Inglese piglia tutto

In Islanda, meta ormai super turistica, sta sparendo la lingua autoctona. A favore dell’inglese. Presente ovunque nella cultura, soprattutto tra i più giovani, sta soppiantando l’islandese in maniera piuttosto preoccupante.

Ce ne siamo accorti anche noi quando siamo stati a gennaio. Chiunque parla inglese, anzi, addirittura parecchi commessi tra di loro nei negozi e nei ristoranti parlavano soltanto inglese.

Il governo sta adottando misure per correre ai ripari. 

Nell’era di Facebook, YouTube e Netflix, degli smartphone, del riconoscimento vocale e di Siri e Alexa, si è verificato quello che Eiríkur Rögnvaldsson, professore di linguistica della University of Iceland, ha chiamato “minoritarizzazione digitale”, processo che si determina quando una lingua viva e parlata nel mondo reale diventa una lingua secondaria nel mondo digitale. Secondo Eiríkur Rögnvaldsson, questo fenomeno in Islanda sta portando a ricadute tangibili. La generazione di under 15 fatica a parlare nella propria lingua madre, ma comprende e parla perfettamente l’inglese. Sul lungo termine, c’è chi lancia l’allarme per l’“estinzione digitale” dell’islandese, come di altre 21 lingue europee, come il maltese o il lituano – idiomi tecnologicamente meno supportati.

Il governo ha deciso di prendere alcune contromisure. La prima delle quali è stata quella di favorire la lettura: secondo le statistiche nazionali, nel 2017 il 13,7 per cento dei cittadini non aveva preso in mano nemmeno un libro (sette anni prima erano la metà). Di qui è nata la proposta di rimborsare del 25 per cento i costi di pubblicazione dei volumi scritti in islandese. Il Language Planning Department ha anche deciso di creare versioni islandesi di termini nuovi o stranieri; soprattutto, il governo ha in cantiere iniziative per 20 milioni di euro nei prossimi cinque anni, per iniziative pubbliche e private che lavorino a tecnologie in lingua islandese. Insomma, Siri e Alexa continueranno a parlare inglese, ma forse avranno una cugina islandese con cui interfacciarsi.

TravelAndrea Contino