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Islandia

Ci siamo stati a gennaio, eppure mi manca un sacco. Mi piacerebbe tantissimo rivederla d’estate.

Islandia is a non-narrative two minutes short drone film about primal beauty of Iceland.

Islandia - is a Latin name for Iceland and relative to the old language since this film portraits primordial and rough nature of Iceland. For the short duration of the film, you will be transported to a place that easily could be a million years ago. From unbelievable landscapes and vast valleys to painting-like terrain and majestic waterfalls and lakes - this film shows the unparalleled beauty of Iceland and its unearthly glory.

TravelAndrea Contino
Cristoforo Colombo Corso?

Sono molti gli Stati a rivendicare i natali di Cristoforo Colombo.

Non sapevo anche la Corsica, e di conseguenza la Franca, fosse in questa particolare lista.

A Calvi c’è un monumento dedicato a “Cristofanu Culombu”. I registri della cittadina riportano la sua nascita e abitazione proprio a metà 1400. Anni in cui la Corsica era parte della Repubblica di Genova e quindi da considerarsi comunque italiano e genovese.

Tuttavia il nostro esploratore ha sempre meno seguito e fascino proprio in quel “nuovo mondo” da lui scoperto. Le derive di distruzione di quanto e di chi fosse già presente nel continente americano è più che tristemente documentato.

TravelAndrea Contino
Dai Sardegna ingrana la quarta

Due anni fa più o meno di questi tempi scrissi un post sulla mia esperienza nella zona di Oristano. Il tono che utilizzai forse non fu dei più felici.

Non tanto carico di frustrazione di un turista deluso quanto sinceramente attaccato al futuro di una terra che pur non essendo “mia”, nel senso originario del termine, ho adottato come seconda casa.

Passo le estati in Sardegna da ormai 20 anni. Alcune volte con più fortuna di altre mi sono trattenuto per mesi, altre come più di recente solo qualche settimana.

Come scrivevo in quel post però i miei genitori passano nella nostra “seconda casa” tra i 5 e i 6 mesi l’anno, facendoli diventare quasi degli immigrati a tutti gli effetti. Hanno intessuto conoscenze e amicizie importanti con le persone del luogo, perché come scrivevo sempre due anni or sono i sardi sono, un popolo eccezionale.

E tanto quanto chi la abita per nascita o per scelta, la terra sarda ha dalla sua una fortuna che in poche altre regioni di Italia si possono permettere. Un clima speciale, panorami da togliere il fiato, un mare smeraldo e un territorio che è lì pronto da valorizzare.

Ricordo bene i tanti commenti ricevuti. Molti negativi e aggressivi perché io milanese mi sono permesso di giudicare attraverso una mia umile esperienza, confondendo la mia opinione con il voler fare per forza di tutta l’erba un fascio. Così non era e non è ovviamente.

Ho letto con molto interesse il post di Gianluigi, lui sì sardo e con un occhio estremamente attento alle politiche turistiche della sua terra. E secondo me centra davvero il punto di quanto si potrebbe fare e di quanto tempo sia stato buttato via in questi anni.

Io non pretenderò mai le strutture ricettive e di divertimento che troverei scegliendo una meta diversa dell’Italia, sarebbe sbagliato e poco attento al territorio che mi circonda.

Significa però pretendere un’esperienza che non sia esasperante nel dover fare esperienza e tesoro dell’isola, significa aspettare un’unicità qualitativa estrema che sono disposto a pagare il giusto prezzo, significa esaltare il turista e tenerlo sul palmo di una mano perché in quel momento ospite (ovvio, parlo di turisti con la T maiuscola, non quelli che nascondono i mozziconi nella sabbia o che la sabbia se la portano proprio a casa).

Perché sono sempre più convinto che la Sardegna debba fare del turismo di qualità e non del carnaio senza spazio in spiaggia il suo biglietto da visita. Ovviamente, accessibile, ma chiaro nei contenuti e in ciò che si troverà una volta messo piede nell’isola.

Spero in tutto questo e molto di più, da umile turista aficionado che ogni anno lascia un pezzo di se su quell’isola meravigliosa ricca di tesori nascosti e persone che lottano ogni giorno per preservarli.

