Cosa resterà?

Ma «per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione. Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana – conclude l’Istruzione – si devono negare le esequie, a norma del diritto». 

Nel periodo storico in cui il Papa è diventata anche una serie televisiva, la comunicazione della congregazione per dottrina della fede di fine Ottobre 2016 mi sembra innanzi tutto anacronistica, ma seconda cosa contraria a quanto uno può trovare nei testi sacri.

Ora, sono anni che il sottoscritto ha perso alcunché stimolo di fede o credenza, ma porsi delle domande è insita nella nostra natura, ed essendo cresciuto con un'educazione cattolica, questi temi mi lasciano sempre piuttosto perplesso.

Se io uomo, creatura di Dio, volessi avvicinarmi a lui e al suo creato spargendo quanto rimane del mio corpo in un luogo che per me risulta significativo, poniamo il caso sul fondo dell'oceano, perché ritengo che proprio lì ci sia Dio, perché mai altri uomini, supposti intermediari terreni, devono dirmi dove Dio risiede con assoluta certezza?

So già che chi si vedrà di fronte le mie ultime volontà avrà qualche bel grattacapo con questi loschi figuri, i quali, per altro, ne sanno quanto noi di cosa ci aspetta una volta deceduti.

 

Black Mirror Stagione 3

Grazie alla rivoluzione tecnologica abbiamo il potere di accanirci e accusare, di formulare giudizi senza conseguenze, ma il potere che la tecnologia ci conferisce comporta anche una responsabilità individuale

A circa metà del sesto episodio di questa nuova stagione di Black Mirror, una delle protagoniste legge questa frase. Me la sono appuntata, un perfetto riassunto di cosa significhi questa serie.

Avere a che fare con Black Mirror equivale ad avere una prospettiva sul futuro. Un pessimistico futuro in cui difficilmente siamo in grado di controllare la tecnologia, apparentemente in mano a pochi e in grado di colpire diffusamente la massa.

Le tematiche trattate sono strettamente collagate tra loro in questi primi 6 episodi prodotti e rilasciati da Netflix sulla sua piattaforma. Similari a quanto già visto nelle due precedenti, si ha a che fare con la realtà virtuale, i social media, api (sì, gli insetti) e la volontà dei governi di controllarci e attacchi hacker etc.

Mi trovo però, nonostante consideri questa serie tra le mie preferite, particolarmente d'accordo con alcune tesi di questo articolo

But that depth is not actually all that deep. The things Black Mirror uncovers about the nature of people and technology are pessimistic visions of humankind, and they’re also remarkably absent of nuance. Guess what: Reality shows are dehumanizing. Social media makes people say and do horrible things. Documenting every single moment of our lives has downsides. It’s like stepping through the wardrobe into C.S. Lewis’s Narnia, but instead of a magical land full of fauns and evil queens and talking beavers, there’s just a note that reads, “This is an allegory about Jesus.”

Nella quasi totalità degli episodi costruiti in una realtà distopica, fatta eccezione per San Junipero in cui si evince una speranza di fondo e la voglia di vivere oltre la morte, anche questa terza stagione di Black Mirror dà per scontato un futuro in cui ciò che ora stiamo cercando di trasformare in un aiuto per migliorare le nostre vite, debba forza di cose diventare qualcosa di malato, paranoico, incontrollabile o gestito per monitorare le nostre vite tout court.

Ma sta proprio qui il punto di forza della serie. Sfruttare egregiamente le paure e le problematiche di questa iper digitalizzazione di ogni aspetto della quotidianità, mantenendole su un livello umano.Gelosia, cupidigia o il desiderio di vendettà non sono sentinmenti nuovi, la tecnologia ci sta solo fornendo gli strumenti per esprimerle in nuove forme e modalità.

Sono tanti gli spunti di riflessione al termine di ogni episodio. Domande imprescindibili: accadrà davvero questo tra qualche anno? Saremo più controllati di quanto lo siamo già? Devo dismettere completamente ogni rapporto con la tecnologia?

Resta, anche sotto l'attenta cura di Netflix, una produzione pregevole dal concept narrativo di ogni singolo episodio, alla scelta degli attori (tantissimi provenienti da HBO), così come la cura quasi da corto mertraggio più che da serie episodica.

