Blogosphere

Squarespace + Unsplash

Finalmente su Squarespace è arrivata l’integrazione totale con Unsplash.

Unsplash è il più grande database di immagini prive di copyright e utilizzabili sotto creative commons.

Da oggi se si cerca un’immagine nell’imagine block appare questa schermata.

Ottima integrazione. Ci voleva.

Unsplash

Spersonalizzare e monetizzare

Ho scritto spesso di Medium in passato. 

Da ieri, se si desidera aprire un blog (o pubblicazione come chiamano loro) su Medium, non sarà più possibile associarci un dominio personale.

Spiegazione: se aprissi oggi uno spazio http://medium.com/acblog, non potrei farlo diventare http://andrea.co.

La vittoria della spersonalizzazione è totale. Un luogo dove non solo il design delle pagine è praticamente identico attraverso tutti i siti ospitati, ma ora non si potrà nemmeno più avere una URL dedicata. 

Il fallimento poi, secondo il mio modestissimo parere, risiede nel bislacco business model. Solitamente le piattaforme ospitanti un blog o un sito qualsiasi con contenuti creati dagli utenti ospitati, fanno pagare questi ultimi per il privilegio e le funzionalità messe a disposizione. 

Medium invece fa l'opposto. Applica il modello del paywall a contenuti scritti da comunissimi utenti e non da professionisti pagati dalla casa editrice. 

Spiegazione: il cookie di Medium ha scoperto che sono un avido lettore. Dopo 3 articoli al giorno mi blocca la lettura dell'80% dei contenuti che vorrei leggere. Costringendomi così a pagare un abbonamento annuale per continuare a leggere. Parte del guadagno viene distribuito a quegli utenti che hanno deciso di essere pagati per ogni view fatta dal proprio post. Facendo imbufalire chi invece vorrebbe leggere. 

Insomma, se ancora non fosse chiaro, Medium sta diventando sempre meno il luogo dove traslare i propri siti e blog. Il controllo dei propri contenuti reputo sia più importante della caccia alla piattaforma the-place-to-be e alla promessa di una facile monetizzazione.

Chiudo con le parole di John Gruber, più che azzeccate.

I know many people love Medium’s editing interface, but I just can’t believe that so many writers and publications have turned toward a single centralized commercial entity as a proposed solution to what ails the publishing industry. There is tremendous strength in independence and decentralization.

L'essenza dell'essere qui

Valentina, dimmi la verità, che pensi di me? Come sono visto da fuori?
Lo sai cosa penso di te.
Dimmelo ancora.
Penso che sei anonimo e inespressivo, quando parli sembra che c'hai uno strofinaccio in bocca e non si capisce un ca**o, non ti lavi e ti vesti da sfigato di sinistra quando il mondo va tutto da un'altra parte. Questo penso.
Nient'altro?
No, a posto così.

Nel 2003 avevo 20 anni. Usciva il film Ricordati di me. Erano anni in cui nelle sale principalmente i teen-drama facevano da padroni. In breve: una lunga serie di luoghi comuni e cliché inseriti in storie dall'effetto catartico per i giovincelli dell'epoca.

Mi è rimasta impressa questa battuta. Soprattutto: ...il mondo va tutto da un'altra parte. L'ispirazione per il post di oggi, di cui avrei voluto scrivere soltanto come aggiornamento di piattaforma che in realtà si è trasformato in altro, arriva da Alessio:

Ho cominciato a postare in maniera più consistente su Instagram. Lo trovo carino, mi permette di associare ad un’immagine in formato 1:1 (tipo Polaroid) un piccolo post-it con dei pensieri volatili. È però qualcosa che considero di seconda categoria, non perché non siano contenuti di qualità2, ma perché nel momento in cui tappo il pulsante “Pubblica”, quelle foto e quei pensieri vanno a finire sul server di qualcun altro.
Qualcun altro che un giorno chiuderà baracca e burattini, e andrà tutto perso. Qualcun altro che nasconde ciò che penso e ciò che vedo per privilegiare post sponsorizzati di utenti con i follower spesso e volentieri comprati. Un regno dove le metriche, volentieri alterate, hanno la meglio sulla qualità. Un regno dove malvolentieri ti metti il cuore in pace sul fatto che se fai qualcosa di strabiliante non verrai notato da nessuno

Credo siamo finiti in un Inception tra i vari cross posting. Tuttavia questo paragrafo si sposa perfettamente con la mia idea di postare qui le mie foto e quel quote iniziale del film.

