Anche un apostrofo rosa deve rispettare la grammatica

E di licenze poetiche non possiamo parlare. Perché la pubblicità non è poesia. È una comunicazione per attirare l'attenzione verso il proprio brand o prodotti.

La poesia è la comunicazione di uno stato. La poesia è vero amore.

Il resto sono markette per attirare audience e fare più soldi.

L'altro ieri esce un po' dappertutto questa comunicazione da parte del canale televisivo Real Time. Calcando, sempre che sia stata voluta, molto bene le logiche di #shitstorming in grado di scatenarsi sui social network quando è il momento di far polemica e, altrettanto, sfruttando la logica del "purché se ne parli" e visibilità ad ogni costo.

Come presumibile, in tanti hanno condiviso additando e sfottendo l'errore voluto o meno. Io stesso ho condiviso il messaggio qui sopra, ma per un motivo molto diverso.

Ma andiamo con ordine. La campagna nella sua interezza si rivela poi nella giornata di ieri, San Valentino, scoprendo il vero l'intento di Real Time di considerare l'amore senza genere e quindi la richiesta all'Accademia della Crusca, attraverso una petizione, di poter accettare l'utilizzo anche dell'articolo indeterminativo un' con l'apostrofo quando si vuole scrive amore.

Ora, a me è interessata analizzarla dal punto di vista della mera comunicazione. E quindi facilmente potreste dirmi, le stai dando ancora visibilità. Ma poco mi importa. Plauso all'intento che di questi tempi fa sempre bene nel sottolineare un amore privo di genere, ma costruirci attorno una campagna per aprire una petizione all'Accademia della Crusca mi è suonata tanto come la trovata di voler premiare Internet con il Nobel per la Pace di qualche anno fa.

Da libretto del marketing aggiornato all'anno domini 2017 tutto è stato fatto seguendo i dettami. Word of mouth, far incazzare l'italiano medio, sharing violento, happy ending. Immagino che per un canale non di prima fascia, a livello di clic, visualizzazioni e commenti la campagna sia stata un discreto successo.

Dall'altra mi è parsa tanto una furbata e possibilmente farei un'analisi della reputation e della percezione di Real Time, adesso, a chi è stato toccato dalla campagna. Perché personalmente a me ha dato parecchio fastidio. Non sono un grammar-nazi, ma mi infastidisco molto nel vedere errori da quinta elementare, ancor più se debitamente sfruttati per costruirci una campagna di marketing.

Lorenzo lo dice bene in chiusura del suo post:

Ed è qua che una pubblicità geniale nell’attuazione fallisce in parte il suo intento: un messaggio positivo, come è quello di Real Time, si basa sulla condivisione di un valore e non sull’instillare il senso di colpa in chi semplicemente vuole rispettare la grammatica.

Poi se vale tutto, se ogni cosa deve essere il pretesto per calpestare la lingua italiana, anche tirar fuori argomentazioni sessiste e di genere, beh non è sicuramente il modo di fare marketing e comunicazione in grado di colpirmi e rispecchiare i miei valori.

Continuerò a non guardare Real Time, con buona pace del boss delle torte.