Vinyl. Stagione 1.

È terminata lunedì la prima stagione di Vinyl. Lo show co-prodotto da Scorsese e Mick Jagger sulla scena musicale rock anni '70. O forse meglio dire solo scena musicale.

Le prime puntate restano fortemente ancorate al rock e all'imminente arrivo del punk sulle coste statunitensi, ma all'avvicinarsi dell'ultima puntata si apre uno spiraglio molto importante sul funk e sulla dance music in procinto di esplodere.  

Da un punto di vista filmico, la serie non ha molto da dire, segue una narrazione molto lineare con Richie Finestra, discografico in cerca di riacquistare il successo appena smarrito, alle prese con droga, alcool e nuovi artisti da scoprire per guadagnare soldi.

C'è molto la mano di Scorsese, uno spruzzo di mafia e italianità, forse residuo del recente passato con The Boardwalk Empire, è d'uopo. Insomma, niente di particolarmente esaltante.

Credo però, a dispetto del piattume espresso dalle recensioni viste online, che ci sia invece stato un egregio lavoro artistico. Ogni puntata della serie è stata accompagnata da una release di EP da parte di Warner Bros e Atlantic Records su Spotify, che potete trovare qui, con l'ampia collaborazione di artisti datati e di primo pelo che hanno contribuito, in alcuni casi re-incidendo tracce del periodo, a donarci una colonna sonora molto ampia.

È stata rilasciata tra l'altro una soundtrack sintesi delle migliori tracce apparse durante tutta la stagione, dove si trova, ad esempio, il nuovo singolo dei Royal Blood oppure un Julian Casablancas in splendida forma.

Insomma, spero in una seconda stagione solo per godere di nuovo di queste piccole gemme musicali e Richie Finestra come contorno del tutto. 

Segnalo questo post, con cui mi trovo d'accordo, su come probabilmente Vinyl è una serie che ci ricorda come si rendevano famosi certi artisti e come l'industria era composta da una serie quasi infinita di intermediari, mentre oggi, grazie all'accesso di coda lunga abbiamo accesso a una quantità e varietà di musica per quei tempi impensabile. Non solo in termini di differenze di genere, ma proprio di musicisti che grazie alla rete escono dall'ombra. 

Music is not an especially leisurely business these days. It’s not particularly glamorous either. But every day and every night there are artists out there making money — some of them pulling in more cash for an hour-long set than artist’s in the music industries ‘glory days’ were making in a year.
Is the music better or worse? That’s a whole separate conversation. Point is, if you’re a music fan, some things have definitely gotten better. And if you’re in the business — either as an artist or working behind-the-scenes — the opportunities seem far more significant, perhaps even more interesting now than they did say, ten years ago.