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#WhyIBlog Intervista a Lorenzo Gerli

Con Lorenzo abbiamo in comune il progetto Fuorigio.co, la profonda passione per Towerfall Ascension, il bel design e la comunicazione così come la voglia di condividere le nostre opinioni online. Quindi oggi il protagonista di #WhyIBlog è lui!

1. Presentazioni. Nome, professione, URL e piattaforma utilizzata

Ciao, sono Lorenzo Gerli, mi occupo di comunicazione digital ma temo di non aver ancora capito cosa voglio fare da grande. Scrivo su 3 diversi blog basati su WordPress in selfhost: c'è www.lorenzogerli.net, su cui concentro interessi lavorativi e personali; c'è fuorigio.co, progetto di gruppo dedicato ai videogame; infine c'è un blog piuttosto personale la cui url corrisponde ad un vecchio nickname che usavo online e che spero sia ancora letto da una serie di amici di vecchia data.

2. Perché hai un blog?

Tutto è iniziato proprio come l’etimologia di “blog”: il mio (we)b-log era un diario personale e risale a credo ormai più di 10 anni fa. Era un modo per me per tenere traccia di quello che mi succedeva, per fare qualche (lunga) riflessione con tutta calma su me stesso. Era il periodo degli elenchi infiniti di link nei blogroll. Era il periodo in cui c’erano scambi fittissimi di commenti sui blog altrui. È così che il mio blog è stato lo strumento con cui nel tempo ho costruito una rete di amicizie, alcune per me molto importanti e che durano ancora oggi.

3. Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Nel corso degli anni ho sperimentato diverse piattaforme, da Blogger passando per Splinder, per lo spazio messo a disposizione da MSN, fino ad approdare stabilmente a WordPress. Mi son sempre divertito a pasticciare con i template, ma è stato con il passaggio a WordPress che ho iniziato a studiare seriamente PHP e il sistema di theme di WordPress stesso: sono competenze che poi ho sviluppato nel tempo e che utilizzo per seguire direttamente progetti di sviluppo più piccoli o, in casi più complessi, per gestire con cognizione di causa eventuali fornitori esterni, sia dal lato del design che quello più tecnico. 

4. Quale significato ha oggi averne uno personale? Non sono sufficienti i social network? O forse Medium?

Sarò magari sentimentale o forse troppo legato al passato, per me il punto principale di avere un blog è di avere uno spazio proprio in cui poter esprimere se stessi. Non sono interessato a visite a triplo zero, diventare famoso o a riuscire a "monetizzare" il blog. Mi interessa invece una pagina vuota da riempire con quello che mi interessa condividere (e studiare). Dico studiare non a caso, perché per me scrivere è l’occasione migliore per imparare ogni volta qualcosa di nuovo: documentarmi, leggere opinioni a volte discordanti tra loro e usarli come base per formare un mio pensiero. Poi ovviamente, tra il dire e il fare ci passa un oceano di mezzo e proprio perché voglio approfondire e per approfondire ci vuole tempo, spesso mi blocco a metà, lascio decine di post nell’oblio delle bozze di WP e non riesco a produrre tutto quello che vorrei

In ogni caso, quanto detto prima ti dovrebbe far capire facilmente perché penso che i social network non siano sufficienti: blog e social sono strumenti ben diversi per tipologia di contenuti, per tempi e modi di fruizione degli stessi, anche se la differenza chiave rimane la differente volatilità.

Il blog per me è ancora lo strumento della calma, della riflessione, dell'approfondimento, delle informazioni che possono sedimentare e che possono essere fruite con i tempi che si preferiscono, anche molto dilatati. I blog che preferisco sono quelli a sviluppo piuttosto verticale, concentrati quindi su una serie specifica di argomenti. 

Sui social network è invece tutto orizzontale, più veloce, frammentato e disordinato: sono uno stream infinito di contenuti (spesso scritti velocemente) che fanno immediatamente perdere valore a quelli precedenti. Vanno bene per rimanere in contatto con gli amici, per essere resi partecipi delle loro avventure personali. Ma quindo parliamo di contenuti più importanti dell’ennesima foto del gatto, si sente l’assenza anche solo di un ordine preciso  o un sistema di catalogazione; o meglio: c’è, ma è basato su algoritmi su cui non abbiamo controllo. 

Pensiamo al cambio che Twitter sembra voglia apportare alla sua piattaforma, al passaggio da uno stream timebased a un sistema di selezione dei tweet migliori: una scelta nata dalla necessità per la piattaforma di recuperare a tutti i costi il vantaggio perso nei confronti di Facebook, ma che vanifica così tutto il lavoro fatto da ognuno di noi per selezionare i follower più interessanti; pensiamo a come sia difficile poter seguire una conversazione su Facebook. In questi giorni di primarie a Milano mi sono imbattuto in una serie di contenuti originali interessantissimi, che però avrei fruito in modo migliore se fossero stati pubblicati da qualche altra parte (anche se Facebook ha permesso lo svilupparsi di belle conversazioni). 

