Chi non l'ha ancora compreso, non ha ancora capito di cosa si tratta.

Percorre questo fil rouge il capitolo dedicato alla privacy, dove il controllo della identità online è dato da quegli stessi strumenti in grado di amplificarne l'ego e la diffusione. E così come dobbiamo stare attenti a proteggere in un luogo sicuro le chiavi della nostra abitazione dopo averla chiusa adeguatamente, abbiamo tutti gli strumenti in grado di controllare quanto di noi vogliamo mostrare al mondo. L'importante è sempre avere il controllo ed evitare che le "chiavi" finiscano in mani sbagliate o siano facilmente rintracciabili. Chissà cosa avrebbe aggiunto Massimo al capitolo dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi sul maggior caso di furto di autoscatti di nudo ai danni di alcune celebrità, per poi essere rese disponibili al grande pubblico. 

Infine, sapevo Massimo sarebbe ritornato sulla questione supporti vs contenuto. Nel capitolo dedicato ai libri c'è un passaggio in cui mi sono rivisto nel mio essere lettore oggi. Per me il supporto non conta più, non preferisco quello elettronico alla carta e viceversa. Preferisco anche io il contenuto. Per questo ho comprato i 4 volumi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sia cartacei che in formato eBook. È la circostanza in cui mi trovo come lettore a fare la differenza e solo questa. Tuttavia siamo ancora "carcerati" dietro legislazioni medievali dove se acquisto un libro cartaceo non posso avere in automatico anche la versione elettronica, sebbene io stia acquistando l'opera di un artista, non il suo supporto.

È facile accorgersi di come in questo breve saggio Massimo non racconti di sé stesso, ma piuttosto della finestra affacciata sulla sua personale esperienza dell'Internet (si per me sarà sempre maiuscola) italiana di cui anche lui ha contribuito a crearne un racconto storico attraverso il suo ultra decennale blog. E una vista come la sua, carica di esperienza, ci dice che la verità sta nel mezzo, dove è necessario dotarsi di un occhio universale e non parziale per poterne comprendere le miriadi di sfaccettature. Sia positive che negative. 

Un mio personalissimo consiglio: leggetelo in tempi brevi. È senz'altro da annoverare tra i volumi della storia dei media, ma fate in fretta, la scelta di un supporto cartaceo impone uno specchio dei tempi correnti molto limitato. Tra non molto quello scritto di Massimo sarà "solo" altra storia.

ps. Piccola nota per l'editore minimum fax. Avrei lasciato la pagina bianca subito dopo la fine, come chiesto dall'autore del libro.

Di calcio non si parla

La mia seconda lettura estiva è Di calcio non si parla di Francesca Serafini. Scoperto poco prima di partire grazie a questo post su Fútbologia.

Letto anch'esso letto in mezza giornata, il libro è un racconto leggero del rapporto di Francesca con il calcio giocato, perché tifosa in un periodo in cui il calcio era ancora una prerogativa maschile.

Anzi a dirla tutta il calcio è ancora un argomento sessista e con occhi straniti guardiamo donne in grado di padroneggiarlo con tanta dovizia di particolari. Francesca è una di loro, è una di noi. Uno specchio riflesso mentre si leggono sprazzi di esperienze avute da piccola così come da adulta.

Ho trovato nel saggio tanti passaggi in grado di spiegare concetti da anni rimuginati nella mia testa, come il tentativo fallito di spiegare il tifo verso una squadra rispetto che un'altra. E la somiglianza con essa come con il proprio cane.

Il passaggio però che voglio riportare è una sintesi di come mi piace intendere questo sport. In verità Serafini non si sta riferendo al calcio, ma come nella sua famiglia quando si discute tanta è la voglia di raccontare che si finisce per ripetere le stesse cose. Un po' come nel calcio:

Ed è questa cosa qui - la ricorsività rassicurante che ci riporta bambini - che continuamo a mettere in scena tutte le volte che abbiamo tempo da condividere: il nostro modo di tornare in un luogo in cui siamo stati felici. 

Se ami il calcio, ti consiglio di leggerlo!

Acrobati di parole

Una delle fortune di lavorare dove lavoro è che molto spesso ho a che fare con persone davvero interessanti. Una di queste è sicuramente è Alessandro Lucchini.

Alessandro ha tenuto un breve corso di comunicazione in Microsoft al termine del quale ci ha regalato il suo libro: Acrobati di parole

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Primo libro dell'estate, finito in mezza giornata. 150 pagine fitte di consigli su come rendere più efficace la scrittura in qualsiasi ambito: lavorativo, sul web, relazionale.

Mi è piaciuta particolarmente la tecnica del clustering . Simile al brain-storming, consiste nello scrivere al centro di un foglio la parola chiave, tracciare un cerchio attorno ad essa, e come un grappolo formare tanti acini satellite in modo da aiutare nella costruzione di associazioni di pensiero. Una sorta di scaletta più evoluta ed efficace.

Così come il miglior consiglio per chi realizza slide:  

Scrivere molto testo in una slide espone il relatore a un altro rischio: la tentazione di mettersi a leggere. E un relatore che legge una slide è uno degli spettacoli più deprimenti nei contesti di business. Quando va bene, anche il pubblico si mette a leggere riga per riga, ovviamente a una velocità diversa, e trae le proprie conclusioni senza più ascoltare. Se ne vanno in un colpo attenzione, contatto visivo, controllo del processo mentale, immagine del relatore.

Avevo già letto qualcosa di simile un paio di anni fa con  On Writing di Stephen King, non citato da Alessandro. Probabilmente perché King si focalizza sul processo creativo, base fondante del mestiere di scrittore, mentre Alessandro fornisce la cassetta degli attrezzi.

Ve lo consiglio, soprattutto se lavorate nella comunicazione, o semplicemente potenziare le vostre abilità di scrittura. 

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