Die With Me. L'app che si attiva solo quando hai il 5% di batteria

Non credo di averlo mai scritto qui, ma l'argomento di testi della mia laurea triennale è stato sulle community online e più precisamente i forum. Era il 2006, Facebook non si sapeva ancora bene cosa sarebbe diventato, e quelli erano i soli luoghi deputati all'espressione personale abbastanza maturi per essere conosciuti praticamente da ogni persona dotata di una connessione internet. 

Nello scriverla, ho mantenuto poi nel corso degli anni a venire una vivida passione per le dinamiche interpersonali online, l'anonimato, l'espressione ed espressività del sé grazie all'utilizzo di un monitor, una tastiera e un modem. Mi ha sempre affascinato e credo non smetterà mai di essere una grande fonte di ispirazione e riflessione. 

Negli ultimi anni il modo di comunicare ed esprimersi è cambiato profondamente. Al di là dei luoghi o delle piattaforme, le grandi novità sono state per lo più tecnologiche: video, chat criptate, live streaming, podcast etc.

Ma se ci pensate un attimo, nessuna di queste ha mai provato a sfruttare in modo quasi "artistico" alcune funzionalità peculiari del telefono o alcune che non avessero per nulla a che fare, appunto, con la comunicazione. 

Su Rivista Studio scopro Die With Me, un'app (altro non è che una chatroom) utilizzabile solo quando si ha meno del 5% di batteria disponibile sul proprio telefonino. Un luogo dove esprimere le proprie frustrazioni legate all'imminente "decesso" temporaneo del proprio smartphone. 

Un esperimento interessante e apparentemente semplice, niente di sconvolgente, ma in grado di fornire tanto materiale di studio sulla reazione delle persone in un particolare status, quest'ultimo l'unica cosa in comune con tutti gli interlocutori. Niente immagini, video o altre porcate social. Qui si è se stessi, anonimi

L’estetica di Die With Me è un po’ obsoleta. La chatroom non è collegata ai social e non ci sono immagini. Per accedere, proprio come nelle chatroom degli anni Novanta, basta digitare il proprio username. L’unico dato in evidenza è la percentuale della batteria degli utenti, mostrata vicino al loro nome, che scende inesorabilmente fino all’inevitabile black out.
Come giustamente sottolineano Depoorter e Surprenant, Die With Me non è soltanto un gioco o una piattaforma social. Secondo loro, si tratta di un vero e proprio progetto artistico. In effetti, c’è qualcosa di struggente e romantico nell’idea di dialogare con degli sconosciuti negli ultimi istanti di vita dello strumento che ci connette col mondo.
La chat diventa uno scambio veloce e forsennato, e quest’urgenza modifica anche il linguaggio e il modo di esprimersi degli utenti. Poi, uno a uno, i partecipanti spariscono, lasciando il posto ad altre voci precarie. Quello che resta sono soltanto i messaggi.
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