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Fare marketing rimanendo brave persone

Del libro di Giuseppe Morici mi porto a casa sia delle nuove idee su come trattare il mio lavoro quotidiano, sia accorgermi che perseguo la stessa volontà di narrare un brand attraverso i giusti tool a disposizione. O almeno mi sembra di farlo.

Ho salvato questi due passaggi in chiusura del libro, si stagliano sopra tutti gli altri concetti per come si dovrebbe intendere questo mestiere, sia da chi lo fa quotidianamente, sia da chi dall’esterno spesso si sente il dovere di giudicare quando fatto.

Il marketing - se fatto bene, con onestà, con trasparenza e soprattutto con rispetto - è un’attività generativa di senso e di significati, a tratti persino meritoria forse, che aiuta le persone a vivere in un mondo più piacevole, perché fa loro conoscete le soluzioni utili per risolvere i loro problemi. Offre alle persone narrazioni, storie di marca, dalle quali le persone potranno, se vorranno, usufruire, godendone i valori e le emozioni, oppure semplicemente come fonte di intrattenimento.

Il marketing che ci piace - certamente - vende. Ma non vende tutto. Non a chiunque. E certamente non a tutti i costi. Il marketing che ci piace crea, ispira, ricorda, incanta, racconta, coinvolge, stimola, migliora. E soprattutto, nel più profondo rispetto del presente e del passato, si prende cura del futuro.

Mi permetto nel mio piccolo di voler aggiungere una sola postilla all’ottimo saggio, ricco di spunti ed esempi interessanti e snocciolati nella loro struttura.

Per chi fa marketing, il proprio lavoro è estremamente agevolato se a monte esiste un prodotto eccellente. Mi spiego meglio. Apple ha una reputazione di alto livello anche grazie alla qualità del proprio prodotto, idem tanti brand che le persone amano e fruiscono quotidianamente. Non dico sia semplice raccontarli, ma si hanno molti più stimoli nel narrarli e trovare spunti creativi per presentarli al pubblico.

Se la qualità della merce o del servizio offerto è scadente, povero nelle sue proprietà intrinseche, il mestiere di chi si occupa di marketing diventa estremamente difficile e potrebbe sfociare nella deriva che nel libro viene descritto come marketing cattivo.

LibriAndrea Contino
The Game

Terminato The Game ammetto di non aver molto da commentare. Lo stile di Baricco è arzigogolato e pieno di iperboli linguistiche, ma molto facile da comprendere, coinvolgente e trascinante per chi ama la materia.

Il fil rouge del testo è rappresentare internet e l’evoluzione tecnologica di questi ultimi 70 anni come un’escalation evolutiva innescata dall’avvento dei videogiochi. Sotto gli occhi di tutti, le dinamiche videoludiche si nascondono in ogni pertugio della rete eppure vengono ancora demonizzati per la troppa violenza o concause di catastrofi ed eccidi di massa provocati dall’uomo.

Mi sono segnato alcuni passaggi per me interessanti e da portare con me nella costante esplorazione della connessione fra umani sia essa fisica od online.

Il primo spunto parte proprio da qui. Ridurre, ma in senso positivo quindi sintetizzare, le nostre due nature in una sola in fondo. Quando leggete o vi parlano de “il popolo del web”, non siamo sempre noi? Non è sempre la stessa gente che incontrate per strada che semplicemente è tornata a casa ed ha acceso un device?

Attrezzare il mondo di una seconda forza motrice, immaginando che il flusso del reale potesse scorrere in un sistema sanguigno in cui due cuori pompavano armonicamente, uno accanto all’altro, uno correggendo l’altro, uno sostituendosi ritmicamente all’altro

Questa definizione di connessione costante, lo scollamento del nostro io dal nostro corpo per frammentarsi i tanti piccoli pezzi e ritrovarsi altrove, perso in un mondo composto da infinite derive è una narrazione forte, piena di significato utile a raccontare l’esperienza di ognuno di noi attraverso l’etere.

