The Night Of...

Cosa è successo quella notte?

Nessuno lo sa, nessuno lo saprà veramente.

Ho terminato il 2016, prima della lunga pausa natalizia, guardando The Night Of... su Sky e The OA su Netflix.

Se l'ultimo mi ha lasciato un fastidioso senso di aver perso più di 8 ore della mia vita, con delle idiozie sul raggiungimento di altre dimensioni attraverso una danza tribale, il primo invece è stata una piacevole sorpresa.

Dopo Game Of Thrones, Boardwalk Empire, True Detective (solo la prima stagione mi raccomando), I Sopranos e The Leftovers, finalmente un'altra buona produzione targata HBO.

Basata sulla serie BBC, Criminal Justice, The Night Of è andato in onda su Sky lo scorso Novembre. Gli 8 episodi ci conducono in un intensissimo viaggio all'interno del sistema giudiziario americano e i tanti pregiudizi nei confronti di un ragazzo americano mussulmano e di origini pakistane, la cui unica colpa è stata quella di affrontare una notte di solo divertimento.

 

🎥 Spoiler ON 🎥 

Metti una sera, ti aspettano ad una festa, vuoi conoscere delle ragazze ma non ha una macchina. Allora che fai? Prendi in prestito quella di papà, che ha la sfiga di essere un taxi con il quale lavora.

Non sai la strada per raggiungere quella festa, quindi ti fermi, chiedi informazioni, ma essendo la tua macchina un taxi sale Lei. Bellissima e pericolosa di conduce dove volevi, tra le sue braccia. Ma al risveglio una brutta sorpresa, lei è morta.

Sei stato tu? E chi se lo ricorda. Dopo tutto quell'alcool e quella strana sostanza che avete condiviso. Che fare? Scappare mi sembra la cosa più sensata.

Non fai 100 metri ti fermano, ti sgamano, ti ingabbiano. Tutte le prove giocano a tuo sfavore, ma tu sei fermo nella tua posizione. Non sei stato tu, impossibile. Anche sotto l'effetto di droghe non uccideresti mai una donna.

John Turturro, nella parte di un avvocato scapestrato e affetto da una pesante forma di psoriasi, ti vede e decide di aiutarti, tirarti fuori da questa situazione.
ntanto tu devi affrontare il bullismo della prigione, devi farti forte, stringere alleanze. Se vuoi sopravvivere devi diventare forte, uno di loro e cambiare il tuo modo d'essere.

E quando tutto sembra trascinarti verso il braccio della morte...il colpo di scena.

 🎥 Spoiler OFF 🎥

 

Non vado oltre. Non sarebbe giusto, se vi piacciono i polizieschi è una serie da non perdere. Per gli attori, per i tanti sensi della vita che si ritrovano nelle diverse sotto trame e soprattutto per la ricchezza di realismo in grado di portare sugli schermi.

L'unico peccato? Sono "solo" 8 episodi e non si sa se faranno mai una seconda stagione con un nuovo soggetto.

Fatemi sapere se vi è piaciuta o meno!

10 anni di 📱

Dieci anni fa, oggi, veniva presentato iPhone da una delle più brillanti menti del panorama tecnologico.

Comunque la pensiate, qualsiasi device oggi utilizziate, impossibile non salutare con favore l'eredità lasciata dal lancio di questo prodotto e di come ha modificato il modo in cui intendiamo uno smartphone oggi.

E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero

Impossibile tornare indietro

Bob Lefsetz, in uno dei suoi filosofici post, scrive dell'inevitabilità del digitale. Sotto ogni punto di vista. Tornare indietro è impossibile, ma soprattutto, diciamocelo, dannatamente molto più scomodo. 

We cannot go backward. When you read about vinyl and the return to analog…ignore it. The vinyl fetishists are listening to reproductions of digital recordings on inferior equipment. Of course there are exceptions, tweaks with six figures invested listening to reissued analog recordings, and I’m fine with that, but what I’m not fine with is a media that keeps trumpeting the analog world. Vinyl records, books… Ignore the reactionaries, they can’t cope with change. The truth is digital is both easier and here to stay. We want to be able to buy a book on a beach. We don’t want to tote around a bag full of reading material. The fact that those in charge of the old school media are experiencing future shock is irrelevant.
And this affects art too. Which used to be experienced alone, oftentimes in the dark, we had time to kill. But now a big problem is people checking their cell phones in the theatre. And if you want to bitch about mobile phones I want you to give up instant access to your kids, the ability to make a restaurant reservation online…
The way to the future is not via the past. We don’t live in a disconnected, dreamy world. Which is why our music is not disconnected and dreamy. But that does not mean new twists on art cannot appear, and they will!

