Nessuno batte il sito e il brand

Gianluca fa una riflessione molto interessante sul potere inconsapevole che ogni azienda ha a sua disposizione. Il brand e la qualità del contenuto proprietario.

Altra ondata, chiusura dei blog aziendali in favore della pagina Facebook: io stesso sono un colpevole, quanto meno di eutanasia. Ho staccato la spina all’epigone sbiadito del blog Ducati, perché la Pagina cresceva, era scelta dagli utenti, aveva le foto (!), c’era più conversazione. Era più facile essere lì che sul web, per tutti. Perché le persone hanno bisogno, per il 99%, di reminder, anche dei brand che amano. Solo l’1% di fanatici non ne ha bisogno, ma di solo quelli non vivi, anche per i sedicenti lovebrand.

Ma qui entra in campo un altro fattore: se la piattaforma attira per la sua facilità, potresti compensare aumentando la qualità del contenuto sul tuo web proprietario, in modo che le persone superino la friction per accedere a quel contenuto superiore. La sfortuna è che il management non lavora mai nel lungo periodo, non per scelta, spesso, e i social avevano tanti shiny object da accecare anche i più compassati. Like! Commenti! al confronto con le oscure e lugubri analytics del web, non c’era storia. (Google, sciagura su di te! Dovevi rendere le Google Analytics per manager, non per specialisti. Ma è altra storia questa.)