Musica in streaming. Riassunto di una ricetta di successo

Questi due paragrafi di Quartz riassumono molto bene la situazione odierna del panorama streaming. Sono passati alcuni mesi dalla chiusura di Rdio, sul mercato resistono Spotify, Apple Music e Tidal a livello globale, SoundCloud sta muovendo i primi passi ma è ancora relegato agli Stati Uniti proprio come Pandora.

In music, there’s really no such thing as exclusivity anymore. Piracy runs rampant; tracks get ripped and uploaded elsewhere. While services like Apple Music and Tidal may flaunt the star power of celebrities who support them, they also know it’s a show—no listener is going to choose one service over another because it has a deal with a single artist (especially if his or her tracks can simply be torrented).
Consumers aren’t dumb; what really matters in the competition are the quality and price of the product. As streaming companies continue to gobble up the global music industry, services are going to have to rely on the size of their catalog, as well as their platforms’ originality and ease of use, rather than the superficial glitz and glamour of one or two big names.

L'esclusività di pochi nomi può attirare probabilmente qualche abbonato in più, come è successo con Tidal e la temporanea di "The Life of Pablo" di Kanye West da ieri disponibile anche su Spotify e Apple Music, ma sicuramente non è la ricetta ultima per una strategia di successo.

Il problema vero è un peccato originale. Parte da Napster e dall'abitudine proseguita poi con eMule, Torrent e altri mezzi poco legali di scaricare musica sul proprio hard disk, per finire poi con YouTube. L'abitudine, cioè, di avere accesso gratuito a qualsiasi contenuto venga rilasciato da un artista.
Ciò che i programmi di musica in streaming hanno fatto, Spotify più di ogni altro con il suo modello free, è la promessa di azzerare la fatica di accaparrarsi questo tipo di contenuto, rendendolo fondamentalmente legale, al costo mensile di un album in offerta di musica bulgara degli anni '30 dell'800 a fronte del pagamento del quale ho accesso sostanzialmente al 70% della produzione musicale mondiale contemporanea.

Iscritti paganti a servizi di musica streaming nel mondo

Un'operazione mica da ridere se pensata sul lungo termine. Ed è lì che stiamo andando tutti volenti o nolenti, tralasciando un po' troppo la nostra eredità musicale. Zero fatica, un tap o un click per fare play e via.

Come ho sempre sostenuto ampiezza di catalogo e facilità d'uso. Rdio l'aveva capito, ma non è stata capace di diventare virale abbastanza velocemente.