Il break pubblicitario deve cambiare

Una bella analisi di come lo spot da 15 o 30 secondi deve necessariamente cambiare pelle e trasformarsi in qualcosa d’altro. Lo spettatore va alla ricerca di meno interruzioni e contenuti più rilevanti.

La pubblicità deve reinventarsi e trovare nuove forme di comunicazione.

Se da un lato anche il consumo di contenuti originali su smartphone sembra avviato verso un modello in abbonamento (sarà così la piattaforma di brevi contenuti premium creata da Jeffrey Katzenberg), dall’altro sono molti gli analisti che mettono in dubbio la sostenibilità di un sistema basato solo sulle sottoscrizioni. Potremmo anche assistere al risorgere di contenuti finanziati dalla pubblicità, magari distribuiti in maniera diversa, in streaming attraverso device come Roku o Apple TV. È una tendenza che potrebbe essere confermata dall’arrivo di Facebook Watch, che in alcuni Paesi include spot prima e durante i programmi, o dall’annuncio di Amazon della creazione di un nuovo servizio free e ad-supported che offrirà film e programmi in streaming, o ancora dal recente cambio di strategia di YouTube, i cui programmi saranno anch’essi gratuiti e finanziati dalla pubblicità. Forse gli scricchiolii non volevano avvertirci della morte della pubblicità (o della morte della pausa pubblicitaria come la conosciamo oggi), ma di un cambio di modello. La tv pagata dalla pubblicità continuerà a esistere ma in modo diverso. Come dice Amanda Lotz, “siamo di fronte a un aggiustamento generalizzato del mercato in cui è necessario allinea

Cinema & TVAndrea Contino