Vuoto fotografico

Una riflessione di Giulia nella quale mi rispecchio molto. È anche un po’ per questo motivo che ho aperto Contz 📸 Blog.

Se scelgo la prima, oltre al fattore tempo, c’è anche il fattore “Cosa dico?”, che credetemi, è rilevante anche per chi sembra avere un’opinione su tutto. Ora, non solo questo non è vero (almeno per me), ma tre quarti del tempo la mia opinione me la tengo. Perché non serve a niente, perché non è abbastanza informata, perché non mi pare aggiunga nulla, perché non mi va. Se parlo è perché ho qualcosa da dire o perché mi pare che un punto specifico non sia stato toccato da altri. Avere ogni giorno qualcosa da dire è impossibile. 

Instagram, insomma, rischia di essere l’officina del vuoto. Una macchina che trita contenuti di nessuna rilevanza, una serie di “sticazzi?” che levati, alla quale sono molto restia a contribuire con altrettanto vuoto. Ogni tanto lo faccio, ma sempre sentendomi un po’ troppo la vecchia dell’internet che gioca a fare la Generazione Z. Altri si sentono più a loro agio, e a me sta bene, oppure hanno vite più interessanti, il che mi sta ancora meglio. Ma mi immagino la pressione di mantenere ogni giorno un profilo funzionante non avendo granché da raccontare. Finisce che diventa un’abitudine, e si tiene premuto il tastino per documentare ogni stupidaggine, ogni sbrocco, ogni banalità. Spazio e byte e tempo altrui sprecati.