Internet

Progetti di conservazione

Internet è un luogo magnifico. 

Chi non lo reputa tale non ne ha mai capito l'essenza e l'utilità. O probabilmente lo sta utilizzando per farsi assorbire il cervello da like, gattini, gif animate o tutte e tre assieme.

Si dice che Internet non dimentichi. Non dimentica quella foto da ultra ubriachi appena usciti da un malfamatissimo locale postata sul tuo profilo senza il tuo consenso, non dimentica i siti che hai visitato, ma qualche volta non dimentica anche le cose buone.

Archive.org è da qualche anno ormai il più grande progetto di archiviazione al mondo. Contiene non solo la memoria storica dei siti web, ma anche foto, video, libri e software. Cosa che in pochi sanno. 

Oggi ne ho scoperto un altro, un progetto infinitesimale rispetto ad Archive.org, ma nostalgico e romantico per la tipologia di archivio che propone. È un progetto tedesco e si chiama: Conserve The Sound

Conserve The Sound

I rumori più iconici degli oggetti del passato, registrati finemente per ricordarci forse momenti felici o tristi di strumenti che hanno scandito la nostra vita.
Il Walkman e quello della videocamera mi hanno riportato alla mente gli anni dell'infanzia, la prima musica e i primi tentativi di sperimentazione video. Il primo con tutti quegli scatti che sembrava dovesse distruggere la cassetta da un momento all'altro, la seconda con dei versi che nemmeno dei cetacei in pieno oceano. 

Poi ne ho scoperto un altro. Forse più simile ad Archive.org, ma in un paio di clic parte immediatamente l'effetto nostalgia per chi, pioniere del web come me, era abituato a vedere i siti fatti in questo modo. Si chiama Web Design Musem e raccoglie circa 900 siti selezionatissimi dal 1995 al 2005.

Web Design Museum

Internet è un luogo magnifico.

From Nomadism to Feudalism: A Web Transition

Over the past 25 years, the web appears to have transitioned from a primarily nomadic culture to a mostly agrarian one, mirroring the Neolithic Revolution 10,000 years ago.
The simplicity of HTML-only site building, spaces like Geocities & Angelfire, and cultural artifacts such as web rings coupled with poor search engine tech saw us navigate the web like nomads: from point to point, link to link.
The web has developed & so have the skills necessary to build within it. HTML was easy. CSS took a little more time & JS more again, alienating most and establishing a class hierarchy. Discovery was solved, weakening point-to-point navigation.
The literate Priesthood can still build & interface with the web, but the vast majority of people are relegated to the peasantry. “Fortunately” for them, motivated benefactors have offered a Faustian bargain to make their lives “easier”.
Corporate Feudalism has emerged to create centralized, “safe” spaces for the peasantry to work & play. Attention is farmed and sold in exchange for convenience, protection, mediated self-expression & an indifferent audience. You can do anything if it’s within their borders.

Interesting point of view by designer Alexander Singh.

My question is: When will the Renaissance come? 

Facebook cambia. Di nuovo.

Questa notte Mark Zuckerberg ha scritto questo post su come in Facebook vogliano trasformare il servizio da qui al prossimo futuro.

Facebook.png

Sinceramente, il post non appare essere molto chiarificatore. Ci sono molte zone grigie che forse solo l'articolo sul portale PR della compagnia riesce a chiarire: 

With this update, we will also prioritize posts that spark conversations and meaningful interactions between people. To do this, we will predict which posts you might want to interact with your friends about, and show these posts higher in feed. These are posts that inspire back-and-forth discussion in the comments and posts that you might want to share and react to – whether that’s a post from a friend seeking advice, a friend asking for recommendations for a trip, or a news article or video prompting lots of discussion.
We will also prioritize posts from friends and family over public content, consistent with our News Feed values.
What does this mean for Pages and public content?
Because space in News Feed is limited, showing more posts from friends and family and updates that spark conversation means we’ll show less public content, including videos and other posts from publishers or businesses.
As we make these updates, Pages may see their reach, video watch time and referral traffic decrease. The impact will vary from Page to Page, driven by factors including the type of content they produce and how people interact with it. Pages making posts that people generally don’t react to or comment on could see the biggest decreases in distribution. Pages whose posts prompt conversations between friends will see less of an effect.