Difficile non essersi sentiti almeno una volta così:

Incroci. Colleghi. Sovrapponi. Mescoli. Hai a disposizione cellule di realtà esposte in un modo semplice e velocemente usabile: ma non ti fermi a usarle, ti metti a LAVORARLE. Sono il risultato di un processo per così dire geologico, ma tu le usi come l’inizio di una reazione chimica. Colleghi punti per generare figure. Accosti luci lontanissime per ottenere lo forme che cerchi. Percorri velocemente distanze enormi e sviluppo geografie che non esistevano. Sovrapponi gerghi che non c’entravano nulla e ottieni lingue mai parlate. Dislochi te stesso in luoghi che non sono tuoi e vai a perderti lontano. Lasci rotolare le tue convinzioni su ogni piano inclinato che trovi e le vedi diventare confusamente idee. Manipoli suoni facendoli viaggiare dentro tutte le loro possibilità e scopri la fatica di ricomporli poi di nuovo in un suono compiuto, forse addirittura bello; fai lo stesso con le immagini. Disegni concetti che sono traiettorie, armonie che sono asimmetriche, edifici che disegnano spazi in tempi diversi. Costruisci e distruggi , e ancora costruisci, e poi di nuovo distruggi, in continuazione. Ti servono solo velocità, superficialità, energia. 

Infine, un ultimo tratteggio di quello che personalmente ho interpretato come il fenomeno di questi ultimi 10 anni. Gl influencer. Siano essi blogger, youtuber, instagrammer etc. etc., sono tipicamente quelli che hanno compreso prima di tutti gli altri le potenzialità di una piattaforma non dal punto di vista puramente tecnologico, ma dal punto di vista narrativo. Hanno visto prima degli altri come utilizzarla nel modo corretto per trasformare una propria narrazione in una sorta di potere, monetario o di follower, d’opinione o lavorativo. Indubbio dire che siano stati in grado di formare un’élite.

Quanto e come si evolverà dipenderà soltanto da quale sarà la prossima piattaforma.

Non tutti sono uguali davanti al Game, alcuni giocano meglio altri peggio, e quelli che giocano meglio finiscono per condizionare il resto del tavolo da gioco, a rigirarlo come fa comodo a loro, a diventarne in certo modo i sorveglianti, o almeno i primi player, diventando qualcosa che possiamo tranquillamente chiamare col suo nome, per quanto adesso ci sembri sorprendente: diventano un’élite.

LibriAndrea Contino
A quando uno Spotify per gli ebook?

Se il TUTTO è la nuova unità di misura dell’era della post-esperienza e post-verità, come dice Baricco in The Game (appena terminato), mi domando come non esista ancora una soluzione efficace per rispondere a questa aspettativa nel mondo dei libri.

Mi spiego meglio. 

Se entrando in Spotify sappiamo di poter accedere tendenzialmente a tutta la musica del mondo, e parzialmente con Netflix, et similia, lo stesso per cinema e serie tv, mi domando quando arriverà una soluzione paritetica per i libri.

Ok esiste un tentativo di rispondere a questa domanda da parte di Amazon. Ma sono certo che lì avrò una scelta nel catalogo all’interno del quale potrò andare a spulciare.

Oggi come al tempo di Napster la fruizione di eBook è tramite l’acquisto diretto di un singolo articolo, oppure passa attraverso i mari oscuri e profondi della pirateria.

Esistono gruppi sterminati di chat dove le persone si scambiano caterve di titoli in barba a qualsiasi legge, un po’ come avveniva agli albori del 2000 con i file mp3.

Ora, non so quantificare l’emoraggia prodotta da questi milioni di eBook invenduti, e forse non ho nemmeno voglia di andare a cercare i numeri.

A sensazione credo sia un danno non indifferente per il sistema.

A differenza di un mp3 o di un film non so quanto un libro “in streaming” possa fruttare all’autore dello stesso, pena anche il fatto di una riproduzione il più delle volte singola e non multipla come nel caso di una canzone.

Ma confido nel fatto che se si è trovato il modo di monetizzare i primi due, non vedo perché non si possa fare anche con i libri e i suoi autori.

Forse è per questo che sempre di più le persone tornano ad acquistare un libro fisico. Al di là delle esperienze sensoriali, la spesa è giustificata da qualcosa di fisico che posso tenere in mano e custodire.

Il bisogno di creare storie

Chissà poi dove è finito quel vento che spingeva la new wave italiana di Many. In pochi sono rimasti a continuare ad aggiornare il proprio blog dopo i primi mesi del 2019. Non che io abbia mai smesso da 10 anni a questa parte.

Eppure qualcuno è rimasto, tra i tanti che grazie al Many ho scoperto c’è plus1gmt che ha sempre spunti di riflessione non banali e che mi intrigano tenendomi occupato il cervello con cose intelligenti.

