La vita in diretta

Lo scorso venerdì, dopo un'interminabile (gli UCI Cinema hanno tempi pubblicitari e tempi morti infiniti, Arcadia Cinema tutta la vita) e piuttosto deludente visione di X-Men: Apocalisse, ho fatto una fatica terribile a prendere sonno.

Ho letto distrattamente qualche pagina de I guerrieri del ghiaccio, sfogliato qualche articolo sul mio Feedly, ma poi, sopraffatto dalla noia degli aggiornamenti social, sono capitato infine su un'applicazione mai aperta prima sul mio smartphone: Periscope. 

Mi si è aperta una finestra su un nuovo mondo. Popolato soprattutto da teenager solitari o coppie di amici/che, uno sguardo (spesso fisso e privo di parole) sul loro piccolo universo confinato in qualche minuto di trasmissione dalla telecamera frontale dei loro smarphone.
Ho percepito tante emozioni: molta solitudine, protagonismo, voglia di essere accettati e ascoltati, grande fatica a comunicare, o in altri casi la messa a nudo del proprio essere. 

Poi ho provato a riflettere da appassionato dei media. Twitter grazie a Periscope ha reso disponibile questo tipo di piattaforma già da diversi mesi, solo da qualche giorno anche Facebook con il suo Continuous Live Video.
Proprio quest'ultimo permette di trasmettere in modo perpetuo una diretta video (senza però la possibilità di salvarlo sulla piattaforma una volta terminato lo streaming. Ad oggi Facebook salva video della durata massima di 90 minuti per poi essere rivisti una volta terminata la diretta) abilitando così di fatto lo streaming della vita in diretta

Quella qui sopra è la Live Map di Facebook. Accedendovi da desktop si possono facilmente raggiungere tutti i live streaming attivi in quel momento, i pallini più grossi e lampeggianti indicano le trasmissioni con più spettatori e passandoci sopra con il mouse si può vedere da dove provengono gli spettatori di quel particolare programma.

Non ho utilizzato casualmente la parola programma. Queste due app, includiamo anche Meerkat per chi ancora lo utilizza, non introduco nulla di nuovo tecnologicamente parlando, ma stanno avendo successo dove lo streaming di YouTube non è riuscito ad imporsi per la grande massa. Ovvero uno spazio per gente comune, non dotata di particolari abilità o conoscenze da poter catalizzare l'attenzione in un canale da milioni di iscritti, ma con la sola voglia di mostrarsi al mondo con due tap sul proprio smartphone per qualche minuto al giorno e raccontare la propria storia. 

No, questi nuovi broadcaster non sono YouTuber, stanno invece traendo il massimo dell'interazione delle proprie amicizie su Facebook, dalla capacità delle proprie pagine di raggiungere fan o dai follower su Periscope. 
Eccoci a sbirciare la vita degli altri, ad entrare nella loro quotidianità perché ce l'hanno permesso, abbracciando così nuove forme di interazione.
Una televisione formata da infiniti canali, pronta per essere fruita ad ogni ora del giorno e della notte, ma dal contenuto ogni volta differente. Mi ricorda un po' la logica di Chatroulette, benché qui non si possa rispondere con video e voce, ma solo con emoticon e parole. 

In 10 minuti ho assistito a una sfilata di moda, una trasmissione radio dalle isole Mauritius, la ritrasmissione del segnale televisivo turco, una mamma americana appena alzata raccontare un lunghissimo rant contro un'altra donna, allenamenti di tennis nel sud del Portogallo, ragazze in spiaggia a Sestri Levante, due redazioni giornalistiche raccontare le notizie locali e la conferenza stampa del Novara Calcio. 

Da qui alla monetizzazione il passo è breve, soprattutto se si considera la crescente audience e le opportunità di fare qualcosa di creativo. E mi immagino già dirette di reality TV trasmessi unicamente su Facebook. Esempi di programmi televisivi che hanno abbracciato appieno il digitale già ce ne sono, uno su tutti che posso citare è GameTime che utilizza la propria pagina Facebook per trasmettere le puntate in diretta. Oppure la BBC in diretta con un programma scientifico sul trapianto di alcune parti di occhi da maiali ad umani. 

Ho notato, infine, un'intensa attività provenire dal sud-est asiatico, non so spiegare se per ragioni culturali, di diffusione di banda larga o che altro, però un'interessante fenomeno da studiare. 

Provando a mescolare un po' gli elementi in gioco, così come le tecnologie a venire non è difficile pensare ad un futuro di trasmissioni in VR in cui tutti potremmo ritrovarci in una pubblica piazza ad ascoltare qualcun'altro parlare o interagire con l'altra parte del globo senza doverci muovere dal divano di casa. Second Life anyone? 

Ciò che risiede nelle fondamenta stesse di Internet è l'instancabile voglia di comunicare e interagire, se poi ciò si traduce con una mescolanza di amici vicini e lontani o perfetti sconosciuti poco ci importa.
L'obiettivo è accorciare le distanze, prima con la voce, poi con la grafica, poi con il video in real time e molto presto simulando la realtà.

Che questo sia un bene o un male lo comprenderemo solo tra qualche decennio. Se finiremo lobotomizzati o sapremo ancora apprezzare emozioni carnali dipenderà solo da noi e da che utilizzo faremo della tecnologia che stiamo sviluppando.

Resta assodata una cosa: ricordiamoci sempre di essere noi in controllo