E, benché ogni episodio faccia storia a se stante, e quindi apparentemente immune dalla noia, Black Mirror porta con se il rischio di non trovare sufficienti nuovi argomenti da trattare. Di fatti, molti di questi sono rivisitazioni in chiave più grande, oppure semplicemente trattati da un'angolazione diversa.

Comunque da non perdere se siete appassionati di tecnologia e di come potrebbe essere in grado di influenzare le nostre vite da qui a pochi anni.

#TEDxMilano 2016

Ci sono giornate in cui mi piacerebbe poter dividermi ed essere in più luoghi contemporaneamente e incontrare, parlare, ma soprattutto ascoltare. Una cosa, quest'ultima, che amo particolarmente.

Tant'è non è possibile. E se nei piani avessi quello di andare al Revolution Camp ieri pomeriggio, e mi mordo le mani per non avercela fatta, in mattinata sono però passato da TEDxMilano, gentilmente invitato da iCorporate. 

Quando mi sono alzato dopo circa 2h e mezza, avevo solo un'idea fissa in testa: ma perché non ci sono eventi simili ogni weekend?

Non ho mai partecipato a una conferenza TED o TEDx in passato, ma l'incessante visione dell'infinita collezione dei loro video, mi ha reso piuttosto pratico sul cosa aspettarmi una volta avessi partecipato fisicamente.

Mancava un pezzo fondamentale. Il contenuto. Ho credo scoperto più cose sull'Italia che innova in queste 3 ore scarse piuttosto che durante una settimana passata a sfogliare il mio feed reader

Sapevate che c'è un italiano che sta cercando di rivoluzionare il mondo della plastica? O un altro impegnato a nobilitare un elemento biologico che proprio nobile non è? Ci credete sia possibile trasformare qualsiasi oggetto in strumento musicale? Oppure quanto siano importanti le api per la nostra alimentazione?

Mi è spiaciuto non esser rimasto anche il pomeriggio, ma mi auguro di esserci la prossima edizione. Provate a dare un'occhiata ai TEDx sparsi per l'Italia, magari ce n'è uno accanto a voi e nemmeno lo sapete.

Un'esperienza meritevole.

Start me up

A proposito di quanto dicevo ieri. Non ho una start-up, forse mai l'avrò, ma tante di queste frasi, dall'apparente carica demagogica e populista, hanno un qualche pizzico di verità anche per molte altre situazioni lavorative e di persone che conosco.

Lavorare duro e get your shit done è un conto, esasperarsi è un altro
Un post ilare. Fuck You Start Up World.

Fuck your startup scene with your 30 minute morning routines of reading TechCrunch, TNW, Wired, Gizmodo, Mashable, The Verge and ProductHunt- all so you dwont feel ‘left out’. Fuck your weird fucking conversations, things like “OMG did you see Snapchat’s new feature? OMG Instagram is totally copying Snapchat? Did you see Zuck’s live townhall? OMG did you see what Elon Musk tweeted? OMG Uber raised another round!”. Fuck that. Nobody cares.
Fuck your crazy work hours. Nobody gives a fuck that Elon musk is working 100 hours a week, and Marissa Mayer pulling it to 130 hour work week while still breastfeeding her newborns. You’re not Elon Musk , you ain’t Marissa Mayer, you’re not going to get to space, and you won’t build the next Space X. Do me a favor, put your fucking Mac away and go play with your kids.

Vita nel weblog

Non passa giorno senza che mi alzi con la voglia di scrivere, scrivere e poi ancora scrivere. Le parole sono sempre chiarissime in testa, filano via, danzano e si imprimono con la consistenza di una crème caramel, ma allo stesso modo sfuggono via a mò di fumo di sigaretta. Provo a stringerle in un pugno dopo pochi minuti, ma sono già svanite, scomparse. E se provo a ritrovarle nei miei pensieri, ritrovo solo una brutta copia che non mi piace.

Forse dovrei fare come quegli scrittori che tengono accanto a loro sempre un pezzo di carta per annotare i pensieri per poi rielabolarli, ampliarli e cavarne fuori qualcosa. Ma scrittore non sono, non è la mia professione, provo a manipolare soltanto parole per condurre chi legge (il più delle volte il mio io cresciuto), nella comprensione del mio io.

