Angolo nostalgia. Andare offline alla ricerca dei propri ritmi

Non c’è ovviamente un rifiuto delle tecnologie digitali, che oggi sarebbe impossibile, ma un mutamento di prospettiva e attenzione. Rinascono piccole comunità online che crescono in modo organico, i blog e le home page tornano, così come nuovi sistemi di condivisione basati su rapporti amicali diretti, portati in rete solo successivamente e parzialmente, anziché il contrario. Un esempio: la de-digitalizzazione, o per meglio dire la sovversione degli obiettivi della digitalizzazione forzata imposti dai big tecnologici (Amazon, Facebook e Google, soprattutto) avviene a partire dalle reti di produttori per i gruppi di acquisto solidale, che sono fatte invece da persone che vivono in prossimità e utilizzano gli strumenti digitali solo per rendere più semplice coordinarsi, ma non vogliono tutto quel che ne consegue (logistica planetaria, abbattimento dei costi, prodotti inutili, scambio di contenuti e costante engagement online). In quei gruppi sono usati sistemi di messaggistica personale, da Whatsapp a Telegram. Si evolve, si cambia passo e si cerca di vivere di più una on-vita in modo off-vita, nel mondo fatto di atomi e non di bit.

Antonio Dini traccia su Link uno spaccato di una realtà molto presente nel mio quotidiano. Pochi social dove essere presenti scelti con cura. Attenzione per le passioni personali invece dell'esserci ovunque e comunque. 

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