Per quello che riguarda Medium invece… alla fine è pur sempre una piattaforma di blogging, dal layout ottimo e con tutta una serie di feature aggiuntive interessanti (anche solo il sistema di commenti e quote o la possibilità di traduzione di post con link all’originale) che può dare un’ottima visibilità a ottimi contenuti, renderli virarli. Ha il difetto però di annullare la personalità di ognuno, ingabbiando ogni contenuto in una struttura uguale per tutti. Ma quello che mi fa veramente paura di Medium (ma così come di tutte le piattaforme “chiuse”) è la possibilità di perdere controllo sui propri scritti, su post da 5/10/15.000 battute che nascono comunque da un lungo lavoro di scrittura e di ricerca. 

Invece una volta installato WordPress (così come qualsiasi altra piattaforma di blogging, eh) sul proprio hosting, si ha per sempre controllo e padronanza dei contenuti. Beh, finché che qualcuno non decida di rubarli senza citare la fonte, ma questo è un altro discorso. 

5. Uno o più blog che consiglieresti di seguire?

Sarò banale, ma direi Daringfireball http://daringfireball.net/ di John Gruber: apprezzo i suoi long form, il suo modo di citare e commentare ed è una buona fonte di informazioni sul mondo tech e app, anche se troppo Apple fan boy persino per i miei gusti. 

Un altro è Bicycle Minds http://bicyclemind.it/ di Filippo Corti che apprezzo per gli stessi motivi di Daringfireball e per gli argomenti di cui tratta, allineati ai miei interessi. Non c'è mai un post o un link che non leggo con interesse, tra tipografia, tech e digital in generale.

#WhyIBlog Intervista a Luca Sartoni

WhyIBlog stenta a morire, o meglio,  sopravvivere. Di fatto non sono mai riuscito a mettere la testa seriamente per sintetizzare tutto in un eBook o anche solo raccogliere tutte le riflessioni e rielaborarle per raccontare lo stato di produzione di contenuti dal basso avvenuta degli ultimi 7/8 anni e più.

La colpa è soltanto mia, anche solo per non aver iniziato a buttare giù qualche riflessione, e per non esser riuscito a raccogliere maggiori testimonianze utili alla comprensione di un fenomeno sempre in dirittura d'arrivo, ma mai domo. Tuttavia, la grande maggioranza di chi aveva un blog anni orsono, soprattutto in Italia, ha deciso o di lasciar perdere o di proseguire sui Social Network. O più semplicemente quando l'ho contattato/a ha deciso di non rispondere.

Più che normale e comprensibile. Ogni tanto però mi piace dare spazio e comprendere le motivazioni di chi ancora ha deciso di non mollare e riconosce l'importanza di pubblicare quasi quotidianamente, per le ragioni più disparate. Nel mio piccolo penso e sono convinto sia quasi una specie di terapia, o più in generale saper riconoscere in molti la volontà di apportare contributi più o meno utili al vasto contenitore Internet.

Oggi ricominciamo, per questo 2016 appena iniziato, con Luca Sartoni che ormai da qualche tempo ha ripreso con cadenza quotidiana a scrivere sul suo blog.

1. Presentazioni. Nome, professione. URL e piattaforma utilizzata

Luca Sartoni, Growthketeer at Automattic, http://lucasartoni.comWordPress.com

2. Perché hai un blog?

Ho aperto il mio blog nel 2006 perché mi serviva un posto in cui pubblicare le mie storie e dove collezionare link alle risorse che trovavo sul web. L’ho sempre usato per scopi molto personali, dal pubblicare ricerche universitarie che altrimenti non sarebbero mai uscite dalla mia casella di email, al raccontare storie relative al mio lavoro, al pubblicare foto di viaggi. Ho avuto periodi in cui alcuni argomenti erano più presenti di altri, ho avuto pause anche lunghe, ultimamente ho l’obiettivo di pubblicare tutti i giorni. Forzarmi alla pubblicazione mi obbliga a prendere dieci minuti ogni giorno e a dedicarli alla ricerca di informazioni interessanti o alla produzione ex-novo. È un’ottimo esercizio che consiglio a tutti.

Luca Sartoni

3. Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro ed arrivare alla più importante società di CMS?

Nel 2006, come ti dicevo ho iniziato a scrivere sul mio blog e attraverso i contatti che avevo stabilito online ho ricevuto una offerta interessante: lavorare come reporter per Intruders.tv, una web TV appena nata a Londra che cercava reporter in altri paesi. Insieme a Livia Iacolare abbiamo mandato avanti la web TV per un po’, e ad un certo punto le nostre strade si sono separate. Lei è andata a lavorare per Current TV, e adesso per Twitter, io invece ho iniziato a lavorare come country manager per 123people.com, una startup viennese. Circa 18 mesi dopo essermi trasferito a Vienna ho lasciato 123people e ho preso parte ad un’altra avventura imprenditoriale, durante la quale ho avuto modo di conoscere WordPress e Automattic da vicino. Ad un certo punto è stato quasi naturale fare candidatura e dopo un periodo di prova molto intenso sono stato preso.