È ora di ingranare la quarta.

Non dobbiamo dare ciò che si vuole ma dobbiamo offrire ciò che di meglio abbiamo nella migliore maniera possibile

Creare offerta non significa mettersi il vestito da pagliacci e far ridere i turisti, costruire servizi per come sono abituati a fruirne in altri luoghi, significa trovare i turisti che apprezzano ciò che rappresentiamo come unicità, che arrivano per scoprire e non per trovare ciò che gli abbiamo artificialmente costruito per renderli felici.

E quindi significa anche creare una offerta turistica organizzata e strutturata completa (comprese le seconde case) per scegliere quali e quanti turisti far arrivare in Sardegna (e anche quando).

Significa immaginare di essere innovativi nel proporre un modello Sardegna da imitare, nei trasporti, nella qualità della vita, nell’alimentazione, nella sostenibilità ambientale, nella integrazione sociale tra ospiti e comunità, nella comunicazione, nella bellezza, nella valorizzazione della identità

TravelAndrea Contino
Un giorno a Corte con Pasquale Paoli

Sono stato parecchie volte a Bonifacio, vista la misera distanza dalla mia casa in Sardegna. Tuttavia non sono mai andato oltre, la Corsica per me ad oggi è ancora completamente sconosciuta.

Quest’anno la nostra vacanza ci ha portato a Île-Rousse, con uno stop di una notte a Corte. La prima cosa da notare risiede nel tragitto. Abituato alle mille curve della Gallura, guidare da sud verso il centro della Corsica è un piacere.

Girovagando a Corte si respira subito un’aria carica di Storia con la S maiuscola. È una cittadina arroccata, simile a Bonifacio, con tanti sali scendi, delle mura e una cittadella che ospita un museo.

Nel centro c’è una statua di Pasquale Paoli, nome comparso più volte nel tragitto e del quale ignoravo completamente la storia e i retroscena. Wikipedia viene in soccorso.

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Pasquale Paoli è considerato una sorta di Garibaldi, ma non per moti di unificazione, ma piuttosto per lo spirito patriottico e per il ruolo di Padre della Patria. Corso di nascita ma italiano nel cuore, rende per 14 anni la Corsica indipendente a metà del ‘700 fondando la Repubblica Corsa, un’università proprio qui a Corte, capitale della repubblica e la costituzione corsa che fu la prima costituzione al mondo scritta secondo i principi dell'Illuminismo, e comprendeva la prima implementazione del suffragio femminile.

C’è sempre da imparare. Viaggiare è un investimento sul sapere.

TravelAndrea Contino
Isola Piana

In Corsica del sud c’è quest’altro istmo dove si può camminare dall’isola Piana alla Corsica con l’acqua che non arriva quasi al ginocchio e sembra si possa bere dal colore che assume.

Incredibile.

TravelAndrea Contino
Da dove arriva la pianta di Manhattan

Manhattan is famous for its grid — so famous that people take pictures of the way the sun shines through it. But the origin of that grid wasn’t always certain — and not everybody is a fan.

In this episode of Vox Almanac’s Road Trip edition, Phil Edwards explores the history of the New York City grid, with detours to Philadelphia, Savannah, and Washington, DC. Early city planning around the turn of the 19th century was a contentious and undecided discipline with lots of options and disagreement. New York City was particularly chaotic and unplanned at the time, after years of catering to developers and, at the same time, ignoring their requests for a more sane city plan.

That made the introduction of a new plan in the 1800s a more urgent matter — and a reasonable time to introduce a plan that lacked many of the artistic flourishes of contemporary city plans. New York was all about building, and building fast — and it’s still that way today.

TravelAndrea Contino
Il senso ultimo del viaggiare

Mi trovo particolarmente d’accordo con questo post.

Per me viaggiare da solo, e l’ho fatto parecchie volte, è stato un modo (senza ombra di dubbio) per fare pace con me stesso, ma anche mettere in pausa la vita scoprendo una routine differente dalla mia e accrescere la considerazione di quanto piccoli siamo.

Il che non è necessariamente un male. Anzi, suppongo sia una grande fetta di costruzione del sé imprescindibile per diventare adulti.

