Partecipare non ci rende inferiori

Il secondo aspetto da considerare è che il valore principale della comunicazione, oggi soprattutto di quella digitale disponibile per tutti, è la discontinuità del paesaggio. Secondo voi perché mai così tante persone discutono di qualsiasi argomento, spesso con toni accesi, spessissimo fuori da ogni reticenza minima (anche verso la propria intelligenza), in moltissimi casi con toni violenti e fuori luogo? Perché intravedono – magari senza saperlo – quella discontinuità, la possibilità di aprire un piccolo varco dentro un panorama che sembra loro asfittico e sempre uguale. E non servirà citare il De Andrè di Via del Campo per capire che soltanto da quelle parti, in quel salto nel vuoto goffo e spesso patetico, troveremo prima o dopo una scusa per cambiare il mondo. Quel sogno di partecipazione, ingenuo quanto volete, è oggi il vero ombelico che ci unisce tutti.

Questa chiosa di Massimo, su un post riguardante Jovanotti, fa il paio con quanto dicevo qualche giorno fa a proposito delle discussioni online stimolate dall’epopea dei Social Network.

Lasciar perdere non rende superiori, il passare e non curarsi di loro non è un detto da sfoggiare quando c’è da pavoneggiarsi. È tutto il contrario.

Lasciar perdere significa uniformità di contenuti e pensieri, assuefarsi a tutto quello che ci viene proposto appiattendo così la capacità critica, sostanzialmente lobotomizzandoci.

Per questo è importante esserci, partecipare, con educazione, ma dire una cosa in più aumenta la nostra percezione di far parte del mondo.

ComunicazioneAndrea Contino