4. Quale significato ha oggi averne uno? Non sono sufficienti i Social Network?

I siti di social network vengono e vanno. Se tra dieci anni Facebook non sarà più il Facebook che conosciamo oggi, tutto il contenuto che ci mettiamo dentro sarà diversamente accessibile. Se invece abbiamo un nostro blog, tutti i contenuti restano di nostra proprietà e sono facilmente accessibili. Quando si sceglie una piattaforma su cui investire il proprio tempo, si deve anche considerare il fine ultimo dei contenuti che andiamo a distribuire. Se abbiamo la speranza di giocare una partita a lungo termine e assicurarci che i nostri contenuti restino nel tempo, dobbiamo scegliere una piattaforma solida e libera. Per questo WordPress è stata la mia scelta tanti anni fa e lo rimane anche adesso. Persino WordPress.com, che è un prodotto commerciale, ha come capostipite del Term of Service il fatto che i contenuti restano completamente di proprietà esclusiva di chi li ha prodotti, e offre funzionalità di esportazione totalmente libere. I siti di social networking sono ottimi strumenti per avere interazioni veloci, estese, ed immediate, ma se vogliamo che qualcosa resti nel tempo dobbiamo avere cura di pubblicarlo in zone libere del web.

5. Uno o più blog che consiglieresti di seguire?

Scott Berkun resta sempre il mio blog preferito: http://scottberkun.com/blog/

#WhyIBlog Intervista a Jacopo Paoletti

Rientro dalle ferie e cominciamo subito con il piede giusto. In occasione della riapertura del suo blog, due battute con Jacopo Paoletti e le sue, personali, motivazioni sul perché averlo.

1. Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Mi chiamo Jacopo Paoletti, e come magari qualcuno saprà, mi occupo di marketing e comunicazione digitale. Cronologicamente dovrei rientrare fra i blogger della prima ora, anche se da giovanissimo ero poco più che un mero sperimentatore del mezzo (e sopratutto assolutamente discontinuo nelle pubblicazioni, in preda alla classica sindrome del monta e rismonta). Ho iniziato a "giocare" su Blogger nel 2001, ma allora "la vecchia guardia" della blogosfera italiana già iniziava a strutturarsi con i primi lunghi blogroll su Splinder; oggi molte di quelle penne illustri sono diventate una dorsale fondamentale nel panorama crossmediale nostrano, per quanto gli albori di questi nuovi media siano stati per tutti davvero pionieristici. Il dominio http://jacopopaoletti.com, sui cui poi ho aperto il primo self hosted, credo sia stato registrato addirittura a fine 2000, prima che si diffondessero le applicazioni web stand alone alla Wordpress; gli antenati dei blog erano infatti già pseudo diari fatti di pagine statiche, che però andavano aggiornati manualmente a colpi di HTML, e che spesso venivano manutenuti su spazi free come Geocities o Tripod. Se ci pensi parliamo di soli 15 anni fa, ma mi rendo conto come possa sembrare preistoria per i nativi dell'era di Periscope e Snapchat.

Comunque oggi il mio blog è qui: http://jcp.im e come piattaforma di blogging ho scelto Wordpress.com: lo so, i puritani ti diranno che sono per il self hosted (giustamente, eh), ma per una questione di pigrizia mia (nel gestire la parte d'infrastruttura e quindi dell'hosting) ho preferito optare per questo compromesso.

2. Perché hai un blog? E perché hai deciso di riaprirlo dopo qualche tempo di inattività?

Foto di Stefigno

Ho vissuto per molti anni il blog come un fenomeno puramente formativo ed esperienziale, cioè più con un occhio tecnico e professionale allo strumento che in chiave strettamente personale sul contenuto. Anche nei periodi in cui mi sono ritrovato a fare personal blogging era perlopiù in forma anonima o sotto pseudonimo, o quasi sempre nell'ottica di uno specifico progetto o di un'attività online ben definita. Le cose per me sono definitivamente cambiate nel 2011, quando ho fondato Intervistato.com (il blog collettivo di social journalism dove per oltre tre anni abbiamo intervistato persone e personaggi noti, dentro e fuori la Rete, e provenienti da tutto il Mondo) e dove mi sono ritrovato per la prima volta ad espormi personalmente online ed in un modo per me completamente nuovo.

Esaurita quell'esperienza, e a distanza di qualche anno, ho sentito sempre più la mancanza di quello scambio reciproco continuo (che a parer mio oggi solo la community verticale di un blog può dare), ed è così che è nata l'esigenza di avere un "non luogo" online che fosse tutto mio: una spazio personale ma che fosse sempre aperto al pubblico; una casa stabile, dove poter riordinare le idee, i miei appunti, le proprie riflessioni, e farne qualcosa di più strutturato e orientato all'approfondimento, godibile e condivisibile con tutti, ma soprattutto dove il contenuto fosse un elemento fondativo e duraturo nel tempo, oltre la velocità, il rumore ed il conseguente oblio dei vari social stream. Lo considero oggi più che mai una componente centrale della propria identità digitale, essendo la concreta emanazione online della propria libertà di esprimersi e autodeterminarsi in Rete.

3. Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Il blogging mi ha sicuramente aiutato a farmi conoscere e riconoscere, a tentare di farmi capire dagli altri (e se siamo qui spero anche ad apprezzare ;) ) da persone che diversamente non avrei raggiunto, o che probabilmente avrei raggiunto in troppo tempo, ma soprattutto mi ha permesso di costruire quella rete di rapporti che sono spesso andati oltre l'online, e che in molti casi mi hanno portato ad esperienze personali, lavorative e professionali di lungo termine. L'assioma che "con i blog non si guadagna" è quindi per me molto relativo; è ovvio che si pensa di monetizzare scrivendo post e piazzando banner, allora no, non si guadagna (ma anche in termini di reputazione proprio), e poi forse non è mai stata questa la strada di questo strumento. Se c'è un percorso da tracciare è nell'intersezione fra le relazioni, gli interessi e i contenuti, e conseguentemente nella generazione di valore da questa nuova alchimia.

4. Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Se potessi semplificare con una metafora, direi che i blog sono la voce, e i social il megafono per portarla lontano. Serviranno sempre delle scatole dove mettere le proprie cose, e dei mercatini dove andare a distribuirle. I blog oggi sono solo alcune di quelle scatole, e i social media uno dei tanti luoghi digitali dove le conversazioni online diventano la base proprio di quei mercati. Il Cluetrain Manifesto resta assolutamente attualissimo in questo senso. Oggi i social costituiscono il rumore di fondo di tutte le nostre conversazioni, e chi riesce ad avere una propria scatola ha indubbiamente una posizione di vantaggio nelle distribuzione di qualcosa (contenuti, prodotti, servizi, ecc) verso un determinato mercato (che nel caso dei blog corrisponde al proprio bacino di utenza).

Si potrebbe sintetizzare con una descrizione rovesciata della piramide dell'influenza: i blogger tendono a rientrare in quella serie di soggetti (i tanti decantati "influencer") che vengono ritenuti credibili e/o affidabili da un certo segmento di persone, e pertanto considerabili "influenti" da queste ultime (sia chiaro quindi, non influencer in senso assoluto, ma per quel pubblico specifico, restando inteso come la grandezza del relativo segmento prescinda dal valore strettamente numerico di soggetti che lo compongono, infatti essere affidabili per qualcuno diventa per sé stesso valore qualitativo e non semplicemente quantitativo). Poi che questa "influenza" sia realmente in grado di cambiare i comportamenti e le scelte degli individui è, come sai, tema assolutamente aperto e ancora molto dibattuto, e probabilmente servirebbe un'intervista ad hoc solo per affrontare questa tematica. Per non tediare ulteriormente qualcuno meglio fermarsi qui ;)

5. Uno o più blog che consiglieresti di seguire?

Negli anni sono finito per seguirne troppi, sia italiani che esteri, e quindi non vorrei fare torti a nessuno. Consiglio un buon feed reader e di leggere sempre secondo i propri interessi (e non necessariamente i soliti noti): c'è veramente tutto per tutti, e sicuramente qualcuno come noi che è interessato a leggere ciò che abbiamo da dire al Mondo.

#WhyIBlog Intervista a Sean Smith

Ieri sera su Twitter mi sono imbattuto in questo post su Medium. Un ragazzo di 23 anni, Sean Smith, la sua agenzia di marketing, pronto a sposarsi e nessuna paura del domani. Mi ha stupito la sua voglia di sbagliare, magari mettendo da parte la carriera o la ricchezza per il momento, ma costruirsi un bagaglio necessario. Il suo.

I’m 23, newly engaged, and growing a marketing agency. I’m living with my fiancé and our 3 pets in a wonderful apartment in Florida. I don’t need more money to get by, so what is more important than that? I have a great deal of personal freedom, and I can set my own pace (which is usually pretty fast) for my work environment, most importantly though (from a career perspective) — I have something that I can build and achieve myself, and learn from.

Scopro essere un blogger, contributor di varie testate online, decido di fargli le fatidiche domande per #WhyIBlog.

Present yourself. Name, Job, URL and platform used

I’m Sean Smith (snsmth.com), I’m a content marketing consultant building an agency called SimpleTiger (simpletiger.com) and I write on many publications including Medium, The Huffington Post, 99U, Copyblogger, Moz, and other publications around the web. 

Why do you blog?

I first took to blogging to create a name for myself in my industry. I didn’t know that I would fall in love with it shortly thereafter and create an ongoing addiction for years to come. Blogging was first out of necessity to attract new clients and establish myself as a credible source in the industry, but from there it took a life of its own whereby I was blogging about personal stories such as my experience skydiving, and general entrepreneurial lessons learned on publications like 99U.com and Pickcrew.com. Currently I blog a lot about content marketing, mainly to educate people in the industry and attract potential clients that might need help on the topics that I write about. I also write a lot on Medium about personal subjects, using it as an outlet much like a journal to spread the lessons that I’ve learned or thoughts that I’ve been having. 

What does it mean to open a blog in 2015?

I think this could mean many different things. I think that opening a blog in 2015 means you have a story to tell, about a subject, with an end-goal in mind. If you don’t have an end-goal in mind, and you don’t have a direct topic to focus on, there isn’t any point in opening a blog unless it’s just a personal expression of your own thoughts, which can be beneficial in itself. 

Did it help you to develop your job and your network?