Traveling helps you temporarily forget about your responsibilities and terse relationships and the problems you have yet to resolve. It is a way to insert something new and exciting into your life. Though there’s nothing wrong with that, we shouldn’t forget that traveling is, quite literally, a means of taking your necessities and running away — albeit temporarily—without much consideration for what’s waiting for you when you return… which is your life.

TravelAndrea Contino
Inglese piglia tutto

In Islanda, meta ormai super turistica, sta sparendo la lingua autoctona. A favore dell’inglese. Presente ovunque nella cultura, soprattutto tra i più giovani, sta soppiantando l’islandese in maniera piuttosto preoccupante.

Ce ne siamo accorti anche noi quando siamo stati a gennaio. Chiunque parla inglese, anzi, addirittura parecchi commessi tra di loro nei negozi e nei ristoranti parlavano soltanto inglese.

Il governo sta adottando misure per correre ai ripari. 

Nell’era di Facebook, YouTube e Netflix, degli smartphone, del riconoscimento vocale e di Siri e Alexa, si è verificato quello che Eiríkur Rögnvaldsson, professore di linguistica della University of Iceland, ha chiamato “minoritarizzazione digitale”, processo che si determina quando una lingua viva e parlata nel mondo reale diventa una lingua secondaria nel mondo digitale. Secondo Eiríkur Rögnvaldsson, questo fenomeno in Islanda sta portando a ricadute tangibili. La generazione di under 15 fatica a parlare nella propria lingua madre, ma comprende e parla perfettamente l’inglese. Sul lungo termine, c’è chi lancia l’allarme per l’“estinzione digitale” dell’islandese, come di altre 21 lingue europee, come il maltese o il lituano – idiomi tecnologicamente meno supportati.

Il governo ha deciso di prendere alcune contromisure. La prima delle quali è stata quella di favorire la lettura: secondo le statistiche nazionali, nel 2017 il 13,7 per cento dei cittadini non aveva preso in mano nemmeno un libro (sette anni prima erano la metà). Di qui è nata la proposta di rimborsare del 25 per cento i costi di pubblicazione dei volumi scritti in islandese. Il Language Planning Department ha anche deciso di creare versioni islandesi di termini nuovi o stranieri; soprattutto, il governo ha in cantiere iniziative per 20 milioni di euro nei prossimi cinque anni, per iniziative pubbliche e private che lavorino a tecnologie in lingua islandese. Insomma, Siri e Alexa continueranno a parlare inglese, ma forse avranno una cugina islandese con cui interfacciarsi.

TravelAndrea Contino
Microcosmo

Se c’è un luogo dell’Asia, forse il solo, che trovo ultra affascinante questo è senz’altro la Nord Corea.

Un microcosmo dall’apparente assenza di terrorismo, vandalismo, sporcizia, criminalità. Incredibile quanto sia sterile, pulita, retrò e allo stesso tempo fuori da qualsiasi concetto occidentale.

Non so quali siano le grandi carenza estirpate dal regime. Di sicuro la privazione di tante libertà.

Ma mi chiedo se anche in Nord Corea la gente possa essere in qualche misura felice.

Un video bellissimo.

TravelAndrea Contino
Dispacci islandesi: passo e chiudo

Oggi sveglia senza orari. Ci aspettava un massaggio rilassante alle 12 da Day Spa.

E così è stato. Talmente rilassati da doverci riempire lo stomaco al Grill più fico in città!

Chuck Norris Grill.

Il menu è ridotto all’osso, l’odore dentro il locale è di quelli che ti rimangono per mesi appiccicati ai vestiti, ma il cibo è favoloso e credo non servano ulteriori commenti.

Ci siamo sgranchiti le gambe e ci siamo spostati verso il lungo mare, siamo arrivati al Sun Voyager proprio mentre almeno tre bus pieni di orde di turisti si stavano fermando. Appena in tempo per qualche scatto. L’opera elogia ed esalta la voglia di esplorare nuovi territori.

