La contaminazione fa sempre bene

Il post di Gianluca di questa settimana verteva su tre modi per rimanere competitivi in un mercato aggressivo e un po’ troppo copione.

A me piace soprattutto la seconda modalità, riportata per comodità qui sotto:

La seconda consiste nell’importare qualcosa di già esistente, ma da un altro settore. Uno dei miei crucci esistenziali è che in tanti settori gli head hunter cacciano sempre nello stesso recinto, catturando prede che hanno visto solo un ambiente e un tipo di cibo, che ha imparato i comportamenti dai sui consimili fin dalla tenera età lavorativa. Questo è un handicap fatale. E invece i modelli di business, di filiera, di pricing, di advertising dovrebbero essere ibridati.

I settori, come i secoli, sono creazioni umane artificiali, che non hanno corrispondenza diretta nella mente del consumatore. I mezzi di contatto hanno visto crollare i prezzi per arrivare al consumatore. I mezzi di consegna stanno seguendo la stessa strada. Ibridazione è la via. La consanguineità porta all’estinzione, anche nel marketing. «Come sarebbe il vostro zampirone se lo facesse Apple?» (Se non sapete cos’è uno zampirone non siete padani, beati voi)

Questo tipo di contaminazione la vivo quotidianamente al lavoro, il mio team è formato prettamente da figure provenienti da settori differenti dal quale oggi ci troviamo ad operare. Oltre al bagaglio di soft skill di ognuno di noi, il percorso professionale e la iper specializzazione delle nostre competenze fa sì che potremmo saltare da un settore ad un altro senza dover per forza soffrire di misplacement o sentire di operare out-of-contest.

La contaminazione in linea generale fa sempre bene, rinnova settori spesso vetusti e morti d’abitudini consolidate e del così fan tutti. La cosa davvero importante è che chi contamina deve saperlo fare talvolta senza dover badare troppo al competitor diretto e alla folla rincorsa del - ah ma se l’hanno fatto gli altri, dobbiamo farlo anche noi - ma cercare di differenziarsi per poter stabilire nuovi standard a cui nessuno aveva pensato prima.

Senza dover disturbare per forza Jobs, è però tremendamente vero che le persone non sanno cosa vogliono finché non glielo si piazza davanti agli occhi. E sono fermamente convinto che se prodotti o servizi innovativi hanno dalla loro la cura e la passione, doverose per poter sopravvivere, partono con un vantaggio competitivo non indifferente: l’effetto sorpresa.