Il mondo va tutto da un'altra parte.

Come qualche anno fa le condivisioni degli scatti avvenivano soprattutto su Flickr, oggi Instagram sembra quasi imprescindibile. Ma per quale scopo? Aumentare i fan? Mostrare qualcosa ai nostri amici? Accrescere il proprio ego? O solo per il comune giubilo per cui così fan tutti? 

Affidare i propri ricordi al machine learning, ordinati tramite speciali algoritmi e alla speranza che il pubblico a cui mi sto rivolgendo forse vedrà ciò che io ho da dire mi ha anche un po' stufato. Non sono alla ricerca di risposte alle domande qui sopra, ho solo il piacere di condividere con chi ha voglia e tempo di ascoltare.

Andrò controcorrente, sarò anacronistico e probabilmente anche un po' antipatico. Ma ad un certo punto chi se ne importa. Il mondo social, e questo weekend abbiamo forse avuto l'esempio più importante di tutti, bada a logiche ben precise. Ci vogliono impegno, talento, tempo e continuità. Come dice Insopportabile, non nasce tutto dal niente. Ma come dice sempre lui: 

I social sono ciò che decidiamo di comunicare, il buco della serratura dal quale le persone possono vedere solo la piccola parte che decidiamo di far vedere della nostra sterminata casa. 

Ecco. Questa è la mia "sterminata casa".

Perciò cercherò sempre più spesso di pubblicare le foto a cui tengo particolarmente sulla rinnovata sezione del blog https://andrea.co/foto/ e sempre meno sugli altri canali.

La sezione mantiene il nome di 📸 In una foto e spero possa avere presto nuovi contenuti.

Nove

Il rito di celebrare l'inizio di qualcosa può apparire ai più il trasferimento del mero concetto di compleanno a qualcosa di inanimato. 

Per me è il ricordo di non abbandonare me stesso a luoghi altri dove il mio contenuto si perderebbe in rigagnoli fatti di algoritmi e logiche di business avulse ad esso. 

Questo è diventato il centro del mio mondo online, l'incipit e il fine delle mie ricerche quotidiane di materiale di mio interesse, il mio impegno di scacciare la superficialità e conciliare il tempo a mia disposizione con il profondo contenuto.

Se non fosse per via del mio lavoro le piattaforme altre le avrei già abbandonate da un pezzo, mantenendo forse solo Twitter come mia unica lente sul mondo sincrono.

Proverò seguendo esempio di altri, limitando sempre di più la loro fruizione a favore di qualche accorgimento:

  • Limitare le notifiche
  • Stabilire l'abitudine di non guardare più nessun social network dopo le 22
  • Dedicarmi stabilmente alla lettura di un libro prima del sonno invece di farmi rapire dal mio smartphone
  • Proverò ad attivare una nuova sezione del blog completamente dedicata ai miei scatti fotografici per condividere quelli per me più significativi qui, anziché altrove.

Così come 9 anni fa, quando questo luogo ha preso vita, lo scopo di tutto questo non sono le visite o aumentare il numero di lettori (qui non c'è mai stata pubblicità). È mantenere viva la mia voglia di imparare e condividere ciò che reputo più interessante con chi ha voglia di farsi tediare un po'.

Buona vita. 

Rinfrescata

AC Blog Favicon

Tra lunedì e oggi ho apportato qualche accorgimento al blog.

C'è un nuovo logo. E di conseguenza una nuova favicon. L'astronauta non mi ha abbandonato, ma è diventato più sintetico e abbozzato. Minimale direi.

Ho dato maggiore coerenza ai font, riducendone drasticamente la quantità, considerando il logo al momento ce ne sono soltanto 3 in attività.

