Food

Parmigiano Reggiano

A wheel of parmesan cheese can cost over $1,000. A single wheel takes at least one year to age, 131 gallons of milk to make, and it can only be made in a restricted area in northern Italy, in the region of Emilia Romagna. We visited a dairy in Parma, Italy to find out how the cheese is made and why it is so expensive.

Diet non è meglio

C’è sempre un business dietro ad ogni trend. Vision sembra tirare un po’ le fila circa le contraddizioni della moda diet e gluten free.

Di pari passo, sempre in America, si sviluppa la produzione dei dolcificanti privi di calorie, da utilizzare in sostituzione dello zucchero.

Inizialmente pensati come prodotti per diabetici, prendono presto piede anche nelle diete per la riduzione del peso. Smentite le accuse di essere cancerogeni e di indurre il parto prematuro nelle donne in gravidanza, attualmente tutti i dolcificanti utilizzati in Europa nei prodotti alimentari sono stati approvati da una commissione scientifica, che ne stabilisce una dose giornaliera ammissibile.

Nonostante questo, diversi studi mettono in guardia contro i pericoli legati al consumo di dolcificanti, sostenendo il loro ruolo nell’obesità addominale, uno dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per malattie metaboliche come il diabete. Uno studio pubblicato nel 2014 su Nature afferma anche che il consumo eccessivo di dolcificanti potrebbe modificare la flora batterica intestinale fino a causare intolleranza al glucosio. In particolare, sono stati studiati gli effetti delle versioni diet delle bevande gassate. I dolcificanti contenuti nella bibita “ingannano” il nostro cervello, che segnala al pancreas di aumentare la produzione di insulina in risposta a un sapore dolce.

L’insulina facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, ma se il glucosio non c’è, l’insulina non ha niente a cui legarsi. A lungo andare, questo può provocare la sindrome metabolica o sindrome da insulino-resistenza, una condizione che comporta l’aumento della pressione sanguigna, della glicemia e del peso, e nel tempo può causare diabete e problemi cardiovascolari. Ci sono però anche alcune voci fuori dal coro che impongono cautela, affermando la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche per valutarne l’effettiva pericolosità.

Una cosa di cui siamo certi però è che a dimagrire intanto è il conto in banca: uno studio di Federconsumatori afferma, infatti, che i prodotti diet costano in media il 47% in più, con punte dell’82%.

Risotto al salto

Time to time I like to share typical Italian dishes with my foreign friends. This is one of my favorite ones, right behind Pizza.

This is a little magic from Milan. The so called Risotto al Salto. Prepared with leftover risotto from the day before.

Here is the recipe, the closest to the original I found. From seriouseats:

1. Lightly grease two flat 10- or 11-inch plates (you can use any oil for this, or even some extra butter). In a well-seasoned 10-inch carbon steel skillet or a 10-inch nonstick skillet, melt butter overr high heat until foaming. Add rice and, using a spatula, pat it down to form a round pancake shape.

2. Continue cooking over high heat, patting the top and sides to form a compact, pancake-like round, and swirling to keep the pancake moving and to avoid hot-spots (it should not stick), until very well browned on on the first side (you can tell it’s ready when you see that it has browned around the edges). If the pancake comes apart as you swirl and jiggle it, simply use the spatula to press it back together.

3. Carefully slide the pancake out onto one of the prepared plates, then invert the other prepared plate on top of it. In one very quick motion, flip the plates, then lift off the top plate. Very carefully slide the pancake back into the skillet; using the spatula to patch up any spots that were damaged during the flip. Continue cooking, swirling, jiggling, and patting with the spatula, until well browned on the second side.

4. Carefully slide the pancake out onto a warmed serving plate and grate the cheese all over. Serve right away.

Here is the best way to cook it:

Anyways, if you want to try the one I like the most, you have to go here: Antico Albergo. It’s a bit far away from downtown Milan, but worths a visit.

Cosa ci fa Starbucks a Milano?

