Lavoro da casa

Work-life balance si diceva una volta.

Ci sono tante realtà che hanno sperimentato, stanno sperimentando, l’home working o smart working.

Di recente mi sono trovato ad affrontare una discussione, alla quale non ho mai ricevuto risposta, sul passo successivo al lavorare da casa solo saltuariamente. Il remote working. Ovvero una completa dislocazione del dipendente lontano da una struttura aziendale centralizzata, si lavora sostanzialmente da remoto senza avere un ufficio in cui andare.

Nel corso degli anni mi sono fatto una mia personalissima idea sulla faccenda. E benché abbia provato la prima delle due formule sulla mia pelle, posso assicurarvi come la ricetta riscuota un certo grado di successo e di conseguenza, funzionamento.

Ci sono delle pre condizioni necessarie, ovviamente.

I dipendenti devono essere responsabilizzati, gli devono essere affidati obiettivi invece di orari e insieme a questo anche gli strumenti tecnologici di collaborazione necessari, gli si deve garantire l’opportunità di esprimere il loro talento costruendo una cultura orizzontale e di condivisione, piuttosto che verticale e gerarchica.

Ho provato a lavorare 3 giorni da casa su 5 per quasi due anni. Non solo non mi mancava l’ufficio, ma riuscivo ad essere molto più produttivo, a collaborare meglio con i miei colleghi diretti e indiretti, a gestire e programmare la giornata lavorativa (e non) nel migliore dei modi.

L’ho sempre reputata una vera conquista, un cambiamento in meglio, non un fallimento per la mia crescita personale. Tutto l’opposto.

Ammiro perciò quelle aziende lungimiranti, come Automattic (l’azienda dietro WordPress), in grado di costruire il proprio futuro basandosi completamente sul concetto di remote working come modalità di attingere ai migliori talenti in tutto il mondo e non soltanto dove l’azienda opera.

È possibile, sostenibile e credo il futuro del lavoro non possa che essere questo.
Ma è naturale e ovvio che siamo di fronte a un modello impossibile da plasmare per tutte le realtà lavorative, sarebbe da stupidi sostenere il contrario.

Sono però convinto di come tantissime realtà che poggiano il proprio sostentamento sul Digital non abbiano affatto bisogno di un ufficio in cui poter crescere e prosperare. Se la conoscenza e l’esperienza possono essere condivise a mezzo tastiera o video conferenza, restano sempre le due chiavi per il successo.

Nel video qui sotto Matt Mullenweg, CEO di Automattic, racconta di come l’azienda non necessiti del sincronismo e compresenza, ma abbia fatto della a-sincronia il proprio mantra ed è per questo motivo che continua a crescere da quando è stata fondata.

LifeAndrea Contino