Posts in Blogosphere
Con la frequenza che uno vuole

Mi hanno fatto notare che non aggiorno abbastanza spesso questo posto, il che è vero, ma il bello di avercelo, un posto come questo, credo consista anche nel poterlo curare con la frequenza che uno vuole. Due volte al giorno o due volte al mese, poi, se uno ci pensa sono la stessa cosa, se si considera una scala temporale vasta, vastissima, cosmologica, mi viene da dire.

Non che manchino le cose da raccontare. Oggi per esempio pedalavo in salita sotto il sole cocente dell'una di metà giugno, e mi piaceva così tanto il calore sulla schiena, sulle braccia, sulla nuca, che un po' mi è dispiaciuto arrivare a casa, ecco.

Dal blog di Stefano Amato.

Io penso di aver trovato la mia, un post al giorno non mi costringe a dover per forza scrivere qualcosa e mi lascia la libertà di scrivere la cosa più interessante della giornata trovata online, oppure una riflessione sugli ambiti di cui mi occupo più da vicino.

Non c’è giusto o sbagliato insomma, ognuno trova la sua.

Scrivere online. Intervista a John Gruber

Tra i blog che più piacevolmente seguo, c’è sicuramente Daring Fireball di John Gruber. Da quando ho iniziato a utilizzare prodotti Apple ancora di più, accompagnato dalla lettura di MacStories, un’altra ottima fonte di notizie e spunti di riflessione fondato dall’italianissimo Federico Viticci. Nella prima puntata della nuova stagione di Dialog, suo side project di podcasting sulla tecnologia, i due si incontrano.

L’intervista fatta a Gruber è davvero molto interessante sebbene piuttosto lunga e divisa in due puntate da 1 ora ciascuna. Per chi scrive online da molto tempo per diletto o professione sicuramente si ritroverà in molti punti della storia, soprattutto se appassionato di tecnologia come lui.

La fortuna del suo blog, come racconta, deriva in larga parte dalla combinazione di due fattori essenziali, l’esser nato nel decennio perfetto dove Apple era in rampa di lancio, così come Internet che ai tempi si prestava molto facilmente a essere compreso dal profondo tecnologicamente parlando, e una base tecnologica che gli consentiva di scrivere codice facilmente così come ottime doti di scrittore.

Dall’agosto del 2002 Daring Fireball viene aggiornato con continuità con un approccio proprio dei blog delle origini. Linkare il più possibile ad altre fonti di informazione. Interessante lo spunto in cui racconta di come moltissimi link pubblicati negli anni ormai sono morti perché quei siti oramai non esistono più-

Se come me siete appassionati di divulgazione tecnologica, blog e buona scrittura è un ascolto che vi invito a fare.

Iniziare da qualche parte

Una volta esisteva Posterous. Si creava un blog soltanto inviando un’email a un indirizzo. Poi WordPress ha preso il sopravvento e creare un blog è diventato affar quasi complicato.

Stanno tornando alla ribalta alcuni servizi veramente molto basici che permettono di aprire e scrivere su un blog in pochissimi minuti.

Se non siete avvezzi a codici vari e volete soltanto scrivere ciò che vi passa per la testa senza tante menate, allora date un’occhiata a Write.as

Leggermente più complesso, ma davvero veloce nella sua costruzione, Small Victories che permette di prendere alcuni dei file presenti nel vostro account Dropbox e li tramuta in un vero e proprio sito web. Senza bisogno di CMS, nessuna installazione, nessun server o capacità di compilare codice richiesta.

Il terzo è Listed. È sostanzialmente un’estensione dell’app Standard Notes. Qualsiasi nota generata all’interno dell’app può diventare un post del proprio blog creato, appunto, su Listed.

Se avete qualcosa da dire, non ci sono più molte scuse per lasciare la vostra creatività in pasto alla timeline di qualcun altro.

Contenuto molto personale

Ieri poi con la fretta di voler scrivere qualcosa entro la mezzanotte ho pure scritto peggio di un bambino sui libri di grammatica.

Complice il sonno e un periodo non troppo rilassante.

La scorsa settimana, culminata poi con ieri, mi ha visto concentrarmi su un argomento ben specifico. Anzi due.

Il primo. Condividere sempre, senza se e senza ma, qualsiasi cosa. Il culmine, per l’appunto, con il dover condividere il fatto di aver votato su di un social network, sfiorando quasi il reato. Sì perché veniva richiesto di inserire anche un’immagine e il richiamo delle sirene a voler fotografare proprio la crocetta apposta era assai forte.

Dicevo, è reato farlo. Ma tant’è ne ho viste passare su questi benedetti social.