In soldoni:

  • Apparirà maggior contenuto proveniente dai vostri amici rispetto a quello di pagine di brand e media
  • Quindi, di conseguenza, meno news o contenuto sponsorizzato, meno video notizie, meno video pubblicitari
  • Una forte lezione per tutti quelli che hanno deciso di delegare a Facebook soltanto il ruolo di portatore di traffico principale verso i propri contenuti esterni alla piattaforma. Ancora una volta la grande lezione del web è quella di diversificare e frammentare

Ora, non so dire sinceramente come questo influenzerà il nostro utilizzo del social network che negli anni ha puntato a diventare il solo utilizzo di Internet stesso per molti utenti con un PC o uno smartphone.

Non è molto ben chiaro, tra l'altro, cosa accadrà a quei contenuti media condivisi dai nostri amici provenienti da fonti esterne, se subiranno una penalizzazione da parte dell'algoritmo o saranno riconosciuti come scintilla per dar vita a conversazioni. 

Preparatevi quindi ad una nuova ondata di video di gattini su cui discutere fino alla morte. Evviva la UGC. Le news ci hanno rotto le scatole.  

Bye bye Medium (?)

Medium, la piattaforma dedicata a blogger e scrittori che sta puntando a creare una solida community formata da creatori di contenuto, ha da poco rilasciato il suo ennesimo aggiornamento sia grafico per le app mobile e tra poco inizierà a pagare gli utenti che hanno deciso di attivare il loro partner program.

La novità da poco introdotta che fa più discutere è quella degli "applausi". Al termine di ogni articolo c'è una graziosa icona a forma di 👏. Più "claps" si ricevono più si ha la possibilità di monetizzare, stando a dei calcoli proprietari di Medium.

Insomma, è come se su Facebook creaste un canale dedicato a degli abbonati e veniste remunerati in base al numero di like. Un sistema piuttosto basico per calcolare la bontà di un contenuto.

Come ricorda  bicyclemind, citando Dave Winer, la trovata sembra essere di quelle di una piattaforma alla frutta, che inoltre ha perso e continuerà a perdere pubblicazioni del calibro di The Ringer:

 Change is afoot on the Medium side of things. Earlier this year, Film School Rejects and Pacific Standardmoved away from the platform; this month, the Awl announced that they went back to WordPress with their old custom theme. The Ringer and Backchannel also left Medium. Once again, I can tell those sites apart from each other.

Insomma, la community è bella, ma nessuno vuole vedere annaspare i propri contenuti tra montagne di cartacce. E se per farsi leggere bisogna ricorrere ai vecchi metodi di cross-linkare e spammare sui social, il concetto stesso che sta alla base di Medium va a farsi benedire. 

Restiamo ad osservare. 

Twitter e i suoi problemi

Twitter non sta morendo. Soprattutto non è vero che non abbia incrementato la propria utenza come tanta stampa onlin di settore sta pubblicando tra ieri e questa mattina, a seguito dei risultati finanziari rilasciati nella giornata di ieri a chiusura del secondo quadrimestre del 2017.

Ciò che Twitter dichiara, non sono gli utenti totali iscritti alla piattaforma, bensì quelli attivi mensilmente. Due cose, non profondamente, ma comunque diverse.

E qui, come dice Pier Luca nel suo Post-it di stamattina, si pone evidente un dilemma che accompagna la piattaforma da ormai oltre un lustro. Come modificarla per far sì che si possa aumentare l'ingaggio, ma soprattutto l'utilizza da parte degli utenti iscritti, così come attirarne di nuovi.

La disgregazione di condivisione apportata dalle varie app di foto, audio e brevi video, sta facendo percepire Twitter come una tartaruga e non come un passerotto pronto a volare, incapace di tenere il passo coi tempi delle feature di prodotto richieste dagli utenti.

Non è stata capace, soprattutto per un vizio strutturale che impedisce spesso e volentieri di seguire una discussione con facilità d'utlizzo, di permettere di creare community, di mettere a disposizione un posto dove ci si possa sentire al sicuro e condividere passioni e pensieri con qualcuno simile a noi con rapidità e asincronia rassicurante.

