Sì, anche chi studia Scienze della Comunicazione ce la può fare

Un pezzo di storia vera di uno studente di Scienze della Comunicazione. Leggi il resto sul blog di Giovanna Cosenza.

Sta a voi decidere cosa fare, non a chi pensa di saperne di più (1,2)

Decido allora di farmi guidare dalla serendipità e, dopo due mesi passati a imparare la lingua e guardarmi intorno, arriva l’input che stavo aspettando. Il cartellone pubblicitario di un’aziendacompetitor di WhatsApp colpisce la mia attenzione. A mio avviso l’azienda ha speso milioni di dollari per una campagna di marketing sbagliata. Passando poi dalla carta al digitale, osservo che anche sul sito e sui social media la campagna di marketing di quell’azienda presenta lacune clamorose. Bingo. Mi impunto che all’azienda manca qualcosa. E quel qualcosa è il mio lavoro.
Spendo quattro giorni a studiare l’azienda, i suoi prodotti, i suoi dirigenti e le sue uscite su tutte le riviste di tecnologia. Fatti i compiti per casa, passo all’azione. Spendo altri due giorni a impacchettare un PowerPoint di 30 slide in cui illustro graficamente cosa l’azienda sta sbagliando e quali soluzioni io posso portare sul tavolo. Trovo suLinkedIn l’indirizzo email della persona giusta e gli invio il mio PowerPoint. Completo l’azzardo decidendo di non allegare il mio CV all’email. Mando un messaggio chiaro: sto cercando di aiutare loro, non di promuovere me stesso.

Dopo una settimana l’azienda mi risponde via email: sono stati colpiti positivamente dal mio lavoro. Mi offrono subito un’intervista su Skype per valutare il mio inglese. Superato il test di lingua, guadagno l’intervista dal vivo. Faccio bella figura e porto a casa quello che volevo. Un periodo di quattro mesi di prova, non pagati, per dimostrare in ufficio se valessi davvero. Senza neanche essere presentato ai colleghi, vengo gettato nella vasca degli squali con un’unica indicazione che ricorderò per sempre: “Do something”.Fa’ qualcosa. D’altronde, se bussi alla porta di una startup proponendoti in un ruolo che l’azienda non sta cercando, non puoi aspettarti nessuna guida. Il lavoro, appunto, te lo devi inventare. E io non ho mollato un secondo.

Dopo quattro mesi ho sbattuto sul tavolo dei capi risultati tangibili, frutto della mia competenza e della mia perseveranza. Il primo giugno del 2016 l’azienda californiana mi ha proposto un contratto stellare, più tutti gli agi di un lavoratore americano dellatech industry (assicurazione sanitaria, trasporti gratis, stock options, ecc.). Grazie al mio stipendio avrò una bella vita in California e potrò anche aiutare i miei genitori in Italia, che da tempo avevano bisogno di un sostegno economico. Inoltre, la scuola di inglese, favorevolmente colpita da tutto ciò che ho fatto in soli sei mesi, mi ha offerto un posto da docente di marketing digitale in un corso per giovani professionisti.