Nell'era della distrazione

Questa mattina mi sono alzato presto. Meglio, ieri sera ho deciso di non tirare troppo tardi e non presentarmi come uno zombie accettando l'invito di Domitilla.

Il format è una cosa di cui abbiamo discusso a lungo durante un pranzo tanto tempo fa, ma siccome lei è più brava di me l'ha tirato su e l'ha portato avanti. Si chiama #duegradiemezzo e come le creative mornings, è una colazione di networking in cui non solo si ascolta l'ospite della mattinata, ma si porta a casa sapere.

Questa mattina l'ospite è stato Mario Fusco, ci ha parlato di collaborazione e come riuscire ad incentivarla e migliorarla al lavoro. Tuttavia, ho riflettuto parecchio su un altro argomento, non troppo lontano dal processo migliorativo della collaborazione: la distrazione.

Collaborare meglio e con maggiore efficacia significa anche evitare di distrarsi e farsi distrarre dagli altri, imponendo i nostri spazi, ma soprattutto i nostri tempi, dettati dal nostro flow come Mario suggeriva. 

Ma la distrazione proviene da molteplici fonti, il nostro device deposto a farci compiere il nostro lavoro è anche la fonte primigenia di molte dei nostri fuoripista. Oggi ho trovato questo video, vecchio di un paio d'anni, ma sempre molto attuale. Non so quanto vecchio e già condiviso, ma come spesso mi accade le coincidenze in cui la giornata debba essere a tema univoco, mi è capitato durante una fase di distrazione. 

Il nostro smartphone, come il nostro computer, è una slot machine, siamo alla costante ricerca di novità e di vedere cosa succede dopo aver fatto refresh di un qualsiasi servizio o di una pagina web. Nonostante sappiamo che andremo perdere del tempo, non ci fermiamo e continuiamo verso l'oblio, interrompendo spesso quei momenti di turbinio creativo. 

23 minuti per ritrovarlo! Tristan Harris spiega come il design digitale può e deve aiutarci a spendere meglio il nostro tempo.

Ora le parole di Mario di questa mattina mi sembra abbiano davvero molto più senso.