Il nostro futuro

Per chi non mi conosce veramente, il più delle volte posso risultare poco empatico, disinteressato, intollerante e magari anche un po’ rompi coglioni.

Ma se c’è una cosa che davvero riesce a non lasciarmi indifferente è quando l’Italia viene raccontata. Nel bene e nel male. 

E si, se non mi conosci penseresti leggendo questo blog che le mie polemiche siano soltanto nei confronti di ciò che non va in Italia, commenti distruttivi senza riguardo per quanto di buono c’è, si fa e si continuerà a fare. 

Ed è per questo che forse non dovrei vedere Le Iene. Probabilmente il format non lascia quasi mai spazio al contraddittorio, è vero, ma ci sono storie e racconti da far rabbrividire, in grado di colpire duro. Costanti rafforzi per la mia negativa opinione del nostro futuro.

Per farmi notare quanto ancora lavoro ci sia da fare, quante generazioni andrebbero educate per evitare di vedere servizi come questi:

O come questi:

Li ricollego immediatamente ad un altro servizio di un po’ di tempo fa. Mi siedo. Rifletto. Mi calmo e dico, ma è mai possibile?

Evidentemente sì. E le frasi populiste del tipo invece di stare qui a lamentarti prova a fare qualcosa. Ma cosa? Di azioni concrete e civili dovrebbero essere fatte attraverso la politica, così mi hanno insegnato.

Ma se è la politica per prima ad essere nella maggioranza dei casi connivente ad un sistema nazionale dell’arrangiarsi, del fregare il prossimo, di pensare al proprio benessere e solo a quello, di sentirsi e venir pubblicamente conclamati come furbi e superiori se si riesce a rubare o imbrogliare lo Stato o il nostro vicino. 

Che fare?

Emigrare? Stare zitti e sopportare? Provare a fare qualcosa oltre a comportarsi onestamente?

La risposta pare non essere così scontata.