Lo spiega bene Luca Carbonelli, imprenditore nell'industria del caffè. Dentro non ci trovate i beveroni americani, né le ciambelle al cioccolato. Non trovate il classico bar all'italiana, ma ben altro.

Un'esperienza. Termine che penso sia keyword per il retail degli anni a venire. 

Starbucks a Milano non è una semplice caffetteria Startbucks come quelle che abbiamo conosciuto viaggiando per il mondo, una di quelle in cui abbiamo imparato ad apprezzare i suoi prodotti di punta come il frappuccino o i muffin; Starbucks, a Milano, nella nostra Milano, ha aperto la prima roastery d’Europa targata USA. E per il mercato del caffè italiano è una benedizione.
Si tratta di una torrefazione, una fabbrica, uno stabilimento, una azienda vera e propria di produzione di caffè. Vi consiglio di cercare su google la differenza tra torrefazione e caffetteria.
Dal sito Starbucks di Milano partirà la distribuzione del caffè prodotto in loco e che sarà venduto e consumato nei vari punti Starbucks di tutta Europa.
La produzione
Nella sala principale di Starbucks di Piazza Corbusio è installata una tostatrice Scolari FIMT 60, con cui ogni ora è possibile tostare fino a 180 kg di caffè. Dagli articoli di giornale apparsi online in questi giorni viene comunicato che l’ orario di apertura del locale al pubblico sarà dalle 06.00 alle 23.00, ma che la tostatrice sarà attiva h24. Questo vuol dire che la torrefazione ha una capacità produttiva giornaliera di circa 4320 kg di caffè verde, che si tramuterà in circa 3450 kg di caffè tostato in grani, dei quali solo una piccola parte saranno trasformati e consumati coi vari sistemi di erogazione della bevanda all’interno del locale; la stragrande maggioranza saranno confezionati per esser spediti.

Update: Se avete voglia, Luca ha fatto un secondo articolo con un po' di approfondimenti.

Starbucks Milano

Miele di Manuka

Da qualche tempo sugli scaffali dei nostri supermercati ha iniziato a circolare il miele di Manuka. Ne ho acquistato un vasetto senza saperne nulla, men che meno conoscendone le proprietà benefiche, ma attratto soltanto dalla provenienza. La Nuova Zelanda.

Il miele di Manuka ha un costo altissimo ed è anche detto l'oro liquido, proprio per il prezzo molto elevato. Ma c'è un motivo.

Dal nome botanico Leptospermum scoparium, manca è un miele prodotto esclusivamente in Nuova Zelanda dal nettare dell'albero di manuka. Mentre un componente presente nel miele di Manuka, scoperto nel 2006 e denominato Metilgliossale alimentare sembra avere delle proprietà antibatteriche. Qui ne ho trovato un'ampia lista anche se non dimostrate scientificamente.

Sembra inoltre che in corso ci sia una vera e propria "guerra" commerciale per dimostrare l'autenticità del prodotto con varie certificazioni da rispettare per poter essere considerati autentici. Questo articolo de The Independent lo racconta molto bene. Per ora nei punti vendita fisici ho trovato soltanto il brand Rowse, tra quelli citati per rispettare questi obblighi, ma online se ne trovano molti altri. 

Segnalo l'italiana e piemontese Brezzo che vende su Amazon 3 versioni con concentrazioni di Metilgliossale differenti. 

Il sapore

Al palato ha un sapore forte, caratterizzato da un aroma oleoso ed erbaceo. Ha un sapore complesso, sicuramente minerale e leggermente amaro.

Non resta che testare questi eventuali benefici durante la stagione invernale.

Vita Italian Burger

Complice una scappata veloce in città prima di riprendere le vacanze, ero in cerca di un locale aperto a pranzo in questo torrido post-ferragosto.

Tra il cimitero monumentale di Milano e la sede di Microsoft, angolo tra via Farini e Ceresio, c’è Vita Italian Burger.  