Yes, very much so. I can root pretty much every connection and client that I’ve brought in back to a piece of content that I’ve written, shared, or engaged with. My network has grown pretty much solely off of my blogging efforts. 

Why are you using Medium.com? Do you find it better than a personal blog, and if so why?

I think Medium had a very powerful internal viral loop early on, for that reason I jumped to it very quickly. Since then they have pretty much closed that loop, which stings, but it’s still my favorite platform to write on due to the editor and ease of setup. I don’t say that it’s “better than” a personal blog, I think it’s just like any other network that it has its inherent benefits and drawbacks. I think that people try to compare it too much to a personal blog instead of what it actually is, a social network focused on written long-form content. In some cases it can perfectly solve the gripe of those looking for a simple platform to write on, but for some that want a more elaborate solution, it doesn’t fit that bill. If you’re writing and creating your own pages, and building your own campaigns like Tim Ferriss does on fourhourworkweek.com you wouldn’t want to move the entire thing over to Medium, but you might syndicate a few posts over there to get some buy-in from a different audience. For someone who just wants to write an article every once in a while, it’s fine.

One blog my readers shouldn't miss?

Copyblogger.com is my favorite blog that publishes content about writing, blogging, and content marketing. It’s what I’ve learned the most from and has helped me in my own copywriting. I’m also happy that after learning so much from Copyblogger I’m now a regular contributor. I would also recommend going to my Gibbon learning playlist (https://gibbon.co/snsmth/the-art-of-copywriting) and going down the list reading each of these posts in order to get a lot of value and inspiration towards their own blogging and copywriting efforts. I curated that list with the most influential posts I’ve read and written about copywriting and blogging.

#WhyIBlog Intervista a Luca De Biase

Ho visto poche volte di persona Luca, ma insieme a pochi altri lo reputo uno dei giornalisti/blogger/umanisti dell'innovazione i cui scritti meritano sempre la dovuta attenzione. Sono molto contento di averlo tra i partecipanti di #WhyIBlog. 

Foto di  Alessio Jacona

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Luca De Biase, giornalista, http://blog.debiase.com wordpress

Perché hai un blog?

Ho cominciato nel 1995 con Reporters Online, un'iniziativa inventata da Anna Masera e me, che serviva ai giornalisti che volevano contribuire con le loro pagine web alla sperimentazione del rapporto diretto col pubblico. Si faceva tutto in html e il pubblico non superava i 150mila utenti della rete di quegli anni in Italia. Il blog all'inizio mi è sembrato semplicemente un modo più facile per fare la stessa cosa. Ma il pubblico era cresciuto. E i blogger erano tanti. E si linkavano tra loro. Era una cosa nuova. Ho proseguito a tenere il blog per continuare a fare "ricerca e sviluppo". E per avere un luogo "fisso" di espressione nel grande flusso crossmediale che nel frattempo è montato.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Il mio lavoro è ricerca, riflessione, espressione, feedback. Il blog ne è un elemento essenziale. E in qualche modo mi consente di esplorare prima di pubblicare in luoghi più collettivi. Per questo dico "ricerca e sviluppo". Non credo che sia servito a farmi conoscere di più, ma probabilmente è servito a farmi conoscere meglio. Di certo mi è servito a conoscere meglio una rete di persone che riflettono sulle stesse questioni.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

La domanda è giusta. I blog sono stati un po' siti-diari-giornali e un po' social network all'inizio. Ora mi pare che siano la parte approfondita del grande social network cross platform. 

Un blog che consiglieresti di seguire?

Troppi. Consiglio di tenere un feed reader e curarlo e vedere quanta ricchezza di informazioni ne emerge. 

#WhyIBlog Intervista a Nicola Carmignani

Non conosco Nicola di persona, ma l'ho sempre apprezzato per il modo in cui riesce a dare valore ai contenuti che pubblica e credo sia un ottimo esempio di come sfruttare le proprie competenze mostrandole attraverso il suo blog.

Via alle classiche domande di rito. Tutte le altre interviste sono qui.

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Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Nicola Carmignani, informatico, freelance esperto di Social Media Marketing e digital strategy, cittadino del web e blogger. Mi occupo di comunicazione digitale e formazione in ambito web e social media marketing.

Online mi puoi trovare sul mio blog www.nicolacarmignani.it e, ovviamente, su Instagram (@nicolacarmignani - instagram.com/nicolacarmignani). Sui restanti social sono quasi sempre @nicocarmigna, abbreviazione dei miei nome e cognome... perché le scuole medie non finiscono mai!

Perché hai un blog?

Una storia iniziata semplicemente per caso e per curiosità. Avevo voglia di sperimentare, di capire cosa fosse un blog e quali potenzialità potesse avere uno strumento di comunicazione come questo. A partire da quel momento, sono entrato in un mondo a me completamente sconosciuto, ricco di professionalità e popolato da persone molto qualificate, che, in molti casi, hanno saputo trasformare la propria passione in un lavoro.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Certamente un blog è una bella vetrina oltreché un potente mezzo di comunicazione, utile per mostrare le proprie capacità e mettere in gioco le proprie competenze. Attraverso il blog, ho potuto dare voce alle mie passioni, approfondire ciò che amo di più e provare a raccontare, anche ad amici e parenti, l’attività  che svolgo: spiegando che è una professione che richiede competenze, capacità organizzativa, gestionale e di comunicazione e che non è soltanto una perdita di tempo trascorso on-line, davanti al computer.

