Il non fu social media marketing

Una lucidissima riflessione di Gianluca Diegoli su Forbes. Da leggere e digerire. Per tutti quelli che ancora credono che su Facebook bisogna esserci per fare strategia di vendita.

La curation del vostro pubblico di riferimento passa anche da qui, ma occhio a non confonderlo con la totalità del vostro target. Molti dei vostri fan, probabilmente, non hanno mai visto un singolo post dei vostri innumerevoli account, soprattutto organicamente.

Non esiste il social media marketing, come nessuno ha mai parlato di “television marketing”, diceva giustamente Samuel Scott in “How Google Analytics ruined marketing”, un articolo pubblicato su TechCrunch.

Dobbiamo rilassarci e pensare che le persone che ci amano (una minoranza, sempre) ci seguiranno ovunque, su qualsiasi piattaforma, passata, presente e futura. Al contrario, quelle che ci hanno messo un like una volta per sbaglio non sono una grande (né significativa) perdita. Mettiamoci in testa che nessun ambiente social dà gli stessi vantaggi a tutti: la vostra azienda non sarà Ceres (posto che Ceres venda più birra grazie ai suoi social, come gli si augura).

Anche se i vostri concorrenti sbarcano sull’ultimo social network più cool, decidete se volete apparire come il manager che segue a ruota o come qualcos’altro. Per riavvicinarsi ai clienti e sfruttare il loro know-how per lo sviluppo basta uno strumento fuori moda: la community. (pensate ai gruppi più o meno ufficiali del Bimby, che creano ricette e dà motivo d’essere allo stesso prodotto).

È facile, dopotutto: dobbiamo calcolare costi e vantaggi nei mezzi che oggi abbiamo a disposizione per contattare – nel modo meno intrusivo possibile – le persone. Per capire com’è l’esperienza percepita dai clienti che hanno comprato il mio prodotto devo pagare Facebook? Pazienza, pagavo le società di ricerca anche prima. Devo sussidiare Facebook per contattare personaggi indifferenti e sconosciuti che suppongo possano concedermi cinque secondi di attenzione? Beh, in fin dei conti lo facevo anche prima con la tv. Niente di nuovo sotto il sole.

Mi sembra di identificare un chiaro corollario finale: non esiste una social media strategy, ma solo una tattica di canale: come decidere cosa far recitare al telemarketing. Cosa scrivere, a chi, con che tono, con quale foto inutile, e così via. Sono tutte tattiche, non strategie. Esiste, là fuori, solo la strategia aziendale. Puntare a creare affluenza di persone dai cerchi periferici dell’affezione – popolati di sconosciuti – a quelli centrali dei veri fan, ovunque siano e qualunque sia la modalità e l’idea di base.

Creare un’olistica macchina digitale (e no) che lavori sui diversi canali, in modo agnostico rispetto a mode e hype. Il resto è social inutilità, che serve a farci perdere tempo su notizie ricopiate dai blog tecnologici americani che ricopiano i comunicati stampa dei vendor tecnologici, i quali a loro volta devono venderci l’ennesima spada magica.
AC è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.