E tu, sei disposto a pagare per i contenuti che ami?

Publishing, as we know it, is broken. More specifically, publishing on the internet is broken. And more specifically still, publishing written content on the internet is broken. In an age of seemingly unlimited free content, this may be hard to perceive. But make no mistake, we’re heading down the path of a situation that’s untenable.
And you can see it right now if you look hard enough. Link-bait has given way to click-bait which has given way to slideshows which have given way to fake news. While tactics change and evolve over time, they’re all powered by the same thing: a business model predicated around the almighty pageview. 

Un perfetto riassunto dell'editoria online di questi tempi. M.G. Siegler nel post a commento all'annuncio di tagli di posti di lavoro a Medium.

La piattaforma di pubblicazione creata da Ev Williams, tra i fondatori di Twitter, è diventata via via nel corso degli anni un polo d'attrazione per contenuti d'alto valore. Nonostante non sia uno strumento che mi piaccia usare particolarmente come piattaforma di blogging, l'apprezzo per il network di risorse e la scarsità di baggianate.

Il 2016 è stato un anno di crescita importante per Medium con 60 milioni di utenti unici al mese e 7.5 miliardi di post pubblicati. 

Il problema? Il modello di business. Poche le revenue provenienti dagli ads. Il perché è spiegato nelle parole iniziali che ho quotato qui sopra.  Siamo stati abituati a non pagare per la fruizione di contenuti online e così ci aspettiamo che sia ogni volta che accediamo ad un sito.

Problema opposto, la sostenibilità di suddetti contenuti è alimentata per la gran parte da pubblicità che infastidiscono e per lo più danneggiano l'esperienza di navigazione. Medium ha deciso fin dall'inizio di puntare sull'esperienza utente, evitando di riempire il sito di banner flashanti.

Scelta coraggiosa, ma apprezzata da tutti i fruitori.

Tuttavia, un modello di business basato sulle sole sponsorizzazioni dei contenuti sembra non aver pagato sul breve termine i costi, conseguenza i 50 tagli al personale annunciati

Il problema è annoso ed è da qualche anno che se ne discute, monetizzare meglio i contenuti senza intaccare l'esperienza utente è possibile? Coinvolgere grandi aziende nella sponsorizzazione degli stessi può equivalere sempre ad un'esasperata ricerca del clic e del tempo speso su un determinato sito nonostante il contenuto pubblicato in esso solo per ricavare più introiti dalle pubblicità display? 

Ad avere la risposta saremmo già in tanti ad aver fatto cassa, nemmeno Ev pare avercela: 

 So, we are shifting our resources and attention to defining a new model for writers and creators to be rewarded, based on the value they’re creating for people. And toward building a transformational product for curious humans who want to get smarter about the world every day.
It is too soon to say exactly what this will look like. This strategy is more focused but also less proven. It will require time to get it right, as well as some different skills...

E se non ce l'ha lui figuriamoci io. Un'idea possibile potrebbe forse essere quella di prendere esempio dal mondo delle applicazioni mobili. È sotto l'occhio di tutti quanto una versione free piena di banner sia inconcepibile ragione per cui spesso ci troviamo a pagare una versione full o un abbonamento mensile/annuale. 

Pagare per contenuti di qualità in grado di essere fruiti in maniera semplice, graficamente accattivante spingerebbe i più a pagare per averne sempre di più? Non vi ricorda molto i modelli Spotify & Netflix? 

Ma l'accesso alle notizie via browser sembra non seguire questo tipo di naturale evoluzione , almeno per il momento. Solo questione di cattive abitudini?

E voi sareste disposti a pagare per i vostri contenuti preferiti?

 

 

Al di là dell'Atlantico

 🏖💸

Capisco facilmente di come negli anni '20 girassero un sacco di soldi a Miami, fino ad attirare Al Capone per comprare un villino da due soldi su Palm Beach. Endless summer come la chiamano qui.

Case e strade addobbate a Key West

Case e strade addobbate a Key West

 🎄🌴🤔

28 gradi al primo giorno dell'anno fanno sembrare le decorazioni natalizie dannatamente fuori luogo. Come se a ferragosto ti mettessi a fare il presepe. Il tuo corpo, i tuoi occhi lo rifiutano. 