Proprio attraverso il mio blog e i contenuti che pubblico, ho avuto numerosi contatti, ho potuto instaurare e consolidare la mia rete di rapporti professionali e umani e, in alcuni casi, ho ricevuto direttamente proposte di lavoro o di collaborazione professionale.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

I social network assolutamente non bastano! Un blog è uno spazio personale, nel quale dare forma e sviluppare con cura i propri pensieri, approfondire tematiche professionali e scrivere estesamente di argomenti aggiornati. Attraverso il blog è possibile iniziare e sviluppare  una discussione, per certi versi in un modo simile a quello che si potrebbe impiegare sui social media, ma in maniera più ordinata e organizzata. Inoltre, il blog ha una memoria poderosa, mentre i social network tendono a dimenticare più velocemente e in maniera non selettiva: tutti i post di un blog risultano ben organizzati, classificati attraverso tag e facilmente reperibili; la ricerca degli argomenti e delle discussioni può essere eseguita con motore di ricerca interno o impiegando i classici motori web. Spesso i social sono poco (o per niente) indicizzati e la ricerca dei vecchi post può risultare difficile o addirittura un'impresa.

Un blog che consiglieresti di seguire?

Non farò nessun nome, soltanto perché credo che ognuno dovrebbe seguire un pannello di blogger personalizzato sulla base dei propri interessi. Inutile seguire quelli che per me sono rilevanti che siano in ambito social media marketing o letterario. Il mio consiglio è quello di navigare in rete, magari seguendo i link consigliati dai blogger che già si leggono, alla ricerca di autori talentuosi. E poi non voglio far torto a nessuno, ma ti posso dire che quasi tutti i blogger principali che seguo li hai già intervistati.

#WhyIBlog Intervista a Tommaso Sorchiotti

Ho conosciuto Tommaso di persona nel 2010 alla 4sqconf. Quando ancora Foursquare navigava in ottime acque e i Social Network vivevano la rincorsa verso l'esplosione definitiva. È tra i pochi "superstiti" del momento d'oro della blogosfera italiana, perciò mi fa molto piacere avere il suo punto di vista.

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Lavoro come Head of Digital in IQUII, una Digital Company con base a Roma. Faccio formazione in alcune importanti business school e affianco aziende, manager e professionisti nello sviluppo del Brand online e nell'utilizzo efficace del Digital. Sono considerato a sproposito il primo tumblero italiano, più che altro per aver abbracciato e creduto nella piattaforma Tumblr prima che diventasse la realtà che è.

Quindi, in sintesi, Tommaso, Creative Digital Strategist, www.tommasosorchiotti.com, Tumblr.

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Perché hai un blog?

Tutto nasce dal desiderio di sperimentare e capire i cambiamenti che accadono. L'amico Dottavi avrebbe detto che occorre essere attori, non spettatori, per poter vivere questo mondo. Da qui la prova di molti servizi e delle più importanti piattaforme.

In realtà, prima ancora di iniziare a lavorare in ambito digital, avevo come molti un blog anonimo su Splinder, dove raccontavo le situazioni particolare che mi capitavano. Poi nel 2007 ho scoperto Tumbrl, iniziando a realizzare quello che Paolo Valdemarin sintetizzò poco dopo con l'espressione "blogger senza blog".

Il blog nasce dall'esigenza di affermare il mio punto di vista, raccogliere in uno spazio principale la mia identità, collezionare e rilanciare gli spunti originali, divertenti e stimolanti che incontro durante la giornata. Da qui la scelta di Tumblr.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Non so dirti quanto mi abbia aiutato. Sicuramente le competenze di scrittura, pianificazione e organizzazione mentale, personalizzazione grafica e tecnica ha permesso di prendere confidenza e, nel tempo, di affiancare altre realtà nel lavoro di pubblicazione online.

In seconda istanza la visibilità che mi ha portato una presenza forte e definita online. Già semplicemente il fatto di essere ospitato qui, assieme ad altri blogger italiani importanti, è un bel riconoscimento.

In molti poi mi hanno fatto notare l'ironia di firmare il libro "Come si fa un blog 2.0" con un tumbrl che si intitola .Questo non è un Blog.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

No. Un blog è uno spazio tuo. Permette di affermare la tua identità, aprendo a conversazioni e relazioni.

Nei social network sei un nodo della rete, nel tuo blog sei un autore, tra augeo e auctoritas (la mia prof di latino sarebbe orgogliosa!)

Un blog che consiglieresti di seguire?

Adorando il sarcasmo, lo stile visual e le illustrazioni non posso non segnalare:

Del panorama italiano due risorse interessanti per chi si muove nella comunicazione online sono:

#WhyIBlog Intervista a Laura Renieri

Dopo lo scambio di battute con Pietro di ieri, questa settimana continua con l'intervista a Laura. Ma forse la conoscete di più per il suo blog: The Old Now

Lascio a lei la parola. Sicuramente più efficace di me.

