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Dagli anni ’80 ai primi 2000 vengono sfornati veri capolavori. Esempi random: Dead Poets Society/L’attimo fuggente, The Shawshank Redemption/Le ali della libertà, Wag the Dog/Sesso e potere, Shallow Hal/Amore a prima svista, Adaptation/Il ladro di orchidee, Wild Hogs/Svalvolati on the Road, Walk the Line/Quando l’amore brucia l’anima (che probabilmente vince). Ma pure negli ultimi tempi si è tornato ad inventare di sana pianta: un grande film come There Will Be Blood di Paul Thomas Anderson non meritava il mesto titolaccio Il petroliere, e nemmeno The Descendants di Alexander Payne suona bene come Paradiso amaro, manco fosse un romanzo di Liala. The Place Beyond the Pines di Derek Cianfrance, splendido mélo con Ryan Gosling e Bradley Cooper dal titolo di partenza (va detto) non così appealing, è andato male anche se – o proprio perché – assurdamente ribattezzato Come un tuono. «Il fatto è che si pensa sempre, assegnando titoli un po’ a caso, di beccare quello capace di far svoltare gli incassi», rivela un’altra fonte. «I distributori romani citano ancora ad esempio l’israeliano La sposa promessa, giunto dalla Mostra di Venezia con tanto di Coppa Volpi alla protagonista femminile. Probabilmente sarebbe rimasto confinato nel piccolo circuito da pubblico festivaliero, se avesse mantenuto il titolo internazionaleTouching the Void. Invece con quello italiano, decisamente più furbo, è andato ben oltre le aspettative di botteghino».

Una follia tutta italiana quella di tradurre alcuni titoli dei film stranieri con paciughi non-sense utili, a quanto pare, solo per far salire un po' gli incassi al botteghino.

Su IL c'è un articolo che ripercorre quasi tutti gli obbrobri della storia del Cinema andando a caccia delle motivazioni.