Posts in Comunicazione
Per un marketing efficace

Alcuni spunti banali ma piuttosto interessanti da tenere sempre a mente per una campagna marketing efficace.

  • Una robusta diagnosi o analisi del mercato in stiamo operando

  • Pochi obiettivi strategici ben chiari che devono rispondere queste tre domande:

    • Chi è il mio target? A chi voglio parlare?

    • Qual è il mio posizionamento?

    • Quali sono i miei obiettivi?

  • Una lista di azioni tattiche agili e facili da modulare a seconda del canale in cui stiamo comunicando

Le aziende che hanno maggior efficacia con le proprie campagne marketing sono quelle che tengono il punto sulla propria strategia per decenni, sfruttando modifiche tattiche per adattarsi ai tempi in cui si trovano.

Come vengono creati gli emoji?

Sapevi che puoi proporre anche tu il tuo?

New sets of emoji are released each year. But did you know they were created by everyday people? Here's the process of how an emoji is made and how you can submit an idea that you think would be a great addition.

Back to basics

Mi sono bastati un paio di giorni per ritornare indietro di 15 anni.

Riprendere a frequentare una delle community di gaming sulla quale ho speso molti anni della mia adolescenza è stato illuminante.

Le conversazioni sui social rispetto a quelle su un forum hanno un paio di svantaggi molto importanti. L’assenza di moderazione pressoché totale e l’impunità per le proprie azioni.

Ritrovare tanti amici e il piacere di discorrere con degli sconosciuti di qualsiasi argomento mi ha fatto comprendere come certe dinamiche di comunicazione online siano diversissime in base al canale utilizzato, alle regole di quel luogo e come la qualità delle conversazioni vari in base a ciò.

È stato un bene fare esperienza sul campo in questo modo piuttosto che studiare alla lettera i manuali per l’esame di sociologia della comunicazione anni or sono, mi ha permesso di comprendere come funzionano queste dinamiche e apprendere le migliaia di sfumature che caratterizzano l’essere umano.

Se ci fosse un ulteriore motivo per usare meno i social network, ecco che se ne aggiunge un altro alla lista. Ci saranno forse meno interazioni, ma saprò di poter tornare in un luogo dove posso accrescere le mie conoscenze e capacità di dialettica.

Infine non imbruttirmi ed essere una persona migliore.

Io lascio qui il link, se ti va.

L'educazione prima di tutto

Ammetto in passato di esserci caduto anche io in questa golosa e perfida tendenza di sentirsi sovrastimati perché si scrive qualcosa sul web o si ha un qualche profilo con tanti follower sui social network.

L’auto celebrazione è un terreno pericoloso, soprattutto su internet, un sentiero dalla durata incerta e che lascia ai posteri un’espressione del sé talvolta scomoda e ingombrante.

Di problemi con società di servizi ne abbiamo tutti, quotidianamente. Abusare, o meglio sfruttare, la popolarità dei propri profili online per ottenere risultati pratici e rapidi a disservizi dai primi causati è lecito e così fan tutti oserei dire.

E qui parte il circo del cane che si morde la coda.

Se io brand voglio far bella figura intervengo subito sistemo il disguido e so che questo o quella influencer parlerà poi bene della mia azienda. Tuttavia agli occhi dell’azienda questo non è altro che un semplice cliente che come milioni di altri paga per un servizio allo stesso modo.

È una situazione nella quale mi sono ritrovato vestendo entrambi i ruoli. È senz’altro un pacifico scambio di favori e soprattutto di caring a più alto livello che per il brand si trasforma in un’opportunità di comunicazione e visibilità e per il cliente “VIP” in una soddisfazione tutta da sbandierare.

In tutto questo ballare e fottersi a vicenda c’è una cosa che proprio non tollero: la maleducazione.

E ci sono tanti motivi.

Se arriva dal cliente importante:

  • La tua bolletta vale tanto quanto quella del pensionato vicino di casa

  • Non sai mai nella vita cosa possa succedere. Quella stessa società con la quale stai smadonnando e lanciando improperi non ripetibili potrebbe un giorno diventare tuo cliente a sua volta, oppure ancora meglio potresti andarci a lavorare

  • Fai la figura di quello che si fa grande solo perché ha tanta visibilità, facendo capire che a) questa o quella azienda sistema i casini solo se si fa casino a nostra volta, b) per chi non ne ha le forze perché non ha seguito online è condannato a patire l’inferno in terra

Se arriva dall’azienda:

  • Non puoi. Non ti è concesso

Se mai ti capiteranno casini di questo tipo, ricorda di incazzarti sì, ma con educazione.