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Mi chiamo Laura Renieri, sono nata al mare e sono rimasta incastrata in città, a Milano per la precisione. Sono un ingegnere laureato al Politecnico di Milano con due lauree, ma, di me, mi piace che si dica che amo scrivere e che la passione per il Web ha preso decisamente il sopravvento nella mia vita. Ho creato e attualmente gestisco il magazzino di lifestyle THE OLD NOW, noto in rete con il dominio www.theoldnow.it sviluppato su piattaforma wordpress dove, quotidianamente, io e gli altri 25 autori scriviamo e pubblichiamo informazioni aggiornamenti su più di 12 canali tematici attraverso la nostra esperienza, i nostri studi e la nostra energia.

Perché hai un blog?

Ho aperto un blog quattro anni fa per racchiudere in un unico dominio centinaia e centinaia di foto di nuvole che scattavo per concorsi fotografici on-line. Mi hanno notato nel mondo della moda e mi sono trovata a seguire le sfilate, sempre attraverso la macchina fotografica. Le immagini sono piaciute e da lì mi si è aperto un mondo. Moda, cibo, vino, bellezza sono stati solo alcuni dei punti cardine che hanno reso theoldnow.it un blog conosciuto e letto. Ho iniziato a farmi affiancare da amici, prima, e da lettori interessati a passare dall'altro lato dello schermo, poi. Piano piano l'evoluzione ha preso corpo e, dopo due anni dalla sua creazione, non era più solo un blog personale, non racchiudeva più solo immagini di nuvole ma era diventato un magazine a tutto tondo. Ho quindi cambiato il nome, aggiunto la denominazione magazine e aperto le porte a chi aveva avuto voglia e coraggio di candidarsi. Dopo un'attenta e molto ristretta selezione ho così dato vita alla mia squadra che attualmente si compone di circa 25 persone.

Perché ho un blog? Perché le piattaforme di condivisione delle sole immagini non mi bastavano più, avevo qualcosa da dire che fosse articolato di immagini e parole, di fotografie e frasi, di contenuti veri. theoldnow ha cambiato forma ma non stile, infatti è ancora un blog, non una testata registrata. Questa scelta è stata ponderata nel tempo e si basa sul principio che non avrei mai voluto che il mio blog perdesse la libertà che lo ha sempre contraddistinto, ovvero quella di poter veramente creare on-line un tipo di comunicazione unica che fosse di contenuto e di qualità, utile per il lettore ed accattivante per lo scrittore.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Il mondo del lavoro di cui faccio parte, ufficialmente, non ha assolutamente nulla a che vedere con il blog (per ora). Di contro però il blog ha avuto la capacità di creare un business intorno a sé. Piano piano che i lettori crescevano e l'interesse verso il dominio aumentava, sono aumentate di conseguenza le visite, gli argomenti trattati, le proposte di collaborazione. All'inizio del 2011 un grosso gruppo editoriale mi ha proposto una partnership riguardante banner pubblicitari e, dopo un'attenta ed accurata profilazione è comparsa su theoldnow la pubblicità. Il mondo del lavoro si è quindi affacciato sul blog creando un vero e proprio business intorno a quello che non era assolutamente nato come business.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Oggi avere un blog è avere una porta sul mondo, potenzialmente infinita. E’ una possibilità che va colta a patto però che si abbia ben chiaro il motivo per il quale ci si affaccia su questo mondo virtuale. Molte lettrici mi scrivono chiedendomi come si fa ad avere un tal prodotto o come si fa per partecipare al tale evento. Se lo scopo dell'apertura di un blog è quello di ricevere dei prodotti gratuitamente io sconsiglio sempre anche solo la registrazione del dominio. Creare un blog significa creare una porta personale su un mondo infinito. Lo si deve fare perché mossi dalla volontà e dalla curiosità, dalla voglia di mettersi in gioco, di raccontare qualcosa, di mettere nero su bianco il proprio punto di vista e renderlo leggibile a potenziali lettori. I social network sono perfetti per la condivisione di piccole porzioni della nostra vita, per esempio, un'immagine oppure uno stato d'animo. Il blog, invece, è in grado di amplificare questa portata di condivisione e renderla duratura nel tempo, indipendentemente dalle mode del momento o dal social network più in voga attualmente.

Un blog che consiglieresti di seguire?

Personalmente non mi sbilancio mai moltissimo nel proporre blog da seguire. Non perché non abbia l'opinione in merito ma perché il panorama dei blogger è ampissimo e la scelta dipende in maniera importante dai propri interessi. Mentre i blog, una volta, avevano un carattere molto generico, oggi hanno acquisito un'identità ben definita, un'impronta stilistica unica nel loro genere, un propendere verso una tematica piuttosto che un'altra. Consigliare quindi di seguire un blog di moda magari non ha nessun interesse per chi ama i motori o i viaggi.

#WhyIBlog Intervista a Pietro Pannone

Inizio la settimana con uno scambio di battute per #WhyIBlog con Pietro. Conosco Pietro da ormai qualche anno, dal suo ruolo in Hagakure, dove mi coinvolse per qualche iniziativa proprio per il mio neonato blog.

