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Fluxes. Puntata 4

Stasera vi scrivo da Cannes. Starò qui fino a venerdì per il Mapic 2019. Rispetto all’anno scorso si prospetta una settimana fredda e piovosa.

Ieri ho iniziato finalmente Death Stranding e come sempre mi capita devo attendere un’altra settimana prima di poterci mano di nuovo. Mi domando quando si potrà finalmente avere un progetto come xCloud in modalità mainstream e potersi giocare qualsiasi titolo davvero ovunque ci si trovi.

La frammentazione delle piattaforme talvolta è una rovina per il consumatore finale. Tipo la sera dopo cena avrei saputo come occupare il tempo in modo produttivo 🎮.

Ad ogni modo qui nel sud della Francia la specialità è il pesce crudo, una gran fortuna visto che sabato avrò la prova abito nuziale. A proposito di abiti… Meglio mettersi un po’ in forma.

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L'abito in crisi

Ho una vera e propria idiosincrasia con gli abiti, le giacche, gli spezzati, i completi in generale. Non mi sento comodo, non mi sento me stesso. Non è un vero e proprio disagio, ma è come voler essere qualcosa che non si è. E non c’è cosa peggiore. Preferisco magari instillare un pregiudizio sbagliato negli altri, ma poco mi importa. Conta altro nel confronto con una persona.

Questo articolo de il Post traccia un profilo molto simile a me e sono quasi contento di questa crisi del completo a dire il vero. Tanto che al matrimonio il mio vestito sarà uno smoking, senza cravatta, senza papillon e senza cintura. Una comodità totale.

Ora invece fa pensare a qualcosa di stantio, ingessato, da sfigati: viene ancora indossato da pochi tradizionalisti, in occasioni molto formali o, in versioni spesso economiche e a volte scadenti da alcune categorie di lavoratori, come gli impiegati di banca, i colletti bianchi della classe media, i venditori, i candidati a un colloquio di lavoro, tutte persone che non possono decidere come vestirsi, contrariamente ai fondatori di startup di successo, a chi ha successo nell’informatica e nella tecnologia, ai grandi imprenditori, agli stilisti e agli artisti: «È diventato l’uniforme dei meno potenti».

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Bloccati

This is a film about the feeling of being stuck in some area of your life, perhaps at work or in love; that is, half-wanting to move forward but at the same time never quite being able to. Where does the feeling of being stuck come from, and what might we do to overcome it?

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Fluxes. Puntata 3.

+ Ho aggiunto la sezione tag nella pagina archivio. Così tanto per non farci mancare nulla, per tornare all’argomento di ieri ripreso anche da Alessio nel suo blog. Non mi interessano tanto i numeri di visite o di lettori del mio blog, mi interessa fare rete, mantenere vivo questo sistema di interconnessioni che, almeno nel mio piccolo, mi permettono di crescere e di conoscere persone, pensieri, concetti, realtà sconosciute. E mi piace.

+ Il test con Lundax a casa procede bene. Ho trovato il punto ottimale dove posizionare il mio fidato FRITZ!Box 6890. Ho di media sempre una connessione superiore ai 50Mbps con punte assurde di 130 al mattino e alla sera. Devo continuare con i test però, a volte la connessione crolla se la cella è troppo piena, successo per fortuna pochissime volte, devo capire se acquistare o meno un’antenna in più per potenziare il segnale e drenare tutto il drenabile da questa connessione inventata da zero. Per ora sono più che felice, sono entrato nel nuovo millennio pure io. E finalmente riesco a vedere contenuti in 4K da Netflix. Mica cotiche.

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Basta plastica

È il tema dell’anno. O per lo meno sta sensibilizzando l’opinione pubblica mai come ora. La devastazione della plastica è nell’invisibile. La plastica non scompare dal pianeta, la plastica diventa sempre più piccola e le particelle di nano plastica finiranno prima o poi nei nostri corpi in un futuro non molto lontano, causandoci malattie. Le più terribili.