Scrivere è come musica

As writers, we all want to be read and published. For the most part, gatekeepers to these goals remain. And to get through the big iron doors we must satisfy those guards who hold the key.

But if we believe, like I do, that writing is music and that music, to be truly memorable and meaningful must come from the heart, the deep-down soul of the creator and not from what some gatekeeper believes is the right arrangement of our tune, then our stories should be created the same way great songwriters write.

The songs that last, that hit us hard in the center of the heart, the songs that last forever in our beings come from somewhere quite deep. The same way great music is created. Minor key? Maybe. Major key? Why not? How about changing keys? How about changing time signatures? A waltz to a tango? Again, why the hell not?

Via.

La contaminazione fa sempre bene

Il post di Gianluca di questa settimana verteva su tre modi per rimanere competitivi in un mercato aggressivo e un po’ troppo copione.

A me piace soprattutto la seconda modalità, riportata per comodità qui sotto:

La seconda consiste nell’importare qualcosa di già esistente, ma da un altro settore. Uno dei miei crucci esistenziali è che in tanti settori gli head hunter cacciano sempre nello stesso recinto, catturando prede che hanno visto solo un ambiente e un tipo di cibo, che ha imparato i comportamenti dai sui consimili fin dalla tenera età lavorativa. Questo è un handicap fatale. E invece i modelli di business, di filiera, di pricing, di advertising dovrebbero essere ibridati.

I settori, come i secoli, sono creazioni umane artificiali, che non hanno corrispondenza diretta nella mente del consumatore. I mezzi di contatto hanno visto crollare i prezzi per arrivare al consumatore. I mezzi di consegna stanno seguendo la stessa strada. Ibridazione è la via. La consanguineità porta all’estinzione, anche nel marketing. «Come sarebbe il vostro zampirone se lo facesse Apple?» (Se non sapete cos’è uno zampirone non siete padani, beati voi)

Questo tipo di contaminazione la vivo quotidianamente al lavoro, il mio team è formato prettamente da figure provenienti da settori differenti dal quale oggi ci troviamo ad operare. Oltre al bagaglio di soft skill di ognuno di noi, il percorso professionale e la iper specializzazione delle nostre competenze fa sì che potremmo saltare da un settore ad un altro senza dover per forza soffrire di misplacement o sentire di operare out-of-contest.

La contaminazione in linea generale fa sempre bene, rinnova settori spesso vetusti e morti d’abitudini consolidate e del così fan tutti. La cosa davvero importante è che chi contamina deve saperlo fare talvolta senza dover badare troppo al competitor diretto e alla folla rincorsa del - ah ma se l’hanno fatto gli altri, dobbiamo farlo anche noi - ma cercare di differenziarsi per poter stabilire nuovi standard a cui nessuno aveva pensato prima.

Senza dover disturbare per forza Jobs, è però tremendamente vero che le persone non sanno cosa vogliono finché non glielo si piazza davanti agli occhi. E sono fermamente convinto che se prodotti o servizi innovativi hanno dalla loro la cura e la passione, doverose per poter sopravvivere, partono con un vantaggio competitivo non indifferente: l’effetto sorpresa.

Stampelle

Complice un’aggiustatura al menisco sono costretto a casa e a deambulare con le stampelle per due settimane buone.

Non che sia la prima volta, ma come accaduto in passato ogni volta mi stupisco della stupidità delle stampelle.

Stupidamente semplici assolvono a una funzione molto pratica, stupide perché se abbandonate a loro stesse non riescono a stare in piedi. Se non le appoggi doverosamente e con la necessaria accortezza partecipano autonomamente al naturale suicidio procurato dalla forza di gravità.

Un oggetto che serve per tenerti in piedi non riesce a farlo da solo. I paradossi dell’umanità.

Dato il molto tempo a disposizione, metà del quale passato con del ghiaccio e con le punture di eparina nella pancia, ho terminato la terza stagione de La Casa di Carta, di cui parlerò in un post a parte, ho quasi finito Dark, e iniziato -totalmente incurante della FOMO- The Game, il libro di Alessandro Baricco.

