Con un numero elevato di followers

Nelle proprie lettere, l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.

L’Autorità ha pertanto individuato criteri generali di comportamento e ha chiesto di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

L'Antitrust ha (finalmente?) preso una posizione forte verso tutti quei post fatti da influencer e celebrity in cui promuovono senza farne menzione prodotti o servizi facendo, di fatto, pubblicità occulta.

Ci sono tanti punti aperti lasciati da questa dichiarazione. Il primo su tutti è l'apertura della nota dell'Antitrust dove si dice:

L’influencer marketing consiste nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di “bloggers” e “influencers” (ovvero di personaggi di riferimento del mondo online, con un numero elevato di followers)

Ora. Questo dovrebbe significare cosa? Qual è il metro di misura convenzionale per comprendere quanti sono un numero elevato di followers? (Che poi ragazzi, ancora con le parole inglesi al plurale?).

Secondo punto aperto. E mi sembra di tornare su argomenti dipanati oltre un lustro fa. È il numero di followers la sola metrica da considerare per determinare chi è in grado di influenzare un acquisto e chi no? Vuol dire non aver compreso niente di decenni di community e di considerare internet un luogo altro e lontanissimo dalla realtà, così non è.

Non è più questione di non essere in grado di comprendere se il personaggio pubblico di riferimento sta indossando un vestito o meno, assaggiando un piatto o meno, perché sponsorizzato da grandi multinazionali. Come dice Giovanni, parte dei fruitori social è consapevole di ciò a prescindere.

Il fastidio che personalmente provo, e che forse è la cosa centrale, è quando questo limite viene superato dai modi di porsi, troppo finti e costruiti, e in genere preferirei che quando un prodotto viene consigliato o inserito dentro la quotidianità mi venga detto con trasparenza che quella è un'azione pagata o meno.

Ne va della credibilità della persona e dell'azienda stessa che sponsorizza l'attività. Ed è una battaglia che in tanti blogger, influencer o meno per la propria nicchia di riferimento, portano avanti da tanti anni. Gioxx ne ha parlato spesso sul suo blog.

Il giro d'affari dell'influencer marketing è ampio e muove molti milioni di dollari, nessuno in grado di dire poi quanto abbia funzionato convertendo in un numero calcolabile di vendite/transazioni. Come dice Marco Montemagno in questo video, le più brillanti menti del nostro tempo, o quantomeno gran parte di esse, sono oggi impegnate a farci cliccare su pubblicità delle quali non ce ne importa un fico secco.

Ma se, come credo, la credibilità e il passaparola sono due monete ancora molto potenti quando si tratta di avvicinarsi ad un acquisto, è giusto far si che entrambe vengano accompagnate dalla giusta trasparenza. Sempre.

Ps. Per dovere di completezza, se vuoi sapere per bene chi sono gli influencer, Matteo Flora in 15 min dice davvero proprio tutto.