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Vino online
Chardonnay-Jermann

Quella dell’acquisto online ormai per me è diventata un’abitudine consolidata. Devo ammettere però solo per una certa categoria di prodotti. Avevo azzardato anche a spingermi a farlo per i vestiti, ma è uno sbattimento troppo grande e il margine d’errore è troppo alto.

Il vino però no. È una pratica che ho approcciato ormai da anni, penso dall’avvento di Vivino e dalla facilità d’utilizzo di Tannico nell’ordinarli. Quando assaggio un vino meritevole ne fotografo l’etichetta e lo acquisto online nel momento opportuno.

Il primo ordine, ricordo chiaramente, fu uno Jermann del 2012. Ottimo Chardonnay. E da lì credo di aver raramente acquistato una bottiglia in uno store fisico.

Beh, se anche per voi l’online ha cambiato il modus operandi d’acquisto, c’è un interessante articolo di Rivista Studio sull’argomento:

Il mondo del vino online è ricco: pieno di produttori medi e piccoli e, soprattutto, in grado di raccontarsi bene. Anche attraverso le etichette, i nomi, nn marketing semplice ma fatto molto spesso nel migliore dei modi. Al consumatore – come a me, da oltre un anno – si apre un mondo nuovo: per una volta possiamo ringraziare le macchine e la fredda automazione per toglierci l’ansia di inservienti saccenti e incalzanti, scaffalature mute che incombono senza spiegazioni, i rischi di acquisti affrettati e troppo costosi.

E così, felicemente, riempio le mie casse a domicilio svuotando il conto in banca, con un affascinante rosso di Salina della cantina Hauner grazie a cui posso pensare al mare vellutato delle Eolie anche a novembre, e in città, con il triste tramonto pomeridiano; con un cerasuolo fermentato in anfora brillante e pungente come il melograno che sembra esserne alla base; faccio tuffi in Alsazia attratto da quelle bottiglie con il collo da Modigliani e imparo ad amare il vituperato Sylvaner; scopro piccole cantine sulle Colline del Milanese, altra zona molto disprezzata, e invece capace produrre un bianco che sa ricordarmi, frizzante e acido, i racconti contadini della mia infanzia.

FoodAndrea Contino
Beato Te Milano 🍕

L’amore per la pizza porta in lidi lontani. Talvolta trovi quella perfetta in luoghi sconosciuti, altre volte tramite il consiglio di un amico. Beato Te Milano arriva alle mie orecchie tramite un collega che me ne decanta la digeribilità e la possibilità di scegliere tra tanti impasti differenti.

Dopo un anno, su per giù, finalmente domenica scorsa ho provveduto a soddisfare la mia sete di conoscenza.

Non me ne vogliano gli abitanti di Lorenteggio, ma diciamo per chi come me arriva dalla provincia est di Milano non è proprio alla mano, ma complice la settimana entrante di ferragosto in 35 minuti di tangenziale semi deserta ci siamo arrivati agevolmente.

Il locale è davvero spazioso disposto su più livelli. All’entrata una schiera di camerieri che nemmeno all’Apple Store, tutti gentili e pronti a salutarti e accoglierti.

Rispetto a tante pizzerie non c’è una lista infinita di pizze. Il menu viene suddiviso in due, pizze normali e pizze gourmet. Io ho puntato sulla seconda categoria ordinando Il Bel Paese con impasto di Kamut.

Già…gli impasti. Ce ne sono 10 tra cui scegliere e varrebbe la pena tornarci solo per provarli tutti. Per me la prova del 9 per giudicare un impasto di una pizza consumata per cena è la notte. Se si passa la nottata rigirandosi per il gonfiore e per quella sensazione di dover partorire la pizza da un momento all’altro, allora non è un posto da frequentare più.

Devo ammettere invece che, nonostante il bendidìo schiaffato ad ornamento della mia pizza, l’impasto è risultato croccante e morbido allo stesso tempo, un equilibrio necessario per poter affrontare le guarnizioni senza sovrastarle.

Consiglio di prenotare, soprattutto nei weekend, perché sempre molto sold-out. Ci ritornerò senz’altro per provare altri sapori e altri impasti, intrigante quello al carbone e quello al mais. Non è la pizza migliore che abbia mai mangiato, ma sicuramente è un sì pieno e deciso.

Beato Te Milano
Via Sant'Anatalone, 16, 20147 Milano MI
★★★☆

FoodAndrea Contino
Pizza my love

Io mi domando come sia possibile che presidi e idee del genere non partano dall’Italia o da imprenditori italiani.

Perché la Pizza non è ancora un trademark tricolore?

Per carità. Ben felice di vederla ovunque nel mondo, ma mi domando sempre come mai ce la siamo fatta sfuggire in questo modo.

FoodAndrea Contino
Una vita senza buon cibo dovrebbe essere un'impossibilità logica

Grazie al numero di domenica scorsa di Good Morning Italia ho letto due approfondimenti sul cibo e le calorie.