Mi riserverò di dare un giudizio finale non appena terminato, ma già da queste poche pagine l’ho trovato forzatamente arzigogolato nei ragionamenti, una giusto approccio a ciò che ci ha condotto a dove siamo ora, ma con una complicazione del linguaggio non necessaria. Ora non so se questo sia lo stile proprio di Baricco, del resto è il suo primo che leggo, ma leggere il nostro tempo come una rivoluzione mentale è per certo il giusto approccio a questi 20 anni di follia collettiva.

Solo che ci sono molti altri testi, molto meno intrecciati su loro stessi, in grado di raccontare la realtà dei nostri tempi in maniera più semplice e meno sensazionalistica.

Per camminare all’interno della comprensione della realtà dobbiamo avvalerci di stampelle, supporti letterari in questo caso, atti a guidarci e sostenerci per capire cosa diamine sta accadendo con il digitale. Ma come le stampelle dovrebbero essere facili e immediati, non più complessi della materia stessa della quale stiamo cercando risposte.

Ah, e console si scrive console e non consolle. La consolle è quella del deejay o dove si trova la strumentazione di un veicolo.

Come un font ha aiutato l'Apollo

La curiosa storia del font Futura.

When humanity first landed on the moon in 1969, the typeface Futura was right there with them. In this fascinating history of typography, designer Douglas Thomas shares Futura's role in launching the Apollo 11 spacecraft -- and how it became one of the most used fonts in the world.

Il linguaggio delle GIF

Si pronuncia gif e non ghif, mi raccomando.

We text GIFs because of Julie Logan. Her work pioneered the use of GIFs as a language, enriching texts and tweets with a touch of personality and feeling. In this lively talk, she explains why the GIF is so powerful and shares a few tips for using them well.

Who is Julieee Logan? You text GIFs bc of me.

I’ve snuck onto an Indonesian spy plane & spent a World Cup with Team USA. I founded/sold a company in my 20s. Spent a weekend in a “Real World” style Nike Running campaign. Was called the “queen glitter bomb” in Wired, but these days I prefer sparkly human GIF ◡̈ I spent the last few years rebranding low-fi loops on the internet into a global cultural phenomenon.

The GIFs I’ve created have been seen more than a billion times and used by everyone from my mom to Janelle Monae (who just used one of my stickers on IG and hello, I’m dead now). I make .jpgs .gifs and .movs for myself, my friends, and clients like these: julieeelogan.com/clients. You can find me on the social media as @julieeelogan.

This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community

Faceapp, divertente ma...

Ma come al solito stiamo regalando petabyte di dati a una società russa che sostanzialmente può e potrà fare ciò che vuole di tutte queste belle immagini che stiamo ritoccando per vanità personale e la paura di essere troppo decrepiti tra una decina d’anni.

NssMag fa una breve analisi di ciò.

Il successo dell'app è almeno in parte dovuto alla nostra paura di invecchiare: non vorremmo sapere tutti come saremo a 65 anni? Quante rughe avremo e come apparirà il nostro volto? E se davvero sarà quello il nostro aspetto fra 50 anni, siamo ancora in tempo per cambiarlo con prodotti ad hoc e creme per la pelle? Forse quest'ultimo è un passaggio troppo forzato, in fondo è solo un'app per divertirsi, ma questa riflessione non può essere sfuggita ai maggiori beauty brand del mondo, che vedendo quali sarebbero le parti del viso più soggette all'invecchiamento avrebbero un buon punto di partenza per sviluppare un prodotto mirato di sicuro successo.

La diffusione di questa app, però, non può non farci venire qualche domanda sulla sicurezza e sulla privacy dei nostri dati personali. FaceApp, infatti, non è mai stata chiara sull'utilizzo che fa delle immagini dei suoi utenti: al momento la società non è coinvolta in nessuno scandalo informatico relativo all'utilizzo dei dati personali, ma è molto probabile che ogni immagine che scattiamo con l'applicazione resti sul server della stessa, conservata in modo sicuro e potenzialmente disponibile per chi ne avesse bisogno. In pratica il divertimento di un minuto - lo scatto di un selfie - si trasforma in FaceApp nell'accumulo di centinai di migliaia di informazioni personali, che ancora non sa come utilizzare. 

Ma c’è di più, o meglio, sarebbe la prima cosa da leggere prima di utilizzare qualsiasi app. I termini di servizio di Faceapp riportano chiaramente quanto segue. Divertente eh, ma fino a un certo punto.

Faceapp terms of service