Spazi pubblici vs privati

Questa tendenza a chiudere il proprio pensiero esclusivamente in spazi privati mi ha indotto a riflettere sull’impatto complessivo che ciò può avere sull’ecosistema informativo del web. 

Non è che in questo modo, inconsapevolmente, si sta contribuendo a minare le fondamenta dell’open web, basato proprio sull’economia del dono ossia sulla condivisione pubblica del pensiero di milioni di persone? 

Per quanto mi riguarda continuerò a preferire il blog per le mie piccole riflessioni, convinto di un suo ruolo fondamentale nell’ecosistema informativo attuale, e ad usare gli altri strumenti in maniera complementare (soprattutto per condividere frammenti di notizie). Per dirla con Jeff Jarvis, quando qualche anno fa pensava al ruolo dei giornali: Cover what you do best. Link to the rest.

La riflessione di Vincenzo è parecchio interessante e fotografa un momento storico che ha inizio un paio di anni fa. Il ritorno ai blog è a quanto pare passeggero e tanti creatori, contributor e chi ha più nomi aggiunga pure qui alla lista, si stanno spostando su canali alternativi dove probabilmente hanno maggior certezza di essere ascoltati dal proprio pubblico.

Newsletter e canali telegram in primis. È un tipo di comunicazione top-down. L’interazione è prossima allo zero, se non one-to-one rispondendo direttamente a chi ha prodotto il contenuto.

Viene meno così il concetto di commento, di community e di accrescimento delle idee?

Dipende, il pensiero sì diffonde lo stesso, il contenuto può essere fruito e rielaborato in così tanti modi e attraverso così tanti canali che oggi è diventato impossibile tenere traccia di tutti i rivoli in cui quest’ultimo espande il suo percorso.

I grandi spazi pubblici online, e sto parlando soprattutto dei grandi social network, sono diventati spesso e volentieri puro voyeurismo e sfogatoi senza controllo. Dove prevale l’istinto e non la cultura. In una situazione “climatica” del genere è davvero complesso far prevalere la condivisione del sapere. Pochi sono gli ambiti in cui ho visto nascere e svilupparsi community e gruppi ben organizzati, gaming e argomenti tecnologici richiamano un po’ le logiche dei vecchi forum degli anni ‘90.

Vedo invece gli spazi privati, sebbene sulle prime possano sembrare molto elitari, come i luoghi dove ora si radunano quelle poche persone che da Internet cercano un’espansione dei propri orizzonti cognitivi, dove si aggregano per condividere esperienze e comprendere meglio il mondo in cui vivono.

Infatti ci sono anche esempi virtuosi, proprio su Telegram, di come una community possa svilupparsi in una forma completamente diversa dalla quale siamo abituati a fruirla, attraverso solo messaggi vocali. E per la quale non serve troppa moderazione.

Proprio in questi due anni ho accresciuto così tanto la mia conoscenza grazie a newsletter e canali Telegram che ormai non posso non considerarli come una nuova forma di scambio di idee e riflessioni, entrando stabilmente a far parte della mia quotidiana dieta mediatica. Penso poi che ognuno si senta più a suo agio nel creare valore nel modo più affine alla sua personalità. Chi attraverso la cadenza settimanale di una email, chi in un post quotidiano sul proprio blog, chi attraverso decine di status update su un canale Telegram.

Il volume di informazioni a nostra disposizione è centuplicato e avere a disposizione strumenti che ci aiutino a mettere ordine e specializzarci su quanto a noi più affine o scoprire nuovi ambiti della conoscenza è puramente un esercizio tecnologico, che quando lo impari a gestire diventa una fonte da cui non si può più smettere di abbeverarsi.