Il primo fa più morti del tabacco e dell’alcool. Colpa della standardizzazione di molti cibi, l’industrializzazione di altri, ma soprattutto la scarsa attitudine ad approcciarsi a cibi freschi, di stagione e in generale al cibo sano.

What we eat now is a greater cause of disease and death in the world than either tobacco or alcohol. In 2015 around 7 million people died from tobacco smoke, and 2.75 million from causes related to alcohol, but 12m deaths could be attributed to “dietary risks” such as diets low in vegetables, nuts and seafood or diets high in processed meats and sugary drinks. This is paradoxical and sad, because good food – good in every sense, from flavour to nutrition – used to be the test by which we judged the quality of life. A good life without good food should be a logical impossibility.

Le seconde pensate come unità di misura universale, in realtà sono spesso e volentieri truccate, non corrispettive del vero, senza tener conto di un fattore universalmente riconosciuto. Ogni organismo è diverso e assimila determinati cibi in tempi e modi differenti, influendo sul processo di consumo dei cibi.

That isn’t the only problem. Calorie counts are based on how much heat a foodstuff gives off when it burns in an oven. But the human body is far more complex than an oven. When food is burned in a laboratory it surrenders its calories within seconds. By contrast, the real-life journey from dinner plate to toilet bowl takes on average about a day, but can range from eight to 80 hours depending on the person. A calorie of carbohydrate and a calorie of protein both have the same amount of stored energy, so they perform identically in an oven. But put those calories into real bodies and they behave quite differently. And we are still learning new insights: American researchers discovered last year that, for more than a century, we’ve been exaggerating by about 20% the number of calories we absorb from almonds.

FoodAndrea Contino
Capita

Di non aver nulla da dire, per un giorno.

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Il Many se ne va al bar di solito.

Io penso mi darò al prosciutto crudo di Parma questa sera a cena.

Ho mai scritto qui della mia passione per il prosciutto crudo? Non mi pare. Ecco, questa è una delle volte in cui penso che essere nati in Italia sia una gran fortuna.

Averne così tante qualità tutte a disposizione non è per niente male. Avete mai assaggiato quello umbro tagliato al coltello?

Durante il mio precedente lavoro però, l’epifania.

Tra i mercati di cui mi sono occupato vi era la Spagna. E lì con l’Jamón ibérico è stato amore a prima vista.

Lo mangiavo anche a colazione con Pa amb tomàquet.

Andare in Spagna e fare scorta di Jamón un po’ mi manca.
Batte spesso e volentieri il prosciutto crudo nostrano. Almeno per me.

P.s.: Il migliore mai provato qui.

Life, FoodAndrea Contino
Hamburger Milano - theLab

Dopo avermi incuriosito nella puntata dedicata agli hamburger milanesi, oggi a pranzo abbiamo provato theLab.

Ordinato il MI: Hamburger di vitello (carne piemontese), risotto allo zafferanno con pistilli a vista, taleggio DOP, maionese al lime.

theLab Hamburger Milano

Rispetto alla puntata la carne non mi pare avesse fiocchi di sale. E in effetti è stato l’ingrediente soffocato dagli altri tre. Ad ogni morso prevaleva un sapore differente, la maionese, il sapore forte dello zafferano o quello deciso del taleggio, ma mai la carne.

Nonostante ciò, mangiata da sola si sentisse essere di qualità eccellente. Peccato.

Altra nota stonata le patatine. Fresche, ma troppo saporite da un tocco non richiesto di paprika. Con un sapore così deciso, poi, la salsa senape al curry accendeva troppo il piatto. Sarei rimasto su della semplice maionese.

Il prezzo è aumentato leggermente rispetto a quanto visto in TV, 16€ giustificati comunque. Ti mangi praticamente primo e secondo in un sol boccone.

Nell’insieme ottimi ingredienti, di qualità, ma combinati insieme non mi hanno fatto dire WOW, ci tornerei. Poco soddisfatto invece del tiramisù, con i biscotti Digestive decisamente troppo amari e l’assenza totale di caffè nonostante fosse presente come ingrediente nel menu.

Mi aspettavo di più sinceramente, vista anche la votazione su Tripadvisor.

Prossimo nella lista da provare: Myke.

theLab
Via Pasquale Sottocorno, 5/A
20129 – Milano
★★☆☆ 

FoodAndrea Contino
Unboxing di una pizza

Unbox Therapy è uno dei canali tecnologici che seguo con maggior assiduità. Ha sempre degli spunti interessanti e bada poco a far contento questo o quel produttore hardware.

L’altro giorno però ha lasciato spazio a un’esperienza di unboxing culinaria.

Fun.

FoodAndrea Contino
Swiss Mocha

Come penso di aver trovato il mio cocktail estivo preferito nello Spritz St Germain, in Islanda ho trovato la bevanda invernale: Swiss Mocha.

In Italia prende il nome di mocaccino e l’ho trovato quasi esclusivamente nelle macchinette del caffè (a proposito di macchinette, questo account Instagram è molto divertente). Non mi è mai capitato di trovarlo nei bar ed è un peccato.

Ad ogni modo qui c’è la ricetta per farlo. A casa diventerà un must!

FoodAndrea Contino