Ah. Se per caso trovate online un font che vi piace ma non sapete quale sia, questo Bookmarklet, Fount, vi permette di conoscere qualsiasi font della pagina che state navigando. 

What the blogosphere has become

Dave Winer speaks about what the blogosphere has become. I want to add this: the access growth to the Internet, the explosion in Social Media usage, makes you feel like blogs have disappeared. A small drop in an ocean of garbage. 

Fact is... Who wants to shine quickly picks up a vertical Social Network, keeps on posting apparently non-sense distinctive content, till he/her goes viral. Who wants to be authentic, anti-ephemeral, won't think about audience. He/her will think about content, curated, personal expression of his/her own. It will take ages, but the wait will pay you back. 

I doubt if the blogosphere of 2018 is smaller in absolute terms than the blogosphere of the early 2000s. In fact I'm pretty sure it's orders of magnitude larger, if you consider the size of just two hosting services -- Wordpress.com and Tumblr. #
Most of the people who use social media, Twitter, Facebook etc are not NBBs. They were never going to become bloggers. We learned this in the early days of the evangelism of blogs. Most people don't have the impulse. #
What changed is we lost the center. I know something about this because I created and operated weblogs.com. It worked at first, but then the blogosphere grew and grew, and weblogs.com didn't or couldn't scale to meet it. Eventually I sold it because it was such a personal burden for me. #
The blogosphere is made of people, but the people treated the center like a corporation, and it wasn't. If we ever want to reboot the center, there has to be a cooperative spirit, and a limit to its scope to avoid the scaling problems. You can't put a big corp at the center of something so independent, or it ceases to be independent. #
We're paying a price now for the lack of a center as Google and others move to control the open web that made blogging possible. Bloggers need the low barrier to entry to hosting our own blogs, even if we never use it. It's our escape plan. With no way out, the hosting companies will turn into AOL. #
There used to be a communication network among bloggers, but that's gone now. #

Blogs. They never give away the whole picture.

I totally agree with Om.

What people don’t realize about blogs is that they are never a complete story. They are incomplete and by nature more mysterious, more episodic, and thus more interesting. Blogs are meant not to leave you with everything. The whole idea is to think to deliberate, and to come back again and again, to finish what was started a long time ago. But there is no end, just a pause, for a voice to start, talking again. I think somewhere along the line I forgot what it is to blog.
Traditional media has incorporated the perceived casualness of blogs into their traditions, but they never got the continuation, the idea of voice, a singular vision and the daily journey. It is what made blogs different. And as we start to think of a blog revival, I am reminded of the design philosophy of Victorian builder and gardener Henry Peto. He would create gardens that gave you this sense of near and a wonder of beyond but never giving away the whole picture. And that’s precisely what blogs do.

To become a better writer

I do write way more than the time I should be spending on reading. But the following suggestion is gold.  

6. To Become a Better Writer, Read More
The best way to become a better writer is to read more and not just about a single subject matter. Why? Reading is the best way to generate new ideas. Every person has a different perspective on life. This comes from different experiences, cultural ideas, values, etc. You know things I don’t know. You can make connections I can’t make. By reading, you are allowing these unique connections to flourish, which can make you a better writer.
I have seen my own writing improve immensely due to my increased reading habit this past year. Remember, if you start to run out of ideas to write about, read some more and add fuel to your writing fire. Your brain is made formaking connections, finding patterns, and discovering new insights, so feed it regularly by reading.

I Blogger NON esistono

Da un post di Pier Luca di oggi:

