Richiedere attenzione significa meritarsela. Riflettendo su Telegram

In maniera più precisa:

richiedere l’attenzione in modo così profondo significa meritarsela.

È una frase molto vera in chiusura del post di Giovanni riguardo Telegram e la repentina diffusione della funzionalità canali.

Per chi non la conoscesse, Telegram è un'applicazione molto simile a Whatsapp, con peculiarità tutte sue, tra cui, appunto, i canali dove è possibile aprire una pagina dove a postare è solo l'amministratore e coloro con i quali viene condiviso lo stesso grado di privilegio.

È come se fosse un blog in formato chat, con la grande differenza che chi è in "ascolto" non può interagire direttamente con il creatore del contenuto, può soltanto passivamente leggere, cliccare sui link proposti e poco più.

Ho provato ad aprire uno anche io, così, per sperimentare il mezzo e da appassionato di media, si chiama Contz Life e ha una ventina di iscritti. Non l'ho promosso e non è mia intenzione farlo, e lo so non è una pratica molto corretta quella di aprire un canale senza alimentarlo appropriatamente e con i giusti contenuti cadenzati.

Tuttavia avevo necessità di comprendere come sta cambiando questo nostro modo di comunicare attraverso il digitale, comprendere per non restarne escluso. O meglio comprendere per decidere dove essere presente e come comunicare a mia volta. 

Telegram è un grande piccolo tassello di questo quadro comunicativo in continua mutazione, ma come dice Giovanni se si vuole affrontare questo canale nei giusti modi bisogna chiarire e specificare molto molto bene gli intenti, assicurarsi di essere altamente caratterizzanti rispetto alla massa di informazioni già esistenti su Internet. 

Probabilmente non è nemmeno sufficiente come strumento adottato dai quotidiani o dai magazine. Perché fare una pre-selezione di ciò che è già disponibile alla loro abituale URL?

No, Telegram può essere efficace e divertente solo se si condividono idee, impressioni, slanci del tutto personali, condividere link iper-specifici e iper-verticali. I canali non sono ricercabili da un motore di ricerca, bisogna essere quindi molto bravi a farsi conoscere. Si vince quindi o se si è già piuttosto famosi online, grazie alla presenza su altre piattaforme, oppure se si è abili a creare del contenuto di valore, non reperibile altrove.
Se deve essere un mero condividere link della propria testata o blog, per quello esistono già i feed RSS.

Molto vero quindi il suo ultimo punto: 

4. creano quindi un contesto “diverso” per trattare informazioni che già circolano su canali con vocazione più mainstream. A che serve ributtare su Telegram contenuti che già si condividono su Facebook o Twitter? Rivedendo i punti da 1. a 3. possiamo immaginare una vocazione diversa, anti-minstream, più attenta a posizionarsi vicino ai soggetti con cui si entra in contatto. Anche a rischio di più alta selettività: ritorniamo qui alla logica delle nicchie.
Per questi motivi l’asticella si alza: richiedere l’attenzione in modo così profondo significa meritarsela. La cura del canale mi immagino avverrà attraverso un’attenzione maggiore per quei dettagli che facciano diventare la news un elemento finale di una relazione più stretta che verrà a crearsi.

Io da vecchio giovane trombone del web, credo proprio rimarrò ancorato qui al mio blog, del resto chi ha voglia sa dove trovarmi.