I Blogger NON esistono

Da un post di Pier Luca di oggi:

[...] Iniziamo col dire che i blogger NON esistono, così come NON esistono gli influencer. Non si tratta di professioni, né di qualifiche professionali. Chi le utilizza in tal senso raggiunge esclusivamente l'obiettivo di coprirsi di ridicolo esplicitando la propria ignoranza sul tema.
Esistono avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, che hanno quel che viene convenzionalmente chiamato un blog, nel quale normalmente esprimono i loro pareri, le loro opinioni relativamente all'argomento sul quale hanno un expertise da esprimere. Altrettanto esistono  ancora una volta avvocati, commercialisti, cuochi, esperti di marketing e comunicazione, ed anche molti giornalisti, tra gli altri, la cui esperienza nel settore in cui operano fa si che venga loro riconosciuta autorevolezza e dunque influenza nel loro campo. Costoro sono dunque influencer e, se hanno una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, come vedremo, micro-influencer.
Calciatori, musicanti e musicisti, starlette e altri NON sono influencer sono celebrities, personaggi famosi a vario titolo che prestano, appunto, la loro fama, previo compenso naturalmente, anche alla comunicazione d'impresa. Potremmo definirli per sintesi i "testimonial 2.0". La versione riveduta e attualizzata di quelli che erano, e sono, i testimonial. Un mondo completamente diverso da professional e persone comuni, da utilizzare così come vengono utilizzati i testimonial. Cosa che, ad esempio, per stare a cose recenti, lo spot di Kena Mobile, con Banfi e Fedez, fa in maniera assolutamente inadeguata, ad essere gentili.
Se dunque la relazione tra celebrities e brand è prettamente utilitaristica in termini di congruità di immagine tra il marchio, l'azienda, e l'immagine della celebrity da ingaggiare, pagandola, ben diverso è il discorso per quanto riguarda professional e "persone normali".
In questo caso infatti, anche se la relazione può essere monetaria, soprattutto quando impiega tempo e know-how di chi viene coinvolto che dunque giustamente deve avere anche un corrispettivo economico, il rapporto andrebbe, va, impostato in termini di coinvolgimento e vantaggio reciproco. Un buon esempio concreto in tal senso è il caso del lavoro di Enel nel quale, come altri [inclusi dei giornali, per inciso], sono stato coinvolto negli ultimi due anni.
Infine, i micro-influencer, "persone normali" con una scarsa presenza in Rete e relativamente poco seguito sui social, diciamo sotto i 10mila follower per dargli una dimensione quantitativa, possono essere coinvolti sia economicamente, ovviamente con corrispettivi di gran lunga inferiori, che relativamente ai loro interessi, alle loro passioni di cui già parlano in Rete e sui social delle quali i loro contatti li sentono abitualmente parlare. Si tratta di una categoria che sin ora è stata ampiamente sottovalutata, e complessivamente sottoutilizzata, da parte dei brand. [...]

La distinzione netta tra influencer e celebrities è importante e da considerare sempre. Aggiungerei personalmente che talune volte le celebrities possono anche essere degli influencer se si esprimono nel campo di competenza, parlando di moda o di qualsiasi argomento nel caso in cui abbiano un business relativo a quel relativo ramo.

Sbaglia sicuramente chi reputa o si reputa blogger come sostantivo da apporre alla propria carta d'identità. Una persona può essere un blogger nel momento in cui possiede un blog e lo aggiorna costantemente parlando di un'area specifica di cui non solo è appassionato, ma di cui è esperto e ha qualcosa di sensato da dire e condividere. Posto il fatto che molto probabilmente nella vita svolge un lavoro completamente differente e magari neppure affine a ciò di cui si diletta a riempire pagine dell'internet. 
Tuttavia suddetta definizione o auto-defiinizione non trova nessun riscontro pratico nel momento in cui è necessario presentarsi al mondo.

Peccato non essere al convegno dove si discuteranno questi argomenti il 21 maggio prossimo dalle ore 10 alle 13 all'Università Colombo di Milano. Ma voi che potete fateci un salto. 

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