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Una vita senza buon cibo dovrebbe essere un'impossibilità logica

Grazie al numero di domenica scorsa di Good Morning Italia ho letto due approfondimenti sul cibo e le calorie.

Il primo fa più morti del tabacco e dell’alcool. Colpa della standardizzazione di molti cibi, l’industrializzazione di altri, ma soprattutto la scarsa attitudine ad approcciarsi a cibi freschi, di stagione e in generale al cibo sano.

What we eat now is a greater cause of disease and death in the world than either tobacco or alcohol. In 2015 around 7 million people died from tobacco smoke, and 2.75 million from causes related to alcohol, but 12m deaths could be attributed to “dietary risks” such as diets low in vegetables, nuts and seafood or diets high in processed meats and sugary drinks. This is paradoxical and sad, because good food – good in every sense, from flavour to nutrition – used to be the test by which we judged the quality of life. A good life without good food should be a logical impossibility.

Le seconde pensate come unità di misura universale, in realtà sono spesso e volentieri truccate, non corrispettive del vero, senza tener conto di un fattore universalmente riconosciuto. Ogni organismo è diverso e assimila determinati cibi in tempi e modi differenti, influendo sul processo di consumo dei cibi.

That isn’t the only problem. Calorie counts are based on how much heat a foodstuff gives off when it burns in an oven. But the human body is far more complex than an oven. When food is burned in a laboratory it surrenders its calories within seconds. By contrast, the real-life journey from dinner plate to toilet bowl takes on average about a day, but can range from eight to 80 hours depending on the person. A calorie of carbohydrate and a calorie of protein both have the same amount of stored energy, so they perform identically in an oven. But put those calories into real bodies and they behave quite differently. And we are still learning new insights: American researchers discovered last year that, for more than a century, we’ve been exaggerating by about 20% the number of calories we absorb from almonds.

FoodAndrea Contino
Capita

Di non aver nulla da dire, per un giorno.

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Il Many se ne va al bar di solito.

Io penso mi darò al prosciutto crudo di Parma questa sera a cena.

Ho mai scritto qui della mia passione per il prosciutto crudo? Non mi pare. Ecco, questa è una delle volte in cui penso che essere nati in Italia sia una gran fortuna.

Averne così tante qualità tutte a disposizione non è per niente male. Avete mai assaggiato quello umbro tagliato al coltello?

Durante il mio precedente lavoro però, l’epifania.

Tra i mercati di cui mi sono occupato vi era la Spagna. E lì con l’Jamón ibérico è stato amore a prima vista.

Lo mangiavo anche a colazione con Pa amb tomàquet.

Andare in Spagna e fare scorta di Jamón un po’ mi manca.
Batte spesso e volentieri il prosciutto crudo nostrano. Almeno per me.

P.s.: Il migliore mai provato qui.

Life, FoodAndrea Contino
Hamburger Milano - theLab

Dopo avermi incuriosito nella puntata dedicata agli hamburger milanesi, oggi a pranzo abbiamo provato theLab.

Ordinato il MI: Hamburger di vitello (carne piemontese), risotto allo zafferanno con pistilli a vista, taleggio DOP, maionese al lime.

theLab Hamburger Milano

Rispetto alla puntata la carne non mi pare avesse fiocchi di sale. E in effetti è stato l’ingrediente soffocato dagli altri tre. Ad ogni morso prevaleva un sapore differente, la maionese, il sapore forte dello zafferano o quello deciso del taleggio, ma mai la carne.

Nonostante ciò, mangiata da sola si sentisse essere di qualità eccellente. Peccato.

Altra nota stonata le patatine. Fresche, ma troppo saporite da un tocco non richiesto di paprika. Con un sapore così deciso, poi, la salsa senape al curry accendeva troppo il piatto. Sarei rimasto su della semplice maionese.

Il prezzo è aumentato leggermente rispetto a quanto visto in TV, 16€ giustificati comunque. Ti mangi praticamente primo e secondo in un sol boccone.

Nell’insieme ottimi ingredienti, di qualità, ma combinati insieme non mi hanno fatto dire WOW, ci tornerei. Poco soddisfatto invece del tiramisù, con i biscotti Digestive decisamente troppo amari e l’assenza totale di caffè nonostante fosse presente come ingrediente nel menu.

Mi aspettavo di più sinceramente, vista anche la votazione su Tripadvisor.

Prossimo nella lista da provare: Myke.

theLab
Via Pasquale Sottocorno, 5/A
20129 – Milano
★★☆☆ 

FoodAndrea Contino
Unboxing di una pizza

Unbox Therapy è uno dei canali tecnologici che seguo con maggior assiduità. Ha sempre degli spunti interessanti e bada poco a far contento questo o quel produttore hardware.

L’altro giorno però ha lasciato spazio a un’esperienza di unboxing culinaria.

Fun.

FoodAndrea Contino
Swiss Mocha

Come penso di aver trovato il mio cocktail estivo preferito nello Spritz St Germain, in Islanda ho trovato la bevanda invernale: Swiss Mocha.