Le conseguenze dell’inquinamento da plastica ancora non sono visibili sotto gli occhi, ma nel giro di meno di 10 anni ci saranno 60 sacchetti di plastica in mare per ogni pesce. Un numero assurdo e incredibilmente alto. Il problema non è tanto smettere di produrla, cosa che ovviamente sarebbe il sogno del nostro pianeta, ma come viene smaltita, gestita, trasformata.

E tutto parte dall’educazione delle persone. Sapere cosa accade a una bottiglietta di acqua buttata in un fiume piuttosto che in un cestino apposito e farla diventare qualcosa di diverso. La possibilità di gestire la plastica già esistente e creare nuovi prodotti da essa è la sola strada da perseguire.

Nel nostro piccolo c’è tanto che si può fare. Non sono certo io a dover elencare le best practice. Ma anche poche cose possono fare tanto.

Plastic is an incredible substance for the economy -- and the worst substance possible for the environment, says entrepreneur Andrew Forrest. In a conversation meant to spark debate, Forrest and head of TED Chris Anderson discuss an ambitious plan to get the world's biggest companies to fund an environmental revolution -- and transition industry towards getting all of its plastic from recycled materials, not from fossil fuels.

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Silenzi

Sono quelli che mantieni con le persone cui vuoi bene, quando sai che è meglio per loro non subire interferenze. Per esempio con i figli, quando hanno bisogno di volare liberi per sperimentarsi; con le ex, quando hanno bisogno di staccarsi per trovare altre strade; con i genitori anziani, quando hanno bisogno di riposare.


Altri silenzi d'oro sono quelli che mantieni con chi sta lavorando sul serio e necessita di grande concentrazione; con chi sta ballando e vuole godersi la musica mentre cerca di interpretarla insieme a te; con chi sta leggendo, qualsiasi cosa stia leggendo. E naturalmente, come diceva Marquant in Zitti al cinema, quando si guarda un film sul grande schermo.

Via.

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Fluxes. Puntata 1

Se prima potevi dire in 40 minuti riesco a raggiungere qualsiasi luogo della provincia milanese, adesso al mattino devi almeno calcolare 1 ora e passa di viaggio, non importa in quale direzione stai guidando.

La cosa mi provoca non poca noia quando al mattino ho degli appuntamenti lontano dall’ufficio. Rifletto sul fatto di avere i mezzi pubblici a disposizione e soprattutto a poca distanza da casa, ma puntualmente vado in zone non servite o con dei collegamenti assurdi oltre le 2 ore.

Il che mi porta a riflettere, come spesso faccio da quando ho capito che la fibra non arriverà nel mio paese nei prossimi 3 anni almeno, su come sì ok Milano è formalmente la capitale d’Italia per tante cose, mezzi di trasporto inclusi, ma si potrebbe fare molto di più se guardo all’estero.

E non è una lamentela, ma un’osservazione con sguardo malinconico e faccia appoggiata al polso di come le cose quaggiù potrebbero andare molto meglio se solo si avesse la voglia di farlo e soprattutto non si buttassero i soldi pubblici al vento.

Povera Italia.

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Un'ora indietro

Penso di non sopportare con tutte le mie forze l’ora solare. Portare le lancette indietro di un’ora fa accorciare le giornate e accendere prima le luci dentro casa. Non è uno spreco questo?

Eppure da questo articolo di Internazionale non ci sono particolari benefici ad adottare sempre l’ora legale rispetto a quella solare, quindi reputo di essere io l’ignorante o mi rifiuto semplicemente di credere che non ci siano dei particolari benefici ad adottare un orario che allunghi la giornata.

Ma tant’è. Forse questo periodo è la fortuna dei mattinieri e io mattiniero proprio non sono.

Nella nostra era moderna segnata da orologi digitali, smartphone, orari dei treni e calendari sincronizzati abbiamo la sensazione che il tempo sia fisso e ordinato. Ma non è sempre stato così. 