Abbiamo chiuso la giornata con una tappa obbligata da Bæjarins Beztu, letteralmente “Il miglior hot-dog della città”. Aperto dal 1937 e sparso in varie zone della città, il baracchino propone soltanto hot-dog ma con:

A hot dog condiments include ketchup, sweet mustard, fried onion, raw onion and remolaði, a mayonnaise-based sauce with sweet relish. Hot dogs are often ordered with “the works,” i.e., all condiments, or in Icelandic “eina með öllu

Il posto è sì turistico, ma molto popolare anche tra gli islandesi, e infatti alle 18.30, orario in cui sembra essere l’ora di cena quassù, la coda era piuttosto consistente. Ma alla fine eccolo qui. Ricordando quelli assaggiati a New York mi è sembrato assai più delizioso e consistente. Da provare se passate da queste parti. E se lo dicono anche gli americani...c’è da crederci.

Quando il post sarà pubblicato noi saremo in aereo, ma a conclusione di questa settimana abbiamo tirato le somme di una inaspettata esperienza:

  • Non si è mai abbastanza pronti per il freddo di qua. Un freddo diverso da qualsiasi altro mai provato prima. Un freddo puro, da spezzarti il cervello, da farti rallentare il cuore. Uno scenario da Game Of Thrones, stile Hardhome. Per combatterlo tonnellate di maglie termiche, cappello, scarponi imbottiti con calze di lana, pile e assolutamente una giacca impermeabile

  • Reykjavík, ma così come tutte le altre mete visitate, ha un non so che di malinconico. Sarà per le 6 ore scarse di luce, o per un silenzio a metà tra il rilassante e il carico di tensione che pervade la città, l’Islanda è pacata. Adagiata sul bianco, sul ghiaccio, sul freddo pungente. Un silenzio assordante

  • In realtà la capitale è molto viva. Ci sono cantieri ovunque, si sta espandendo e anche di sera non ci è mai sembrata un mortorio. È forse il ritmo della vita ad essere molto più calmo. I negozi chiudono tra le 17 e le 18, la stragrande maggioranza dei ristoranti entro le 23 e gli uffici tra le 16 e le 17. I negozi sono chiusi la domenica, mentre i supermercati sono aperti 24/7

  • Tutti sono gentili e cordiali. Tutti, ma proprio tutti, parlano inglese molto bene e si fanno capire perfettamente

  • Non siamo riusciti a capire come mai ovunque mettessimo piede ci fossero ancora addobbi di Natale. Sarà forse per sopperire alla mancanza di sole, ma dappertutto, anche nel luogo più remoto visitato abbiamo trovato lucine, stelle di natale e luminiarie di svariata forma e natura

  • Negli altri post ho dimenticato di menzionare che quell’80% di energia geotermica è in mano straniera e non islandese. Una mossa voluta per attrarre investimenti dall’estero

  • La ristorazione proposta è generalmente vicina allo stile statunitense e della Gran Bretagna. Ok, si trovano molte cose tipiche, pesce e agnello soprattutto, ma è molto più facile trovare hamburger e patatine fritte che piatti tipici. È mediamente molto caro mangiare, di solito non ce la si cava con meno di 20 euro a testa. E se si vuole mangiare decentemente si arriva anche ai 40 molto facilmente. Anche in questo caso non sappiamo se dovuto a PIL pro capite adeguato. Stando a Wikipedia 12.000$ più dell’Italia

  • C’è connessione ovunque. Il Wi-Fi aperto in ogni locale in cui siamo stati, persino sui bus delle escursioni. Per il resto 4G anche nei posti più sperduti

L’Islanda è un luogo meraviglioso che consiglio caldamente di visitare una volta nella vita. Dove da una parte il tempo sembra essersi fermato a migliaia di anni fa e dall’altra la natura ha ceduto il passo all’innovazione. Un luogo dove tradizione e modernità si fondono per diventare melting pot tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Un luogo con una profonda voglia di emergere e apparire indipendente agli occhi del mondo, ma che ne ha disperato bisogno per alimentarsi e continuare la sue esponenziale crescita.

Mi porto a casa una profonda invidia per lo stile di vita, il funzionamento dell’apparato pubblico, un po’ meno per il clima e il cibo, ma del resto da noi non è l’esatto opposto?

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