Stranger Things 3

Non so se solo a me, ma come anche ad Andrea (di cui riporto il quote della sua recensione qui), Stranger Things fa quel particolarissimo effetto nostalgia e malinconia perché siamo nati negli anni ‘80.

Ed è talmente bello stare in compagnia di quei personaggi adorabili e dei loro momenti migliori che, lo dico? Lo dico. vorrei stagioni più lunghe. Non lo dico mai, anzi, dico sempre l'esatto contrario, ma qui lo dico, anche se in fondo non so quanto ci credo. Ne perderemmo in quel ritmo trascinante che, nei suoi momenti migliori, Stranger Things riesce ad avere, ma avremmo modo di passare più tempo con quel cast e di scoprire più cose su di loro. Forse ci guadagneremmo, forse no, ma non mi spiacerebbe metter piede in una dimensione alternativa in cui accade, in cui ogni anno abbiamo venti ore di quei ragazzini che vanno al cinema in bicicletta. Anche solo per vedere l'effetto che fa.

Sicuramente anche io come lui vorrei saperne sempre di più, benché questa terza stagione abbia molte lacune e alcune forzature dal punto di vista narrativo e l’eccellente lavoro fatto sul passaggio da infanzia all’adolescenza a metà degli anni ‘80 riesca a coprirne le falle.

Perché terminare una stagione così, con mille mila referenze di un mondo per noi magico è come chiudere la copertina di un libro letto tutto d’un fiato in una giornata piovosa dove gli amici non vogliono uscire per giocare a pallone o non riescono ad arrivare a casa tua in bici per un torneo al Sega Master System.

E sempre in quel magico libro ti ci ritrovi spesso e volentieri, in uno di quei personaggi più o meno nerd che sanno divertirsi davvero con poco, in quel cibo con tutti i conservanti della terra ma dal sapore inconfondibile, in quei film dove bastava l’epicità delle azioni eroiche dei personaggi per coprire gli effetti speciali posticci.

Anche in questa stagione Netflix dimostra di essere notevolmente più capace nella produzione di serie TV invece di film originali, facendo affiorare con maestria il racconto di un decennio come pochi altri sono stati in grado di fare, non avvalendosi soltanto di comuni stereotipi ma abbracciando una ricercatezza acuta che merita una visione attenta per non tralasciare tante chicche.

I minuti finali post titoli di coda dell’ultima puntata ci apparecchiano una quarta stagione dove ancora una volta il mondo sotto sopra tornerà a farci visita, dove a quanto pare sono sempre più gli umani a non volerlo lasciar perdere. E quelle parole del soldato russo fanno ben presagire in un ritorno di Hopper in grande stile quando tutti lo credevano morto.

A proposito e Hopper dove lo metti?