Prima che la tecnologia fosse in grado di tenere il tempo in modo affidabile, le persone strutturavano le ore in modo molto più vago. Le antiche civiltà dividevano la luce solare in 12 ore a prescindere dalla lunghezza del giorno. Questo significava che le ore di luce diventavano più lunghe durante la primavera e l’estate, più corte durante l’autunno e l’inverno. 

Il fatto che i romani utilizzassero questo sistema è dimostrato dal ritrovamento di clessidre di dimensioni variabili per i diversi mesi dell’anno. 

Anche dopo l’invenzione degli orologi meccanici il tempo è rimasto piuttosto vario da un luogo all’altro. In Italia, per esempio, gli orologi di Venezia erano sempre mezz’ora avanti rispetto a quelli di Torino.

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Fluxes. Puntata 0.

La mia prima esperienza di blogging risale al 2007. Passai qualche mese a spaccarmi il cervello per trovare un nome decente da dare al mio blog. Non mi ritengo un perfezionista, ma piuttosto un fissato e la mia fissazione mi porta molto spesso a non essere mai troppo convinto di decisioni di questo calibro.

Chiamai il mio primo blog Fluxes, comprai il dominio relativo però non spiegai mai il concetto dietro a quel nome. Provo a farlo ora: un flusso costante di contenuti.

As simple as that, per questo mi piaceva tanto. Un nome semplice con un’idea chiara dietro. Forse però l’idea chiara era solo nella mia testa e quindi dopo un paio di anni comprai contino.com e tanti saluti.

Stamattina in doccia pensavo di riprendere quel nome, ma per fare una specie di diario di ciò che voglio condividere qui, magari con degli episodi. Una specie di flusso di coscienza e di accadimenti quotidiani.

Ad esempio ieri siamo andati a fare la prova pranzo del catering del nostro matrimonio, siamo usciti abbastanza provati dal test, in pratica abbiamo affrontato un pranzo matrimoniale in poco più di due ore, con innumerevoli portate e innumerevoli dolci. Come sempre facciamo in questi casi ci guardiamo negli occhi e ci diciamo: non mangeremo stasera. Siamo finiti con un panino al crudo di Parma e pomodori secchi. 😆

Non sono bravo a scrivere come Stefano, ma magari riesco a raccontare qualche episodio divertente.

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Asincronia portami via

Anche a me come ad Antonio interessa molto l’argomento. Nella sua newsletter odierna parla dei benefici del lavoro da remoto, ma soprattutto dell’asincronia utile a gestire al meglio la produttività e la felicità dell’ambiente lavorativo.

Non mi capita più molto spesso di riuscire a farlo, ma cerco sempre di ritagliarmi degli spazi isolati per me stesso ed essere maggiormente produttivo. Sono introverso, quindi ricarico meglio le batterie quando sono da solo e trovo la mia pace interiore.

Difficile da far capire oggigiorno, ma è così.

Ad esempio, alcuni studi stanno dimostrando che i lavoratori remoti sono più produttivi dei lavoratori in ufficio. I lavoratori remoti sono in grado di evitare i problemi legati all'essere dei pendolari, hanno un maggiore controllo sui loro giorni di lavoro e sono in grado di dedicare più tempo alla famiglia, agli amici e agli hobby. La comunicazione asincrona può essere un fattore positivo per la produttività e secondo alcune ricerche può essere applicata facilmente al lavoro d'ufficio.

Essere in grado di rispondere ai messaggi secondo il proprio ritmo significa che i lavoratori hanno un maggiore controllo durante la giornata lavorativa, le comunicazioni sono più ponderate, le persone sono in grado di pianificare meglio e sono in grado di concentrarsi maggiormente sul lavoro piuttosto che essere costantemente in ballo per attività di comunicazione. La comunicazione sincrona è ancora necessaria per alcune attività, ma in generale la comunicazione asincrona è migliore per un ambiente di lavoro più produttivo e anche più felice.

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