Nel post dell’altro giorno quello sul bisogno di scrivere e leggere, ma soprattutto inventarci dei mondi alternativi nei quali stare rifuggendo la nostra realtà:

Mi sono chiesto da dove nasca il bisogno nell’uomo di leggere, ma anche di scrivere, tutte queste storie inventate e se un giorno la letteratura avrà un suo scopo. In un celebre episodio di un serie tv di fantascienza, una civiltà di stanza in un altro universo si metteva in contatto con noi dopo aver visto e letto tutti i film e tutti i libri prodotti dal genere umano, pensando che utilizzare modalità di comunicazione alle quali siamo abituati potesse rendere meno traumatico l’incontro con una specie extraterrestre ma equivocando il fatto che le storie descritte fossero vere e che, quindi, rappresentare situazioni alle quali l’uomo potesse essere abituato consentisse loro un più veloce processo di integrazione.

Gli alieni così arrivavano sulla terra suonando le note di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, si nutrivano di schifezze come i “Visitors” e lanciavano monoliti neri come se piovesse, tanto per iniziare. Agli umani veniva un coccolone e, nel giro di qualche giorno, sulla terra non c’era più anima viva grazie alle trovate di questa specie di esercito situazionista venuto da chissà dove. Per fortuna anche questa, come tutte le storie dei libri e dei film, è pura invenzione. Il senso di tutto ciò è che trascorriamo gran parte della vita immersi in dimensioni che non esistono.

Va bene, mi direte, ma che c’entra l’Inghilterra del titolo? Niente. Ho visto una foto scattata ieri a Londra. Pioveva, tirava vento e c’era un ombrello rotto abbandonato in una via del centro. Sullo sfondo un paio di quelle cose che ti fanno capire subito che è Londra. Mi sono immerso nella foto cercando un po’ di conforto perché qui, in Sardegna, fa molto molto caldo e una foto, a suo modo, racconta una storia che non c’è.

Le mie letture sotto l'ombrellone 🏖

Come dicevo ieri, un paio di giorni e partiamo.

Al di là degli innumerevoli libri fisici che ho ancora da aprire nella mia libreria, quest’anno mi sono mosso con molto anticipo e ho fatto una breve lista dei titoli da leggere in queste due settimane tra Sardegna e Corsica.

Sono tutti prettamente vicini ai temi a me cari: comunicazione & tecnologia.

Ci terrei a terminarli tutti, se non dovessi farcela è perché mi sono addormentato troppo sotto l’ombrellone. Seguiranno dovute recensioni per i più meritevoli.

LibriAndrea Contino
Le guarigioni
Le Guarigioni

Checché ne dicano le recensioni di Amazon, a me il libro di Kim Rossi Stuart è piaciuto. Sì, proprio lui, quello di Fantaghirò.

Nutrivo un certo pregiudizio dovuto dal fatto che come attore non mi abbia mai entusiasmato troppo e invece il libro è piacevole, i racconti sono molto diversi tra loro anche se in comune hanno l’Amore ed è sicuramente un’ottima lettura per questa calda estate.

Il linguaggio talvolta troppo ricercato e forbito lascia spazio a un’introspezione profonda dei personaggi tormentati e dal passato travagliato.

Dopo Notte buia, niente stelle di King, questo nuovo libro di racconti mi ha avvicinato senz’altro a quell’approccio alla lettura abbandonato chissà quanti anni fa.

Questa cosa mi rende particolarmente felice perché mi rendo conto di vivere finalmente sì vite di altre persone, ma frutto dell’immaginazione di autori che hanno voluto trasmettere un messaggio e attraverso la scrittura raccontare le proprie emozioni, invece di assimilarmi a chi ha deciso di farlo attraverso il filtro di uno schermo di uno smartphone.

Un padre dal carattere volubile e un bambino silenzioso lasciano la città per aprire un maneggio tra il fango e la solitudine della campagna; uno scrittore cerca ripetutamente di innamorarsi davvero, per capire ogni volta di volere tutt'altro e in tutt'altro modo; un piccolo e morigerato imprenditore viene travolto dall'arrivo di una donna tanto appassionata quanto ingestibile; una moglie scettica, indipendente e sicura di sé sospetta di essere stata scelta per una rivelazione mistica; un prete ribelle combatte contro la pressoché totale scomparsa del Male nel mondo.