Una goduria però sapere che qui non arriva mai il freddo, quello umido della Pianura Padana che ti entra nelle ossa. Tra le destinazioni raggiungibili più rapidamente in aereo, per trovare un po' d'estate anche d'inverno.

Adv gigante in mezzo all'autostrada

Adv gigante in mezzo all'autostrada

🚗📱

In poco più di un anno questa è la terza volta che passo per il sud della Florida, ma mai come questa volta ho assistito all'esplosione di Uber.

Prezzi popolari, precisione, autisti simpatici quasi tutti del Sud America, conviene quasi non prendere alcuna macchina a noleggio e spostarsi solo così.

Il turismo che incontra la tecnologia e il bisogno delle persone. Fa quello che mi aspetto per soddisfare appieno un bisogno, mantiene le promesse dell'offerta che propone. Tante società anche più affermate dovrebbero prendere esempio: la semplicità paga sempre. Tanto più con la tecnologia ad oggi disponibile.

La nuova frontiera dell'advertising

La nuova frontiera dell'advertising

 ⛴

Il Marketing da strada è di casa qui. Se potessero riuscirebbero a venderti qualche parente. Quest'anno oltre ai vari aerei bimotore che infestavano i cieli della spiaggia di South Beach per richiamare l'attenzione su questo o quel party di fine anno, è apparso ad un certo punto questo mastodonte in mezzo all'acqua. Uno schermo galleggiante per delle praticissime pubblicità display.

 🐌👶

Tra le varie follie di questo Paese ce n'è stata una per la quale ancora a distanza di giorni non riusciamo a capacitarci della sua organizzazione, né tantomeno dell'ampio successo partecipativo.  

È la Baby Race. Una corsa di neonati gattonatori, i quali come delle lumache da competizione devono raggiungere il traguardo. Dove? Nel palazzetto dello sport della squadra NBA di casa, i Miami Heat. Ma solo io lo trovo folle?

🍝🇮🇹

Foto da Tiramesu.com

Foto da Tiramesu.com

E arriviamo al capitolo cibo. Qui si mangia sempre, a qualsiasi ora del giorno e della notte i ristoranti sono traboccanti di persone che ingurgitano senza sosta. E il più delle volte ti tocca far la fila, quindi altamente raccomandabile prenotare prima.

Di norma Tripadvisor è un fido alleato, fondamentale però non fermarsi solo ai commenti e alle recensioni degli utenti, ma andare a dare un'occhiata ai prezzi del menu sul sito del ristorante è un ottimo modo per farsi un'idea.  Guardando quelli e aggiungendo un 15% di media di mancia avrete presto fatti i conti in tasca. 

Siamo italiani e dopo due settimane la voglia di casa si fa sentire dopo che hai provato cucine da tutto il pianeta. La regola per la quale non si dovrebbe mai mangiare italiano in un Paese straniero dovrebbe valere anche qui. 

Dico dovrebbe perché i ristoranti italiani erano sempre stra pieni di...italiani ovviamente 🙄. Ma c'è un'importante distinzione da fare. Se davvero volete riconoscere un vero ristorante italiano da uno che ha aperto qui solo per far soldi, ci sono due cose da verificare:

  1. Nel menu non deve esserci nessuna menzione a chicchessia Alfredo. Alfredo non esiste. Punto. Esisteva nel Lazio nel 1908 e la ricetta che trovate qui è lontana eoni.
  2. Se avete modo di passare dentro il ristorante prima di mangiarci, verificate che, oltre al proprietario, chi cucina sia veramente italiano e sappia ciò che sta facendo.

Se questo due condizioni vengono rispettate, dovreste mediamente mangiare un buon pasto, per il quale dovreste scordarvi qualsiasi conto economico. Si paga per la qualità italiana all'estero. E poi avete voluto mangiare italiano? 😁

Vi posso suggerire Tiramesu alla fine di Washington Ave. dove credo di aver mangiato meglio di tanti altri posti in Italia. Non di lusso, ma di classe, servizio ed educazione impeccabile, abbiamo consumato uno dei migliori cenoni di capodanno degli ultimi anni. 

Ah si, se non fosse abbastanza chiaro, agevoliamo una diapositiva... 

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🔊📯 

Come raccontavo due anni fa , a Miami guidano tutti pianissimo ovunque. In città S i fermano impròvvissamente nei punti più assurdi della carreggiata e nessuno fa una piega. Ma sembrano tutti soffrire di una strana bipolarità compulsiva.

