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10 anni di Breaking Bad

AMC, il network televisivo che per la prima volta nel gennaio 2008 ha mandato in onda il primo famoso pilot, rende omaggio ai primi 10 anni di Breaking Bad con questo video.

Se siete appassionati della serie, ho scritto un paio di anni fa questo lungo post che puoi leggere qui

Nel frattempo anche i due protagonisti della serie, Aaron Paul e Bryan Cranston, rendono omaggio ai 6 anni passati insieme. 

Black Mirror o vita vera?

Non ho ancora finito di vedere la 4a stagionr di Black Mirror, mi sto appassionando a Electric Dreams nel frattempo.

Spero di riuscire a scrivere di entrambe appena possibile.

Nel frattempo per il video del weekend ho scelto di nuovo un documentario di The Atlantic.

Pur sembrando tratto da Black Mirror, questo è un documentario reale, dopo il quale, forse, vorrete disabilitare i servizi di localizzazione dei vostri smartphone.

Tratta l'argomento finché sei in tempo

Quasi per un incrocio di flussi, dopo aver letto questo post di Antonio Tombolini su Facebook, l'altro giorno, il mio feed RSS mi ha proposto un video sullo stesso argomento.

L'esperienza che tutti gli esseri umani hanno in comune: morire.

E lo capisco, è un argomento macabro, esserne sfiorati con vari gradi di dolore e tragedia può essere davvero una merda. Quindi, puoi pensare di fermarti qui a leggere tutto ciò che viene dopo, ma forse la cosa più sensata che possiamo fare è quella di iniziare a pensarci mentre si è ancora nel pieno delle forze e delle facoltà mentali per farlo.

Il video in cui mi sono imbattuto arriva sempre da una conferenza TED. Parlare della morte, è una cosa che merita di essere discussa, un argomento di cui si evita di parlare e il cui pensiero si cerca di cacciare nel più remoto angolo del nostro cervello, pensando e augurandosi che arrivi il più tardi possibile.

Nessuno ti prepara alla dipartita dei tuoi cari, nessuno ti dice cosa fare, nessuno ti dice come sistemare le cose burocratiche, nessuno ti dice come sistemare le cose. Come spesso accade, le scopri solo nel momento stesso in cui ti trovi ad occupartene.

Questo accade anche per un altro motivo, in pochi si preparano per davvero al momento. In pochi si domandano cosa vuole che accada nel momento stesso in cui cesserà di abitare il corpo in cui si trova, per cosa vuole essere ricordato, dove vuole essere "sistemato", una funzione religiosa o no?, etc.

Sono molto felice che in famiglia l'argomento venga trattato da tanto tempo, e se anche all'inizio può sembrare imbarazzante, non c'è miglior modo di prepararsi a ciò che verrà, avendo la sicurezza che chi vi sta accanto si premurerà di fare ciò che vogliate.

Continuo a pensare, al momento, di finire nel Mediterraneo, se sarà possibile.

Dove corriamo tutti?

Non è una fastidiosissima sensazione quella di credere di avere milioni di cose da fare e a fine giornata vi sembra di averne fatta mezza?

Oppure l'inevitabilità di irritarsi come dei pazzi furiosi per un ritardo a causa di "agenti esterni",  mentre in realtà vi siete più volte detti a voi stessi di prendere tutto più alla leggera?

Ma si va fuori di testa al quadrato quando sono gli altri a fartelo notare. Quando ti dicono: "Calmati, che sarà mai?", "Guarda che arrivi lo stesso"... Sembrano non capire la nostra condizione di quel momento, fino a quando sono loro stessi a trovarcisi. 

Una delle cose che mi fa uscire dai gangheri di più in assoluto è la coda agli aeroporti, la coda al gate, la coda per arrivare al posto assegnato. Per tutta una serie di motivi, tra cui: maleducazione, poco rispetto del prossimo, il trasportare forzieri con lingotti d'oro invece di un trolley standard e pretendere che ci stia in cappelliera. 