E anche se gli utenti sul giorno medio sono crescuti del 12% e le aspettative di revenue rispettate e anzi superate, ciò che non viene perdonato a Twitter è l'incapacità di aver fatto quell'esplosione di utenti che in tanti si aspettano dal 2006, senza riuscire veramente a competere con Facebook e il suo mare magnum. Preoccupante il calo dei ricavi advertising, ma comunque prevedibile vista la chiusura di qualche sede nel mondo.

Twitter è lontano da cantare il suo ultimo cinguettio, ma non affezioniamoci troppo.

Presenza online

Look, I get that I’m the nut who doesn’t want to use Facebook. I’m not even saying don’t post your stuff to Facebook. But if Facebook is the only place you are posting something, know that you are shutting out people like me for no good reason. Go ahead and post to Facebook, but post it somewhere else, too. Especially if you’re running a business.
The number of restaurants, bars, and other local establishments that, thanks to crappy web sites they can’t update, post their daily specials, hours, and important announcements only via Facebook is growing. That’s maddening. Want to know if we’re open this holiday weekend? Go to Facebook.
Go to hell.
It’s 2017. There are a million ways to get a web site set up inexpensively that you can easily update yourself. Setting up a Facebook page and letting your web site rot, or worse, not even having a web site of your own, is outsourcing your entire online presence. That’s truly insane. It’s a massive risk to your business, and frankly, stupid.

Riflessione della domenica mattina post finale Champions League. Il designer Joe Cieplinski scrive del paradosso di molte attività, dalla più disparata dimensione, di far affidamento a Facebook come unica presenza online della propria azienda. Postando soltanto lì orari di apertura chiusura, offerte in corso etc. etc.

Se da un punto di vista spiccio questa possa sembrare la cosa più sensata da fare, visto che "ma oggi giorno chi non c'è su Facebook?" è sempre bene ricordare che c'è almeno metà della popolazione (perlomeno in Italia, dati di Vincos) che su Facebook proprio non c'è e magari accede su Internet in altro modo. E quindi se voglio mandare ad un amico senza account alcune informazioni rilevanti, mi risulta impossibile farlo perché non ci potrà accedere.

Infine. Facebook, benché ce lo si auguri tutti (o forse no, fate voi), non è eterno e non siamo nella posizione di sapere se avrà vita più lunga dell'attività che NOI stiamo gestendo. 

Insomma, tirar in piedi un sito web oggi è cosa da 10 minuti. Un rischio per il proprio business facilmente evitabile in pochi clic. 

Di Meme e Nazisti

No, non i nazisti dell'Illinois dei Blues Brothers. Nazisti veri. O fascisti. O di estrema destra. O Alt Right, destra alternativa come si vogliono far chiamare negli Stati Uniti. 

Se non avete seguito le mirabolanti vicende di Richard Spencer, meglio guardavi questo video di Matteo

Sono particolarmente d'accordo con Matteo. Se provate a farvi un giro su Twitter e perdete qualche decina di minuti a leggervi le reazioni all'accaduto, ebbene scoprirete una maggioranza di persone favorevole all'uso della violenza nei confronti di chi la pensa in maniera diversa.

Perché l'importante non è cosa si pensi, qui non è il nocciolo della questione, l'importante è che io la possa pensare in un determinato modo senza dover nascondermi dalla società.

Ed è paradossale, davvero paradossale pensare come chi reputa che il suo pensiero sia quello corretto, arrivi ad utilizzare i medesimi metodi di repressione nei confronti di quelli che quei metodi li hanno utilizzati per primi. 

Nessuno vuole vivere in un regime, i nostri avi sono morti a frotte per permetterci di ottenere la libertà nella quale viviamo oggi, compresa quella di pensarla in un modo anacronistico. Il bello della democrazia, che così tanto cara ci è costata, ha il pregio di far decidere a noi cosa ne sarà del nostro destino. 

Sicuramente non sarà quello di farci governare dai fascisti, né dai comunisti e nemmeno diventare dei picchiatori seriali. 

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