Ma io avrei potuto fare lo YouTuber?

No. Non credo proprio. Per arrivare al punto però devo partire da lontano.

Il fenomeno youtuber l’ho perso completamente. Dopo l’avvento di Facebook e Twitter il mio interesse per i social media è scemato vertiginosamente.

Ne ho scritto sempre meno qui sul blog, analizzo ciò che avviene al loro interno per pura passione della materia comunicativa. Punto e stop.

YouTube si affaccia nei primi anni 2000 ed è una vera e propria rivoluzione. Lo storytelling video diventa non solo accessibile a tutti, ma anche democratico, condivisibile e di massa.

Oltre 10 anni dopo e con molto ritardo ho iniziato ultimamente a seguire il fenomeno. Ci sono canali iper specializzati. Persone che viaggiano, parlano di cibo, di tecnologia, fotografia e chi più ne ha più ne metta. Qui in Italia ce ne sono di molto bravi e non scimmiottano per forza ciò che proviene dagli Stati Uniti, ma hanno spesso uno stile unico e molto apprezzabile.

Molto di essi ne hanno fatto un vero e proprio lavoro. Sottoscrizioni o advertising porta introiti non indifferenti. I prodotti sono molto professionali, da fare invidia all’industria cinematografica, se ci si ferma a pensare si capisce quanto lavoro di produzione ci sia dietro e quante ore siano dedicate per pochi minuti di video.

E mi sono fermato a pensare, mi sono domandato se avessi potuto cavalcare questo trend molto tempo fa, oppure se potessi iniziarlo da qui a breve.

E la risposta è stata no:

  • Il digital divide. Abito a qualche km da Milano e non farei sicuramente a cambio con la città. Ma nel mio paese la velocità di upload è attualmente, anno domini 2019, ferma a 0.8 Mb in upload. Pertanto caricare un video di qualche minuto ci vorrebbero forse giorni. Connessione 4G? Sì ci avevo pensato, ma quanto spenderei a fine mese per extra-giga?
  • Tempo. Plausibilmente chi fa lo YouTuber ha molto tempo a disposizione e io non ne ho. Se si vuole fare un prodotto fatto bene serve tempo. Tempo per girare, tempo per montare, tempo di rendering. E di cose da dire ne avrei...
  • Precisione. O forse fissazione. So per certo che prima di essere soddisfatto di un eventuale risultato finale ci passerei sopra le notti su un singolo progetto

E allora? Perché rompo le scatole?

Amarezza. Per il rimorso di non essermi interessato prima a tool e stumenti del genere, e non averci provato. Amarezza per una condizione di infrastrutture italiane che fa veramente pena e preclude certi percorsi a chi li vorrebbe intraprendere. Senza una linea decente, ti sogni di diventare YouTuber.

Invidia perché mi piacerebbe riuscire a produrre con anche solo la metà della qualità dei canali che seguo. Invidia per la capacità di creare comunità, che in fondo è ciò che conta su YouTube. Ma è tardi, troppo tardi. Almeno per cavalcare questa onda.

Plauso a chi l'ha fatto al momento giusto e diffonde argomenti interessanti con professionalità ogni giorno.

Life, TecnologiaAndrea Contino