Tempo, hype e media planning

Tutto concorre ad accrescere l’hype, tutto dev’essere dato in pasto ai fan sempre più affamati di ricevere informazioni. Tanto che la tecnica del teasing non basta più, per mantenere alta l’attenzione del pubblico bisogna calibrare metodicamente le informazioni che si vogliono rendere disponibili. Giorno dopo giorno, fase per fase, ma tutto deve essere rivelato, perché la scelta di visione non è più affidata al caso, ma è una lotta all’ultimo sangue. Lo spettatore ipermediale oggi raccoglie più nozioni che può su uno show che gli interessa, si informa da più fonti, consulta tutte le opinioni prima di decidere cosa guardare. Si immerge completamente nel contenuto, fino a toccarlo con la realtà aumentata (o virtuale). Promo che lo facciano sentire sul set delle riprese della serie preferita, al centro del gioco come in un videogame.
Il suo tempo è un bene limitatissimo, e se si trova nel mezzo di una casbah marocchina non ha affatto voglia di accontentarsi. Quindi la formula vincente sembra essere: Don’t tease, reveal! E nel “reveal” bisogna essere più attenti che mai a chi stai parlando. Per questo l’audience information come la conosciamo oggi non basta più. Dobbiamo conoscere esattamente chi sono i nostri interlocutori, cosa guardano, quali sono le loro preferenze, i loro acquisti, i loro comportamenti reali.

In un tempo sempre più limitato e un'offerta sempre maggiore per guadagnare la battaglia dell'attenzione di noi spettatori, serve una rivoluzione del media planning che sia accompagnata da promozioni profilate in grado di evitare disparsioni inutili del messaggio.

In questo articolo su Link, Leonardo Gliatta spiega quali sono gli ingredienti necessari.