Bravo chi ci riesce. Ma una cosa l'ho capita in questi 9 anni di blog. A nessuno interessa trovare la rielaborazione di qualcosa che può trovare altrove. No. Ci piace l'originalità e la diversità. La non omologazione incuriosice e interessa. L'ho sempre riscontrato in quei post nati un po' così, per caso e che in primis hanno stupito me stesso.

Ed è per questo motivo che a parte qualche riflessione strappata da altre trovate online, è praticamente da due mesi che non mi applico a riempire queste pagine, ma nemmeno quelle di altri lidi. Semplicemente voglio smettere di non essere originale e di avere per forza un'opinione su tutto, perché del tutto non sono a conoscenza.

Quindi proverò a fare un esercizio differente, trovare prospettive diverse per allontanarmi dalla banalità del "New Post" ad ogni costo per rispettare chissà quale regola della pubblicazione costante. Affinerò la capacità di trovare nuovi filoni di riflessione, ma soprattutto continuerò con l'esercizio iniziato nei primi giorni di Settembre, provando ad applicarlo a tutto. 

Che ci riesca sarà un altro paio di maniche, ma poco mi importa. Questa è casa mia, nessuno mi sfratta. C'è chi ha deciso di mollarla. C'è chi di elogiarla.

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So solo che questo è uno dei pochi posti con meno mutazioni di questo decennio. Facebook crea un ibrido tra slack e linkedin, la gente si parla attraverso Snapchat in messaggi che si auto distruggeranno. Ho perso il filone YouTuber completamente, non so chi siano, che faccia abbiano e ne sono molto contento. Sto usando Facebook sempre meno e sono tornato a scrivere su una community che frequentavo 13 anni fa.
Per la prima volta ho la netta sensazione di iniziare a perdere qualche pezzo e non me ne importa. Conservo quanto mi serve, quanto la mia mente è in grado elaborare per trarne interesse e non perdita di tempo.

E quindi? Mi godo le piccole cose. Come andare al cinema con papà come non si faceva da anni ed esercitarmi come un ossesso alla batteria.

Costruisco ricordi da tenere stretto, probabilmente la sola cosa importante con il passare del tempo.

Un'opinione su tutto

E così ci ritroviamo a indignarci ogni giorno per una cosa diversa. A essere ogni giorno schieratissimi, sulle nostre fottute bacheche. Stupidi, il più delle volte. A prendere le parti dell’uno o dell’altro. A parlare per giorni del diritto delle culone di indossare gli shorts (e io sono culona, sia chiaro, e ho parlato di body-shaming in Italia quando mediamente si ignorava cosa fosse il “body-shaming”, però a una certa anche basta); a dividerci nel partito dello Snapchat e quello dell’Instagram Stories; a condannare qualcuno per qualcosa, oppure a difenderlo, sempre con un preoccupante fanatismo e un'insopportabile superficialità; a essere Charlie Hebdo e, dopo qualche mese, je ne suis pas charlie, che io dico: RIPRENDETEVI. Pensateci due volte di più, siate meno emotivi, porcozzio, prima di spiaccicarvi simboli e bandiere in faccia.

L'articolo di ieri de Linkiesta tratta forse l'argomento degli argomenti. La diffusione dei social network, così come di qualsiasi bacheca digitale in genere, ha aperto le gabbie alla qualsiasi.

Le opinioni incontrollate, condivise sempre e comunque, schierate a favore di qualcuno o qualcosa rispetto ad un altro personalmente credo non siano figlie della comunicazione via web e della sua elevazione alla potenza grazie a delle piattaforme in grado di consentirlo con estrema facilità.

Siamo sempre stati così, il genere umano intendo e non gli italiani in genere. Basti pensare al dibattito politico, nel momento stesso in cui c'è un evento sportivo (calcio su tutti), le assemblee condominiali, un qualsiasi argomento discusso a colazione in un qualsiasi bar.

Siamo tuttologi per natura, non possiamo farne a meno. 

Facebook, ma credetemi tutte le piattaforme ne sono affette, ha soltanto esteso la catarsi per la quale se si vomita qualsiasi cosa si abbia in testa, allora si è parte di qualcosa, no FOMO no party.

E l'articolo ha perfettamente ragione su una cosa. Il silenzio è d'oro, solo che tutti gli altri metalli sembrano attirarci di più, purtroppo.