Pizza ancora italiana?

Nonostante la volontà di trasformare la pizza in patrimonio dell'Unesco, anche dagli US si accorgono che questo alimento non appartiene più agli italiani, almeno a livello di business. Ma forse consiste proprio in questo essere un bene di tutti. 

Making a good pizza is an art. A whole academy is dedicated to it. It’s also a good place to find a job: With 100,000 employed as pizzaioli(pizza chefs) full time, at least 50,000 more weekend workers, and at least 6,000 vacant spots, according to data from Accademia Pizzaioli(pizza chefs’ academy, link in Italian), the field is uncommonly healthy in Italy’s difficult job market.
But making pizza is hard work, too, especially when it involves hours standing by a wooden fire as hot as 400° C, or about 750° F, quickly preparing sometimes hundreds of pizzas per night. Between eat-in and takeaway, 1.6 billion pizzas are eaten in Italy every year, says the academy.
This might be why more Italians are giving up pizza making and handing it over to immigrants. According to data from Coldiretti, Italy’s main agricultural organization, at least 35% of all pizzaioli (link in Italian) aren’t from Italy. In Milan, further data shows, half the pizza shops (link in Italian) are owned and run by foreigners.

Ora io non so fino a quanto questa storia dei gradi possa reggere, ma probabilmente c'è qualcosa che non mi torna davvero. Il nostro tasso di disoccupazione è a livelli stratosferici, soprattutto tra i giovani, mi piacerebbe capire quindi se non c'è invece una combinazione astrale differente da quella di una gradazione di un forno. 

Provando a pensare ad un italiano che voglia fare il pizzaiolo, oppure fare l'imprenditore e aprire una pizzeria le motivazioni sono molteplici: paghe molto basse, mancanza di voglia di fare un lavoro manuale, una concorrenza spietata sui prezzi (dettata forse da evasione? Dagli egiziani del mio paese difficilmente esco dal negozio con uno scontrino, bisogna chiederlo di proposito). 

Insomma, con un pensiero del tutto personale e forse molto ottocentesco, siamo riusciti ad esportare forse il più buon cibo del mondo, ma ovviamente perdendone di vista la sua identità. Non che questo sia necessariamente un male, ma un po' di nostalgia la mette. 

Globalizzazione uber alles.