In Italia prende il nome di mocaccino e l’ho trovato quasi esclusivamente nelle macchinette del caffè (a proposito di macchinette, questo account Instagram è molto divertente). Non mi è mai capitato di trovarlo nei bar ed è un peccato.

Ad ogni modo qui c’è la ricetta per farlo. A casa diventerà un must!

FoodAndrea Contino
Gallettes des Rois

La fantasia sui Re Magi era stata scatenata dalla puntuale comparsa della Galette des Rois, il trappolone con cui il giorno della Befana i panettieri francesi ti impacchettano la Tradizione: il prezzo della tradizione può arrivare a 30-40 euro per un disco volante di pasta sfoglia farcita frangipane e tungsteno, l’equivalente di tre-quattro Re Magi che deambulano nel delicatissimo stomaco umano con gli scarponi chiodati. Nell’impasto (che per comodità chiameremo immonda sbriciolatura) è nascosta una > fève> , oggettino kitsch costruito in materiale economico da una batteria di macchinari azionati da bambini asiatici.

Chi trova la > fève> è il re della serata e vince un viaggio dal dentista. Di solito si fa in modo che a trovarla siano i più piccoli, un po’ perché loro si accontentano di poco, un po’ perché se ci lasciano un dente è meno grave e magari rimediano pure una banconota di piccolo taglio.

L’anno è iniziato con questa cosa della New Wave Italiana dei blog. Li sto raccogliendo su una collezione di Feedly qui.

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Tra i tanti ho ri-scoperto mirumir.

Come i casi della vita insegnano, casualmente ha fatto un post sulla Galette des Rois.

Nemmeno io fino a due anni fa conoscevo, ma grazie ai miei cognati è il secondo anno che la mangio appena dopo capodanno.

Beh quest’anno ho trovato la fève e me la sono menata un po’, con tanto di coroncina.

FoodAndrea Contino
Pizze giganti

La fama della pizzeria Bar Sport di Vailate nel corso dei decenni si è estesa da lì fin su, alla periferia est milanese.

Tendenzialmente se abiti tra Monza e Cremona ne hai sicuramente sentito parlare almeno una volta.

Ma se così non fosse cerco di raccontartela un po’.

È una pizza enorme, straborda da tutti i lati del piatto. È molto sottile e piuttosto croccante. Per cui se sei abituato alla pizza napoletana non so quanto ti piacerà.

Ma io adoro la pizza bassa e croccante, quindi qui è una pacchia vera.

Si possono anche ordinare bi-gusto e considerando che abbondano pure sugli ingredienti si fa un po’ fatica a finirla.

Io non ho avuto problemi 🤤

Se ti trovi in zona, non puoi non fermarti.

Pizzeria Bar Sport Vailate
Via Caimi 50, 26019
Vailate, Italia

★★★☆

FoodAndrea Contino
Parmigiano Reggiano

A wheel of parmesan cheese can cost over $1,000. A single wheel takes at least one year to age, 131 gallons of milk to make, and it can only be made in a restricted area in northern Italy, in the region of Emilia Romagna. We visited a dairy in Parma, Italy to find out how the cheese is made and why it is so expensive.

FoodAndrea Contino
Diet non è meglio

C’è sempre un business dietro ad ogni trend. Vision sembra tirare un po’ le fila circa le contraddizioni della moda diet e gluten free.

Di pari passo, sempre in America, si sviluppa la produzione dei dolcificanti privi di calorie, da utilizzare in sostituzione dello zucchero.

Inizialmente pensati come prodotti per diabetici, prendono presto piede anche nelle diete per la riduzione del peso. Smentite le accuse di essere cancerogeni e di indurre il parto prematuro nelle donne in gravidanza, attualmente tutti i dolcificanti utilizzati in Europa nei prodotti alimentari sono stati approvati da una commissione scientifica, che ne stabilisce una dose giornaliera ammissibile.

Nonostante questo, diversi studi mettono in guardia contro i pericoli legati al consumo di dolcificanti, sostenendo il loro ruolo nell’obesità addominale, uno dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per malattie metaboliche come il diabete. Uno studio pubblicato nel 2014 su Nature afferma anche che il consumo eccessivo di dolcificanti potrebbe modificare la flora batterica intestinale fino a causare intolleranza al glucosio. In particolare, sono stati studiati gli effetti delle versioni diet delle bevande gassate. I dolcificanti contenuti nella bibita “ingannano” il nostro cervello, che segnala al pancreas di aumentare la produzione di insulina in risposta a un sapore dolce.

L’insulina facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, ma se il glucosio non c’è, l’insulina non ha niente a cui legarsi. A lungo andare, questo può provocare la sindrome metabolica o sindrome da insulino-resistenza, una condizione che comporta l’aumento della pressione sanguigna, della glicemia e del peso, e nel tempo può causare diabete e problemi cardiovascolari. Ci sono però anche alcune voci fuori dal coro che impongono cautela, affermando la necessità di ulteriori e più approfondite ricerche per valutarne l’effettiva pericolosità.

Una cosa di cui siamo certi però è che a dimagrire intanto è il conto in banca: uno studio di Federconsumatori afferma, infatti, che i prodotti diet costano in media il 47% in più, con punte dell’82%.
FoodAndrea Contino