El Camino. Il film inutile di Breaking Bad

L’aspettativa per un fan della serie Breaking Bad era tanta. Da anni ci si chiedeva che fine avesse fatto Jesse, se uscito dall’incubo di quella notte fosse sopravvissuto, ce l’avesse fatta oppure no. Insomma, fantasticare ci aiutava a tenere viva la memoria dei personaggi di una serie al limite della perfezione.

L’annuncio di un film a risposta di queste domande altro non ha fatto che alzare l’hype a livelli stratosferici, provando a colmare la sete di conoscenza.

Ecco, ora io non so voi, ma esco dalla visione di ieri sera non deluso, ma attonito, in cui mi sono costantemente domandato dall’inizio alla fine del film quando arrivasse il colpo di scena tanto atteso.

Ma niente. Il film non aggiunge nulla di più a quanto già sapevamo, non soddisfa nessuna bocca asciutta dai troppi anni di assenza di Heisenberg e soci che nemmeno Better Call Saul è riuscita a soddisfare. Non riesce nell’operazione di dirci insomma cosa succede dopo, perché il film si conclude esattamente come Felina: Jesse seduto in macchina che guida verso la vita.

Un piattume simile a tanti altri film di Netflix, dove lo scopo è sembrato più fare un’operazione commerciale di branding piuttosto che coprire un vuoto narrativo lasciato da quel grido di liberazione dell’ultima puntata di Breaking Bad.

Un discorso filmico del tutto assente, dove restano a bocca asciutta i tanti che chiedevano un grande ritorno, un’operazione nostalgia dove nemmeno il cameo di Brian Cranston è riuscito a sferzare l’aria del sequel di successo.

★☆☆☆

Cinema & TVAndrea Contino