Il secondo. Mi viene da sorridere a vedere certi personaggi, ritornare alla ribalta, nascondendo sotto mentite spoglie il loro volere di raggiungere pubblici oramai irraggiungibili con i social network. Dando colpa a quest’ultimi di non essere più il bacino da cui alimentare il proprio ego, quegli stessi luoghi che fino a poco tempo fa fungevano da salva vita per il loro digitare a vanvera. È patetico vederli, adesso, inneggiare al blog come unico strumento per poter parlare ai pochi a cui interessa davvero parlare, perché non più in grado di raggiungere la ribalta altrimenti.

A me che non è mai interessata, la ribalta, continuo a creare il mio contenuto molto personale, per appuntare ciò che di bello trovo online insieme ai miei pensieri.

Un blog ti cambia la vita parte 2

Bella intervista a Khoi Vinh, Adobe Principal Designer, che da 20 anni sul suo blog racconta se stesso e il suo mondo: Subtraction.com

Ci sono alcuni passaggi fondamentali, in cui mi sono rispecchiato totalmente. Sia dal punto di vista della carriera:

It’s hard to overstate how important my blog has been, but if I were to try to distill it down into one word, it would be: “amplifier.” Writing in general and the blog in particular has amplified everything that I’ve done in my career, effectively broadcasting my career in ways that just wouldn’t have happened otherwise.

Sia dell’indipendenza, non importa a che prezzo, da tutte le altre piattaforme del momento.

That said, I personally can’t imagine handing over all of my labor to a centralized platform where it’s chopped up and shuffled together with content from countless other sources, only to be exploited at the current whims of the platform owners’ volatile business models. I know a lot of creators are successful in that context, but I also see a lot of stuff that gets rendered essentially indistinguishable from everything else, lost in the blizzard of “content.”

E ancora:

Again, I’m not suggesting that what I do has any superior worth at all, but what I will say is that the difference between content that lives on a centralized blogging platform and what I do on a site that I own and operate myself—where I don’t answer to anyone else but me—is that what my writing on Subtraction.com has a high tolerance for ambiguity. It’s generally about design and technology, but sometimes it’s about some random subject matter, some non sequitur, some personal passion. It’s a place for writing and thinking, and ambiguity is okay there, even an essential part of it. That’s actually increasingly rare in our digital world now, and I personally value that a lot.

Da leggere tutta!

Push The Red Button

Help make the web a better place.

How?

Blogging.

I've recently seen some tweets expressing the pressure some people feel — understandably — of publishing their thoughts on a blog, fearing what others might say, wondering if it's good enough to be published on this wonderful thing called the web. I would say treat the web like that big red button of the original Flip camera. Just push it, write something and then publish it. It may not be perfect, but nothing ever is anyway. I write all sorts of crap on my blog — some of it really niche like snippets for Vim. Yet it's out there just in case someone finds it useful at some point — not least me when I forget how I've done something.

Right now there's a real renaissance of people getting back to blogging on their own sites again. If you've been putting it off, think about the beauty and simplicity of that red button, press it, and try and help make the web the place it was always meant to be.

Irrisolto

Il giorno di Pasqua lo abbiamo dedicato a far prendere forme strane al divano. Netflix è stato un buon intrattenitore e nell’esplorazione dei suoi pressoché sconfinati limiti, ci siamo imbattuti ne Lo Spietato con Scamarcio.

In una battuta del film lei dice a lui:

È la prima volta che esco con uno così, un irrisolto.

Io mi sento così con il mio blog. Mi sento di non aver mai completato l’opera, di non essere mai soddisfatto da quello che vedo. Non sono un preciso per natura. Tranne su alcune cose, la grafica, gli oggetti nuovi, la scaramanzia.

Ieri non mi piaceva più. Come si fruiva da mobile, il font con “le grazie”. Ho per ora dato un’impronta forse un po’ troppo retrò. Tuttavia credo si guadagni in godibilità in lettura.

Irrisolto. Ancora per quanto?

#WhyIBlog Intervista a Kari Geltemeyer

Ho deciso di riprendere a intervistare curatori di blog, quando ne trovo di interessanti, continuando ad alimentare Why I Blog a tempo perso.

Oggi ho il piacere di ospitare una blogger americana di cui ho già parlato ad inizio anno: https://karigee.com

Scrive molto bene e ha uno stile tutto suo nel raccontarsi. Ci tenevo particolarmente ad averla tra la mia piccola “collezione” perché mi ispiro molto al suo stile e al suo pensiero circa la blogosfera vs social network e come esercizio personale in cui non ci sono regole o aspettative. C’è solo la sua vita e il piacere di raccontarla.

Le ho posto quindi le tre fatidiche domande:

Why do you blog?