Il clacson è seriamente abusato. Un decimo di secondo dopo che il verde è scattato, parte il concerto di strombazzate. Roba da fare un baffo al milanese imbruttito. 

🦅🇺🇸💇🏼‍♂️ 

Qui la Trumpmania ha raggiunto livelli imbarazzanti. Pensate ad un gadget qualsiasi, lo troverete con la sua faccia stampata sopra. 

Il Presidente eletto 

Il Presidente eletto 

P.s.: Senza che nessuno se ne abbia a male, ho forse capito perché tanti americani hanno problemi di sovrappeso. È lo strato di grasso necessario per affrontare senza conseguenze le onde di aria condizionata sparata a -10*. 

Ventidiciassete

L’anno che si sta per chiudere (Qui 20152014, 2013, 2012) è stato un anno pieno di cambiamenti sotto ogni punto di vista. Professionalmente sto affrontando una nuova bella avventura, diversa e più complessa, ma che mi sta aiutando a crescere molto e a diventare per forza di cose più tollerante nei confronti di alcune situazioni difficili da digerire, ma contingenti rispetto al mercato e alla cultura, avendo un ruolo che sconfina dall'Italia.

Sento di dovere delle scuse innanzi tutto a questo blog, al quale non ho dedicato il tempo che avrei voluto, ma che ne meriterebbe molto di più, a tante amicizie seppur ritrovate e rinsaldate alle quali avrei dovuto maggior tempo di qualità. Alle mie passioni, sebbene per alcune delle quali finalmente ho trovato lo slancio, ma ancora non riesco a dedicargli quanto vorrei.

Forse uno dei tre desideri che chiederei ad un ipotetico genio della lampada, sarebbe proprio quello di concedermi più tempo. Anzi no, la capacità forse di rallentarlo e dilatarlo, così non da concedermi 48 ore in 24, ma riuscire ad assaporare quelle a disposizione con la calma plastica di un portiere in volo per raggiungere una palla prima di entrare in porta.

Quest’anno, inoltre, da appassionato osservatore delle dinamiche comunicative e mediali mi ha fatto gustare ancora una volta quanto le persone scambiano il significato di opinione personale con quello di tuttologia e visione esclusiva delle cose. In ben tre occasioni – Brexit, votazioni presidenziali americane, referendum costituzionale italiano – ho assistito ad esternazioni da fini politologi che nemmeno un editoriale del Corriere della Sera, ma la cosa peggiore è stata leggere alcune persone esternare la più assoluta intolleranza verso una visione minoritaria delle faccende, tacciando il diverso come il perdente e l'incompetente di turno. E non perdente perché avesse scelto uno schieramento sbagliato, ma piuttosto perché la sua idea non rientrerebbe nei canoni del ben pensante o peggio ancora di un pensiero comune su cosa sarebbe giusto fare.

Quanto queste esternalizzazioni fossero lontane dalle classiche chiacchiere da bar, io sinceramente non lo so. So solo che la foga e la furia non sono state così differenti dall’aver giocato una carta sbagliata a scopone scientifico al bar sport del mio paese, con annessi insulti in dialetto milanese.

I social network sembrano aver definitivamente abbandonato la loro natura prettamente testuale, non che fosse stato differente nei tre anni precedenti, ma mai come quest’anno l’affermazioni dell’audio-visivo come attestato di potenziale viralità ha funzionato tanto nei vecchi social network, così come ha fatto da volano per la spinta dei più giovani. Vedasi Snapchat o l’introduzione delle Instant Stories di Instagram.

Aggiungo che, nei miei personalissimi confronti, hanno perso qualsiasi forma attrattiva. Uso praticamente solo Twitter e abbandonato pian piano tutto il resto. Qualche sporadico update su Facebook, giusto per condividere qualcosa, e niente più. Sono ritornato invece ad essere assiduo frequentatore di una community a cui sono iscritto da 13 anni. Trovo quotidianamente maggiori spunti d'interesse lì dentro che in tutto il resto della rete, e forse, per il tempo a disposizione è la dimensione a me congeniale.
Senza abbandonare mai la lettura del mio feed, che è pubblico e potete consultare qui: https://feedly.com/contz

Riflettendoci, la maggior parte del tempo è stato speso in viaggi in questo 2016. Sia per lavoro che per piacere. Facebook riporta 94 registrazioni differenti, sinceramente non ricordo, ma credo sia un numero molto vicino alla realtà. E tra l'altro ne mancano un paio avvenuti in dicembre che il sistema non ha fatto a tempo a registrare. È forse l'anno in cui ho viaggiato di più in vita mia e mi piace da matti. Spero di tenere botta ancora a lungo e non stancarmi delle tante trasferte, ma cosa c'è di meglio che scoprire il mondo?