Curiosi, burberi, inafferrabili, irrisolti e romantici, oppure fragili, buffi, egoisti e testardi, i personaggi di Kim Rossi Stuart si muovono nelle loro storie con l'andamento irregolare e imprevedibile di una vita che sposta i cartelli e confonde le direzioni, per irriderli e confonderli ogni volta.

Uomini (e donne) che combattono contro gli eventi e le loro stesse idiosincrasie, per provare a trovare, se non le risposte, almeno le domande giuste da porsi, lungo un filo comune ma ben dissimulato che raccoglie assieme questi cinque racconti: microcosmi di amore, lotta, impazzimenti e visioni.

LibriAndrea Contino
Come leggere di più nell'era dell'abbondanza

Ultimamente mi ritrovo a leggere sempre di più. La sera quasi esclusivamente, almeno un’ora, per accompagnarmi nel sonno.

Questo breve documentario racconta un’esperienza a me molto vicina. Le librerie sono per me delle gallerie d’arte, mi attira l’odore e vorrei comprare tutti i libri all’interno per leggerli avidamente.

Ma manca il tempo, troppo occupato dal resto, troppo sprecato con altro. Così finisco per uscirne con dei nuovi acquisti, per poi accumularli nella mia libreria.

Grazie al Kindle riesco ad accumularne di meno e a leggerne di più, non so perché ma è così. Max Joseph è tra i registi di catfish, un programma che ogni tanto seguivo su MTV, e non sapevo avesse iniziato a realizzare qualcosa su Vimeo. Ma tant’è, non ha perso il suo talento.

Bookstores have always driven me crazy. So much to read and so little time! And now with our lives chock full of content--Netlflix, podcasts, social media, and the 24 hour news cycle--when the hell are we supposed to find the time to get through a book? This dilemma has haunted me for awhile. So I decided to make a film about it, hoping to find a way through my bookstore anxiety--a way to re-balance my content diet in order to read more books. Making this film brought me to a place of clarity. I hope it does the same for you.

Terre selvagge o giungla urbana?

L'altro giorno vi ho detto una bugia. 

In realtà ho aperto un blog nel 2007. Il che fa un totale di 11 anni. I due anni mancanti sono tutti archiviati qui. 

Ci sono ritornato questa notte, dopo aver terminato di leggere Ritorno alle terre selvagge.

Perché? 

Il libro è scritto da Frank, Francesco Lotta. Sì, proprio lui il DJ di Radio Deejay.  Frank l'ho conosciuto su FriendFeed nel 2009. Ai tempi realizzava un VideoBlog molto all'avanguardia per i tempi, EGO, a me piaceva molto e oggi archiviato sui siti di FOX.

Ci siamo spesso scambiati opinioni a quei tempi, nel 2010 l'ho persino intervistato qui. E ho seguito la sua ascesa nella realizzazione del suo sogno, o almeno uno dei tanti. Essere uno speaker radiofonico.

Abbiamo scambiato poche parole negli ultimi anni, ci siamo sentiti in radio l'anno scorso quando mi chiamò in una notte d'estate in Sardegna, mentre con la mia ragazza percorrevamo le strade della Gallura. 

Della sua storia apprezzo la tenacia e la forza di volontà, dimostrazione che il successo arriva se ci si crede davvero, anche dopo tante porte in faccia. Ed è quello che traspare vividamente dalla sua avventura, ripercorrendo le tracce di Into the Wild scritte nel libro. 

Più del viaggio in sé, ho apprezzato le sue profonde riflessioni. Su se stesso, sulla società moderna, sulla sua voglia (spesso coincidente con la mia) di rifuggire da certi schemi e cliché che ci vengono imposti e dentro i quali talvolta fatichiamo a calarci. Un vestito troppo stretto che abbiamo bisogno di togliere in fretta per respirare a pieni polmoni la vita.

Spero Frank trovi le risposte di cui è a caccia da tempo, confido nella sua capacità di ritrovarsi e rinnovarsi ad ogni viaggio. È la sua benzina e penso, infine, sia principalmente quello il suo sacro Graal.

Da leggere! 
★★★☆

LibriAndrea Contino
Kindle Oasis (2017) 9a generazione

Lo scorso autunno ho acquistato il nuovo Kindle Oasis da 8GB. La seconda versione del top di gamma della famiglia eReader di Amazon.

