L'influencer e l'università delle patatine

Disclaimer: Sì ho studiato Scienze e Tecnologie della Comunicazione. No non ho una quota in eCampus, né conosco la loro realtà.

Questa settimana tra i miei contatti social è girata questa foto scattata non so da chi, tagliata e di pessima qualità. Probabilmente di una brochure o libricino di presentazione dei corsi universitari di quest’anno.

Tutti a gridare allo scandalo. Non solo Scienze della Comunicazione è un corso universitario ormai umiliante e quasi ci si deve vergognare a dire di frequentarlo, ma qualcuno si è anche permesso di associare questa laurea delle patatine al voler formare dei professionisti dell’influenza.

Come sempre faccio, prima di formarmi un’opinione definitiva, provo a documentarmi, comprendere e avere il maggior numero di elementi a disposizione per poter giudicare. Ho letto così il post del blog di eCampus e ho pensato che non ci fosse niente di male nella loro proposta formativa.

In primis perché per lavoro ho avuto e ho a che fare con influencer, e reputo che formare delle figure professionali in grado di fornire un prodotto di qualità per i clienti per i quali lavoreranno sia una buona cosa. Sarà ovviamente difficile sul breve termine farsi riconoscere questo titolo di studio in fase di approccio a potenziali clienti con i quali lavorare, ma se dovessi farlo io oggi lo sfrutterei soprattutto per le tecniche di approccio agli strumenti tecnologici utili a porre le giuste basi per accrescere la popolarità.

È ovvio poi che non possa essere una scelta di carriera scolastica adatta a tutti, e che penso dovrebbero scegliere chi ha già un certo seguito sui social network. Questo perché non sono degli studi ad aiutare a diventare popolari, ma la personalità.

L’influencer, micro, macro, medi o di qualsiasi tipo, sono un’evoluzione dei vecchi testimonial. Sono persone capaci che hanno sfruttato i mezzi a loro disposizione. Mezzi in costante mutazione e cambiamento grazie all’omnipresenza di internet.

Credo, infine, che spesso e volentieri chi li critica vorrebbe in realtà trovarsi al loro posto, e per questo ne parla in termini terribili e con sufficienza, questa potrebbe essere una buona occasione per studiare e provare a farlo.

ComunicazioneAndrea Contino