Ma è comunque un fatto che l'impazienza non paghi:

l’impazienza non paga quasi mai. Compresa quella delle persone che definiamo “ossessionate” o “ispirate”, quelle che quando hanno un obiettivo diventano inarrestabili. Certo sembra che producano molto di più. Ma, come sostiene lo psicologo Robert Boice, affrettarsi a finire qualcosa in genere ha un costo che bilancia, se non addirittura supera, i benefici, quindi si rischia di metterci più tempo o di farlo peggio. Ci si stanca e si è meno in forma il giorno dopo. O si trascurano tanti altri doveri che poi si ha bisogno di un giorno intero per rimettersi in pari. Oppure si rischia di danneggiare il lavoro già fatto.
Questo è chiaramente un modo molto comodo per sentirsi superiori alle persone che lavorano più ore, ma non significa che non sia vero. È spaventoso pensare al peso che ha l’impazienza nella nostra vita in generale: quanto tempo impieghiamo ogni giorno proiettati verso il futuro, cercando di “sbarazzarci al più presto” di certi compiti, sempre concentrati sull’obiettivo finale, metaforicamente avvicinandoci sempre più al paraurti dell’automobile che abbiamo davanti. 
Niente di tutto questo ci fa arrivare prima. E non è neanche un bel modo di vivere. Essenzialmente, è l’atteggiamento dell’automobilista bloccato in un ingorgo stradale: “Non vedo l’ora di uscirne!”. Può anche andare bene se siamo incastrati nel traffico, ma non possiamo considerare tutta la nostra giornata un irritante e noioso viaggio per arrivare in ufficio. 

E invece a voi cosa manda ai pazzi? O, come riuscite a calmarvi? 

Design o disattenzione?

Un bel sabato mattina alle Hawaii ti alzi, guardi il telefono come fai ogni sacrosanta mattina da quando possiedi uno smartphone, controlli le tue cazzatine che riempono la tua vanità e boom, ti arriva un messaggio che il mondo sta per finire, più o meno così:

Se ci pensi anche solo per un secondo, sarebbe potuto scoppiare il finimondo seriamente. Scene di panico in tutte le isole e chissà che altro. Per fortuna mantengono tutti la calma, ci si incazza un po' e ti dicono pure, no guarda era solo uno scherzo

Come poi qualche volta succede, qualche giorno dopo saltano fuori gli altarini e una redazione locale scopre cosa si è trovato di fronte l'impiegato dell'agenzia per la gestione delle emergenze nelle Hawaii:  

Qui il problema non è che l'impiegato abbia schiacciato un tasto sbagliato, no, qui il problema sta nel fatto che quel link è davvero troppo simile ad un altro posizionato a pochi pixel da quello giusto. 

Si chiama Design, baby!

Così come restano aperte davvero tante domande tipo, tutte le interfacce delle unità di crisi del pianeta sono simili a questa? Perché un sito de 1990 gestisce una cosa tanto importante? etc. Ma  c'è da chiedersi una cosa molto più profonda, e prendo spunto da kottke.org, perché invece di spostare semplicemente l'impiegato (che povero si è trovato davanti l'interfaccia di DOS) in questione ad un'altra mansione, non è stato dichiarato che verrà cambiato questo sistema?

O meglio, sì è stato cambiato...Aggiungendo quel Ballistic Missile Defense False Alarm all'inizio del menu. 🤦🏼‍♂️

Di migliorie da fare, ce ne sarebbero.

Ma la cosa più assurda di tutte è che non solo nessuno si è preoccupato della cosa, ma hanno semplicemente dichiarato che da adesso in avanti ci vorranno due persone invece di una sola per fare questo tipo di esercitazioni.

E poi vi lamentate di come vanno le cose in Italia. 

Loving Vincent

Il 7 febbraio esce in DVD e Blue-Ray Loving Vincent. Un film d'animazione sulla vita di Vincent Van Gogh, il famoso pittore olandese. (Anche se lo potete già acquistare in streaming su YouTube o Chili TV).

È stato trasmesso al cinema per una settimana soltanto nell'ottobre del 2017 e ho avuto la fortuna di vederlo.

Ho già messo in wish-list di Amazon l'edizione in 4K UHD perché merita di essere visto alla massima definizione possibile.

Perché?

È il primo film della storia ad utilizzare 66.960 inquadrature pitturate ad olio e trasposte per diventare un film vero e proprio, dove, come mostra il Making Of qui sotto, i pittori hanno dovuto imparare le sequenze e il discorso filmico per poterlo trasporre in pittura. 

Il film, inoltre, arriva da molto lontano e "dal basso". I primi fondi, infatti, sono stati raccolti tramite Kickstarter. I produttori, infine, per non metterci decenni, si sono avvalsi di 125 pittori ad olio sparsi per il globo per poter dar vita ai personaggi di 94 opere di Van Gogh.

Nonostante abbia visto anche Coco, avrei sicuramente premiato questo ai Golden Globe come miglior film d'animazione. Sarebbe stato più che meritato, non solo per lo sforzo, ma anche per la riuscita dello stesso, già dal primo secondo di visione capace di trasportarti dentro in un sogno a colori.

Da vedere assolutamente.

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