[...] Iniziamo col dire che i blogger NON esistono, così come NON esistono gli influencer. Non si tratta di professioni, né di qualifiche professionali. Chi le utilizza in tal senso raggiunge esclusivamente l'obiettivo di coprirsi di ridicolo esplicitando la propria ignoranza sul tema.
Esistono avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, che hanno quel che viene convenzionalmente chiamato un blog, nel quale normalmente esprimono i loro pareri, le loro opinioni relativamente all'argomento sul quale hanno un expertise da esprimere. Altrettanto esistono  ancora una volta avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, la cui esperienza nel settore in cui operano fa si che venga loro riconosciuta autorevolezza e dunque influenza nel loro campo. Costoro sono dunque influencer e, se hanno una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, come vedremo, micro-influencer.
Calciatori, musicanti e musicisti, starlette e altri NON sono influencer sono celebrities, personaggi famosi a vario titolo che prestano, appunto, la loro fama, previo compenso naturalmente, anche alla comunicazione d'impresa. Potremmo definirli per sintesi i "testimonial 2.0". La versione riveduta e attualizzata di quelli che erano, e sono, i testimonial. Un mondo completamente diverso da professional e persone comuni, da utilizzare così come vengono utilizzati i testimonial. Cosa che, ad esempio, per stare a cose recenti, lo spot di Kena Mobile, con Banfi e Fedez, fa in maniera assolutamente inadeguata, ad essere gentili.
Se dunque la relazione tra celebrities e brand è prettamente utilitaristica in termini di congruità di immagine tra il marchio, l'azienda, e l'immagine della celebrity da ingaggiare, pagandola, ben diverso è il discorso per quanto riguarda professional e "persone normali".
In questo caso infatti, anche se la relazione può essere monetaria, soprattutto quando impiega tempo e know-how di chi viene coinvolto che dunque giustamente deve avere anche un corrispettivo economico, il rapporto andrebbe, va, impostato in termini di coinvolgimento e vantaggio reciproco. Un buon esempio concreto in tal senso è il caso del lavoro di Enel nel quale, come altri [inclusi dei giornali, per inciso], sono stato coinvolto negli ultimi due anni.
Infine, i micro-influencer, "persone normali" con una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, diciamo sotto i 10mila follower per dargli una dimensione quantitativa, possono essere coinvolti sia economicamente, ovviamente con corrispettivi di gran lunga inferiori, che relativamente ai loro interessi, alle loro passioni di cui già parlano in Rete e sui social delle quali i loro contatti li sentono abitualmente parlare. Si tratta di una categoria che sin ora è stata ampiamente sottovalutata, e complessivamente sottoutilizzata, da parte dei brand. [...]

La distinzione netta tra influencer e celebrities è importante e da considerare sempre. Aggiungerei personalmente che talune volte le celebrities possono anche essere degli influencer se si esprimono nel campo di competenza, parlando di moda o di qualsiasi argomento nel caso in cui abbiano un business relativo a quel relativo ramo.

Sbaglia sicuramente chi reputa o si reputa blogger come sostantivo da apporre alla propria carta d'identità. Una persona può essere un blogger nel momento in cui possiede un blog e lo aggiorna costantemente parlando di un'area specifica di cui non solo è appassionato, ma di cui è esperto e ha qualcosa di sensato da dire e condividere. Posto il fatto che molto probabilmente nella vita svolge un lavoro completamente differente e magari neppure affine a ciò di cui si diletta a riempire pagine dell'internet. 
Tuttavia suddetta definizione o auto-defiinizione non trova nessun riscontro pratico nel momento in cui è necessario presentarsi al mondo.

Peccato non essere al convegno dove si discuteranno questi argomenti il 21 maggio prossimo dalle ore 10 alle 13 all'Università Colombo di Milano. Ma voi che potete fateci un salto. 

Small b blogging

An interesting definition on how blogging has changed lately and how much you don't have to care about page views but your own ideas and connections. Your blog is the place where to grow your thinking and spread it to the rest of your peers.  

What’s going on here? I call it small b blogging. It’s a virtuous cycle of making interesting connections while also being a way to clarify and strengthen my own ideas. I’m not reaching a big audience by any measure but the direct impact and benefit is material.
Small b blogging is learning to write and think with the network. Small b blogging is writing content designed for small deliberate audiences and showing it to them. Small b blogging is deliberately chasing interesting ideas over pageviews and scale. An attempt at genuine connection vs the gloss and polish and mass market of most “content marketing”.
And remember that you are your own audience! Small b blogging is writing things that you link back to and reference time and time again. Ideas that can evolve and grow as your thinking and audience grows.
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