Virtualità Reale

Venerdì notte su Rai 5 è andato in onda un documentario su Woodstock '94 e '99. Al di là del banalissimo commento, i programmi belli ormai li trasmettono solo a notte fonda, una scena mi è rimasta impressa più di tutto il contorno musicale.

Il commento di una ragazza che girando per i padiglioni adiacenti ai palchi principali, mostrava l'alienazione procurata dal consumismo. I padiglioni infatti ospitavano dei temporary store di musica ed elettronica che per il '94 apparivano effettivamente un po' troppo fuori contesto.

L'ultimo fotogramma si concentrava su un video giocatore solitario, con la voce fuoricampo a tuonare: guardate questa gente anti-sociale, solitaria, preferisce stare qui a guardare un monitor piuttosto che godersi lo spettacolo e approfondire le relazioni interpersonali. 

Tutti i torti quella ragazza della generazione X non li aveva. Non li aveva se contestualizzati in quel preciso momento storico, ma difficilmente sostenibili da lì a poco. 

I videogiochi, da tecnologia solitaria e alienante (senza dover andare a scomodare le fin troppo facili associazioni tra videogiochi e violenza) anche grazie al parallelo sviluppo di internet e delle modalità multiplayer, sono finiti per diventare delle piattaforme di aggregazione molto potenti.

Una deriva difficilmente prevedibile oltre 20 anni fa. 

C'è una tecnologia che negli ultimi 5 anni sta subendo una brusca accelerata, una visione che arriva da lontano, forse proprio grazie ai videogiochi, la realtà virtuale.

Ad oggi credo di sentirmi come quella ragazza nel 1994. Benché sia un nerd me medesimo, faccio fatica a comprendere e ad appassionarmi a cosa sta accadendo in questo frangente tecnologico e ogni tanto mi sento di dare credito a chi paradossalmente con la realtà virtuale non ha nulla a che fare: Paolo Villaggio.

Sul numero di Panorama della scorsa settimana c'è un articolo a sua firma proprio sull'argomento, ma io posto la chiosa, perché merita una seria riflessione e impone alla nostra generazione di impegnarsi con attenzione per capire come sfruttarla al meglio e a cosa ci condurrà: risvolti psicologici etc.

image.jpg

Non è un'opinione da censore o bacchettone la mia, ma come tutte le tecnologie ancora in divenire, così come ciò che non conosciamo, ci fa inevitabilmente paura. Il futuro ci dirà di più, se sarà una cagata pazzesca oppure no.

Ps.: Per chi se lo chiedesse, si ho provato in tre occasioni caschetti per la realtà virtuale, non mi hanno entusiasmato, ma concederò nuove prove più avanti.