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Ancora sul leggere

Dopo questo post su Internazionale condiviso un po' di tempo fa, anche Galatea ci mette del suo:

È quella vertigine che ti prende quando precipiti in un libro, che è la cosa più simile ad uno Stargate. L’oggetto più fantascientifico e multimediale che esista, perché tu sei lì, nella tua stanza, e un momento dopo sei altrove, e non sei nemmeno più tu.
La lettura è quell’incantesimo che amplia e dilata i confini del reale. Leggere è come avere i superpoteri. Sei portata in altri mondi, in altre epoche, e ci sei dentro, spettatrice ma anche protagonista.
A me dispiace sinceramente per quelli che non leggono. Ma mica per quelle bubbole della cultura, o sul diventare migliori, eh. È che non sanno cosa si perdono. Infinite avventure, emozioni che esplodono dentro come supernove, viaggi nel tempo e nello spazio. Non è guardare qualcosa come spettatore, è vivere vite non tue, che però diventano tali. Uno stordimento, un senso di perdita e di acquisto assieme, come se d’improvviso avessi la facoltà di annullarti e di ricomporti.
Chi non legge pensa che la lettura sia tempo sottratto alla vita vera. Come se fosse una dimensione che non ha nulla a che fare con il reale, un rifugio per mammolette. Leggere invece è un distillato di vita, una sorta di amplificatore dei sensi e delle emozioni. È come un buon cibo, che ti risveglia dentro ricordi che non sapevi di avere, e ti smuove tutto.
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