Dove corriamo tutti?

Non è una fastidiosissima sensazione quella di credere di avere milioni di cose da fare e a fine giornata vi sembra di averne fatta mezza?

Oppure l'inevitabilità di irritarsi come dei pazzi furiosi per un ritardo a causa di "agenti esterni",  mentre in realtà vi siete più volte detti a voi stessi di prendere tutto più alla leggera?

Ma si va fuori di testa al quadrato quando sono gli altri a fartelo notare. Quando ti dicono: "Calmati, che sarà mai?", "Guarda che arrivi lo stesso"... Sembrano non capire la nostra condizione di quel momento, fino a quando sono loro stessi a trovarcisi. 

Una delle cose che mi fa uscire dai gangheri di più in assoluto è la coda agli aeroporti, la coda al gate, la coda per arrivare al posto assegnato. Per tutta una serie di motivi, tra cui: maleducazione, poco rispetto del prossimo, il trasportare forzieri con lingotti d'oro invece di un trolley standard e pretendere che ci stia in cappelliera. 

Ma è comunque un fatto che l'impazienza non paghi:

l’impazienza non paga quasi mai. Compresa quella delle persone che definiamo “ossessionate” o “ispirate”, quelle che quando hanno un obiettivo diventano inarrestabili. Certo sembra che producano molto di più. Ma, come sostiene lo psicologo Robert Boice, affrettarsi a finire qualcosa in genere ha un costo che bilancia, se non addirittura supera, i benefici, quindi si rischia di metterci più tempo o di farlo peggio. Ci si stanca e si è meno in forma il giorno dopo. O si trascurano tanti altri doveri che poi si ha bisogno di un giorno intero per rimettersi in pari. Oppure si rischia di danneggiare il lavoro già fatto.
Questo è chiaramente un modo molto comodo per sentirsi superiori alle persone che lavorano più ore, ma non significa che non sia vero. È spaventoso pensare al peso che ha l’impazienza nella nostra vita in generale: quanto tempo impieghiamo ogni giorno proiettati verso il futuro, cercando di “sbarazzarci al più presto” di certi compiti, sempre concentrati sull’obiettivo finale, metaforicamente avvicinandoci sempre più al paraurti dell’automobile che abbiamo davanti. 
Niente di tutto questo ci fa arrivare prima. E non è neanche un bel modo di vivere. Essenzialmente, è l’atteggiamento dell’automobilista bloccato in un ingorgo stradale: “Non vedo l’ora di uscirne!”. Può anche andare bene se siamo incastrati nel traffico, ma non possiamo considerare tutta la nostra giornata un irritante e noioso viaggio per arrivare in ufficio. 

E invece a voi cosa manda ai pazzi? O, come riuscite a calmarvi? 

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