Nome. Professione. URL e piattaforma utilizzata

Sono Pietro Pannone, mi occupo di comunicazione digitale e scrivo per diversi blog. Il principale (la mia piccola creatura) è www.viraland.it. Lì parlo di ciò che più mi piace, dalla pubblicità all’arte, ma recentemente ho creato anche un blog con la mia compagna in cui parlo di viaggi, www.intrippati.it, e ogni tanto scrivo anche di cibo (ma solo “ogni tanto” perché bisogna sempre stare attenti alla linea!) su www.eatitmilano.it: tutti sono rigorosamente su piattaforma Wordpress.

Perché hai un blog?

Perché amo scrivere e, anche se ogni tanto non riesco a dedicargli il tempo che vorrei, mi piace ritagliarmi ogni giorno del tempo per parlare di ciò che amo: è bellissimo. Non scrivo miei pensieri personali, sono abbastanza anomalo come blogger: la mia idea è quella di raccontare le notizie, gli artisti, i viaggi, i piatti che più mi piacciono. È lì, in tutto quello che scrivo, che c’è parte della mia vita.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Un blog ti insegna tante cose. Uno degli aspetti che trovo più interessante è la possibilità di essere letti da tutti: imprecisioni e banalità mettono allo scoperto chiunque. Chi scrive come me, senza mettere la propria vita privata in primo piano, deve riuscire sempre a trovare una chiave interessante di racconto, altrimenti le persone preferiranno altri story teller a te.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

La differenza tra i due, secondo me, è semplice: i social network rappresentano l’attimo, il “real time”, quel tipo di racconto o di idea che può durare il tempo di un tweet. Un blog ti permette di offrire ragionamenti più articolati, complessi: quello che scrivi al volo in un tweet, poi, può trovare spazio in un post dedicato.

Un blog che consiglieresti di seguire?

Voglio essere banale, ma se fossi su un’isola deserta vorrei avere accesso a Mashable perché troverei tutto quello di cui ho bisogno. Si può ancora definire blog, vero? http://mashable.com/

#WhyIBlog Intervista a Maurizio Codogno aka .mau.

Il secondo appuntamento dell'anno con #WhyIBlog è con .mau., un'altra presenza storica dell'Internet italiana. Stesse domande, stesso format. 

Grazie Maurizio!

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Maurizio Codogno, quadro in Telecom Italia, http://xmau.com/ (il blog principale è http://xmau.com/wp/notiziole), Wordpress.

Perché hai un blog?

In realtà ne ho tanti: a parte le Notiziole di .mau., ne ho una decina sul mio sito, e inoltre uno su il  Post, http://www.ilpost.it/mauriziocodogno . Limitandoci al principale, le Notiziole sono nate a settembre 2001 perché mi ero trasferito da Torino a Milano e avevo pensato sarebbe stato bello raccogliere da qualche parte i miei pensieri. La cosa più difficile fu trovare uno script PHP che mi permettesse di aggiungere testo man mano: avevo già un sito dal 1994, ma non era la stessa cosa. Poi con gli anni le cose sono man mano cambiate: poco nella piattaforma (sono passato a MT dopo un paio d'anni e alla fine a Wordpress un anno e mezzo fa), molto in quello che scrivo.

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Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Il lavoro è il lavoro, il blog il blog. Sono due mondi completamente separati, anche se collaboro spesso a Voices che è il blog corale di Telecom Italia. Se proprio vuoi, scrivere regolarmente serve per migliorare le proprie capacità di scrittura: non sarei mai riuscito a pubblicare i miei libri se a furia di scrivere post non fossi riuscito a trovare un mio stile personale e leggibile.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Dieci anni fa la domanda sarebbe potuta essere "Quale significato ha oggi avere un sito? Non sono sufficienti i blog?" Sessant'anni fa la stessa domanda sarebbe stata "Quale significato ha oggi la radio? Non è sufficiente la tv?" Per come vedo io le cose, è vero che uno può usare un social network come se fosse un blog; in fin dei conti, quando si ha un chiodo da piantare tutte le cose che abbiamo intorno diventano dei martelli. (Ma non userei l'iPhone, ecco). Ma l'interazione nei social network è immediata, minimale e di breve durata: chi va a cercare cosa hai scritto anche solo una settimana fa? Un blog, pur permettendo l'interazione, ha un raggio temporale più ampio; è una parte della propria storia, insomma. Se uno è interessato al qui-e-ora i social network sono perfetti; se uno vuole tenere traccia della propria evoluzione è molto meglio un blog. 

Un blog che consiglieresti di seguire?

L'Oblò, http://www.atbv.org/oblo/ . Ha il grandissimo guaio che non ha un feed RSS, quindi non puoi sapere automaticamente quando viene aggiornato; però vale la pena andare ogni tanto a vedere se c'è qualcosa di nuovo, perché il tenutario ( :-) ) fa un ottimo lavoro di ricerca di spunti *e* di breve commento sugli spunti stessi. Perché un blogger non è un giornalista, è uno che ci mette qualcosa di suo.