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Un buco di locale, moderno e super accogliente con sedute a sgabello. 20 posti al massimo. Ci sono 8 burger a menu, tutti senza carne, tutti vegetariani e tutti stra buoni.

Qui sopra trovate il menu fotografato all’entrata. I prezzi sono contenuti e aumentano all’aumentare degli ingredienti. Se si prenota anche con The Fork e c’è il cashback con Satispay.

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Se cercate uno spuntino veloce e salutare consiglio di farci un salto. Soprattutto per quella salsa all’avocado (che in realtà si avvicinava molto al gusto del pesto) che accompagna le patatine chips.

★★★☆

Vita Italian Burger, via Carlo Farini 2 Milano

 

Prètto. Prosciutteria e convivio a Siena

In una veloce gita toccata e fuga a Siena, ci siamo fermati da Prètto. L'insegna cita "Prosciutteria e convivio" in realtà è molto altro. Una minuscola locanda a pochi passi da Piazza del Campo, ospita anche qualche piatto caldo con ricette tipiche della zona: lampredotto, pici, trippa.

Una volta aperto il menu ci si trova davanti la poesia qui accanto che scandisce lo sfogliar delle pagine fatte dello stesso cartone delle rustiche tovaglie tipiche di una trattoria spartana, ma dove si è certi di mangiare divinamente.

Ed effettivamente così è stato.

Accecati dalla fame dopo una lunga camminata ci siamo gustati una pinsa romana con un po' di prosciutto crudo e melone in attesa di queste due meraviglie: pici al ragù di chianina e pappardelle al cinghiale. 

Personale molto gentile, rapporto qualità prezzo eccezionale, cibo ottimo. Con due acque, un antipasto, due primi e un caffè abbiamo mangiato con 35 euro totali. 

Se siete di zona o semplicemente di passaggio, fermatevi in questa piccola meraviglia. Il vostro stomaco ringrazierà.

★★★☆

Prètto
Via dei Termini, 4
Siena
 

Il primo gusto del cono gelato 🍦

Ho fatto un breve sondaggio. Giusto per essere certo di non essere matto, o di non aver vissuto in una dimensione parallela da quando ho memoria di aver consumato un cono gelato per la prima volta. 

A me succede ogni maledetta volta questa cosa.

Per me il gelato artigianale equivale al cono, la coppetta non è un'opzione. Mai. Quindi dopo aver chiesto una cialda croccante mi accingo a dare una rapida occhiata ai gusti disponibili. E di solito ne scelgo 2. Un gusto crema e un gusto frutta. 

Ad esempio, cioccolato fondente e fragola. Oppure panera e mango. Insomma, ci siamo capiti. Il punto è, il gusto preferito è quello che poi deve fare da base, quello che deve entrare dentro alla punta del cono e sciogliersi fino alla punta. Se no che gusto c'è?

I grandi misteri irrisolti della vita. 

Il gelataio inizia sempre dal secondo gusto, quello frutta. Anche se indichi prima il gusto crema, lui indugia fintanto che non hai pronunciato il secondo e solo allora inizia da quest'ultimo, rovinando completamente l'esperienza.

Perché? Perché gli costa di più? Perché è stronzo? Perché succede solo a me?

Va beh, è stata una settimana all'insegna del cibo, mi sembrava giusto iniziarne una nuova riproponendo dilemmi fondamentali per l'esistenza umana.

Ditemi che non sono il solo...🍦

La Sindrome della Pasta al Pomodoro

Scenario 1

Sei giovane, vai alle scuole medie o al primo anno delle superiori. La sola cosa di cui ti importa a quell’età, oltre a un milione di altre cose che occupano lo stesso grado di importanza del sopravvivere, è mangiare.

Hai fame. Tanta. Spesso e a qualsiasi ora del giorno. Specie quando la campanella suona alle 13.45 e a posto dello stomaco hai il buco nero della Fossa delle Marianne. Ma tua madre prima di uscire di casa al mattino intorno alle 7.45, che per te sembrano ancora le 3.45 di notte e quindi la sola cosa funzionante sono le orecchie, ti ha detto: a pranzo spaghetti al pomodoro.