Ho deciso di puntarci per due motivi. Il primo, il mio vecchio Kindle (di ormai almeno 8 anni fa) stava tirando le cuoia e l'assenza di retroilluminazione mi stava infastidendo non poco, soprattutto nelle mie letture notturne.

Tuttavia, solo la scorsa settimana sono riuscito a utilizzarlo intensivamente. 

L'Oasis ha un'ergonomia abbastanza interessante, ha una parte convessa sul retro che permette la presa con una mano sola e due tasti fisici di supporto, oltre allo schermo touch, per avanzare o retrocedere nelle pagine. 

Non importa quale sia la vostra mano dominante, lo schermo è in grado di ruotare di 360° in modo da permettere di utilizzarlo indistintamente con la destra o con la sinistra. 

La batteria

Mantenendo la luminosità automatica e la modalità aereo attiva e con qualche sync realizzato in Wi-Fi, la batteria del Kindle Oasis è durata 3 settimane senza la necessità di essere ricaricato. Con sessioni di lettura di intorno 1 ora e 30 min abbondante al giorno. 

Sono abbastanza soddisfatto del risultato, permettendomi di partire senza cavi e senza l'apprensione che si sarebbe scaricato. Mi sarei aspettato di più, ma leggendo un po' online si può prolungare la durata della stessa di un paio di settimane in più se si controlla il livello di luminosità manualmente e la si mantiene costantemente tra il 9 e il 10.

Impostazioni e aggiornamento pagina

Le impostazioni dell'Oasis consentono di fare moltissime cose, talune ereditate dai precedenti modelli di Kindle: condivisione sui social, sottolineare e prendere note, apprendimento di nuove lingue, un browser sperimentale, acquistare nuovi eBook etc.

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Ma c'è una funzionalità sulla quale mi sono soffermato e non ne comprendevo l'utilità: Aggiorna pagina

Spulciando online ho dato conferma a quanto supposto. La funzionalità permette di attivare o disattivare il "refresh" dello schermo una volta che si cambia pagina. Cosa significa?

Se si guarda attentamente lo schermo dopo che si è girata pagina si può notare un effetto chiamato "ghosting", alcune tracce dei caratteri della pagina precedente rimangono sullo sfondo. È un effetto molto difficile da notare, lo si inizia a percepire se si è una sessione di lettura continuativa di 100+ pagine senza aver spento o messo in pausa il Kindle. La convenienza di avere questa funzionalità settata su Spento è quella di avere una scorrevolezza più morbida tra una pagina e l'altra e un consumo minore della batteria.

Io l'ho lasciata sempre su Spento e non ho notato nessun effetto ghosting particolarmente accentuato. Scomparso subito dopo lo stand-by e la riaccensione successiva.

Mentre lasciarla su Acceso eviterà sì la comparsa dell'effetto ghosting in toto, ma si avrà un sobbalzo di una frazione di secondo tra le due pagine. C'è da specificare che di tanto in tanto il Kindle procede in automatico a fare un refresh dello schermo anche se la funzionalità è settata su Spento, idem avviene nel momento in cui il Kindle va in stand-by e poi viene riacceso. 

La cover

Ho acquistato la cover in tessuto originale Amazon. Stranamente da quando ho ordinato l'eReader la custodia non è mai stata disponibile (ma ne trovate su ebay ancora intonse a prezzi decenti), né nella versione tessuto né in quella in pelle, con Amazon che suggerisce gli acquisti di accessori di terze parti. L'ho pertanto dovuta acquistare usata, ma in condizioni fortunatamente eccellenti.

Anche per gli altri miei accessori elettronici prediligo l'acquisto di accessori originali, mi è sempre sembrato che l'attenzione e la cura per i dettagli non è minimamente comparabile ai prodotti "non originali".

Nonostante la custodia abbia recensioni mediamente negative, fa comunque il suo dovere, protegge bene la parte più importante e fragile, lo schermo, incastrandosi perfettamente con la parte concava dell'Oasis.  

Standing cover Kindle Oasis

Usabilità 

In generale il passaggio da uno schermo verticale a uno sostanzialmente quadrato non mi ha destabilizzato più di tanto, anzi, mi ci sono abituato praticamente subito. La leggerezza e l'impugnatura ergonomica consentono dopo poco di dimenticare il supporto fisico che si sta "reggendo", consentendo di immergersi soltanto nella lettura. 