I started blogging 15 years ago when I left a longtime job and wanted a way to stay in touch with the friends I used to see every day. I wanted them to be able to relate to what I was doing during the day (nobody requested this, I just came up with it on my own and assumed they would care ;-). Social media sites weren’t around, so it was what I had. And it has always been a small-scale thing; I never had big blogging dreams. Now I keep doing it because I love to write, and I process my own thoughts by typing them out, so I use it mostly as a journal and a scrapbook. 

Kari Gee

I also keep blogging because social media has been so disappointing. Twitter and Facebook and Instagram don’t facilitate communication, they just give everybody a megaphone attached to a fire hose so can they scream at each other and sell stuff. I find them really cold and impersonal, and I think they encourage and reward all the wrong behavior.

Blogs feel less manufactured, and less lazy. One way or another people have to seek them out, so they’re a conscious choice. And most people don’t bother seeking them out these days, which is fine too. I don’t need to reach everybody. If you’re interested in what I’m posting, that’s great and I thank you and I hope you get something out of it.

What kind of “fuel” keeps your blog constantly running?

Nothing, really, I just talk about whatever is going on in my life. I don’t have anything to promote, and I don’t have a big overarching theme; it’s not a career blog or a tech blog or a recipe blog, it’s a diary, and it’s pretty personal.

But the thing I like best about blogging is that it can be “useless.” There are no rules or expectations about what it has to be - I can post whatever I want, because it’s mine, and I don’t have any responsibility to provide people with a certain kind of content. It’s just whatever I’m thinking about on any given day.

Which future is waiting the blogosphere in your opinion?

I don’t know. I don’t expect there’s a big second wave or blogging renaissance around the corner, and maybe that's okay. Most people seem to prefer the instant responses of social media and want that reinforcement, the faves and likes.

But I have a real soft spot for the bloggers who stick around, and a lot of favorites that I check every day. I think of the blogosphere now as a small neighborhood, and it’s populated by people who still want to just hold out a hand and say, come in and sit with me for a while. I just find personal blogs inherently interesting, and I appreciate the effort and the care that people put into them; they’re like an endless supply of short stories.

Ti stravolge la vita

Un blog, ti stravolge la vita. La mia, ma anche quella di Galatea:

Il mio blog, questa cosa che ho aperto con somma incoscienza oramai più di dodici anni fa. Non avevo nessun piano, nessuna aspettativa. Mi annoiavo ed ero piena di curiosità per questo oggetto misterioso che consentiva non tanto di scrivere (quello lo avevo sempre fatto da quando andavo alle elementari, in continuazione) ma di farsi leggere da sconosciuti e sentire cosa ne pensassero loro di quello che scrivevo.

Non c’erano i social, quando ho cominciato. Che a dirlo ora sembra di parlare di un’epoca remota e lontana come quella del telegrafo senza fini. C’era solo una pagina bianca e virtuale e attorno un misterioso mare di utenti che giravano per la rete a caso, si fermavano. Ti leggevano, lasciavano un commento, a volte uno sberleffo.

Mi ha stravolto la vita, il blog. Immaginatevi una ragazza (allora lo ero ancora) che abita in un paesino di campagna, ai margini del tutto, e insegna a scuola, che d’improvviso viene catapultata in blogfest, convegni, cooptata in gruppi di giornalisti, partecipa a festival, comincia scrivere libri. Si ritrova persino di fronte ad una telecamera, a girare un documentario in cui può parlare delle sue grandi passioni, di storia, di Medioevo, di barbari.
Per me il blog è stato la lampada di Aladino, il mio personale genio. Di tanto in tanto sembro tradirlo, travolta dal fascino di altri account, dei social, di Facebook, di YouTube, ma poi è qui l’unico posto dove mi sento a casa.

Ok. Oggi ci sono i social e la gente diventa famosa su Instagram. Ma il sangue che abbiamo sputato qui, beh gli instagrammer se lo sognano. Seguite la serie del venerdì del Many, ci sono ogni settimana una serie di blog nati, ri-nati o mai morti degni di essere seguiti.

BlogosphereAndrea Contino
Come un'esalazione

But the other point I want to make is that getting heard outside the world of blogs occasionally requires that you have something to say. And one of the most delicious things about the profoundly parasitical world of blogs is that you don’t have to have anything much to say. Or you just have to have a little tiny thing to say. You just might want to say hello. I’m here. And by the way. On the other hand. Nevertheless. Did you see this? Whatever.

A blog is sort of like an exhale. What you hope is that whatever you’re saying is true for about as long as you’re saying it. Even if it’s not much.

Ho trovato questo paragrafo in un post del 2006, attraverso un altro blog. Da cui copio a piene mani quest’altra frase:

Questo è il mio piccolo angolo di internet in cui posso riversare i miei pensieri senza temere che vengano spazzati via dalla marea dei social media. Ho esalato qui per dieci anni, e anche se la maggior parte di andrea.co è irrilevante, resta il mio personalissimo irrilevante.

BlogosphereAndrea Contino