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Glass

In pieno trip di M. Night Shyamalan, dopo essermi sparato in aereo Unbreakable e Split (entrambi su Netflix), domenica pomeriggio ho spento il telefono e sono andato solo soletto a guardarmi Glass. Il capitolo conclusivo (?) della trilogia.

Difficile raccontare tutto se non si è visto i primi due. Praticamente tutte le recensioni lette però sono d’accordo su una faccenda e io non sono da meno.

Un’opportunità sprecata.

Dopo due meravigliosi film, il terzo poteva essere la ciliegina sulla torta. E invece?

Un grosso boh.

Procede anche spedito verso la fine, che invece di rilevarsi rivelatrice ha portato ancora più confusione allo spettatore. Chi cavolo è questa società segreta del quadrifoglio? Cosa succede dopo che sono stati diffusi i video al mondo? Qual è il messaggio di fondo?

E senza un sequel in arrivo, sembra un po’ tutto lasciato all’interpretazione personale.

Glass è più concentrato nel tentativo di stipare due storie (quella di Unbreakable e Split) insieme che nella creazione di una propria, indipendente.

È un film apparentemente interessato a come funzionano le storie dei fumetti, ma ha gli stessi problemi di molti film sui fumetti che colpiscono il grande schermo in questi giorni. Quasi vent'anni dopo, il botteghino è dominato da film di alto profilo e ad alto budget basati su fumetti. Il pubblico sa che c'è sempre uno showdown. Sappiamo che ci sono i buoni e i cattivi e una serie di momenti di svolta. E allora? Non c’è nulla di nuovo o di diverso.

La mia personale considerazione? Il mischiare così tanto le carte, passare da eroe ad anti-eroe e appiccicarci così tante sindromi da sembrare una seduta psichiatrica, beh non solo non ha reso degna sepoltura ai due film predecessori, ma ha spinto Glass a sembrare girato in fretta e furia per raccontare una storia tenuta nascosta agli occhi del mondo: ci sono persone con poteri straordinari che a volte decidono di usare per il bene altre volte per il male.

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi
A far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo
Il fine è solo l'utile, il mezzo ogni possibile
La posta in gioco è massima, l'imperativo è vincere

P.s.: James McAvoy, come in Split del resto, ancora una volta magistrale in un ruolo complesso e dai tanti volti.

Cinema & TVAndrea Contino
Fine primo tempo

Qualche settimana fa riceviamo in regalo due biglietti per il cinema. Non sapendo bene cosa guardare, con Noemi decidiamo di aspettare qualche uscita interessante.

Giovedì facendo zapping, ci imbattiamo nel trailer di Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità.

Un nuovo film su Van Gogh, dopo il magnifico Loving Vincent visto poco meno di un anno fa. Ci è parso un piccolo segno (di nuovo), dopo che durante le vacanze ci siamo visti anche lo speciale a lui dedicato su Sky Arte.

E poi, Willem Dafoe protagonista. Vuoi mettere?

Questa sera si va. Ci mettiamo in fila e nulla. Solo 1 posto rimasto in sala. Delusione immensa. Non mi era mai successo di rimanere senza posto al cinema.

Tra gli altri in sala c’è Aquaman. Il trailer non mi era dispiaciuto e solitamente i film con i super eroi mi garbano. Con buona pace della mia ragazza.

A fine primo tempo ci siamo guardati negli occhi: “Ma che é sta cafonata?”

Ce ne siamo andati via. Altra prima volta.

Il film, almeno la sua prima parte, è a dir poco terribile. Un’infilzata di luoghi comuni, battute mal riuscite, zero tensione, scene paurosamente rubate da altri colossal e cult movie, senza contare il paradosso di molte scene.

Nemmeno Jason Momoa, sole e stelle, riesce a risollevare le sorti di un film DC. Forse, a differenza di Marvel, a loro i film proprio non gli riescono bene.

Ci siamo rintanati da Old Wild West ad affogare la nostra doppia delusione in birra e carnazza. Nella speranza di riuscire a vedere Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità prima della partenza 🇮🇸.

Ah si, dimenticavo, Aquaman (distrutto anche da Metacritic) si merita: ★☆☆☆

Cinema & TVAndrea Contino