Come di consueto la lista dei post che hanno scandito l'anno appena terminato, meritevoli di una rilettura:

Musicalmente parlando il 2016 è stato un anno di grandi ritorni, soprattutto delle punk rock band californiane come Blink 182, Green Day e Weezer. Oppure i Sum 41 se ve li ricordate ancora. Così come due grandi ritorni sulla scena metal/trash come gli album degli Antrax e Metallica. Tutti album molto interessanti, fedeli alle sonorità d'origine, ma allo stesso tempo molto originali. Estraggo secondo me le due canzoni dell'anno.

A seguire, invece, due parole sull'album del 2016.

Che è quello dei SIMO, Let Love Show The Way, al quale ho dedicato un post a febbraio. Da ascoltare più e più volte, un suono di altri tempi e che in pochi riproducono oggigiorno. Infine, se volete dare un'occhiata a quanto ho ascoltato questi 12 mesi, ho tracciato più o meno tutto su Last.fm: http://www.last.fm/it/user/Contz/listening-report/year

Cinema e TV. Un'altra categoria di cui parlo spesso qui sul blog. Quest'anno ho mediamente visto un episodio di una serie TV - un film al giorno. Di cui 320 episodi visti e una trentina di film.

Il report completo su Trakt.tv che è la piattaforma che utilizzo per tener traccia di quanto visto: https://trakt.tv/users/contz/year/2016

Oggi, ultimo giorno dell'anno, questo post arriva a voi programmato qualche giorno fa. Sono a Miami a godermi qualche giorno di sole e mare lontano dalla nebbia della Val Padana.

Buona fine e buon principio a tutti. 

Fate un passo avanti

A cosa pensate quando sentite la parola felicità?

Un sogno nel cassetto in procinto di vedere la luce? Un bacio rubato sulle scale prima di salutarla? L'alba di una nuova mattina d'inverno, con il sole caldo e il bruciore del freddo?
Una vita prospera? 
Fama o anonimato?
Ricchezza o salute?

A qualsiasi cosa corrisponda l'associazione mentale in risposta alla mia domanda, non cambierà le sorti del mondo, non allevierà le sofferenze del prossimo, non risolverà problemi irrisolvibili.
Ma il mettersi in moto per ricercarla, quella sì è l'azione differente da tutte le altre. 

Solo il nostro travalicare lo stato di inattività è in grado di cambiare le cose. E ci fa scoprire che non è poi così complicato superare paure, pregiudizi e non sentire il peso della colpa se si ci lascia andare. 

Seppur piccole, invisibili ai più, insignificanti ai tanti, le nostre quotidianità fatte di coraggio e di voglia di cambiare sono le poche cose che ci restano per guardare avanti e direzionare il nostro destino evitando di confonderci con il conformismo fatto di staticità del pensiero unico e di rimpianti irrealizzati.

Forse così usciremo dall'impasse di una felicità effimera, ma sarà in grado di diventare contagiosa e prolungata. 

Oggi forse è il giorno giusto per cominciare.

Fate i buoni.

Se non si vede, non vuol dire che non esista

Dopo aver visto questo video, condivido da qualche amico su Facebook quest'oggi, la mia mente ha fatto una rapida associazione.

Ricordo, subito dopo gli attentati di Parigi, che moltissimi contatti cambiarono la propria foto profilo in memoria delle vittime parigine. Mi scagliai apertamente contro questa politica, forse non riuscendo nell'intento di far capire il mio punto di vista.

Sta di fatto che oggi nessuno cambia la propria immagine profilo per la Siria, per gli abitanti di Aleppo. Peggio, chi dovrebbe darci notizie sembra relegarle in coda alle proprie pagine web. Uno scempio. Ma le stragi umanitarie restano tali anche in un continente diverso e a migliaia di chilometri da noi.

Spero lo stiate già facendo in tanti. Dare una mano si può, forse non per cambiare o fermare una guerra, ma nell'immediato aiutare. Qui e qui alcune associazioni che stanno già facendo molto e che potrebbero aver bisogno di molto aiuto.