Quella mattina avresti potuto affrontare interrogazioni a sorpresa, 4 in pagella, il test di cooper e i mille racconti dei fidanzamenti della durata di 14h delle tue compagne di classe (a fare il liceo linguistico si imparano un sacco di cose in una classe di 17 ragazze). Nulla ti avrebbe fermato. Tu sapevi che avresti affogato tutto in una forchettata fumante di spaghetti sugosi ricoperti di gran mix Ferrari reggiano-pecorino è una colata d’olio a 451 gradi fahrenheit.

Un chiodo fisso, il tuo piatto preferito. Una certezza più indiscutibile degli endecasillabi della Divina Commedia.

Drrrin, corri su per le scale, apri la porta, lo zaino vola in una zona qualsiasi del salotto. Cucina, Italia 1, Dragon Ball e un distrattissimo “Ciao Mà”. Ti siedi a tavola e...

Al posto del piatto fondo ce n’è uno piano. Ti stranisci, pensi sia per un veloce antipasto o uno sbaglio. Ma in cuor tuo sai che il sogno è già in frantumi come lo schermo di un iPhone appena comprato e caduto dopo averlo tirato fuori dalla confezione.

"Questa mattina ho avuto da fare, mi spiace, siamo appena tornati a casa..." E la tua faccia diventa così nel frattempo 😐 "...c'è del prosciutto se vuoi".

L'aspettativa disattesa. L'illusione in frantumi. 

Scenario 2

Negli ultimi 10 anni ho mantenuto una buona media di uno/due viaggi negli Stati Uniti l'anno. Sia per diletto che per lavoro.

Adoro gli Stati Uniti. Ho pensato più volte di trasferirmici. Fatta questa doverosa premessa, è necessario farne una seconda. Sono un estremista sostenitore del cibo italiano. Non perché non mi apra ad altre cucine, o non le assaggi. Anzi. Lo faccio proprio per tornare ad apprezzare ancora di più ciò che siamo in grado di creare. 

Dopo 2 settimane di fila dove non hai la possibilità di cucinare un piatto di pasta e non ti azzardi ad entrare in un VERO ristorante italiano all'estero a meno di vendere un rene, non vedi l'ora di tornare a casa e riappropriarti di quegli ipnotici giri concentrici che solo una forchetta mentre abbraccia degli spaghetti è in grado di produrre

Immaginatevi di tornare in casa anche oltre 12 ore di viaggio, senza aver debitamente toccato nemmeno la stagnola del cibo propinato in aereo, aprire la dispensa e scoprire di non avere più pasta o pomodori per fare il sugo o anche più semplicemente il barattolo della passata.

Tragedia greca che nemmeno ad Atene nel 400 a.c.

La Sindrome della Pasta al Pomodoro

I due scenari sopra sono ovviamente delle metafore. Fatti realmente accaduti sulla mia pelle, ma delle metafore.

Per dire cosa?

A una grande aspettativa corrisponde sempre un proporzionale grado di delusione nel momento in cui la prima non viene soddisfatta.

Desideri così tanto qualcosa che sai essere alla portata, raggiungibile, non un sogno, ma una solida realtà come direbbe qualcuno. Eppure il fato beffardo è sempre pronto a darti un colpo di mano sul coppino. 

Tipo ieri sera, dove dopo 4 mesi di attesa finalmente mi accingevo a vedere "La Forma Dell'Acqua" di Del Toro in, forse, un'ultima proiezione cinematografica legata ad un cineforum e tutto è precipitato nello scoprire alla biglietteria che il film era già iniziato da 30 minuti e che sia io che la mia fidanzata abbiamo una memoria da pesce rosso, dimenticandoci completamente dell'orario posto sul volantino.

La pasta al pomodoro è stata la prima cosa a cui ho pensato nel momento in cui ho messo piede fuori dal cinema di periferia. 

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