Black Mirror: Smithereens

Se a fine dicembre del 2018 la produzione di Black Mirror ha alzato l’asticella con Bandersnatch, alla sua quinta stagione c’era un po’ la curiosità di vedere cosa altro si potesse tirar fuori su un futuro distopico dall’esito incerto.

I tre episodi che la compongono non soddisfano appieno le aspettative. Forse perché tra un ventaglio di temi da trattare le risorse da cui attingere stanno man mano venendo meno, forse perché non sappiamo bene tutti i possibili outcome di come la tecnologia influenzerà i nostri comportamenti da qui a 10 anni o semplicemente non c’è più molto da dire su come ci ha già invece profondamente trasformati.

Insomma, non so bene se si potesse fare di meglio, ma probabilmente anche il filone di panico costante sta un po’ scemando. Voglio dire, oramai lo sappiamo benissimo di essere intrappolati in piccole grandi bolle di tecnologia costruiteci attorno per non perdere la nostra attenzione.

L’unico tra i tre a riuscire a destare un po’ le coscienze è Smithereens. Una lucida fotografia sui social network, il loro potere persuasivo e le conseguenze sulle vite di tutti. La superficialità alla quale ci stanno portando fa da sfondo a una storia non poi così lontana dall’attualità, con i nostri dati a costante disposizione di realtà commerciali a scopo di lucro con molta più facilità che alle forze dell’ordine.

Raccontare il processo di trasformazione dell’umanità avvertendola dei possibili pericoli conseguenti all’abuso della tecnologia è lodevole dovere che una serie come Black Mirror spero non si sottragga dal fare, anche se mi rendo conto che l’esaurimento delle scorte di creatività siano più che palesi.