La cover scelta, così come le tante altre proposte su Amazon, ha la possibilità di piegarsi su se stessa consentendo di fungere da piedistallo e utilizzare il Kindle appoggiato su una qualsiasi superficie, così come ho fatto durante il mio viaggio in aereo, lasciando l'eReader sul tavolino.

Conclusioni

Esteticamente rimane piuttosto anonimo, cercando però di distaccarsi un po' dalla concorrenza, cambiando dopo tanti anni la classica forma a libro e abbracciando maggiormente l'ergonomia e la facilità con cui si deve reggere in mano. Riuscendoci pienamente a mio avviso. 

Il materiale utilizzato per rivestire la parte posteriore è un alluminio molto resistente che non teme né acqua né sabbia. Non so dirvi la tenuta dello schermo, in quanto ho deciso di proteggerlo con una pellicola trasparente

Tra i tanti "aggeggi" elettronici in mio possesso, il Kindle Oasis è sicuramente tra gli acquisti più azzeccati. Fa ciò che deve, lo fa meglio di qualsiasi altro (ho provato per qualche settimana un Kobo Aura HD, ma 👎🏻) e il prezzo, dopo un utilizzo intensivo, diventa più che giustificato. 

★★★★

Bassa risoluzione

Essendo appassionato di storia dei media e di sociologia della comunicazione, così come ho fatto con il primo, non potevo non leggere il secondo libro di Massimo Mantellini: Bassa risoluzione.

Il libro descrive piuttosto bene, sfruttando le grandi tematiche sociali come sfondo al racconto, come la pervasività della tecnologia nelle nostre vite abbia fatto si che tutto scivolasse verso il basso. Un decadimento o una sintesi, se preferite, verso l'analitico e il sintetico. Una perdita di qualità dettata dalla superficialità di fruizione dei contenuti, dettata più dall'apparire che dal'essere.

Bassa Risoluzione.jpg

Massimo nel libro racconta piuttosto bene alcuni episodi sotto gli occhi di tutti, musica ascoltata con impianti da qualche spicciolo, fotografie scattate più con gli smartphone che con reflex professionali, la costante ricerca di lasciare o scovare una traccia si è imposta sulla profondità e la qualita.

Ciò non è necessariamente un male, anzi, ha permesso al progresso tecnologico di attecchire e di rispondere ad esigenze di cui non sapevamo nemmeno l'esistenza.

C'è stato un solo passaggio dove non mi sono trovato particolarmente d'accordo. Quando nei primi capitoli si parla di Internet come il non-luogo e dei tempi dell'iperbiografismo. Ovvero, lasciamo così tante tracce in rete di noi stessi che possono funzionare da biografia-testamento personale.
Tuttavia credo che sì, Internet ci dà la possibilità di raccontarci con immagini e testo, ma lo spettatore non saprà mai fino in fondo ciò che sta dietro quella cortina digitale. Le emozioni risiedono dietro una fitta rete di interpretazioni che solo per sbaglio potranno coincidere con ciò che abbiamo realmente provato nel momento in cui abbiamo deciso di scattare una foto, produrre un testo o registrare un video e condividerlo online.

Concordo invece con la sua disanima sull'altrove. Fatichiamo ancora a percepire Internet come qualcosa di reale, perché intangibile. Qualcosa che vediamo con gli occhi ma che cessa di esistere nel momento in cui ci allontaniamo da un dispositivo collegato ad esso.

Ciò che mi porto a casa è sicuramente la consapevolezza di come la tecnologia a nostra disposizione negli ultimi 30 anni abbia frammentato qualsiasi paradigma sulla quale si sia imposta, disgregando il pre-esistente e generando nuove piccole-grandi realtà inesistenti fino a quel momento: streaming di musica, netflix, eBook e la lista potrebbe andare avanti ancora per molto.

Nel leggere il libro ho sempre avuto davanti fissa l'immagine di un imbuto al contrario, con la parte più stretta rivolta verso di noi, fruitori estemporanei ed effimeri, costretti a fare una scelta costante su cosa prediligere in una miriade di infinite scelte e possibilità di interazione culturale.

Il senso della "bassa risoluzione" sta probabilmente nel scegliere nel modo giusto cosa poi prendere a piene mani e approfondire perché più affine al nostro essere. L'interazione con i mezzi tecnologici e il modo in cui decidiamo di utilizzarli, beh quello è un altro paio di maniche.

LibriAndrea Contino